giu
02

Compilare ed installare GNOME 3 Shell su Ubuntu

 

Ormai la maggior parte dei blog che trattano argomenti sull’opensource lascia largo spazio a notizie sugli sviluppi del nuovo ambiente desktop KDE. Pochi di questi purtroppo parlano degli sviluppi di GNOME 3, anche se è vero che il lavoro procede molto lentamente, ma qualcosa gli sviluppatori del piedino stanno facendo.

Così oggi curioso di vedere le novità del mio DE preferito, mi son deciso di compilare tramite jhbuild la nuova GNOME Shell, ossia il nucleo di GNOME 3. Esso è un nuovo concept di interazione con il desktop e non è altro che un rimpiazzo per gnome-panel e metacity, ossia niente di travolgente. Il software propone una nuova gestione del multidesktop, del menu e dei documenti offrendo un’interfaccia grafica rimodernata, mantenendo allo stesso tempo le caratteristiche tipiche di GNOME, ovvero l’ordine, la razionalità e l’essenzialità.

Dal momento che installeremo solo un’applicazione non dovreste incorrere in alcun tipo di problema, anche perché il tutto non verrà veramente installato, ma solo copiato in una directory nella propria home. Infatti noi compileremo la Shell tramite uno script preparato appositamente dagli sviluppatori nella guida ufficiale.

Prima di tutto installate le dipendenze. Se ogni tanto vi capita di compilare applicazioni GTK+ dovreste essere al sicuro con i requisiti, visto anche che non stiamo compilando chissà quali librerie sperimentali, però questo comando è consigliato dallo stesso script che si occuperà di compilare GNOME Shell, e installerà tutto l’occorrente:

$ sudo aptitude install libgstreamer0.10-dev libxss-dev xserver-xephyr
xulrunner-dev libreadline5-dev python-dev mesa-common-dev libgl1-mesa-dev
libwnck-dev librsvg2-dev libgnomeui-dev libgnome-menu-dev libffi-dev
libgtk2.0-dev libgconf2-dev libdbus-glib-1-dev gtk-doc-tools gnome-common
git-core flex bison automake curl build-essential jhbuild

Ora scaricate lo script che ci permette di crere l’ambiente di lavoro che potreste voler personalizzare modificando il file ~/.jhbuildrc-custom, ad esempio per installare in /opt invece che nella home utente (ma in questa guida assumo che non lo facciate).

$ wget http://git.gnome.org/cgit/gnome-shell/plain/tools/build/gnome-shell-build-setup.sh
$ bash gnome-shell-build-setup.sh

Ora date l’ultimo comando che scarica, configura, compila ed installa i sei moduli necessari.

$ jhbuild build

Nel giro di una mezz’ora al massimo avrete tutto installato e pronto all’uso e successivamente basterà ridare lo stesso comando per aggiornare il tutto. Ora per avviare GNOME Shell bisogna ovviamente loggarsi in GNOME  e, lanciato un terminale, dare questi due comandi:

$ cd ~/gnome-shell/source/gnome-shell/src
$ ./gnome-shell --replace

Per chiudere dovrebbe bastare un “Ctrl+C”. Al momento non viene consigliato alcun metodo per avviare GNOME Shell in automatico all’avvio di GNOME, anzi credo che sia giusto scoraggiare l’idea che qualcuno possa farne un uso stabile.

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mag
30

Imparare ad usare Gimp in 22 video lezioni

 

Uno dei software più utilizzati in assoluto sui computer è certamente quello per il fotoritocco. Quanti di voi non conoscono il famoso e pluridecorato Photoshop? Tutti, prima o poi, provano ad usarlo e si rendono conto di quanto sia semplice iniziare a creare i primi foto ritocchi.

Ma altrettanti di voi avranno notato i non pochi soldini che ci vogliono per acquistare una licenza di Photoshop. Orbene, ancora una volta, per la serie “non esiste nulla che si fa su altri sistemi operativi che con Linux non si possa fare” eccoci qui a parlare del più famoso software di fotoritocco rilasciato con licenza Free Software e completamente gratuito: The Gimp.

