ott
06

Do not track: l’anti-tracciamento nei browser

 

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set
26

Source Code Pro, la variante a larghezza fissa del carattere di Adobe

 

Logo di Open @ AdobeSource Code Pro è il carattere a larghezza fissa che completa l’offerta realizzata da Open @ Adobe: Source Sans Pro, senza le grazie, è stata la prima famiglia di caratteri open source dell’azienda. In proposito, Ken Lunde ha voluto specificare che il primo carattere singolo a essere rilasciato sotto Open Font License (OFL) 1.1 è stato Kenten Generic creato nel 2000 per Adobe InDesign. Tanto Source Code Pro, quanto Source Sans Pro e Kenten Generic sono OpenType Font (OTF) generati grazie al kit di sviluppo proprietario di Adobe.

Paul Hunt – il creatore dell’intera famiglia di caratteri – specifica che la variante monospace non offre le bitmap necessarie ai terminali dei sistemi operativi UNIX-like, da non confondere con gli emulatori accessibili dai display server. La disponibilità di Source Code Pro è contestuale al rilascio della nuova suite proposta da Adobe per lo sviluppo in HTML5 e JavaScript: generata inizialmente per Brackets, la famiglia di caratteri è stata integrata in Edge Code ed è disponibile attraverso il servizio Edge Web Fonts di Adobe.

La versione scaricabile di Source Code Pro non include, al pari di Source Sans Pro, i caratteri greco e cirillico — previsti in un rilascio successivo. Rispetto alla variante sans-serif, quella monospace non offre ancora il corsivo: un aggiornamento incrementale dovrebbe colmare la lacuna, però il carattere propone già tutte le sei tipologie Light, Book, Normal, Semi-Bold, Bold e Ultra-Bold di Source Sans Pro. La famiglia è stata concepita espressamente per la scrittura del codice e le accortezze di Hunt sembrerebbero efficaci.

Via | Adobe

Source Code Pro, la variante a larghezza fissa del carattere di Adobe é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di mercoledì 26 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
24

Mark Shuttleworth difende l’inserimento di Amazon nella Dash di Unity

 

Logo di AmazonUbuntu 12.10, disponibile dal 18 ottobre, proporrà i risultati delle ricerche su Amazon nella Dash di Unity e Mark Shuttleworth ha deciso d’intervenire personalmente a illustrare le caratteristiche della nuova funzionalità, che ha subito portato con sé una scia di reazioni negative. Il meccanismo è semplice: accedendo alla Dash, le parole-chiave inserite nel modulo di ricerca restituiscono risultati ai contenuti presenti sul sistema o da internet e Amazon ha concluso un accordo con Canonical per inserire i prodotti in catalogo.

Quelli mostrati nella Dash sono gli stessi risultati che si otterrebbero effettuando la medesima ricerca su Amazon: Canonical non intende promuovere dei prodotti e non prevede l’inserimento della pubblicità. L’esperienza proposta da Quantal Quetzal è un abbozzo della trasformazione delle Unity sulle ricerche, poiché non è tuttora possibile ripartire i risultati per categoria e le informazioni ottenute dipendono essenzialmente dalle Lens installate. Amazon è attiva a livello predefinito perché risponde alle esigenze degli utenti.

Shuttleworth, in sintesi, sostiene che la maggioranza degli utenti di Ubuntu utilizzi Amazon con regolarità e l’ottenimento dei risultati di ricerca nella Dash semplifica l’accesso ai contenuti da acquistare. Ovviamente, Canonical trattiene una percentuale su tutti gli acquisti effettuati da Unity: un aspetto precisato meglio da Jono Bacon, mentre Shuttleworth l’ha giusto accennato — preferendo illustrare le conseguenze sui dati personali degli utenti. Canonical non fornisce ad Amazon le credenziali di quanti utilizzino Ubuntu.

Tuttavia, Canonical acquisisce tutte le informazioni sulle ricerche effettuate dalla Dash e Shuttleworth sostiene che la fiducia sia già accordata all’atto dell’installazione, perché dagli aggiornamenti al cloud computing di Ubuntu One gli utenti condividono quotidianamente i propri dati. Se qualcuno dubitasse di Canonical, insomma, non dovrebbe installare Ubuntu: un discorso valido su qualunque distribuzione o sistema operativo. Né Shuttleworth, né Bacon hanno chiarito se esista la possibilità d’escludere completamente Amazon.

