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26

Source Code Pro, la variante a larghezza fissa del carattere di Adobe

 

Logo di Open @ AdobeSource Code Pro è il carattere a larghezza fissa che completa l’offerta realizzata da Open @ Adobe: Source Sans Pro, senza le grazie, è stata la prima famiglia di caratteri open source dell’azienda. In proposito, Ken Lunde ha voluto specificare che il primo carattere singolo a essere rilasciato sotto Open Font License (OFL) 1.1 è stato Kenten Generic creato nel 2000 per Adobe InDesign. Tanto Source Code Pro, quanto Source Sans Pro e Kenten Generic sono OpenType Font (OTF) generati grazie al kit di sviluppo proprietario di Adobe.

Paul Hunt – il creatore dell’intera famiglia di caratteri – specifica che la variante monospace non offre le bitmap necessarie ai terminali dei sistemi operativi UNIX-like, da non confondere con gli emulatori accessibili dai display server. La disponibilità di Source Code Pro è contestuale al rilascio della nuova suite proposta da Adobe per lo sviluppo in HTML5 e JavaScript: generata inizialmente per Brackets, la famiglia di caratteri è stata integrata in Edge Code ed è disponibile attraverso il servizio Edge Web Fonts di Adobe.

La versione scaricabile di Source Code Pro non include, al pari di Source Sans Pro, i caratteri greco e cirillico — previsti in un rilascio successivo. Rispetto alla variante sans-serif, quella monospace non offre ancora il corsivo: un aggiornamento incrementale dovrebbe colmare la lacuna, però il carattere propone già tutte le sei tipologie Light, Book, Normal, Semi-Bold, Bold e Ultra-Bold di Source Sans Pro. La famiglia è stata concepita espressamente per la scrittura del codice e le accortezze di Hunt sembrerebbero efficaci.

Via | Adobe

Source Code Pro, la variante a larghezza fissa del carattere di Adobe é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di mercoledì 26 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
20

The Linux Foundation annuncia un gruppo di lavoro per Tizen e gli IVI

 

Logo di TizenAutomotive Grade Linux (AGL) è un nuovo gruppo di lavoro predisposto da The Linux Foundation per l’espansione del sistema operativo nel settore dei dispositivi di In-Vehicle Infotainment (IVI): l’obiettivo dell’organizzazione è quello di giungere a distribuzioni basate su Debian o Fedora per Tizen, il progetto che riprende l’esperienza di MeeGo. All’iniziativa partecipano a vario titolo numerosi produttori di veicoli e device integrati. Fra le case automobilistiche compaiono Tata Motors per Jaguar e Land Rover, Nissan e Toyota.

Molto più lunga è la lista dei produttori di IVI o loro componenti: al gruppo aderiscono Aisin AW, DENSO Corporation, Feuerlabs, Fujitsu, HARMAN, Intel, NEC, nVidia, Reaktor, Renesas, Samsung, Symbio, Texas Instruments e Tieto. The Linux Foundation vuole comporre delle linee-guida che facilitino l’interoperabilità di hardware e software nell’ecosistema di Tizen — una soluzione di cui sono già disponibili i sorgenti, ma senza delle immagini per l’installazione come il predecessore. Il settore automobilistico è la scelta migliore.

Oltre agli IVI, infatti, Tizen sarebbe disponibile su smartphone, tablet, netbook e Internet-Connected TV (ICTV). Se i netbook sono in estinzione, il segmento di smartphone e tablet è un duopolio di Apple e Google nel quale stenta a inserirsi Microsoft e RIM fatica a sopravvivere: Mozilla punta sui Paesi in via di sviluppo con Firefox OS, ma Tizen dovrebbe affidarsi unicamente alla strategia di Samsung. Gli IVI e le ICTV, al contrario, sono terreni che offrono tuttora un margine di crescita e Tizen potrebbe riscuotere successo.