Grazie all’impegno costante dell’Istituto Majoarana di Gela, l’uso di The Gimp diventa semplicissimo e chiunque sarà in grado di usare le funzioni di base e quelle più avanzate grazie a 22 video lezioni. Dal disegno a mano libera all’utilizzazione dei complessi Script-fu, The Gimp non avrà più segreti e sono certo che sarete ben lieti e soddisfatti di avere un potentissimo software di fotoritocco sul vostro computer completamente gratis. Se volete accedere alle pagine delle video lezioni, potete seguire questo link.

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apr
03

Gestire mp3 player Samsung Q1 su Linux

 

Ieri un mio caro amico che ha da poco tempo installato Ubuntu sul suo computer ha avuto un piccolo problemino:  non riusciva a far riconoscere il suo player mp3, un Samsung Q1, al sistema. Così mi ha chiesto aiuto e io un pò imbarazzato non sapevo che rispondergli.

Il problema era che Rhythmbox e Amarok non riusciavano a visualizzare il player, anche se tramite il comando lsusb qualcosa si vedeva. Ragionandoci un pò ho pensato che la causa di ciò era una vecchia versione del pacchetto libmtp, le librerie utilizzate per il trasferimento di file ai dispositivi multimediali.

Quindi era giunto alla conclusione che bisognava installare l’ultima versione aggiornata di queste librerie, e vediamo quindi come compilarle. Prima però installate le seguenti dipendenze:

$ sudo apt-get install build-essential libusb libusb-dev g++

Ora scaricate il pacchetto da questa pagina e passate alla compilazione e all’installazione vera e propria:

$ cd libmtp-0.3.7
$ ./configure --prefix /usr
$ make
$ sudo make install
$ sudo cp libmtp.rules /etc/udev/rules.d/

Riavviate il computer e date infine questo comando per vedere se tutto è andato per il verso giusto:

$ mtp-detect

Installata libmtp potete ora gestire il vostro Samsung Q1 con l’ultima versione di Rhythmbox o di Amarok facendo attenzione ad aver spuntato il plugin MPT nul menù dei player.

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mar
29

Dropbox, l’innovativo servizio di storage online (anche su KDE)

 

Una della cose che cerchiamo in un servizio web di storage online e la sincronizzazione veloce, tra il nostro hard disk e quello virtuale. In questa via si muove Dropbox*, una delle soluzioni più semplici che ho mai visto.

Funziona cosi: installiamo il client di Dropbox, e quando vogliamo caricare qualche file sul nostro spazio online, semplicemente, facciamo un drag and drop del file stesso nella cartella di Dropbox, e da qui sarà automaticamente “uploadato” sul nostro account del servizio web.

Inoltre potremo condividere il link ai nostri file con altri utenti o sincronizzare questi con altri computer. Se cancelliamo o modifichiamo un file nella nostra cartella Dropbox lo stesso avverrà nel hard disk virtuale. Lo spazio a nostra disposizione è di 2 gb, ma si può ampliare aquistando l’account Pro a 99€ all’anno.

Per installarlo su Ubuntu basta aggiungere al nostro file /etc/apt/sources.list queste due righe di repository e installare i pacchetti dropbox e nautilus-dropbox.

deb http://linux.getdropbox.com/ubuntu intrepid main
deb-src http://linux.getdropbox.com/ubuntu intrepid main

Dopo l’installazione e la registrazione al servizio bisogna riavviare Nautilus, il file manager di default di Gnome. Date quindi dal terminale questo comando:

$ killall nautilus

Devo dire che l’integrazione che Nautilus è veramente impeccabile, ma non è la stessa cosa su KDE. Infatti Dropbox è stato ideato per funzionare solo con Nautilus, quindi in un ambiente Gnome. Su internet ho trovato molte discussioni di utenti KDE che cercavano un aiuto per installare questo programma sul loro ambiente.