Il modulo di ricerca della Dash è accessibile dal tasto [Super] e per ottenere dei risultati più specifici è comunque possibile utilizzare [Super]+[A]: in questo caso sarebbero mostrate soltanto le applicazioni presenti sul sistema o disponibili per l’acquisto dal Software Center di Ubuntu. Le Lens sono delle estensioni di Unity – la maggioranza delle quali è mantenuta dalla comunità – che in genere possono essere installate o disinstallate a discrezione dell’utente, ma non è citata la possibilità di rimuovere quella per Amazon.

L’accesso effettuato con [Super]+[A] inibisce l’ottenimento dei risultati di Amazon, perché quelli previsti dall’integrazione sono esclusivamente i contenuti multimediali — film, libri, musica o serie televisive. Su Quantal Quetzal non saranno implementati altri filtri per affinare le ricerche, ma in futuro la Dash di Unity dovrebbe proporre dei metodi più sofisticati: stando alle descrizioni fornite da Shuttleworth e Bacon, però, l’unica rimozione davvero efficace di Amazon consisterebbe nella scelta di un’altra distribuzione.

Via | Mark Shuttleworth

Mark Shuttleworth difende l’inserimento di Amazon nella Dash di Unity é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di lunedì 24 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
13

OpenStreetMap ha completato la transizione da Creative Commons a ODbL

 

Logo di OpenStreetMapOpenStreetMap, il progetto collaborativo per la mappatura geografica del pianeta, ha terminato la lunga transizione da Creative Commons a Open Database License (ODbL) 1.0: comunicato nel marzo di quest’anno, il passaggio coinvolge tutti i contenuti pubblicati dal portale. Gli utenti che hanno contribuito al progresso di OpenStreetMap potevano scegliere se rilasciare i propri dati come pubblico dominio o rimuoverli dalla piattaforma. Avviata giovedì scorso, la pubblicazione del nuovo pianeta è terminata questa mattina alle 10:00.

La scelta di passare a ODbL 1.0 è maturata già nel 2010, perciò la transizione ha richiesto un paio d’anni: i contenuti di OpenStreetMap possono essere considerati open data al 100%, poiché il passaggio alla nuova licenza è stato coadiuvato da Open Data Commons — una fondazione fornisce gli strumenti legali per diffondere questo genere di informazioni. Perché i servizi s’adeguino al cambiamento potrebbero occorrere alcuni giorni: parliamo di Apple, Foursquare, ecc. fino a Marble di KDE… che non può utilizzare le mappe di Google.

Perché OpenStreetMap ha cambiato la licenza di rilascio per i dati geografici? Le motivazioni sono diverse. In sostanza, il successo ottenuto dal progetto – assecondato dalla scelta di Google, che ha cambiato i termini per le proprie mappe – ha aumentato la diffusione di OpenStreetMap in applicazioni commerciali di terze parti. Creative Commons obbligava quanti ridistribuissero le informazioni a utilizzare per i propri scopi la stessa licenza, mentre ODbL 1.0 tutela esclusivamente la mappatura “grezza”. È un’opportunità in più.

Via | OpenStreetMap

OpenStreetMap ha completato la transizione da Creative Commons a ODbL é stato pubblicato su Ossblog.it alle 17:00 di giovedì 13 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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set
05

GitHub introduce le Commit Status API per gli aggiornamenti al codice

 

Logo di GitHubCommit Status API è un aggiornamento delle Application Programming Interface (API) di GitHub che permette d’associare una tipologia e una breve descrizione al codice inviato ai repository. In termini più semplici, è possibile determinare immediatamente se un commit è sicuro oppure potrebbe danneggiare i sorgenti: gli stati assegnati assumono un colore verde o giallo, a seconda del livello di sicurezza degli aggiornamenti. Una risposta intelligente ai dubbi manifestati da Scott Remnant sulla duttilità di Git col codice “sporco”.

Già implementate internamente da GitHub negli ultimi mesi, le Commit Status API sono state integrate in Travis CI e Sprint.ly — due piattaforme per la gestione di progetti collaborativi. In un certo senso, le nuove API sono una forma manuale d’avviso sulla falsariga di Buildbot: quest’ultimo avverte in automatico del fallimento di una compilazione, ma la risorsa di GitHub richiede che il messaggio sia inserito da chi effettua un commit. Inutile sottolineare che la novità non riguarda il Distributed Version Control System (DVCS).

