set
11

Salvatore Iaconesi combatte contro il tumore attraverso l’open source

 

Salvatore Iaconesi è un ingegnere che s’occupa di interaction design e insegna presso diverse università italiane: fondatore di Art is Open Source (AOS), recentemente ha contratto un tumore al cervello. Alla richiesta d’una copia digitale dei risultati delle analisi effettuate, Iaconesi ha avuto dalla clinica i documenti in un formato proprietario. Così, ha deciso di “craccarli” e trasformare una battaglia molto personale in qualcosa di davvero straordinario e, cioè, una campagna per l’utilizzo degli open data in ambito medico.

Soltanto grazie agli open standard, Iaconesi è riuscito a inviare le analisi a tre specialisti ricevendo subito una risposta da due di loro. Su The Cure, una sezione di AOS dedicata, l’ingegnere ha pubblicato le scansioni dei documenti riguardanti la malattia in JPEG e alcuni video su YouTube: non sono propriamente dei formati open source, però il significato dell’iniziativa esula dalle discussioni sulle licenze. Iaconesi è un artista e invita chiunque a contribuire realizzando qualsiasi cosa, da un’opera d’arte a un videogioco.

Il problema del closed-source in medicina è un tema molto dibattuto al TED, del quale Iaconesi è membro: i limiti non si riducono ai brevetti farmaceutici, ma coinvolgono soprattutto la documentazione a corredo delle analisi effettuate. Gli open standard potrebbero risolvere la questione permettendo di condividere i risultati con l’intera comunità scientifica e aumentando le probabilità di guarigione. Non possiamo che augurare a Iaconesi di vincere la propria battaglia per se stesso e chiunque possa beneficiare dell’iniziativa.

Via | TED

Salvatore Iaconesi combatte contro il tumore attraverso l’open source é stato pubblicato su Ossblog.it alle 10:00 di martedì 11 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
03

Linus Torvalds replica a Miguel De Icaza accusandolo riguardo a GNOME

 

Logo di GNOME 3Le considerazioni di Miguel De Icaza circa la “morte” del desktop di Linux, rilasciate a Klint Finley su Wired e specificate successivamente sul proprio blog, non potevano certo cadere nel vuoto. In un passaggio, l’ex creatore di GNOME aveva attribuito a Linus Torvalds la responsabilità dell’aspetto più tecnico del problema: l’esclusione della compatibilità dei binari per i driver. Torvalds ha rispedito le accuse al mittente, parlando di De Icaza come del responsabile della debacle di GNOME — al quale pure non contribuisce più.

La discussione non è stata affidata alla stampa, ma è continuata sul profilo di Sriram Ramkrishna – un ingegnere di Intel – su Google+. Torvalds non è entrato nel merito dei driver, però ha sottolineato che il kernel è tuttora capace d’avviare del codice scritto nel 1992 respingendo il problema della retro-compatibilità evidenziato da De Icaza. È GNOME, per il creatore di Linux, a danneggiare il codice degli sviluppatori proponendo dei continui aggiornamenti alle Application Programming Interface (API) e all’interfaccia grafica.

Poiché De Icaza è stato uno dei due ideatori di GNOME, ne avrebbe tutta la responsabilità. Torvalds ha rivendicato l’intenzione di proporre un sistema operativo che non obblighi all’utilizzo di un particolare dispositivo: è il motivo del successo sui server, quanto sui tablet e gli smartphone. Il problema del desktop può avere diverse motivazioni, ma perché ostinarsi a trovare un responsabile? Le energie profuse in discussioni su questo argomento distolgono i programmatori dallo sviluppo e non apportano valori aggiunti a Linux.

Via | ITWire

Linus Torvalds replica a Miguel De Icaza accusandolo riguardo a GNOME é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di lunedì 03 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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ago
27

Sebastian Kügler parla della tutela dalla brevettabilità del software

 

Fotografia di Samsung Galaxy S IIUno dei temi più “caldi” della scorsa settimana è stato il verdetto del processo intentato a Samsung da Apple – terminato con la vittoria di quest’ultima – sul design degli smartphone per la serie Galaxy S che, secondo la giuria, hanno violato alcuni brevetti di iPhone. Personalmente, non ho trattato la vicenda perché la disputa non riguardava il sistema operativo o l’open source: Sebastian Kügler, però, ha preso spunto dalla notizia per riproporre una semplice guida alla pubblicazione di progetti che siano a prova di brevetto.