In realtà possiamo installare Dropbox su KDE facilmente partendo dai file sorgente. Scaricate quindi i binari da questo indirizzo ed estraete il contenuto del pacchetto in ~/.dropbox-dist/. Date dunque da terminale questi comandi:

$ mkdir ~/.dropbox-dist
$ tar -C ~/.dropbox-dist -zxvf dropbox-lnx.x86-0.6.416.tar.gz

Infine per avviarlo lanciate il file dropboxd all’interno della cartella appena creata. Per comodità, per evitare di dare sempre un comando da terminale, potete avviare in automatico Dropbox all’avvio del sistema:

$ ln -s ~/.dropbox.dist/dropboxd ~/.kde/Autostart/dropboxd

Dato che si può installare in qualsiasi sistema (infatti è multipiattaforma) vi consiglio di provarlo, dato che è un servizio veramente eccezzionale che ha già fatto una piccola rivoluzione all’interno di siti di stonage file.

_____

* Link referral.

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mar
13

Installare il nuovo sistema di notifiche proposto da Canonical

 

Ormai l’attesa per il rilascio ufficiale di Ubuntu 9.04 sta crescendo vertigiosamente, nonstante siamo quasi arrivati alla prima versione beta. Questa versione apporterà, come sempre, parecchi miglioramenti e uno di questi che è senza dubbio uno degli aspetti più interessanti è sicuramente l’introduzione del nuovo sistema di notifiche.

Questo sistema marcato Canonical è un progetto molto innovativo, anche se a prima vista può essere considerato come delle banali notifiche. Esso è cross-desktop e sarà quindi scritto in GTK+ per GNOME e in Qt per KDE, cercando di condividere la maggior quantità di codice possibile.

Certamente se uno intendesse invece interagire proprio con la notifica si troverà deluso dal fatto che questa svanisce a tradimento: una delle idee di fondo di questo sistema è che non ci dovrebbe mai essere nessuna interazione con le finestre di notifica, nemmeno per chiuderle.

Come ho già detto sopra ciò verrà implementato in Jaunty Jackalope, ma tutti gli utenti Ubuntu che usano Intrepid possono provare questo sistema di notifiche tramite il repository qui sotto. Premetto con il dire che ora come ora non sono tante le applicazioni che le integrano, ma mi sembra comunque molto interessante dare un’ occhiata a ciò. Aggiungete quindi al vostro /etc/apt/sources.list il seguente repository:

deb http://ppa.launchpad.net/pnutzh4x0r/ppa/ubuntu intrepid main

Autenticate ora il ppa appena aggiunto.

$ gpg --keyserver keyserver.ubuntu.com --recv-keys   5787FFB0B4BCBE8A8EC071927D5C3DFD3D4BB1B3
$ gpg --export -a   5787FFB0B4BCBE8A8EC071927D5C3DFD3D4BB1B3| sudo apt-key add -

Aggiornate ora il gestore dei pacchetti e installate queste succulenti notifiche

$ sudo aptitude update
$ sudo aptitude install notify-osd

Ora per avviarlo basta dare dal terminale:

$ cd /usr/lib/notify-osd/
$ ./notify-osd

Che ne pensate? Secondo me questo progetto è molto interessante e all’avanguardia, perché ammoderna un aspetto del desktop Gnu/Linux rimasto parecchio indietro rispetto alla concorrenza proprietaria.

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mar
10

Gestire le nostre foto su Flickr e Zooomr con jUploadr

 

Ho sempre avuto grandi problemi con Flash, in particolare su Linux, con rallentamenti vari e mancate visualizzazioni. Ad esempio quando carico delle foto sulla mia galleria di immagini targata Flickr, Firefox crasha comportando quindi il mancato upload delle foto da me scelte. Così ho cercato una soluzione a questo problema con l’intento di trovare un programma che permettesse di caricare le mie foto direttamente su Flickr.

Come ben saprete Flickr è senza dubbio uno degli strumenti più utilizzati nel web per la gestione delle gallerie fotografiche, nonchè un dei migliori servizi di sempre. Io ho acquisto un account Pro circa cinque mesi fa e da quel momento ho caricato più di 700 foto, anche se nell’ultimo periodo non ne ho fatto un grande uso.