Insomma, è improbabile un inserimento delle Commit Status API direttamente in Git o su piattaforme di terze parti che non s’appoggino a GitHub. Le nuove API prevedono, oltre al commit in allegato, un hash e la definizione dello stato fra pending, success, error o failure, mentre l’URL del repository e la descrizione sono facoltativi. Un aspetto interessante è l’utilizzo di OAuth per esportare queste informazioni, senza concedere l’accesso ai sorgenti: la nuova caratteristica renderebbe gradito un client più specifico per Linux.

Via | GitHub

GitHub introduce le Commit Status API per gli aggiornamenti al codice é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di mercoledì 05 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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ago
26

Tor non è ancora presente su Facebook e Google+ per via della privacy

 

Logo di The Tor Project, Inc.The Tor Project, l’organizzazione che mantiene l’omonima raccolta di strumenti per garantire l’anonimato in rete, ha chiarito – a seguito delle numerose segnalazioni ricevute dagli utenti – la propria politica circa la presenza sui social network. Nessuna fra le pagine dedicate a Tor su Facebook e Google+, in particolare, può considerarsi ufficiale. Tuttavia, nel prossimo futuro la situazione è destinata a cambiare: poiché molti lo richiedono, Tor ha deciso d’espandere la propria presenza su queste diffuse piattaforme e Reddit.

In realtà, anziché chiarire la posizione di Tor l’annuncio è piuttosto contraddittorio e sembra mettere le mani avanti riguardo alle critiche che l’espansione sui social network potrebbe portare con sé. Tutto l’intervento è una critica di Tor ai limiti di Facebook, Google+, ecc. sulla privacy degli utenti… una linea condivisa da molti estimatori del progetto. Eppure, la premessa è che l’organizzazione ha deciso di farne uso: come a dire che la consapevolezza del problema non sia un deterrente efficace per evitare d’iscrivercisi.

A complicare ulteriormente la questione sono le conclusioni di Tor, che promuove l’utilizzo di social network e forme di comunicazione alternative come Diaspora, Tent o FreedomBox. Insomma, ai manutentori di Tor non piacciono Facebook e Google+, ma siccome gli utenti lo richiedono saranno costretti a presenziarvi perché la disinformazione generata dalle pagine non ufficiali del progetto è deleteria. Le prime reazioni all’annuncio dimostrano una certa insofferenza rispetto a questo approccio: forse, sarebbe stato meglio evitare.

Via | Tor

Tor non è ancora presente su Facebook e Google+ per via della privacy é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di domenica 26 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
15

Canonical permette d’avere fino a 20Gb di spazio gratis su Ubuntu One

 

Logo di Ubuntu One ReferralsCol Ferragosto, Canonical ha introdotto una novità che dovrebbe essere molto gradita agli utenti di Ubuntu One: un sistema di referenti che consente d’acquisire fino a 20Gb di spazio gratuito su ogni account. Il meccanismo è identico a quello di Dropbox – la piattaforma di cloud computing alla quale, a grandi linee, Ubuntu One s’ispira – e cioè prevede che gli utenti condividano con gli amici un indirizzo univoco da cui registrarsi. Ogni nuova registrazione effettuata dal link garantisce al referente 500Mb di spazio aggiuntivo.

Proprio come su Dropbox, ogni utente registratosi utilizzando il link condiviso ottiene a sua volta 500Mb che s’aggiungono ai 5Gb previsti dagli account gratuiti di Ubuntu One. Potendo invitare un massimo di 40 contatti, l’ammontare dello spazio accumulabile è di 20Gb: esaurendo i referenti si possono avere in totale 25Gb perché gli aggiornamenti si sommano allo spazio predefinito. La capacità raggiunta non ha una scadenza, quindi è valida per tutta la durata d’utilizzo del servizio da parte dell’utente in possesso dell’account.

Canonical non specifica se il programma dei referenti sia disponibile esclusivamente per gli account gratuiti o possa essere utilizzato anche da chi avesse sottoscritto uno o più blocchi di spazio a pagamento. Le domande più frequenti di Ubuntu One non sembrano risolvere il dubbio: il programma dovrebbe riguardare qualunque tipo di account. Per recuperare il link da condividere e iniziare a invitare i contatti è sufficiente aprire l’interfaccia web di Ubuntu One. Senza generare SPAM, l’indirizzo può essere mostrato in pubblico.