Qualunque sia lo scopo della pubblicazione, alcuni piccoli accorgimenti nel promuovere un’idea possono fare la differenza: il primo a registrarne il brevetto non è necessariamente chi ha concepito una nuova tecnologia. Per evitare d’essere tacciati di plagio o, peggio, ritrovarsi a fare i conti con un clone del proprio lavoro – magari, reso addirittura closed-source – è opportuno adottare una strategia difensiva che escluda un ruolo, attivo o passivo, in dispute come quella fra Apple e Samsung. È più semplice di quanto si creda.

Il vademecum di Kügler, uno sviluppatore di KDE, è stato adottato per descrivere il funzionamento delle attività di Plasma: Open Invention Network (OIN) era intervenuta ad Akademy – l’annuale conferenza dei contributori del desktop environment – per spiegare come tutelarsi legalmente dalla brevettabilità delle tecnologie impiegate nell’open source. Il riassunto di Kügler, reperibile in calce, non richiede particolari competenze in ambito giuridico e può essere applicato nel diffondere i dettagli di qualunque opera dell’ingegno.

Via | Sebastian Kügler

Sebastian Kügler parla della tutela dalla brevettabilità del software é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di lunedì 27 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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lug
09

Scott Remnant enumera i limiti dei DVCS considerando, ad esempio, Git

 

Logo di GitScott Remnant – noto principalmente per essere il creatore di Upstart – ha scritto ieri un lungo intervento sul proprio blog in merito ai limiti dei Distributed Version Control System (DVCS), utilizzati per l’aggiornamento dei sorgenti nella programmazione.

L’ostilità di Remnant nei confronti di Git non è una novità: nella circostanza, però, lo sviluppatore ha identificato un problema davvero comune ed è difficile dargli torto. In sintesi, Remnant rivendica il cd. diritto all’oblio — nella creazione del codice sorgente.

L’esempio di Remnant è molto significativo. Utilizzando Git, qualunque modifica inviata al repository è destinata a restare per sempre nella cronologia. Abituati a lavorare su stringhe quickndirty, i programmatori inviano spesso degli aggiornamenti inconsistenti.

Secondo Remnant, questa caratteristica dei sistemi di revisione del codice – che non è un’esclusiva di Git, s’intenda – “uccide” la creatività. Non è possibile inviare del codice estremamente sperimentale senza dover condizionare il lavoro degli altri sviluppatori.

La conseguenza più ovvia è che i programmatori sono portati a mantenere il codice in locale finché non raggiunga una maturità tale da giustificarne l’invio al repository. All’aggiornamento dev’essere associata pure una descrizione puntuale delle modifiche effettuate.

Chiunque mantenga un account personale su GitHub – senza troppe pretese – può verificare subito la tesi di Remnant. Inviato un commit, non si può tornare indietro. Purtroppo, quanto il creatore di Upstart non ha considerato sono le possibili soluzioni del problema.

Via | Scott Remnant

Scott Remnant enumera i limiti dei DVCS considerando, ad esempio, Git é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di lunedì 09 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
07

GPL.next, il fork di Richard Fontana della GPLv3, mantenuto su GitHub

 

Logo di GPLv3Richard Fontana – co-autore della licenza con Richard Stallman ed Eben Moglen – è in rottura con la Free Software Foundation (FSF) a causa di GPL.next: è un fork della GPLv3, estraneo alla fondazione, mantenuto su GitHub. Due sintomi di cambiamento nell’open source.

La GPLv3 è stata annunciata nel 2006 e pubblicata definitivamente nel 2007. Fontana, senza dare troppe spiegazioni, ha voluto iniziare un percorso nuovo e colmare «il chiaro compromesso», che è stato accettato nel corso della stesura della licenza concepita dalla FSF.

Prima d’entrare nel merito delle modifiche, bisogna citare la premessa della GPL.next. Fontana polemizza immediatamente con la FSF, sostenendo che «G non sta per GNU»: nell’acronimo significa General. Un taglio netto col progetto GNU e la fondazione che lo sostiene.

In apparente contraddizione, Fontana sostiene le tesi più “radicali“ della FSF, però si scaglia contro il progetto GNU. Il compromesso che non perdona alla GPLv3 sono le clausole al codice sorgente delle applicazioni web — rimosse dalla stesura finale della licenza.

