set
17

Samba 4 alla prima release candidate ha introdotto il supporto a SMB3

 

Logo di SambaSamba 4.0.0 RC1 è, dopo addirittura otto beta, la prima release candidate nell’aggiornamento dell’implementazione open source di SMB/CIFS – il protocollo di rete utilizzato da Microsoft – per l’interoperabilità tra UNIX e Windows. Samba 4 non presenta grandissime novità rispetto alle precedenti instabili e gli sviluppatori sconsigliano d’utilizzare il software in produzione: in generale, è positivo l’ulteriore avvicinamento al rilascio stabile che permetterà di dialogare con SMB3 già presente in Windows 8 e Windows Server 2012.

In cantiere dal 2006, Samba 4 acquisisce la possibilità d’essere un domain controller per Active Directory e propone una radicale riscrittura del codice di Andrew Tridgell che risale al 1991. Nonostante si tratti d’una release candidate, l’ultimo aggiornamento di Samba 4.0.0 non include ancora tutte le funzionalità predisposte da Microsoft nella negoziazione con SMB3: il pieno supporto ad Active Directory è garantito da un nuovo file server, samba, che – nelle intenzioni degli sviluppatori – sarebbe destinato a rimpiazzare smbd.

La novità principale è costituita dal nuovo server per la gestione dei DNS: Samba 3 utilizza semplicemente BIND, mentre Samba 4 propone a livello predefinito una soluzione interna sviluppata Kai Blin. È sempre possibile specificare quale server s’intenda utilizzare, durante la fase di configurazione. Gli sviluppatori consigliano d’affidarsi a classicupgrade di samba-tool per effettuare l’aggiornamento da un dominio preconfigurato con Samba 3, quando sarà il momento. C’è una guida di riferimento per installare la nuova versione.

Via | The H Open

Samba 4 alla prima release candidate ha introdotto il supporto a SMB3 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di lunedì 17 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
10

OpenIndiana in crisi: SmartOS dovrebbe prenderne il posto in Illumos?

 

Logo di IllumosOpenIndiana è – o, meglio, è stata – la distribuzione preferenziale per Illumos, ovvero l’erede ideale di OpenSolaris che è stato abbandonato da Oracle. Rispetto agli altri progetti basati sullo stesso kernel, OpenIndiana prevede l’installazione di GNOME per essere più competitiva sul desktop: un’utopia che, insieme ad altre problematiche, ha provocato le dimissioni di Alasdair Lumsden dalla leadership del progetto. Garrett D’Amore, esprimendo il dispiacere per l’uscita di Lumsden, ha cercato di fare il punto della situazione.

Il ruolo di OpenIndiana in Illumos è stato più che altro formale perché la fondazione non ha una distribuzione di riferimento: la preferenza espressa per OpenIndiana era motivata da una visione condivisa e non ha mai avuto una qualche ufficialità. D’Amore, invece, pensa che Illumos dovrebbe avere una propria distribuzione-guida per orientare i programmatori a un modello di sviluppo sostenibile. Il desktop e le interfacce grafiche in generale non sono delle esigenze di Illumos e distolgono dai progressi dei componenti principali.

In un lungo e dettagliato intervento, D’Amore – uno dei fondatori di Illumos – spiega la propria visione del progetto: una distribuzione che sia la base per tutte le altre, partendo dal modello di OpenIndiana dal quale rimuovere l’interfaccia grafica e mantenendo inalterati i componenti essenziali sviluppati attorno al kernel dalla stessa fondazione di Illumos. Il target del sistema operativo è quello aziendale e non i consumatori. Da questo punto di vista, tra i progetti di terze parti è SmartOS di Joyent l’esempio da seguire.