Via | Canonical

Canonical permette d’avere fino a 20Gb di spazio gratis su Ubuntu One é stato pubblicato su Ossblog.it alle 17:00 di mercoledì 15 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
04

Adobe ha rilasciato Source Sans Pro: è il primo carattere open source

 

Logo di Open @ AdobeSource Sans Pro è la prima famiglia di caratteri a essere distribuita sotto OFLv1.1 da Adobe. Realizzata da Paul Hunt, è apparsa inizialmente su Brackets — il nuovo editor per HTML5, CSS3 e JavaScript. Il carattere è stato creato con Adobe Font Development Kit for OpenType (AFDKO) ed è concepito per l’utilizzo nelle interfacce-utente. Source Sans Pro è una variante dello stile gotico senza grazie: sono evidenti le somiglianze con News Gothic, la popolare typeface di Morris Benton per l’American Type Founders che risale al 1908.

Il carattere è disponibile in sei varianti: Light, Book, Normal, Semi-Bold, Bold e Ultra-Bold. Ognuna di esse prevede la versione in corsivo. Source Sans Pro può essere scaricato dall’archivio di Open @ Adobe su SourceForge oppure integrato da Google Web Fonts che – oltre a permettere il download dei file – consente d’utilizzare l’attributo @font-face dei CSS per l’inserimento da remoto sulle pagine web. Un aiuto per i designer è la specifica del font-weight allegata alla presentazione delle varianti sulla piattaforma di Google.

Adobe non ha ancora rilasciato le versioni di Source Sans Pro per gli alfabeti cirillico e greco, ma Hunt dovrebbe realizzarle entrambe e proporre una versione monospace che alcuni utenti entusiasti vorrebbero sostituire a Menlo su Xcode di Apple. Non esistono delle indiscrezioni sulla disponibilità di un’eventuale variante serif che completerebbe il set. Source Sans Pro è scaricabile in OTF e TTF: per utilizzarlo sul web, garantendo la retro-compatibilità con Internet Explorer, potrebbe essere necessario creare il formato EOT.

Via | LGW

Adobe ha rilasciato Source Sans Pro: è il primo carattere open source é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di sabato 04 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
27

Apache Flex 4.8, la prima versione di ASF, è rilasciata ufficialmente

 

Logo di Apache FlexThe Apache Software Foundation (ASF) ha annunciato ieri il primo rilascio di Flex da quando la tecnologia è approdata a Incubator, donata da Adobe. Il download è disponibile da un paio di giorni, nonostante l’annuncio ufficiale sia stato diramato meno di ventiquattr’ore fa. Adobe decise la transizione della governance del progetto ad ASF già nel novembre dello scorso anno: nel mese di gennaio è arrivata l’accettazione. Apache Flex 4.8 adotta la licenza ALv2, prevista da tutti i progetti della fondazione, sostituendo la MPLv1.1.

Com’è stato per PhoneGap 2.0, il framework che è stato rilasciato da Adobe venerdì scorso, Flex non può ancora essere considerato un progetto di Apache al 100%. Sebbene BlazeDS sia stato rilasciato sotto licenza GPLv3, ad esempio, ASF ha dovuto rimuoverne l’integrazione da Flex 4.8 insieme a quella dei caratteri: in un certo senso, l’ultimo aggiornamento della piattaforma è un piccolo passo indietro — rispetto alla gestione di Adobe. ASF definisce il rilascio «in parità» con Flex 4.6, disponibile sui server della multinazionale.

Insomma, Flex 4.8 si distingue per le rimozioni e le ristrutturazioni essenziali affinché il progetto sia mantenuto da ASF. Oltre a BlazeDS e ai caratteri integrati, Apache ha dovuto rimuovere le Runtime Shared Library (RSL) di Adobe – optando per una soluzione a librerie statiche – e riscrivere la gerarchia delle cartelle di sistema. Effettuare l’aggiornamento di Flex potrebbe essere una pessima idea, in questa fase: è la premessa per un nuovo inizio, ma le implementazioni correnti potrebbero incontrare più problemi che altro.