Quelle stesse clausole sono state successivamente integrate nella AGPLv3 che pure Fontana ha contribuito a scrivere. GPL.next dovrebbe offrire l’opportunità di chiarire i rapporti con altre licenze equivalenti. Prima fra tutte la Apache 2.0 che è diffusissima sul web.

Per discutere la nuova licenza, la scelta di GitHub non è casuale. La piattaforma integra il Distributed Version Control System (DVCS) di Linus Torvalds sotto GPLv2 come il kernel di Linux ed è la scelta preferita da un numero costantemente maggiore di sviluppatori.

Via | InfoWorld

GPL.next, il fork di Richard Fontana della GPLv3, mantenuto su GitHub é stato pubblicato su Ossblog.it alle 17:00 di sabato 07 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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giu
04

Windows 8 ha davvero bisogno dell’ecosistema open source, ma anche no

 

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Windows 8Matthew Baxter-Reynolds, programmatore e collaboratore britannico di The Guardian, è intervenuto in un lungo articolo a spiegare perché Microsoft avrebbe bisogno di un ecosistema open source affinché Windows 8 sia davvero competitivo. L’occasione offre l’opportunità di chiarire alcuni punti, soltanto accennati parlando della scelta di rimuovere l’infrastruttura per la compilazione delle applicazioni dal Software Development Kit (SDK) — e rendendola disponibile in esclusiva su Visual Studio 2012, prossimo al rilascio definitivo.

Riassumendo, Baxter-Reynolds sostiene che – senza distribuire degli strumenti open source – la quantità di applicazioni disponibili per Metro, la nuova interfaccia grafica di Windows 8, non reggerà il confronto con gli altri sistemi operativi sul mercato. Il giornalista prende ad esempio RIM, la società del BlackBerry, e le difficoltà rispetto ad Android e iOS: lo stesso discorso è valido pure su Windows Phone 7.x. Indubbiamente, la decisione di Microsoft penalizzerà la diffusione di software in Windows 8. È, forse, un problema?

Posto che sono perfettamente d’accordo con Baxter-Reynolds, mi domando se per l’open source non sia meglio così. L’entusiasmo degli utenti, nei confronti di Windows 8, è dovuto alla distribuzione gratuita della Release Preview: quando – pressoché impossibilitati a utilizzare delle crack – saranno costretti a pagare, la popolarità del sistema operativo colerà a picco. Soprattutto se, rispetto ad altre soluzioni, avrà un numero esiguo di applicazioni installabili. Sono anche convinto che una débâcle andrà a vantaggio di Mac OS X.

Il mercato di massa dei computer si sposta quotidianamente verso i dispositivi mobili e, per quanto riguarda l’open source, il rappresentante – più o meno legittimo – è Android. WinRT, la nuova infrastruttura di Microsoft, non è ancora compatibile coi principali framework di sviluppo dedicati al settore: se ciò non bastasse, WinRT non è al 100% .NET. Le soluzioni già disponibili per .NET hanno necessariamente bisogno di un porting che non è altrettanto semplice quanto quello delle Rich Internet Application (RIA) su Silverlight.

Ricapitolando, l’interfaccia classica del desktop di Windows 8 richiederà – per sviluppare il software – una regolare licenza di Visual Studio 2012. Metro, invece, non obbligherebbe all’acquisto della suite di Microsoft. Però WinRT non è un puro .NET come Silverlight e, di conseguenza, aumentano le difficoltà dei programmatori: il caso di Firefox è emblematico, perché a prescindere dalle inibizioni dei browser di terze parti il porting per WinRT ha incontrato molte difficoltà. Baxter-Reynolds cita il caso dell’uovo e la gallina.

Windows 8 non può sopravvivere senza applicazioni. Perché possa avere dei programmi, ha bisogno che qualcuno li sviluppi: se gli strumenti per realizzare il software sono proprietari e a pagamento, il numero degli sviluppatori coinvolti scende vertiginosamente e diminuiscono le applicazioni disponibili. È per questo motivo che Microsoft dovrebbe garantire un ecosistema open source orientato a WinRT. Per la stessa ragione, non credo che l’open source debba aiutare in qualche modo Windows 8 ad avere successo. Meglio che fallisca.

Via | The Guardian

Windows 8 ha davvero bisogno dell’ecosistema open source, ma anche no é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:07 di lunedì 04 giugno 2012.