Via | Garrett D’Amore

OpenIndiana in crisi: SmartOS dovrebbe prenderne il posto in Illumos? é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di lunedì 10 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
08

Il Do Not Track di Internet Explorer 10 non sarà rispettato da Apache

 

Logo di Apache HTTP ServerApache HTTP Server, uno dei web server più popolari – per non dire il più popolare in assoluto – ha adottato una strategia discutibile sull’interazione con le preferenze di Internet Explorer 10. Il browser di Microsoft, infatti, prevede il Do Not Track (DNT) attivo a livello predefinito su Windows 8: un’opzione deprecata da Mozilla, autrice d’una proposta di standard alternativa, che sostiene la necessità di lasciare all’utente la scelta d’avvalersi della caratteristica. Il DNT servirebbe per evitare il behavioural advertising.

Una patch inviata da Roy Fielding di Adobe istruisce Apache a ignorare le impostazioni di IE10, perché Microsoft abuserebbe degli standard “aperti” costringendo gli utenti a escludere la pubblicità basata sulle abitudini di navigazione. La patch di Fielding è inclusa nell’ultimo aggiornamento del web server, ovvero la versione 2.4.3 rilasciata il 21 agosto, ma il browser sarà realmente diffuso soltanto dall’uscita di Windows 8 alla fine d’ottobre. La strategia di Apache ha stimolato un confronto acceso sull’integrazione del DNT.

Il DNT in sé è una protezione piuttosto blanda dalla raccolta dei dati personali sulle inserzioni pubblicitarie, perché si limita a notificare l’intenzione dell’utente di non essere tracciato. È discrezione del web server onorare o meno la notifica e non esistono obblighi di legge: escludendo a priori IE10, Apache non considera la possibilità che un utente abbia scelto deliberatamente d’attivare questa opzione – che è configurabile quanto quella di Firefox – e, perciò, ne limita l’autonomia. Poco importa che c’entri Microsoft.

Via | CNET

Il Do Not Track di Internet Explorer 10 non sarà rispettato da Apache é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di sabato 08 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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lug
11

Twemcache è il fork di Memcached utilizzato internamente per Twitter

 

Twemcache è una soluzione, utilizzata internamente per la piattaforma, concepita da Twitter come un fork di Memcached: il sistema di caching della memoria sviluppato da Brad Fitzpatrick per LiveJournal nel 2003. Twitter ha adattato Memcached alle proprie esigenze di scalabilità, come aveva già fatto Facebook con un progetto risalente al 2008 — che, però, risulta irreperibile all’indirizzo originario via GitHub. Twemcache è stato appena rilasciato dai programmatori sotto la nuova licenza BSD sulla stessa piattaforma di hosting.

L’esigenza alla base dello sviluppo di Twemcache è una maggiore robustezza e duttilità con Memcached. Il sistema sul quale “gira”, per Twitter, è di dimensioni impressionanti: i sistemisti devono gestire centinaia di cache server, che a loro volta amministrano 20Tb di dati cad. per oltre trenta servizi in-memory — inclusa la memorizzazione dei tweet. Parliamo di due milioni di miliardi di query al giorno, più di ventitré milioni di query al secondo. È un’infrastruttura che, peraltro, continua a crescere in maniera esponenziale.

Non stupisce che gli ingegneri di Twitter abbiano optato per una soluzione ad hoc. Twemcache – proposto in versione 2.0.4 – è un fork di Memcached 1.4.4 fortemente modificato. Gli sviluppatori hanno fornito delle informazioni molto dettagliate sulle modifiche effettuate al codice originario. Le ottimizzazioni proposte da Twemcache si possono raggruppare in due categorie: quelle dedicate ai dischi, quelle dedicate ai processori centrali. L’esempio più indicativo riguarda, appunto, la memorizzazione e la pubblicazione dei tweet.

Gli aggiornamenti di stato, una volta inviati a Twitter, sono memorizzati in modo persistente sui dischi. Tuttavia, molte richieste degli utenti richiedono che i tweet siano estratti dalla loro posizione originaria: i “cinguettii” più popolari sono gestiti da Twemcache, che ne ottimizza la disposizione sui dischi. Ognuno di essi è associato a una serie di informazioni sul posizionamento geografico, ecc. che sono esposte alle API e Twemcache – in questo caso – ne ottimizza il calcolo, a livello di Central Processing Unit (CPU).