Via | ASF

Apache Flex 4.8, la prima versione di ASF, è rilasciata ufficialmente é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di venerdì 27 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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lug
26

Il GUADEC 2012 evidenzia subito i problemi col DHCP in NetworkManager

 

Logo di GUADECOggi inizia il GUADEC 2012 – la conferenza più attesa dagli sviluppatori di GNOME – che si tiene ad A Coruña, in Spagna. Non siamo ai livelli di Microsoft con le “solite” débâcle alle presentazioni dei nuovi prodotti, ma l’evento ha subito mostrato un problema con NetworkManager. Il gestore della connessione del desktop environment, infatti, non è stato in grado di fornire gli indirizzi col DHCP del server. Se n’è accorto Dan Williams, il manutentore del programma, e l’ha risolto: i conferenzieri possono connettersi a internet.

Il problema non dipende direttamente da NetworkManager o, meglio, è un bug noto di dhclient – la soluzione open source dell’Internet System Consortium (ISC) – che impedisce di rilasciare gli indirizzi locali ai vari client. Le difficoltà s’incontrano scegliendo il metodo delle lease (lett., locazioni): il codice fallisce l’assegnazione degli indirizzi per un calcolo errato degli intervalli tra le connessioni. Williams ha spiegato il problema in ogni dettaglio, ma il risultato significativo è che i client non possono connettersi.

Non bisogna essere al GUADEC per trovarsi di fronte a una situazione simile. NetworkManager utilizza dhclient per istruire il DHCP a livello predefinito, però esiste un’alternativa che non è afflitta da questo bug. Si tratta di dhcpcd, utilizzabile al posto di dhclient agendo sulla configurazione dei sorgenti del programma: Gentoo, ad esempio, suggerisce d’utilizzare dhcpcd in default. Dovendo trovare una soluzione immediata, Williams ha sostituito il backend di NetworkManager e il problema è rientrato. Presto risolverà il bug.

Via | Dan Williams

Il GUADEC 2012 evidenzia subito i problemi col DHCP in NetworkManager é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di giovedì 26 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
07

Transmission 2.6.0 rilasciato

 

Il team di sviluppo di Transmission, il famoso client torrent per GNU/Linux, OS X, Windows ed altre piattaforme nelle scorse ore ha raggiunto la versione 2.6.0. Questo aggiornamento porta con sé numerose novità e nello specifico un migliorato supporto ai magnet link.

Tra le altre novità di questo rilascio troviamo dei miglioramenti prestazionali, un bugfix generale, l’aggiornamento di miniupnpc libuTP, troviamo inoltre dei miglioramenti per la versione web, il supporto a OS X Mountain Lion ed un adattamento grafico per il nuovo Macbook Retina.

L’aggiornamento in questione non è ancora approdato nei repository delle maggiori distribuzioni GNU/Linux, ma su Ubuntu possiamo già provarlo ed installando utilizzando l’apposito PPA creato dal team di sviluppo; a questo indirizzo potremo consultare l’intero changelog per questa nuova versione di Transmission.

Transmission 2.6.0 rilasciato é stato pubblicato su Ossblog.it alle 10:00 di sabato 07 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
07

Transmission 2.60 rilasciato

 

Il team di sviluppo di Transmission, il famoso client torrent per GNU/Linux, OS X, Windows ed altre piattaforme nelle scorse ore ha raggiunto la versione 2.6.0. Questo aggiornamento porta con sé numerose novità e nello specifico un migliorato supporto ai magnet link.

Tra le altre novità di questo rilascio troviamo dei miglioramenti prestazionali, un bugfix generale, l’aggiornamento di miniupnpc libuTP, troviamo inoltre dei miglioramenti per la versione web, il supporto a OS X Mountain Lion ed un adattamento grafico per il nuovo Macbook Retina.

L’aggiornamento in questione non è ancora approdato nei repository delle maggiori distribuzioni GNU/Linux, ma su Ubuntu possiamo già provarlo ed installando utilizzando l’apposito PPA creato dal team di sviluppo; a questo indirizzo potremo consultare l’intero changelog per questa nuova versione di Transmission.

Transmission 2.60 rilasciato é stato pubblicato su Ossblog.it alle 10:00 di sabato 07 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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mag
30

Arduino ha acquisito l’opportunità di connettersi alle reti cellulari

 

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3G/GPRS Shield for ArduinoCooking Hacks – un laboratorio di progetti d’elettronica integrata che dipende da Libelium – ha realizzato un nuovo modulo, compatibile con Arduino, che permette di connettersi alle reti cellulari 3G/GPRS. Lo shield integra un alloggiamento per le SIM e prevede il GPS. Il modulo è open source e open hardware: online sono disponibili tutti gli schemi e le guide utili alla sua riproduzione o, in alternativa, è possibile acquistarlo al prezzo di 149€. È una grande opportunità per realizzare dispositivi portatili basati su Arduino.