Nella ricerca di un programma che potesse soddisfare le mie esigenze, ho trovato jUploader, un client multipiattaforma che ci permette di gestire le nostre foto su Flickr e su Zooomr, un servizio di cui non ho mai avuto l’occasione di usare. Questo programma oltre a svolgere l’operazione di upload, grazie alla sua interfaccia ci permette di inserire la descrizione e i tag da assegnare all’immagine.

Praticamente con jUploadr possiamo svogere tutte le operazioni che facciamo su Flickr o su Zooomr tramite la sua semplice interfaccia in maniera molto semplice e veloce. Per questo è il suo utilizzo è altamente consigliato. Per installarlo dovete seguire alla lettera questo piccolo tutorial che va bene per qualsiasi distribuzione.

Innazitutto dovete andare sul sito di jUploadr e scaricare il pacchetto che contiene il programma in questione. Quindi scompattate l’archivio in /opt. Questa è una mia scelta, voi potete metterlo in qualsiasi altra directory.

$ sudo tar -C /opt -xzvf jUploadr*tar.gz
$ sudo mv /opt/jUploadr* /opt/jUploadr

Create ora la voce adeguata per il menu con il vostro editor di testo preferito, nel mio caso Gedit.

$ sudo gedit /usr/share/applications/juploadr.desktop

Nel file vuoto che vi si aprirà incollate queste righe:

[Desktop Entry]
Encoding=UTF-8
Name=jUploadr
Comment=Un client per gestire foto su Flickr e Zooomr
Exec=/opt/jUploadr/jUploadr
Icon=/opt/jUploadr/juploadr_icon.png
StartupNotify=true
Terminal=false
Type=Application
Categories=Applications;Network

Ora lanciate l’applicazione che si trova in Applicazioni -> Internet e aperto il programma dovreste ritrovarvi con qualcosa del genere.


Semplice e piacevole, non c’è che dire…

È ormai da un paio d’ore che sto utilizzando questo programma e ogni volta che lo apro ne rimango stupefatto dalla semplicità e dall’usabilità. D’altronde non sono l’unico che pensa ciò.

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feb
26

Nessun supporto Linux per i nuovi iPod Nano

 

Non che ne abbia parlato tanto, ma questo natale i miei genitori mi hanno regalato il nuovo iPod Nano da 8 gb, dato che il mio vecchio lettore mp3 aveva fatto una brutta fine. Questo iPod fa parte della nuova generazione dei modelli Nano, precisamente alla quarta.

Di solito molti programmi su Linux supportano perfettamente i modelli più generici di iPod, ma sta volta è un pò diverso: infatti non vi è nessun supporto, o meglio non vi è un completo supporto. La situazione non è molto chiara neanche per me.

Ho provato a collegare l’iPod e gestirlo con diversi player: alcuni, come Rhythmbox e Amarok, me lo hanno riconosciuto subito, ma non mi permettevano di gestirlo per qualche oscura causa.

Dopo l’espulsione inoltre ho trovato uno strano errore al database: tutte le copertine degli album delle canzoni presenti nel iPod erano stato modificate o rimosse, nonostante i tag IDE3 fossero corretti. Questo misterioso errore è stata la causa di numerosi ripristini di sistema.

Come può sembrare di primo impatto, si può tendere a incolpare Linux per questo mancato supporto, ma stavolta non è proprio così.

A quanto pare la Apple l’ha fatta un pò zozza: come sospettavo hanno modificato parecchio la gestione delle copertine ed altre cosette inserendole in un database dal formato proprietario. Ovviamente con iTunes ci si riesce tranquilamente, ma con altri player la situazione cambia radicalmente.

Non ci resta quindi che sperare in aggiornamenti futuri.

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feb
15

Non il solito post su KDE4

 

Credo che sia finalmente arrivato il momento di parlare di questo nuovo desktop environment, non in modo tecnico, ovvero come installarlo, ho intenzione bensì di fare qualche riflessione. Inizio col dire che questo non sarà il solito post su KDE4 e non voglio che faccia la fine di quello di Piplos*, dove un’ ondata di maleducati lo ha esplicitamente insultato.