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apr
23

Molti progetti della Free Software Foundation sono tuttora in stallo

 

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Free Software Foundation

Come si può definire lo stato dei progetti ad alta priorità della Free Software Foundation (FSF)? È «triste», secondo Michael Larabel di Phoronix. Una constatazione difficilmente criticabile, elencando le iniziative in stallo. Larabel ha descritto lo stato dell’arte per ogni singolo progetto — e il risultato è piuttosto disarmante.

Iniziando da Gnash, l’alternativa open source ad Adobe Flash, Larabel sottolinea lo stallo alla versione 7 del formato SWF: quest’ultimo ha raggiunto la versione 10, che sarà aggiornata col prossimo rilascio della Creative Suite (CS). Sebbene Lightspark abbia recentemente ottenuto dei risultati entusiasmanti, Gnash è ancora al palo.

Coreboot, invece, aveva promesso dei grandi miglioramenti sui laptop al FOSDEM 2012: i progressi sono stati in larga parte smentiti e la novità più rilevante è arrivata da Google, che lo vuole sui Chromebook. Larabel è scettico sulla possibilità di trovare Coreboot sui dispositivi in vendita. Mi accontenterei di poterlo installare.

Gli insuccessi più eclatanti riguardano la produzione di alternative “libere” a Skype e Final Cut. Se davvero esiste un antagonista del programma per il VoIP di Microsoft, questo è WebRTC di Google. Sull’editing non-lineare dei video le applicazioni si sprecano, ma nessuna ha raggiunto l’eccellenza: prima o poi arriverà Lightworks.

Il cahier de doléances continua, chiudendo coi successi ottenuti dalla FSF su RARv3, GNU PDF e CiviCRM. Larabel è piuttosto duro, arrivando a domandarsi quanto la FSF abbia accumulato e come abbia investito i fondi raccolti in questi anni: elenca – a prescindere dalla boutade sull’economia – dei dati di fatto. La domanda è un’altra.

La FSF dovrebbe finanziare progetti alternativi a quelli proprietari per creare un business del free software, oppure offrire agli utenti delle opzioni “libere”? Personalmente, ritengo che non debba esistere una competizione sul mercato. Il business dell’open source è una cosa, il free software un’altra — e la FSF non è un’azienda.

Via | Phoronix

Molti progetti della Free Software Foundation sono tuttora in stallo é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di lunedì 23 aprile 2012.

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apr
20

OpenIndiana propone alcuni aggiornamenti: ha perso il proprio ruolo?

 

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OpenIndianaOpenIndiana è la distribuzione, basata su Illumos, che – almeno, idealmente – avrebbe sostituito OpenSolaris di Oracle. Tuttavia, dal 14 settembre al 14 aprile è stato proposto un unico aggiornamento sperimentale, che non include delle novità di rilievo: Michel Larabel di Phoronix mette in dubbio la comunità open source di Solaris.

Larabel si domanda se Illumos mantenga, nell’ambito dei sistemi operativi open source, la «rilevanza» che aveva OpenSolaris. Tra i problemi citati c’è l’assenza d’uno stack grafico degno di questo nome: un aspetto trascurabile, considerando il target di OpenIndiana e Illumos. Per quanto mi riguarda, la valutazione da fare è diversa.

Illumos non è certo una soluzione che debba competere con Linux tra i consumatori. E, in ambito aziendale, la società che interpreta al meglio il ruolo di antagonista con Oracle è Joyent — la stessa che mantiene lo sviluppo di Node.js. Non è tanto OpenIndiana, quanto SmartOS la distribuzione di Illumos da tenere d’occhio in futuro.

Via | Phoronix

OpenIndiana propone alcuni aggiornamenti: ha perso il proprio ruolo? é stato pubblicato su Ossblog.it alle 18:00 di domenica 15 aprile 2012.

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apr
20

Oracle e Google, in tribunale per Java, sono ai limiti del paradosso

 

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Oracle JavaÈ iniziato, a San Francisco, il processo intentato da Oracle a Google riguardo ai brevetti che la multinazionale di Mountain View non avrebbe onorato utilizzando Java su Android. Sono intervenuti sia Larry Ellison, il Chief Executive Officer (CEO) di Oracle, sia Larry Page, quello di Google, e il dibattito è sul filo del paradosso.