Il progetto è realizzato molto bene. Il modulo, infatti, permette di utilizzare Arduino come un modem per le reti WCDMA e HSPA — collegandolo al computer via USB. Il posizionamento geografico è possibile in due modalità, A-GPS ed S-GPS: la scheda integra uno slot per SD fino a 32Gb e una fotocamera per registrare immagini e video alla risoluzione di 640×480 pixel. Cooking Hacks rivende una serie d’accessori, esclusi dallo shield, tra i quali un kit veicolare. Si tratta sempre di progetti open hardware da riprodurre e modificare.

3G/GPRS Shield for Arduino non ha certo le dimensioni di uno smartphone, ma è in grado di riprodurne le principali funzionalità. Considerando la particolare conformazione orografica del nostro Paese, è ipotizzabile un’applicazione nelle aree coperte dalle reti cellulari dove tuttora non arriva la banda larga. Senza il problema d’aggirare il tethering – eventualmente inibito dai produttori – a un prezzo accessibile. Non è escluso che, in futuro, possano essere aggiunti altri componenti interessanti — magari, da qualche hobbista.

Via | Arduino

Arduino ha acquisito l’opportunità di connettersi alle reti cellulari é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di mercoledì 30 maggio 2012.

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mag
28

Nmap, lo strumento per il controllo dei network, è alla versione 6.0

 

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NmapNmap 6.0 è l’ultima versione del popolare security scanner di Gordon Lyon, altresì conosciuto per lo pseudonimo di Fyodor Vaskovich. Il rilascio avviene a un anno e mezzo circa di distanza dalla versione 5.50 e il major upgrade ha richiesto tre anni di lavoro. Le novità sono diverse e, in particolare, il supporto a IPv6 è completo.

In questo lasso di tempo, l’Nmap Scripting Engine (NSE) è passato da 59 a 348 script. Nmap 6.0 include finalmente Nping, un nuovo strumento sul quale Lyon iniziò a lavorare dalla GSoC del 2009. L’evoluzione di internet ha portato Nmap a considerare maggiormente il web scanning, rispetto al semplice port scanning inaugurato nel 1997.

Le operazioni eseguibili con Nmap 6.0 garantiscono prestazioni più elevate, rispetto ai rilasci precedenti: è stata aggiornata Zenmap, la Graphical User Interface (GUI) che genera le visualizzazioni per i risultati. In previsione del World IPv6 Launch, sia Nmap che la sua documentazione online includono il supporto completo a IPv6.

Via | The Register

Nmap, lo strumento per il controllo dei network, è alla versione 6.0 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 10:16 di lunedì 28 maggio 2012.

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apr
20

Lightspark 0.5.6 supporta Google Street View, più alcuni videogiochi

 

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LightsparkLighspark 0.5.6, l’ultimo aggiornamento dell’alternativa open source a Flash Player di Adobe, è un rilascio interessante per almeno un paio di motivazioni. Anzitutto, introduce il supporto a Google Street View: una novità positiva, ma per molti versi superata dalla disponibilità di MapsGL che è scritta in HTML5, JavaScript e WebGL.

Un aspetto davvero intrigante di Lightspark 0.5.6 è il supporto alle Remote Procedure Call (RPC), che permette d’avviare alcuni tra i videogiochi più popolari sui social network. Ad esempio, Alessandro Pignotti parla di FarmVille: molti potrebbero considerarlo come un incubo. Tuttavia, per Lightspark è un progresso non indifferente.

Indubbiamente, la maggioranza dei servizi web – almeno, in via sperimentale – permette d’accedere ai contenuti multimediali da HTML5 e JavaScript. È il caso di YouTube, supportato soltanto parzialmente da Lightspark. I videogiochi, però, sono soprattutto in Adobe Flash e poter giocare con un’alternativa open source è una conquista.

Via | Alessandro Pignotti

Lightspark 0.5.6 supporta Google Street View, più alcuni videogiochi é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di sabato 14 aprile 2012.

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