Via | OStatic

The Linux Foundation annuncia un gruppo di lavoro per Tizen e gli IVI é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di giovedì 20 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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set
20

Utilihab, un progetto modulare e open source per l’edilizia abitativa

 

Utilihab è un’intuizione di Eric Hunting, “fisicamente” progettata da Jonas Allesson, per innovare l’edilizia coi princìpi dell’open source: il prototipo è un esempio d’architettura per edifici di modeste dimensioni che possono essere utilizzati come abitazioni o costruzioni temporanee in progetti d’edilizia più ambiziosi. Il progetto avrebbe indetto una raccolta fondi da un concorso svedese per supportare l’innovazione tecnologica, ma la pagina relativa a Utilihab sul sito dei finalisti di Idéjakten 2012 risulta inaccessibile.

La proposta è interessante per due ragioni: il wiki di Utilihab contiene una serie di istruzioni che spaziano dall’architettura all’interior design e il prototipo adotta una struttura modulare. La modularità di Utilihab permette d’adattare il modello-base a utilizzi diversi da quelli per il quale è stato concepito. L’edificio originale, ad esempio, in Italia non potrebbe essere accatastato come abitazione perché è un prefabbricato privo di fondamenta. Potrebbe essere impiegato nelle situazioni d’emergenza al posto dei container.

Nulla vieta, grazie all’open source, d’ampliare il progetto per adeguarsi alle normative dei Paesi dove realizzare edifici sulla falsariga di Utilihab. Il prototipo prevede la possibilità d’ottimizzare la gestione dell’energia con l’impiego di pannelli fotovoltaici e, in generale, i progettisti ambiscono a portare il meccanismo d’assemblaggio dei computer nell’edilizia. Non è un esperimento inedito, in questa direzione, però Utilihab è il primo a menzionare esplicitamente l’open source tra i princìpi associati all’architettura.

Via | Shareable

Utilihab, un progetto modulare e open source per l’edilizia abitativa é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di giovedì 20 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
19

Il tablet per KDE ha trovato un produttore che rispetta l’open source

 

Logo di VivaldiVivaldi, il tablet da 7” che KDE avrebbe voluto distribuire dall’agosto scorso con Mer e Plasma Active, non è un progetto abbandonato: il dispositivo non è ancora pronto e chi aveva effettuato il pre-ordine non ha ricevuto degli aggiornamenti sulla disponibilità del prodotto. Eppure, Aaron Seigo non ha smesso di cercare un produttore disposto a rispettare i termini dell’open source e l’estenuante ricerca ha avuto un esito positivo. È probabile che le specifiche tecniche subiscano delle modifiche sul piano iniziale, ma esisterà.

Seigo non ha voluto parlare della componentistica, reduce dalla pessima esperienza dell’ultimo anno, però ha fatto capire che il progetto è attivo e sarà in grado d’esaudire la richiesta. I problemi di Vivaldi sono comuni a quelli di qualunque dispositivo orientato al free software: i produttori sono restii ad “aprire” i sorgenti dei firmware e la compatibilità con la GPL non è garantita. Seigo, responsabile della produzione del tablet, ha cominciato a dialogare col mercato asiatico per identificare una soluzione di compromesso.

Uno dei contatti coi quali aveva già intessuto dei rapporti ha cambiato società, sempre nell’ambito dell’hardware, e ha avvertito Seigo della disponibilità del codice sorgente per i componenti necessari a Vivaldi. Non è stata pubblicata una tabella di marcia ed è escluso che il tablet sia pronto nel 2012: l’unica conferma sulla linea temporale è il rilascio di Plasma Active 3 entro la fine del mese. La notizia positiva, per chi voleva degli aggiornamenti su Vivaldi, è l’accordo col produttore che ne permetterà la distribuzione.

Via | Aaron Seigo

Il tablet per KDE ha trovato un produttore che rispetta l’open source é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di mercoledì 19 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
13

OpenStreetMap ha completato la transizione da Creative Commons a ODbL

 

Logo di OpenStreetMapOpenStreetMap, il progetto collaborativo per la mappatura geografica del pianeta, ha terminato la lunga transizione da Creative Commons a Open Database License (ODbL) 1.0: comunicato nel marzo di quest’anno, il passaggio coinvolge tutti i contenuti pubblicati dal portale. Gli utenti che hanno contribuito al progresso di OpenStreetMap potevano scegliere se rilasciare i propri dati come pubblico dominio o rimuoverli dalla piattaforma. Avviata giovedì scorso, la pubblicazione del nuovo pianeta è terminata questa mattina alle 10:00.