In sintesi, i due concordano sul fatto che Java sia un linguaggio di programmazione “libero”… tuttavia, precisa Ellison, Google è l’unica società a non pagarne le licenze. È facile comprendere che qualcosa non quadri, in quest’ultima dichiarazione: Ellison si riferirebbe a una specie di consuetudine, estranea al concetto di licenza.

Il conflitto è basato sulle Application Programming Interfaces (API) per Java: chiunque può utilizzare il linguaggio sotto GNU/GPL, ma per l’accesso alle API sarebbe previsto il pagamento di una o più licenze. La tesi è molto fragile, perché equivarrebbe a ricevere in regalo un’automobile e a doverla ricomprare per poterla guidare.

La trascrizione della testimonianza di Ellison è a un passo dal ridicolo. Il CEO di Oracle annuisce a tutte le richieste dei legali di Google, volte a dimostrare la “libertà” nell’utilizzo di Java, per chiosare col discorso delle licenze previste sulle API. Il processo sarà lungo, però il querelante appare in una pessima posizione.

Un aspetto interessante, che emerge dal contro-interrogatorio di Ellison, è la rivelazione del motivo per il quale Oracle ha portato Google in tribunale. La società aveva richiesto uno studio di settore per produrre quello che nel prototipo era descritto quale Java Phone: i produttori contattati da Oracle sono gli stessi di Android.

Ellison ha minimizzato, sostenendo che il progetto è stato rifiutato dal Consiglio d’Amministrazione (CdA) di Oracle: non è mai stato davvero preso in considerazione dalla società. Nelle novantuno slide presentate dall’accusa si tratta il codice open source alla stregua di quello proprietario per guadagnare da un’occasione mancata.

Via | Ars Technica

Oracle e Google, in tribunale per Java, sono ai limiti del paradosso é stato pubblicato su Ossblog.it alle 14:00 di mercoledì 18 aprile 2012.

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feb
24

Encrypted Media Extensions, la soluzione di DRM per i video in HTML5

 

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HTML5Google, Microsoft e Netflix hanno appena proposto l’improponibile, ovvero un sistema di Digital Rights Management (DRM) per proteggere i contenuti multimediali – in particolare, i video – integrati sulle pagine web in HTML5. Non è tutto, perché queste società pretenderebbero che le Encrypted Media Extensions diventino uno standard.

Una bozza delle specifiche per le Encrypted Media Extensions, infatti, è stata sottoposta alla valutazione del World Wide Web Consortium (W3C). Ian Hickson, dipendente di Google e revisore degli standard di HTML5, è intervenuto nel dibattito definendo «non etica» la proposta avanzata dalla sua azienda. È una posizione condivisibile.

L’accettazione delle Encrypted Media Extensions è tutt’altro che scontata, ma l’aspetto più importante è un altro. Chi riteneva che l’abbandono delle Rich Internet Application (RIA) come Flash Player avrebbe risolto il problema del DRM è destinato a essere deluso: la stessa Google, promotrice di WebM, ne ha proposto un’alternativa.

Via | LWN

Encrypted Media Extensions, la soluzione di DRM per i video in HTML5 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di venerdì 24 febbraio 2012.

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feb
11

Ubuntu Business Desktop Remix: una spin per le imprese targata Canonical

 

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Nelle scorse ore, il team di sviluppo di Canonical ha rilasciato Ubuntu Business Desktop Remix, una spin di Ubuntu per le aziende. Questa versione, basata su Ubuntu 11.10 Oneiric Ocelot risulta essere una variante di Ubuntu con alcune applicazioni installate di default, tra queste troviamo: Adobe Flash Plugin, VMware View e OpenJDK 6; sono state eliminate alcune applicazioni appartenenti alla categoria dei social network, dello sviluppo e i tanto odiati giochi.

La mossa di Canonical già annunciata da tempo, ovvero di iniziare a conquistare anche le aziende dopo i desktop è così cominciata. Ubuntu Business Desktop Remix sarà il trampolino di lancio per questo progetto, che proseguirà con Ubuntu 12.04, prossima versione con supporto a lungo termine di cinque anni.

Mark Shuttleworth, patron di Ubuntu ha spiegato che non ci sono pacchetti modificati in questa nuova versione, riceverà gli stessi aggiornamenti di sicurezza allo stesso modo di una versione “classica” di Ubuntu. Per il patron di Ubuntu, questa è la prima mossa per avvicinarsi ad una buona diffusione in ambito aziendale.