Il logo è veramente carino

Come ben saprete da più di un anno nei desktop di molti linux user vi è in utilizzo un ambiente desktop molto innovativo, tanto amato quanto criticato. Stiamo parlando di KDE4, la nuova versione di uno dei migliori de, considerato da molti addirittura il migliore (KDE, non KDE4).

Perchè rivoluzionario? Quali sono le innovazioni? Questo ambiente si basa su dei pilastri, come usano chiamarli gli sviluppatori, che rappresentano le tecnologie principali. Le novità di rilievo sono quindi Plasma, Oxygen, Solid, Akonadi, Phonon, KWin, Decibel, Dolphin, etc etc.

Ormai è da qualche mesetto che lo sto provando su una partizione di prova e seguo con molto interesse gli sviluppi di di questo progetto tramite i repository Nightly. Pian piano tutti i problemi e i bugs che erano presenti nelle prime versioni si stanno superando, però ancora non ci siamo.

In effetti è l’unico progetto realmente degno di nota in questo momento, ma ciò non giustifica niente. Poche settimane fa è uscita la versione 4.2 e si notano alcuni miglioramenti, ma ancora siamo lontani ad arrivare a definire KDE4 come un ambiente desktop usabile.

Troppi malfunzionamenti, troppi bugs, troppi crash e freeze. Considerate che solo oggi sono stati segnalati 173 bugs.

Ma non sta bene criticarlo: esso è un progetto ancora in via di sviluppo destinato per ora solo a persone che hanno la mentalità da tester, interessati a seguire l’iter di questo de. È un ambiente in divenire e per questo spesso le cose non funzionano, si tratta di lavori in corso.

No a KDE4, almeno per ora. Secondo me è solo un fatto di tempo e per vederlo stabile e completo sui nostri desktop si dovrà arrivare minimo alla versione 4.4, e probabilmente solo allora passerò a KDE4**. Ora mi tengo stretto il mio  Gnome, sarà obsoleto o quel che vi pare ma io mi ci trovo benissimo.

_____

* Ora il post linkato è protetto tramite un password.

** Sempre se non vi saranno novità su Gnome 3.

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feb
15

Finalmente Debian 5.0

 

Finalmente dopo 22 lunghissimi mesi di sviluppo sono felice di annunciarvi del rilascio ufficiale di Debian 5.0, nome in codice Lenny. Esso è avvenuto circa una settimana fa nel giorno di San Valentino e ciò rappresenta un importantissimo evento nel mondo dell’open source, seppur la notizia sia passata in secondo piano.

Il sistema operativo universale per eccellenza ormai supporta innumerevoli architetture di processori e ora il port per pacchetti destinati a sistemi ARM è stato deprecato da un nuovo port ARM EABI. Il kernel Linux di default è fornito nella versione 2.6.26 mentre il server grafico è X.Org 7.3 (che supporta la configurazione automatica con la maggior parte dell’hardware).

Inoltre Lenny contiene ben quattro ambienti grafici: KDE 3.5.10, GNOME 2.22.2, Xfce 4.4.2 e LXDE 0.3.2.1. Le versioni dei due principali desktop environment non sono le più recenti, ma garantiscono quella stabilità che non sempre è garantita nei rilasci più recenti.

Ovviamente è consigliato il download usufruendo del torrent dell’immagine del sistema. Mi raccomando, aggiornate e godetevi tutte le novità del mondo di Debian.

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feb
15

Dare una ripulita ad Ubuntu

 

Ubuntu installa di default tantissimi pacchetti che rischiano di far passare inosservato tutto il recente lavoro svolto nello snellimento di GNOME, soprattutto in termini di richieste di RAM e nei tempi d’avvio.

Inoltre installando e disinstallando programmi è possibile che nel nostro sistema rimangano file di configurazione e librerie non più utilizzati. Questi file occupano inutilmente la memoria del nostro sistema, vediamo quindi come ripulire la nostra Ubuntu.

Innanzitutto iniziamo a dare una bella ripulita cancellando la cache dei programmi installati e di quelli disinstallati e rimuovendo tutte le dipendenze inutilizzate.