La scelta di passare a ODbL 1.0 è maturata già nel 2010, perciò la transizione ha richiesto un paio d’anni: i contenuti di OpenStreetMap possono essere considerati open data al 100%, poiché il passaggio alla nuova licenza è stato coadiuvato da Open Data Commons — una fondazione fornisce gli strumenti legali per diffondere questo genere di informazioni. Perché i servizi s’adeguino al cambiamento potrebbero occorrere alcuni giorni: parliamo di Apple, Foursquare, ecc. fino a Marble di KDE… che non può utilizzare le mappe di Google.

Perché OpenStreetMap ha cambiato la licenza di rilascio per i dati geografici? Le motivazioni sono diverse. In sostanza, il successo ottenuto dal progetto – assecondato dalla scelta di Google, che ha cambiato i termini per le proprie mappe – ha aumentato la diffusione di OpenStreetMap in applicazioni commerciali di terze parti. Creative Commons obbligava quanti ridistribuissero le informazioni a utilizzare per i propri scopi la stessa licenza, mentre ODbL 1.0 tutela esclusivamente la mappatura “grezza”. È un’opportunità in più.

Via | OpenStreetMap

OpenStreetMap ha completato la transizione da Creative Commons a ODbL é stato pubblicato su Ossblog.it alle 17:00 di giovedì 13 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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set
10

OpenIndiana in crisi: SmartOS dovrebbe prenderne il posto in Illumos?

 

Logo di IllumosOpenIndiana è – o, meglio, è stata – la distribuzione preferenziale per Illumos, ovvero l’erede ideale di OpenSolaris che è stato abbandonato da Oracle. Rispetto agli altri progetti basati sullo stesso kernel, OpenIndiana prevede l’installazione di GNOME per essere più competitiva sul desktop: un’utopia che, insieme ad altre problematiche, ha provocato le dimissioni di Alasdair Lumsden dalla leadership del progetto. Garrett D’Amore, esprimendo il dispiacere per l’uscita di Lumsden, ha cercato di fare il punto della situazione.

Il ruolo di OpenIndiana in Illumos è stato più che altro formale perché la fondazione non ha una distribuzione di riferimento: la preferenza espressa per OpenIndiana era motivata da una visione condivisa e non ha mai avuto una qualche ufficialità. D’Amore, invece, pensa che Illumos dovrebbe avere una propria distribuzione-guida per orientare i programmatori a un modello di sviluppo sostenibile. Il desktop e le interfacce grafiche in generale non sono delle esigenze di Illumos e distolgono dai progressi dei componenti principali.

In un lungo e dettagliato intervento, D’Amore – uno dei fondatori di Illumos – spiega la propria visione del progetto: una distribuzione che sia la base per tutte le altre, partendo dal modello di OpenIndiana dal quale rimuovere l’interfaccia grafica e mantenendo inalterati i componenti essenziali sviluppati attorno al kernel dalla stessa fondazione di Illumos. Il target del sistema operativo è quello aziendale e non i consumatori. Da questo punto di vista, tra i progetti di terze parti è SmartOS di Joyent l’esempio da seguire.

Via | Garrett D’Amore

OpenIndiana in crisi: SmartOS dovrebbe prenderne il posto in Illumos? é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di lunedì 10 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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ago
28

OASIS lavora per creare lo standard del protocollo OData di Microsoft

 

Logo di Open Data Protocol (OData)Open Data Protocol (OData) è un protocollo REST-based di Microsoft che, come suggerisce il nome stesso, permette la diffusione dei cd. open data strutturati in Atom o JSON: la Organization for the Advancement of Structured Information Standards (OASIS) ha avviato la procedura per trasformarlo in uno standard. Rilasciato sotto la Open Specification Promise (OSP), OData V3 è utilizzato da numerose aziende più che dalle istituzioni per “liberare” i dati esponendoli sul web perché siano consultabili e visualizzabili in varie forme.