La versione in questione, è disponibile in free download dal sito ufficiale di Ubuntu previa registrazione ed accettazione dell’EULA, la cosa ha destato molte perplessità. È necessario quindi accettare l’EULA per i software proprietari che questa versione include, non per Ubuntu in sé.

Via | Ubuntu

Ubuntu Business Desktop Remix: una spin per le imprese targata Canonical é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di sabato 11 febbraio 2012.

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dic
13

Clement Lefebvre ritratta sulle percentuali dei profitti derivati dall Amazon Music Store

 

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Clement Lefebvre, project leader di Linux Mint, dopo la notizia sulla avida gestione degli introiti provenienti dall’Amazon Music Store ha voluta fare un po’ di chiarezza riguardo questa spiacevole vicenda.

Il polverone è stato alzato da un blog tedesco che ha notato il cambio di codice del plugin per Banshee dell’Amazon Music Store. Subito riportato da “OMG Ubuntu!”, la notizia ha avuto ampia diffusione, tanto da arrivare allo stesso Lefebvre che ha risposto alle critiche nello stesso blog che aveva alzato il polverone. Il patron di Mint ha giustificato la modifica al codice del plugin, sostenendo di aver problemi con l’Affiliate ID.

Lefebvre allora apre alla possibilità di ripartire in maniera equa i profitti derivati dall’Amazon Music Store. Lovechild, un utente del famoso sito Lwn.net, ha raccontato come il PL di Mint abbia partecipato ad una sessione di IRC sul canale Banshee, sessione che ha portato ad un nuovo accordo: Linux Mint tratterrà “solamente” il 50% degli introiti provenienti dallo store musicale di Amazon, il restante 50% andrà al team di GNOME. Il tutto poi, è stato confermato anche dal team di Banshee, che nella pagina “revenue” del proprio sito ufficiale ha riportato le percentuali svelateci da Lovechild.

Via | Lwn

Clement Lefebvre ritratta sulle percentuali dei profitti derivati dall Amazon Music Store é stato pubblicato su Ossblog.it alle 10:00 di martedì 13 dicembre 2011.

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dic
01

La Regione Sicilia pensa a una legge per salvare l’Istituto Majorana

 

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Regione SiciliaIl Majorana è un Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore (IISS) di Gela, noto alla comunità open source per il proprio contributo alla diffusione di Linux e del free software. Un provvedimento della Provincia di Caltanissetta lo vorrebbe chiudere, per razionalizzare le scuole del territorio: la Regione Sicilia pensa di salvarlo.

La Sicilia è una tra le cinque Regioni a Statuto Speciale e intende salvaguardare gli istituti che promuovono l’open source, su iniziativa di Massimo Ferrara (PD), con una nuova legge regionale. Lo Stato, infatti, ha optato per la chiusura delle scuole con meno di seicento studenti e il Majorana – con 633 alunni – sarebbe a rischio.

Non occorre una laurea in matematica per comprendere che gli alunni del Majorana superino la soglia indicata dal Governo. Però, l’autonomia scolastica approvata diversi anni fa delega la responsabilità alle Province e probabilmente il Majorana non ha degli “agganci”. Soprattutto considerando che le altre scuole di sono più piccole.

Nello specifico, gli studenti del Majorana sarebbero divisi tra l’Industriale (603) e il Professionale (431). Entrambi contano un numero d’alunni inferiore e i tecnici della Provincia di Caltanissetta avevano indicato proprio il Majorana per realizzare il nuovo polo scolastico. Allora, perché chiudere l’IISS di Gela? È un’anomalia.

Un’anomalia tutta italiana. La stessa che, paradossalmente, consentirebbe alla Sicilia di salvare l’istituto: lo Stato promulga una legge, la Provincia l’interpreta e la Regione la nega. È una sovrapposizione di competenze che ha dell’incredibile e non è ancora stato citato il Provveditorato agli Studi. Quale organismo l’avrà vinta?

Intanto, il Majorana aveva proposto un appello che ha raccolto oltre tremilatrecento adesioni. La normativa suggerita da Ferrara, Deputato all’Assemblea Regionale della Sicilia, ricalca quella già prevista in Puglia: il Majorana risulterebbe tutelato, proprio perché attivo nella promozione dell’open source sul territorio siciliano.

Via | OSOR

La Regione Sicilia pensa a una legge per salvare l’Istituto Majorana é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di giovedì 01 dicembre 2011.