$ sudo apt-get clean
$ sudo apt-get autoclean
$ sudo apt-get autoremove

Grazie a questi tre piccoli comandi da shell, potremo mantenere sempre efficiente la nostra distro. Ora dobbiamo dare una ripulita a tutte le configurazioni inutili dei programmi disinstallati.

$ sudo dpkg --purge `COLUMNS=300 dpkg -l "*" | egrep "^rc" | cut -d -f3`

Bene, adesso occupiamoci di un’altro aspetto, legato soprattutto all’uso sconsiderato della nostra RAM: i servizi che vengono caricati all’avvio, in Ubuntu sono davvero tanti. quindi armiamoci degli strumenti che ci fornisce la nostra distro e agiamo, per Ubuntu consiglio di installare il pacchetto bum (Boot Up Manager) e di disabilitare i seguenti servizi:

bootlogd
stop-bootlogd
rsync
apmd
powernowd
acpi-support
laptop-mode
mdadm

Un ultimo accorgimento che posso darvi è di installare il pacchetto localepurge, una piccola applicazione che può liberare circa 50 mb di spazio, eliminando i file di localizzazione di lingue di cui ignorate perfino l’esistenza.

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feb
09

Aggiornare ad Ubuntu Jaunty Jackalope: considerazioni varie

 

Ho notato che ancora non avevo mai scritto qualcosa su Jaunty Jackalope. Colgo quindi questa occasione per scrivere qualcosa sulla nuova versione di Ubuntu e per dare qualche spazio alle mie riflessioni.

Innanzitutto la Canonical ha riposto in Ubuntu 9.04 grandi speranze, così grandi addirittura da affermare che l’esperienza con questa versione di Ubuntu sarà paragonabile a quella offerta dalle proposte di Microsoft e Apple. Questo è un grande obiettivo, secondo me ancora impossibile.

C’è da dire che, sebbene sia ancora in fase alpha, sia tratta di una distribuzione eccezionale, anche se a prima vista può sembrare soltanto una migliore riscrittura di Intrepid. Una delle caratteristiche principali che caratterizzeranno Jaunty, ovvero l’utilizzo del kernel 2.6.28, è già stata implementata in questo stadio del processo di sviluppo. Features importanti come X Server 1.6 necessitano ancora di un notevole percorso di ottimizzazione, poichè esso (giunto alla seconda release candidate) risulta essere una delle cause principali dei crash del sistema.

Per aggiornare da Ubuntu 8.04 ad Ubuntu 9.04 alpha 4 bisogna semplicemente cambiare i repository con quelli di Jaunty, aggiornare il gestore dei pacchetti e procedere con l’aggiornamento vero e proprio. Date quindi dal terminale i seguenti comandi:

$ sudo sed -i {s/intrepid/jaunty/g} /etc/apt/sources.list
$ sudo apt-get update
$ sudo apt-get dist-upgrade

Un consiglio che vi do è di evitare l’aggiornamento, per quanto possibilem; esso infatti è molto probabile che comporti il blocco definitivo del sistema. L’idea migliore quindi è sicuramente quella di installare Jaunty dal principio.

Per concludere, volevo chiarire tutte le voci sull’implemento di LILO in Jaunty come bootloader predefinito: LILO non verrà usato. La sua installazione era soltanto una dipendenza sbagliata all’interno del pacchetto del kernel, che ancora (da tempo immemore) lo consigliava al posto di Grub.

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feb
05

Gwibber, il miglior client di microblogging

 

Ormai sul Web stanno nascendo nuove forme d’interazione più immediate rispetto a quelle tipiche di un blog. Esse sono gli strumenti di microblogging, i famosi servizi di “aggiornamento di stato” che fanno tanto Web 3.0. Sto parlando di  Twitter, Identi.ca, Jaiku e compagnia bella, tutti servizi che ci permettono che dire ciò che ci pare in soli 140 caratteri.

Questi servizi di microblogging possono essere integrati in vari programmi, dei client che ci permettono di postare esattamente lo stesso messaggio su tutti i nostri account. Uno di questi si chiama Gwibber, un programma opensource scritto in Python, un ottima soluzione per il microblogging su Linux.