Il problema principale di Twitter con Memcached è stato chiamato slab calcification dagli sviluppatori. Il sistema, infatti, restringe la creazione dei singoli slab per la classe alla quale sono stati inizialmente associati a una dimensione predefinita. Quando sono creati dei nuovi elementi, devono essere associati a nuove classi con le stesse caratteristiche o la scrittura dei dati potrebbe fallire. Spesso, però, i server raggiungono la dimensione massima disponibile. Twemcache risponde con il meccanismo della random eviction.

Quest’ultima ammette il ridimensionamento degli slab, senza la necessità di riconfigurare l’intera struttura del cache server. Altre due caratteristiche di Twemcache sono la generazione delle statistiche priva di lock, una proprietà in comune col fork ideato da Facebook, e un logger asincrono. Sul repository mantenuto con GitHub sono disponibili tutte le informazioni utili a capire dettagliatamente di cosa si tratti. Twemcache è usato in associazione a Twemproxy, il proxy del protocollo già rilasciato sotto licenza Apache 2.0.

Via | Twitter

Twemcache è il fork di Memcached utilizzato internamente per Twitter é stato pubblicato su Ossblog.it alle 15:00 di mercoledì 11 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
08

ARM ha inviato le patch per il supporto di ARMv8 (a 64-bit) con Linux

 

Logo di ARMARMv8 – l’aggiornamento delle specifiche per l’omonima architettura – sarà supportato a partire da Linux 3.6 anche nella variante a 64-bit. La società ha inviato al kernel una serie di patch per AArch64: il nuovo processore che, ormai, è prossimo alla distribuzione.

ARM, infatti, ha provveduto a inviare ca. 23.000 righe di codice – che introducono la nuova architettura – per il kernel di Linus Torvalds. La disponibilità dei processori a 64-bit è prevista per l’autunno, quando Linux 3.6 dovrebbe fare la propria apparizione su Git.

Al momento, non esistono processori sui quali provare AArch64 e l’architettura non è utilizzabile insieme ad AArch32 – l’unica a essere disponibile nel kernel, fino ad ARMv7 – sebbene tutti gli strumenti previsti in userspace risultino formalmente retro-compatibili.

Gli ingegneri di ARM sono al lavoro sul supporto ad ACPI. L’imminente disponibilità di processori a 64-bit, basati sulla nuova architettura, inserirà ARMv8 nel settore dei server: un segmento di mercato nel quale i chip sono stati impiegati con le versioni a 32-bit.

Il supporto nel kernel di Linux è il primo garantito dalla società per AArch64. Non si conoscono altri piani di ARM per estendere l’architettura ad altri sistemi operativi. Windows 8, il primo approccio di Microsoft ad ARM, avrà appena una versione dedicata ai tablet.

In futuro, è possibile che ARMv8 approdi su altri sistemi come BSD, Illumos e Solaris. La produzione di server o altri dispositivi basati sull’architettura non dovrebbe iniziare prima del 2013: il supporto preliminare (anzi, preventivo) di Linux è molto confortante.

Via | Phoronix

ARM ha inviato le patch per il supporto di ARMv8 (a 64-bit) con Linux é stato pubblicato su Ossblog.it alle 19:00 di domenica 08 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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mag
23

È stato rilasciato ownCloud 4 tra crittografia e file system esterni

 

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ownCloudownCloud è stato aggiornato alla versione 4, che introduce tre funzionalità di rilievo fra le tante novità previste. La più interessante riguarda la sicurezza e, in particolare, la crittografia lato-server dei documenti gestiti dalla piattaforma. ownCloud 4 supporta il drag’n’drop per il caricamento e ammette i file system esterni.