Ovviamente, le principali implementazioni del protocollo utilizzano .NET e tutti i prodotti di Microsoft per le imprese – da SharePoint a Dynamics CRM e Windows Azure – supportano OData, ma esistono numerose librerie che ne permettono l’utilizzo coi linguaggi, i database e i sistemi operativi per i dispositivi mobili più diffusi. L’elevazione del protocollo a uno standard con OASIS è una grande opportunità per gli open data: a differenza di Office Open XML (OOXML), OData è un formato accessibile via web da qualsiasi piattaforma.

Non è un caso che IBM e Red Hat facciano parte del comitato di OASIS per la standardizzazione di OData. Il protocollo non è utile soltanto all’esposizione degli open data nel significato istituzionale del termine, perché può essere implementato per pubblicare qualunque tipo di informazione: tra gli esempi più comprensibili, il catalogo di film e serie televisive presenti su Netflix. L’iniziativa di OASIS potrebbe estendere i casi d’utilizzo alle pubbliche amministrazioni — cosicché il termine rispetti il significato originario.

Via | Microsoft

OASIS lavora per creare lo standard del protocollo OData di Microsoft é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di martedì 28 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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ago
25

Twitter formalizzerà l’ingresso in The Linux Foundation alla LinuxCon

 

Logo di TwitterChris Aniszczyk – responsabile dell’open source per Twitter – sarà alla LinuxCon North America 2012 di San Diego, in California, per un intervento dal titolo The Open Source Technology Behind a Tweet: con l’occasione sarà formalizzato l’ingresso della società in The Linux Foundation, ufficiosamente già annunciato. Aniszczyk sostiene che Linux sia fondamentale per l’infrastruttura della tecnologia di Twitter, grazie all’abilità di essere pesantemente modificato e la società possiede alcune decine di migliaia di server con Linux.

Twitter intende supportare un’organizzazione importante per collaborare con una comunità in grado di migliorare Linux come la società con la propria piattaforma di microblogging. La contribuzione di Twitter all’open source spazia dagli strumenti utilizzati internamente – soprattutto riguardo a Cassandra, il database NoSQL di The Apache Software Foundation (ASF) – alle applicazioni acquisite da terze parti. L’ingresso della società in The Linux Foundation è una nota positiva a coronamento dell’idillio fra Twitter e l’open source.

Un idillio che, però, nelle ultime settimane si è guastato per l’aggiornamento delle Application Programming Interface (API) di Twitter con la versione 1.1. Mentre la società abbraccia The Linux Foundation, gli sviluppatori indipendenti organizzano petizioni e cercano alternative a un ecosistema che diventa sempre più “chiuso”: non è una contraddizione, perché le API e il codice sorgente degli strumenti utilizzati da Twitter sono due cose estremamente diverse. Tuttavia, è impossibile non citare il malcontento dei programmatori.

Via | TechCrunch

Twitter formalizzerà l’ingresso in The Linux Foundation alla LinuxCon é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di sabato 25 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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ago
25

Apache OpenOffice aggiornato alla 3.4.1 per Windows 8 e Mac OS X 10.8

 

Logo di Apache OpenOfficeApache OpenOffice 3.4.1 è il primo aggiornamento di manutenzione per la suite passata dalla governance di Oracle a quella di The Apache Software Foundation (ASF). Le novità, com’è intuibile, non aggiungono nuove funzioni: sono miglioramenti e correzioni degli errori riscontrati nel rilascio precedente. L’ultima versione introduce, però, il supporto a Windows 8 – che sarà disponibile soltanto dal 26 ottobre prossimo – e a Mac OS X 10.8 o Mountain Lion. Per quanto riguarda il sistema operativo di Microsoft non è citata Modern UI.

Altre novità includono il supporto alla traduzione di Apache OpenOffice 3.4.x in nuove lingue: finlandese, inglese britannico, khmer, sloveno e slovacco — così, gli idiomi supportati diventano 20. L’internazionalizzazione è migliorata per italiano, olandese, spagnolo e ungherese. Quanto alle piattaforme, i porting della suite sono completi per FreeBSD, OS/2 e Solaris, che s’aggiungono a Linux, Mac OS X e Windows. Sono previste una versione per AIX di IBM e una per HP-UX, mentre parrebbe essere stata interrotta quella per NetBSD.