Per installarlo su Ubuntu Intrepid dovete aggiungere al vostro /etc/apt/sources.list la seguente riga di repository e, dopo aver aggiornato, installate il pacchetto chiamato gwibber:

deb http://ppa.launchpad.net/gwibber-team/ubuntu intrepid main
deb-src http://ppa.launchpad.net/gwibber-team/ubuntu intrepid main

Discorso a parte va fatto per Jaunty Jackalope*, poichè ancora non è stato inserito nei repository; si deve quindi installarlo tramite Bazaar. Innanzitutto bisogna installare le dipendenze:

sudo apt-get install bzr libwebkit-1.0-1 libwebkit-dev
python python-cairo-dev python-dbus python-distutils-extra python-egenix-mxdatetime
python-gconf python-gtk2 python-notify python-simplejson
python-webkitgtk

Ora bisogna installare Feedparser, poichè senza di esso il nostro client di microblogging non si avvia. Scaricatelo e installatelo con i seguenti comandi:

wget http://feedparser.googlecode.com/files/feedparser-4.1.zip
unzip feedparser-4.1.zip
cd feedparser-4.1/
sudo python setup.py install

Passate ora quindi all’installazione vera e propria di Gwibber digitando esattamente questi comandi:

bzr branch lp:gwibber
cd gwibber/
sudo python setup.py install

_____

* La sto provando da un pò di tempo e devo dire che sta venendo su una distribuzione davvero eccezionale, ma preferisco parlarne in un altro momento.

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feb
02

Progetto Neon: installare KDE 4.2 su Ubuntu Intrepid

 

La settimana scorsa è stato rilasciata la versione 4.2 di KDE, nome in codice “The Answer“. Dopo due minor release che hanno molto poco soddisfatto la comunità di utenti (tanto da spingerne numerosi verso il rivale Gnome), Kde ha annunciato che questa dovrebbe essere la prima versione completamente fruibile dagli end-user. In effetti le novità introdotte da questa versione rispetto all’iniziale KDE 4.0 sono molteplici, anche se secondo me non si arriva ancora ad un ambiente desktop completo e usabile.

Il modo più usato e consigliato per provare questo DE sulla nostra Ubuntu è compilarlo* tramite kdesvn-build, uno script creato appositamente dagli sviluppatori di KDE per testare le ultime versioni di sviluppo, ma il metodo più facile e veloce è sicuramente quello tramite i repository Nightly del Neon Project. Esso contiene una serie di pacchetti aggiornati quotidianamente del trunk di KDE e il vantaggio principale di questo approccio consiste nell’avere un KDE 4 molto aggiornato ma installato secondo il gestore di pacchetti di sistema.

Vediamo quindi come installare KDE 4.2 su Ubuntu 8.10, Intrepid Ibex. La prima cosa che dovete fare è aggiungere al vostro /etc/apt/sources.list la seguente riga:

deb http://ppa.launchpad.net/project-neon/ubuntu intrepid main

Ora dopo aver dato un bel update installate tramite linea di comando il pacchetto contenente KDE 4.2:

sudo aptitude install kde-nightly

Al riavvio per accedere all’ambiente appena installato dopo scegliere all’avvio la sessione Kde-Nightly.

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gen
30

Installare una copia in locale di WordPress 2.7 su Linux

 

L’ultima versione di WordPress ha portato con sé parecchie nuove funzioni interessanti, e per questo è un aggiornamento caldamente consigliato.

Tuttavia, prima di procedere all’installazione della release 2.7 sul proprio blog, non sarebbe male poterne testare le funzionalità su una copia in locale, al fine di scongiurare brutte sorprese ed incompatibilità.

Per fare ciò di solito è necessario mettere in piedi una installazione LAMP sul proprio computer, ma configurare i vari pezzi affinché possano funzionare insieme potrebbe essere cosa lunga e faticosa, soprattutto per chi non conosce approfonditamente il funzionamento delle parti che ne compongono il sistema.