Una funzione interessante è il versioning: ownCloud 4 permette di recuperare i contenuti rimossi per errore o ripristinare una versione precedente. La quantità dei backup da preservare è, ovviamente, configurabile. ownCloud 4 include il viewer dei documenti in formato ODF, consultabili dal browser senza bisogno di plugin aggiuntivi.

Le istanze di ownCloud 4 sono esportabili, per essere trasferite “al volo” su un’altra macchina. Chi intendesse erogare dei servizi di cloud computing basati su ownCloud, può creare dei temi personalizzati. È disponibile il nuovo app store per aggiungere applicazioni alla propria installazione: all’appello mancherebbe soltanto iOS.

Via | Frank Karlitschek

È stato rilasciato ownCloud 4 tra crittografia e file system esterni é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di mercoledì 23 maggio 2012.

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mag
21

Mandriva SA collaborerà con Mageia circa la distribuzione sui server

 

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MandrivaMandriva SA e Mageia contribuiranno per la realizzazione delle rispettive distribuzioni sui server. A pochi giorni dall’annuncio di un ritorno alla comunità di Mandriva, Jean-Manuel Croset è intervenuto sul nuovo assetto societario. Citando esplicitamente, per la prima volta, il fork della distribuzione. È un incontro rassicurante.

Siamo ancora molto lontani dalla realizzazione del mio auspicio, ovvero il ritorno a un’unica distribuzione gestita dall’incontro degli apparati. Tuttavia, il termine Mageia non era mai apparso nei comunicati ufficiali di Mandriva: tanto meno per annunciare una collaborazione. Una decisione coraggiosa e stimolante, quella di Croset.

La ristrutturazione di Mandriva SA non riguarda, però, soltanto i server. La distribuzione accetta diverse collaborazioni a seconda del servizio, per offrire il migliore prodotto possibile. Mandriva Linux, come previsto, andrà alla fondazione e Pulse2 sarà gestito direttamente da Mandriva SA con gli sviluppatori del nuovo soggetto.

Via | Mandriva

Mandriva SA collaborerà con Mageia circa la distribuzione sui server é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di lunedì 21 maggio 2012.

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apr
02

Importare un planet di OpenStreetMap in un database PostgreSQL 9.1 con estensione Postgis

 

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mar
28

X.Org Server 1.13 esclude KDrive, Xnest e Xvfb dai propri componenti

 

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X.Org ServerX.Org Server 1.13, previsto per il rilascio in settembre, potrebbe escludere KDrive, Xnest e Xvfb dalle proprie funzionalità. Jeremy Huddleston – un dipendente di Apple – ha lanciato la proposta sulla mailing list di FreeDesktop, ottenendo numerosi consensi. L’abbandono comporterebbe l’estinzione di circa 30.000 stringhe di codice.

KDrive è una versione ridotta di X Server dedicata ai dispositivi integrati, Xnest permette d’avviare un server grafico aggiuntivo nelle finestre di X.Org e Xvfb genera un’istanza di X Server via framebuffer. Soluzioni che, da qualche tempo, sono state superate da altre funzionalità di X.Org: la rimozione non inficerebbe l’utilizzo.

Perciò, non stupisce il successo ottenuto dalla proposta di Huddleston. La maggioranza delle caratteristiche di KDrive, Xnest e Xvfb può essere supplita da xf86-video-dummy o xf86-video-nested. Un domani, non così lontano, sarà Wayland a risolvere definitivamente il problema. X.Org Server 1.13 si preannuncia un rilascio importante.

Via | Phoronix

X.Org Server 1.13 esclude KDrive, Xnest e Xvfb dai propri componenti é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di mercoledì 28 marzo 2012.