Grazie al contributo degli utenti, Apache OpenOffice 3.4.1 risolve 69 problemi noti. Oltre alla disponibilità di un portale rinnovato per Extensions e Templates su SourceForge – che ne include rispettivamente 2388 e 628 – sono emerse delle informazioni più dettagliate sul futuro della suite. Se OpenOffice 3.5.x, nel primo quadrimestre del 2013, sarà improntato alla maggiore compatibilità coi documenti di Microsoft Office… il codice sorgente di Lotus Symphony consegnato ad ASF da IBM sarà integrato più tardi nella versione 4.0.x.

Via | The Apache Software Foundation

Apache OpenOffice aggiornato alla 3.4.1 per Windows 8 e Mac OS X 10.8 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di sabato 25 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
20

Arduino WiFi Shield, il primo componente per la connettività wireless

 

Fotografia di Arduino WiFi ShieldArduino WiFi Shield, presentato da Massimo Banzi, è il primo componente ufficiale per la connettività wireless con UNO, Mega e compatibili: non è il primo in assoluto, perché terze parti – ad esempio, la statunitense SparkFun – commercializzano già degli shield equivalenti. Ideato per i prodotti dalla Rev. 3, introdotta con la presentazione di Arduino Leonardo, WiFi Shield può essere collegato alle revisioni precedenti con una modifica illustrata nella guida degli sviluppatori. Ha un prezzo di 69€ più IVA e spese di spedizione.

La questione della compatibilità di Arduino WiFi Shield è importante: Arduino Leonardo non dovrebbe rientrare nella lista dei dispositivi che possono installare lo shield, perché i requisiti prevedono la presenza di una Serial Peripheral Interface (SPI) diversa da quella disponibile. È un problema relativo, considerando che Arduino Leonardo dovrebbe essere impiegato per realizzare dei dispositivi d’immissione che non normalmente richiedono un accesso diretto a internet. Prima di procedere all’acquisto è consigliabile informarsi.

Il prezzo superiore alla media di Arduino WiFi Shield è giustificato dai componenti integrati: anzitutto, è disponibile uno slot per MicroSD che estende le funzioni essenziali della connettività wireless. Le connessioni utilizzano il protocollo IEEE 802.11b/g grazie all’integrazione di HDG104 prodotto da H&D e supportano WEP e WPA2 Personal, mentre il chipset è un ATmega 32UC3 a 32-bit. La porta Micro-USB serve esclusivamente per l’aggiornamento del firmware in quanto l’alimentazione è erogata dal collegamento con UNO e/o Mega.

Via | Arduino

Arduino WiFi Shield, il primo componente per la connettività wireless é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di lunedì 20 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
19

Beck elude la pirateria col nuovo album che è un prodotto open source

 

Copertina di Song ReaderBek David Campbell (AKA “Beck”) è un musicista statunitense che ha deciso di recuperare una forma editoriale del passato per la pubblicazione del prossimo album: Song Reader, atteso in dicembre, è un libro che contiene soltanto le partiture delle nuove canzoni dell’autore — lasciando ai fan l’onere di suonarle. Quella che è stata una prassi della musica classica potrebbe diventare un inedito modello di business contro la diffusione della pirateria informatica e, in un certo senso, a favore dell’open source. Con qualche appunto.

Occorrono subito due precisazioni: anzitutto, Beck non ha menzionato esplicitamente la lotta alla pirateria nella decisione di non registrare in sala il nuovo album e le partiture non saranno rilasciate come open source. La natura “aperta” deriva dal fatto che Song Reader conterrà le istruzioni per creare la musica, insieme a delle miniature che ritraggono l’artista e i suoi strumenti, ma non è previsto che le partiture siano modificabili o ridistribuibili. Un dettaglio non indifferente per i musicisti che volessero ispirarcisi.

L’idea di Beck, con tutti i suoi limiti, è destinata a riaprire il capitolo della musica open source: Song Reader conterrà i sorgenti dell’album, ma non prevede una licenza “aperta”. Normalmente, la musica open source distribuisce soltanto il prodotto finale – privo dei sorgenti – con una licenza adeguata. Perché un contenuto possa davvero essere considerato “libero” gli artisti dovrebbero pubblicare sia le partiture, sia le registrazioni. Personalmente, fatico a citare degli esempi che rispettino queste premesse. Ne conoscete?