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nov
08

Arriva Linux 3.2-rc1, tante novità e qualche polemica

 

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Tux Come di consueto, dopo due settimane dal rilascio stabile per la versione 3.1, i lavori per la 3.2 sono in pieno svolgimento e i primi frutti vengono proprio con questa release candidate. La merge window è stata particolarmente dolorosa: lo stesso Torvalds si è detto poco entusiasta. Il diffstat che ne è venuto fuori è enorme e si prefigura una lunga serie di rilasci candidati.

Intendiamoci, niente di sorprendente. Ci si aspettava un incremento della mole di lavoro già prima di rilasciare la 3.1. Più concretamente, però, la maggior parte delle modifiche sono “banali” quanto fastidiose: rename, riorganizzazioni e pulizie. Insomma un bel compitino di quelli noiosi e improrogabili che di fatto hanno impedito a Linus Torvalds di effettuare questo rilascio domenica scorsa. Linus Torvalds rincara la dose e dimostra tutta la sua irritazione per il fatto di aver ricevuto moltissime modifiche all’ultimo minuto, rendendo odioso il controllo e la revisione del codice. Nonostante ciò, qualcuno prova sempre a fare il furbo e non bisogna faticare per trovare qualche sviluppatore che implora “misericordia” per il suo pezzo di codice. Manca giusto la scusa del cane che ha mangiato il compitino.

Polemiche a parte le modifiche funzionali, che sono quelle che ci interessano di più, sono distribuite per un 75% ai driver — e come poteva essere altrimenti? — un 15% riguarda le architetture ed il restante 10% se lo dividono i file system e la parte che concerne la rete. Inevitabilmente, molto lavoro è stato lasciato per la prossima finestra disponibile. La patch in questione è di circa 22Mb, praticamente un terzo del tarball. Torvalds a questo punto si chiede se ha senso continuare a utilizzare le vecchie patch, piuttosto che utilizzare le funzioni di Git. Ho sempre trovato le patch molto comode, ma in questo caso mi risulta difficile dargli torto.

Lo sviluppo del kernel sta affrontando probabilmente la merge window tra le più grandi della sua storia e nonostante ciò Torvalds rimane fiducioso. Io lo sarei un po’ meno, viste le discussioni. Ad ogni modo, Linux 3.2 sarà una sfida esaltante per la comunità open source.Viene da chiedersi, però, se gli strumenti sono all’altezza della crescente complessità che rende le pratiche interne allo sviluppo (almeno, a un osservatore esterno) un po’ “bizantine”. E magari anche una roadmap potrebbe fare comodo.

Via | LKML

Arriva Linux 3.2-rc1, tante novità e qualche polemica é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:05 di martedì 08 novembre 2011.

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ott
29

Richard Stallman chiarisce le dichiarazioni su Steve Jobs

 

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Subito dopo la morte del CEO più amato della terra, Richard Stallman aveva rilasciato delle dichiarazioni a freddo piuttosto dure che avevano suscitato grande clamore in tutto il Web. Ieri il padre della FSF ha voluto rilasciare delle dichiarazioni per chiarire la propria posizione.

Stallman ha voluto puntualizzare che la sua non è una critica rivolta alla persona di Steve Jobs, bensì alla sua attività produttiva, a tutte le sue restrizioni fino ad arrivare a considerare l’installazione di software non approvato da Apple come un reato.

Molto interessante risulta inoltre anche questa affermazione che riassume il pensiero di più “supporter” di RMS:

Jobs è riuscito a rendere i suoi prodotti accattivanti e stilosi. Questa cosa normalmente sarebbe positiva, ma non in questo caso, in quanto ha avuto il paradossale effetto di far passare come accettabile la loro natura dispotica.

Per chiudere il suo post Stallman ricorda la crociata personale di Jobs verso Android, combattuta a suon di brevetti. Come è già trapelato dalla biografia, Steve Jobs avrebbe voluto annientare Android dato che si tratta di una “copia rubata” di iOS, anche a costo di spendere il suo intero patrimonio, fino all’ultimo centesimo.

Queste dichiarazioni di Stallman anziché spegnere la polemica accesa lo scorso 6 Ottobre, ha messo altra carne al fuoco e sono in arrivo ulteriori polemiche “roventi”; come reagiranno i supporter Apple?

Via | RMS

Richard Stallman chiarisce le dichiarazioni su Steve Jobs é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di sabato 29 ottobre 2011.

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