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mar
12

Balázs Scheidler rilascia un’anteprima per syslog-ng 3.4 alpha (OSE)

 

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syslog-ng Open Source Edition (OSE)syslog-ng s’appresta a essere aggiornato alla versione 3.4 e Balázs Scheidler, il suo creatore, ha pubblicato una dettagliata descrizione delle novità. Il logger dei sistemi operativi UNIX-like è parte del progetto Lumberjack, che dovrebbe uniformare la sintassi dei registri. Il nuovo ramo di sviluppo è orientato alla flessibilità.

Lo stesso Scheidler ha avuto delle difficoltà a spiegare, in termini semplici, le modifiche a syslog-ng: sintetizzando, possiamo affermare che qualunque oggetto diventa un’espressione computabile del registro. Rispetto a syslog-ng 3.3, l’aggiornamento introduce una nuova struttura: diversi elementi possono essere combinati tra loro.

Tra le novità “minori”, syslog-ng 3.4 aggiunge il supporto alla sintassi di JSON, migliora il dialogo con MongoDB e permette d’utilizzare SMTP, per inoltrare i registri redatti via e-mail. Difficilmente lo standard di Lumberjack in fase di definizione sarà pronto entro il rilascio definitivo della versione 3.4: bisognerà attendere.

Via | Balázs Scheidler

Balázs Scheidler rilascia un’anteprima per syslog-ng 3.4 alpha (OSE) é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di lunedì 12 marzo 2012.

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mar
03

PHP 5.4.0 è disponibile: ha introdotto un nuovo web server integrato

 

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PHPPHP, il popolare linguaggio di scripting, ha raggiunto la versione 5.4.0: è l’ultimo major upgrade, rilasciato appena due giorni fa. Le novità – rispetto alla versione 5.3.x – sono molte e quella più importante riguarda l’inclusione d’un web server integrato per il debugging del codice — accessibile da Command Line Interface (CLI).

L’altra aggiunta di rilievo riguarda Traits, un meccanismo per riutilizzare il codice nell’integrazione delle funzioni: è un workaround per creare delle gerarchie sulle classi, evitando i conflitti generati dall’utilizzo multiplo d’una stessa funzione. E, inoltre, le sessioni potranno tracciare l’avanzamento per gli upload dei file.

L’ultima novità è sugli array: PHP 5.4.0 permette una sintassi semplificata, simile a quella di JSON, per gestirli. Le parentesi quadre sostituiscono array(); nelle variabili e nelle funzioni. Seguono delle rimozioni, che potrebbero compromettere la compatibilità del codice: una lista completa è consultabile nelle note di rilascio.

Via | PHP

PHP 5.4.0 è disponibile: ha introdotto un nuovo web server integrato é stato pubblicato su Ossblog.it alle 14:00 di sabato 03 marzo 2012.

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feb
22

Apache HTTP Server 2.4, il rilascio del diciassettesimo anniversario

 

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The Apache Software Foundation (ASF)Apache HTTP Server 2.4, il primo aggiornamento del progetto negli ultimi sei anni, è stato rilasciato ieri — nel giorno del diciassettesimo anniversario. Creato come un fork per il web server di Rob McCool del National Center for Supercomputing Applications (NCSA), Apache HTTP Server opera su oltre quattrocento milioni di siti web.

L’aggiornamento segue il rilascio di Apache HTTP Server 2.2 avvenuto nel dicembre del 2005. Le novità riguardano soprattutto l’infrastruttura dei Multi-Processing Modules (MPM), uscita dalla fase sperimentale. Più in generale, sono state migliorate tutte le prestazioni del web server: il progetto è davvero pronto al cloud computing.

Nello specifico, Apache HTTP Server 2.4 prevede un ridotto utilizzo della memoria e un’ottimizzazione della cache con particolare attenzione al traffico sui proxy. I dettagli dei nuovi moduli sono elencati in una lista completa delle novità: non resta che aspettare l’aggiornamento sul proprio hosting, se non si dispone d’un server.

Via | Apache

Apache HTTP Server 2.4, il rilascio del diciassettesimo anniversario é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di mercoledì 22 febbraio 2012.