Via | The Register

Beck elude la pirateria col nuovo album che è un prodotto open source é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di domenica 19 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
19

HP ha assunto Alberto Torres, ex di MeeGo, ma non per lavorare a GRAM

 

Logo di GRAMAlberto Torres, ex responsabile dello sviluppo di MeeGo in Nokia, è stato assunto da Hewlett-Packard (HP) a guida della nuova Mobility Global Business Unit (GBU). La notizia sarebbe potuta essere importante per l’open source, considerando il prossimo rilascio di Open webOS 1.0 e la creazione di GRAM: una nuova sussidiaria di HP dedicata ai servizi del sistema operativo. Se possibile, invece, la società ha confuso ulteriormente la propria strategia nel settore mobile perché Torres non è stato assunto per GRAM, né per Open webOS.

Tanto il ruolo di GRAM, quanto quello di Torres restano incerti. La sussidiaria, che non produrrà hardware, dovrebbe limitarsi a gestire i servizi commerciali di Enyo — il framework per la realizzazione di applicazioni in HTML, CSS e JavaScript compatibili con qualunque browser e dispositivo. Mobility GBU, guidata da Torres, non produrrà software e dovrebbe concentrarsi sui tablet con Windows 8/RT. Una schizofrenia aggravata dal fatto che Open webOS 1.0 non supporterà il TouchPad per il quale è disponibile una Community Edition.

HP poteva investire sia nella produzione di device, sia nello sviluppo di un sistema operativo open source. Anziché puntare sul rilancio di Open webOS, HP sembra piuttosto intenzionata a scommettere su Windows 8/RT che non convince neppure i più entusiasti dei prodotti di Microsoft. Senza una gamma di dispositivi Open webOS rischia di diventare un divertissement per “smanettoni” com’è stato con MeeGo e probabilmente sarà con Tizen. Sarebbe preferibile donarlo a The Apache Software Foundation (ASF) della quale adotta la licenza.

Via | The Verge

HP ha assunto Alberto Torres, ex di MeeGo, ma non per lavorare a GRAM é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di domenica 19 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
09

The Open Group ha “liberato” i sorgenti di Common Desktop Environment

 

Logo di The Open GroupThe Open Group, il consorzio che detiene i marchi registrati e mantiene gli standard di UNIX, ha “liberato” i sorgenti di Common Desktop Environment (CDE): l’ambiente grafico conosciuto negli anni ’90. Il rilascio, che prevede la licenza MIT, completa la disponibilità di Open MOTIF, il toolkit open source utilizzato per generare i widget di X. Installabile potenzialmente su qualunque sistema operativo POSIX, CDE è considerato in fase alpha ed è scaricabile soltanto per Linux. È giusto un tuffo nel passato per i più nostalgici.

I sorgenti di MOTIF sono disponibili da oltre vent’anni, ma il toolkit non è più necessario per la compilazione dei componenti fondamentali di X.Org e il suo ruolo è stato rimpiazzato in fretta da Gtk+ e Qt. CDE non è mai decollato per via dei sostenuti costi delle licenze e rilasciarne oggi i sorgenti è piuttosto un tentativo di onorarne la memoria: difficile che qualcuno pensi davvero d’integrarlo in una distribuzione nonostante i dubbi sul futuro degli altri desktop environment. Il livello di CDE 2.2.x non regge il confronto.

Equivarrebbe a installare Imagine per la modellazione tridimensionale via MS-DOS. Eppure, CDE ha avuto un ruolo di primaria importanza nel design delle interfacce-utente ed esplorarne i sorgenti è indubbiamente una possibilità educativa. Non è escluso che qualcuno pensi di renderlo disponibile in una distribuzione “leggera”, magari nella prototipazione sui dispositivi integrati. Un desktop moderno – allo stato attuale – non potrebbe certo beneficiarne, ma gli screenshot che sono stati proposti suscitano una gradevole nostalgia.