Su Linux, in particolare su Ubuntu, basterebbero pochi comandi per procurarsi dai repository i pacchetti necessari, ma questa procedura comporta anche il recupero delle varie dipendenze connesse a tali pacchetti, di cui non è sempre facile liberarsi quando non se ne ha più bisogno. Inoltre rimane sempre la questione della configurazione e della gestione dei servizi installati che preclude una certa dimestichezza.

Una soluzione all in one

Con Bitnami WordPress Stack possiamo invece concederci il lusso di non dover pensare a come far combaciare le parti che compongono un sistema LAMP ed addirittura è possibile avere una copia di WordPress 2.7 già pronta per i nostri esperimenti.

Infatti, il bundle di installazione comprende uno stack preconfigurato di Apache, MySQL e PHP che va ad installarsi in una cartella a nostra scelta. Ivi contenuti ci sono tutti i file di cui abbiamo bisogno, senza dover scomodare nessun package manager.

L’installer è di facile utilizzo, dopo avergli dato i permessi di esecuzione ( tramite interfaccia grafica o con il solito chmod +x ) ed averlo lanciato, ci si presenterà di fronte un classico wizard “Avanti Avanti Avanti Fine” che non ha bisogno di grandi interventi se non nell’immissione di un nome utente e password.

Terminata la procedura si aprirà una pagina di benvenuto dalla quale potremo accedere alla nostra copia locale di WordPress.

Da questo momento in poi potremo effettuare tutte le operazioni che facciamo di solito sul nostro blog, con un qualcosa in più dato dalla velocità di esecuzione e dalla libertà di accesso alle parti più intime del CMS tramite la naturale interfaccia del sistema operativo al quale siamo abituati.

Gestire i servizi

Come già accennato in precedenza, tutti i programmi necessari sono nella cartella scelta per l’installazione, compreso lo script che controlla l’utilizzo dei servizi Apache e MySql.

La sintassi è molto semplice:

./ctlscript.sh (start|stop|restart)
./ctlscript.sh (start|stop|restart) mysql
./ctlscript.sh (start|stop|restart) apache

Possiamo dunque far partire/fermare l’intero stack oppure solo un singolo servizio.

Per disinstallare tutto basta lanciare lo script uninstall che viene creato in fase di installazione o semplicemente cancellare la cartella.

Fonte

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gen
25

Installare i driver della Vodafone Internet Key su Linux

 

Come avrete potuto notare dalla notevole pubblicità degli ultimi giorni, sulle reti televisive nazionali, arriva sul mercato italiano di telefonia mobile un nuovo prodotto marchiato Vodafone che punta tutto alla facilità di collegamento ad internet in mobilità.

Il suo nome è Vodafone Internet Key ed è una penna usb con integrato un modem Gprs/Umts/Hsdpa/Hsupa, che si affianca (o forse dovremo dire “che va a sostituire”) i più ingombranti internet box e le varie connect card (sempre più destinate all’oblio, pare). Alta velocità nel taschino: è questo il sunto di questo mini-modem usb. Niente più ingombranti schede Pcmcia da inserire in un portatile, nessun ingombrante modem con cavo, solo una banale penna usb lunga un paio di cm e pesante pochi grammi.

Vediamo ora come configurare questa pennetta usb con Linux. Innanzitutto dovete scaricare i driver messici a disposizione da BetaVine Forge. Potete scaricarli qui ed ovviamente ci sono diversi pacchetti per le diverse architetture. Dopo aver scaricato il pacchetto procedete da terminale con l’installazione digitando dalla cartella destinazione di download.

sudo chmod +x vodafone-mobile-connect-card-driver-for-linux-2.0.beta3-ALL-i386-installer.run

Dopo aver quindi dato i permessi d’esecuzione al file eseguibile fate l’installazione vera e propria.

sudo ./vodafone-mobile-connect-card-driver-for-linux-2.0.beta3-ALL-i386-installer.run

Il software si avvierà se tutto è andato bene, rileverà la chiavetta richiedendo in alcuni casi un PIN e configurerà le impostazioni Vodafone in automatico (e con conferme manuali).

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