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feb
17

My 120€ Mini ITX Ubuntu Linux 12.04 Home server

 

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feb
02

ownCloud 3, l’aggiornamento della piattaforma per il cloud computing

 

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ownCloudownCloud, la piattaforma “libera” del cloud computing, è disponibile nella versione 3. La novità più interessante è la possibilità di modificare i documenti: l’editor integrato supporta oltre 35 linguaggi di programmazione. ownCloud 3 aggiunge una galleria per visualizzare le immagini e un lettore del formato PDF — grazie a PDF.js.

Al momento, l’editor non supporta OpenDocument Format (ODF) né Office Open XML (OOXML) di Microsoft: l’integrazione dei formati è, comunque, prevista in un futuro rilascio di ownCloud. Lo stesso discorso riguarda il client sul desktop, che – già in avanzata fase di sviluppo, almeno per KDE – potrebbe essere rilasciato al più presto.

Un’altra novità di ownCloud 3 è l’archivio unificato per l’installazione delle applicazioni di terze parti. Frank Karlitschek, il coordinatore del progetto, è pure il responsabile di OpenDesktop e la grafica del portale ricorda quest’ultimo: per scaricare le estensioni si può utilizzare direttamente l’interfaccia d’amministrazione.

Via | Frank Karlitschek

ownCloud 3, l’aggiornamento della piattaforma per il cloud computing é stato pubblicato su Ossblog.it alle 10:00 di giovedì 02 febbraio 2012.

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gen
03

Microsoft permetterà l’utilizzo di Linux, su Windows Azure, dal 2012

 

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Windows AzureWindows Azure, l’alternativa di Microsoft ad Amazon Web Services (AWS), includerà delle macchine virtuali con Linux a partire dalla primavera di quest’anno. È una funzionalità molto richiesta dai clienti di Redmond che avvicina ulteriormente la piattaforma di Windows Azure ad Amazon EC2. Quest’ultima prevede già entrambi i sistemi.

La disponibilità delle prime immagini di Linux su Azure è prevista con la Community Technology Preview (CTP) dei nuovi servizi di Microsoft per il 2012. Non si conosce quale sarà la distribuzione implementata: a dirla tutta, la multinazionale non ha confermato “ufficialmente” le indiscrezioni — che sono trapelate dagli sviluppatori.

Amazon, il principale competitore di Microsoft in questo settore, utilizza una propria derivata di Red Hat Enterprise Linux (RHEL). Microsoft collabora con una serie di partner per la virtualizzazione di Hyper-V, perciò le macchine virtuali saranno sviluppate in accordo con loro e non è esclusa la stessa società dal cappello rosso.

Il rapporto di Microsoft con Linux appare sempre più disteso: non tanto sulla questione delle licenze, quanto sull’interoperabilità tra i sistemi. Negli ultimi mesi la contribuzione di Redmond in questo senso non è mancata, da Samba ai driver di Hyper-V del kernel. Su Windows Azure il rapporto è “sbilanciato”. Linux è in vantaggio.

Quando si tratta di business, Microsoft non si scompone affatto ad aprirsi a soluzioni “aliene”. Linux è una risorsa strategica nello sviluppo sul web: offrirne delle macchine virtuali su Azure non intacca minimamente il primato di Windows sul desktop. In previsione di questa scelta sono arrivate delle novità interessanti per tutti.

Ad esempio, Redmond ha rilasciato nelle scorse settimane un driver di ODBC per Microsoft SQL Server con Linux e Node.js approderà presto su Azure. Concludere delle partnership per fornire una distribuzione sulle macchine virtuali potrebbe costituire un’interessante opportunità di business, per le imprese che contribuiscono a Linux.

Via | ZDNet

Microsoft permetterà l’utilizzo di Linux, su Windows Azure, dal 2012 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 15:00 di martedì 03 gennaio 2012.

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