Common Desktop Environment (CDE)

Common Desktop Environment (CDE)Common Desktop Environment (CDE)Common Desktop Environment (CDE)Common Desktop Environment (CDE)

Via | The H Open

The Open Group ha “liberato” i sorgenti di Common Desktop Environment é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di giovedì 09 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
07

Pixar propone delle librerie per la subdivision surface su OpenSubdiv

 

Logo di Pixar Animation Studios

Pixar Animation Studios – la società d’animazione cinematografica tridimensionale co-fondata da Steve Jobs – ha partecipato al SIGGRAPH 2012 di Los Angeles, che si chiuderà giovedì, annunciando un nuovo progetto open source: è OpenSubdiv, un “contenitore” per delle librerie orientate alla subdivision surface. Quest’ultima è un metodo per smussare i poligoni che utilizza una serie di processi ricorsivi per ottenere un risultato sempre più preciso. È un sistema paragonabile a una moderna forma di scultura nella computer graphics.

Le librerie proposte con OpenSubdiv sono le stesse utilizzate internamente da Pixar per la realizzazione dei celebri lungometraggi animati — incluso, ad esempio, Toy Story 2 che ha ispirato gli sviluppatori di Debian per il nome in codice di Wheezy. OpenSubdiv utilizza la parallelizzazione fra unità centrali e processori grafici: le librerie richiedono IlmBase di OpenEXR, rilasciato sotto una licenza compatibile con la BSD, e opzionalmente possono essere sfruttate col SDK di Maya che è distribuito da Autodesk come closed-source.

La prima libreria di OpenSubdiv è disponibile in un repository su GitHub e può essere compilata con Linux e Windows. Il supporto a Mac OS X è definito «parziale», ma i dettagli in merito sono piuttosto lacunosi. Un aspetto controverso del progetto di Pixar riguarda, però, la licenza di rilascio: OpenSubdiv è rilasciato sotto Microsoft Public License (MS-PL), una scelta che non sembra legata alle dipendenze dei sorgenti. Inutile sottolineare che non è free software. Perché adottare una licenza simile se non risulta obbligatorio?

Via | The H Online

Pixar propone delle librerie per la subdivision surface su OpenSubdiv é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di martedì 07 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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ago
04

Adobe ha rilasciato Source Sans Pro: è il primo carattere open source

 

Logo di Open @ AdobeSource Sans Pro è la prima famiglia di caratteri a essere distribuita sotto OFLv1.1 da Adobe. Realizzata da Paul Hunt, è apparsa inizialmente su Brackets — il nuovo editor per HTML5, CSS3 e JavaScript. Il carattere è stato creato con Adobe Font Development Kit for OpenType (AFDKO) ed è concepito per l’utilizzo nelle interfacce-utente. Source Sans Pro è una variante dello stile gotico senza grazie: sono evidenti le somiglianze con News Gothic, la popolare typeface di Morris Benton per l’American Type Founders che risale al 1908.

Il carattere è disponibile in sei varianti: Light, Book, Normal, Semi-Bold, Bold e Ultra-Bold. Ognuna di esse prevede la versione in corsivo. Source Sans Pro può essere scaricato dall’archivio di Open @ Adobe su SourceForge oppure integrato da Google Web Fonts che – oltre a permettere il download dei file – consente d’utilizzare l’attributo @font-face dei CSS per l’inserimento da remoto sulle pagine web. Un aiuto per i designer è la specifica del font-weight allegata alla presentazione delle varianti sulla piattaforma di Google.

Adobe non ha ancora rilasciato le versioni di Source Sans Pro per gli alfabeti cirillico e greco, ma Hunt dovrebbe realizzarle entrambe e proporre una versione monospace che alcuni utenti entusiasti vorrebbero sostituire a Menlo su Xcode di Apple. Non esistono delle indiscrezioni sulla disponibilità di un’eventuale variante serif che completerebbe il set. Source Sans Pro è scaricabile in OTF e TTF: per utilizzarlo sul web, garantendo la retro-compatibilità con Internet Explorer, potrebbe essere necessario creare il formato EOT.

Via | LGW

Adobe ha rilasciato Source Sans Pro: è il primo carattere open source é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di sabato 04 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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