giu
02

Compilare ed installare GNOME 3 Shell su Ubuntu

 

Ormai la maggior parte dei blog che trattano argomenti sull’opensource lascia largo spazio a notizie sugli sviluppi del nuovo ambiente desktop KDE. Pochi di questi purtroppo parlano degli sviluppi di GNOME 3, anche se è vero che il lavoro procede molto lentamente, ma qualcosa gli sviluppatori del piedino stanno facendo.

Così oggi curioso di vedere le novità del mio DE preferito, mi son deciso di compilare tramite jhbuild la nuova GNOME Shell, ossia il nucleo di GNOME 3. Esso è un nuovo concept di interazione con il desktop e non è altro che un rimpiazzo per gnome-panel e metacity, ossia niente di travolgente. Il software propone una nuova gestione del multidesktop, del menu e dei documenti offrendo un’interfaccia grafica rimodernata, mantenendo allo stesso tempo le caratteristiche tipiche di GNOME, ovvero l’ordine, la razionalità e l’essenzialità.

Dal momento che installeremo solo un’applicazione non dovreste incorrere in alcun tipo di problema, anche perché il tutto non verrà veramente installato, ma solo copiato in una directory nella propria home. Infatti noi compileremo la Shell tramite uno script preparato appositamente dagli sviluppatori nella guida ufficiale.

Prima di tutto installate le dipendenze. Se ogni tanto vi capita di compilare applicazioni GTK+ dovreste essere al sicuro con i requisiti, visto anche che non stiamo compilando chissà quali librerie sperimentali, però questo comando è consigliato dallo stesso script che si occuperà di compilare GNOME Shell, e installerà tutto l’occorrente:

$ sudo aptitude install libgstreamer0.10-dev libxss-dev xserver-xephyr
xulrunner-dev libreadline5-dev python-dev mesa-common-dev libgl1-mesa-dev
libwnck-dev librsvg2-dev libgnomeui-dev libgnome-menu-dev libffi-dev
libgtk2.0-dev libgconf2-dev libdbus-glib-1-dev gtk-doc-tools gnome-common
git-core flex bison automake curl build-essential jhbuild

Ora scaricate lo script che ci permette di crere l’ambiente di lavoro che potreste voler personalizzare modificando il file ~/.jhbuildrc-custom, ad esempio per installare in /opt invece che nella home utente (ma in questa guida assumo che non lo facciate).

$ wget http://git.gnome.org/cgit/gnome-shell/plain/tools/build/gnome-shell-build-setup.sh
$ bash gnome-shell-build-setup.sh

Ora date l’ultimo comando che scarica, configura, compila ed installa i sei moduli necessari.

$ jhbuild build

Nel giro di una mezz’ora al massimo avrete tutto installato e pronto all’uso e successivamente basterà ridare lo stesso comando per aggiornare il tutto. Ora per avviare GNOME Shell bisogna ovviamente loggarsi in GNOME  e, lanciato un terminale, dare questi due comandi:

$ cd ~/gnome-shell/source/gnome-shell/src
$ ./gnome-shell --replace

Per chiudere dovrebbe bastare un “Ctrl+C”. Al momento non viene consigliato alcun metodo per avviare GNOME Shell in automatico all’avvio di GNOME, anzi credo che sia giusto scoraggiare l’idea che qualcuno possa farne un uso stabile.

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apr
03

Gestire mp3 player Samsung Q1 su Linux

 

Ieri un mio caro amico che ha da poco tempo installato Ubuntu sul suo computer ha avuto un piccolo problemino:  non riusciva a far riconoscere il suo player mp3, un Samsung Q1, al sistema. Così mi ha chiesto aiuto e io un pò imbarazzato non sapevo che rispondergli.

Il problema era che Rhythmbox e Amarok non riusciavano a visualizzare il player, anche se tramite il comando lsusb qualcosa si vedeva. Ragionandoci un pò ho pensato che la causa di ciò era una vecchia versione del pacchetto libmtp, le librerie utilizzate per il trasferimento di file ai dispositivi multimediali.

Quindi era giunto alla conclusione che bisognava installare l’ultima versione aggiornata di queste librerie, e vediamo quindi come compilarle. Prima però installate le seguenti dipendenze:

$ sudo apt-get install build-essential libusb libusb-dev g++

Ora scaricate il pacchetto da questa pagina e passate alla compilazione e all’installazione vera e propria:

$ cd libmtp-0.3.7
$ ./configure --prefix /usr
$ make
$ sudo make install
$ sudo cp libmtp.rules /etc/udev/rules.d/

Riavviate il computer e date infine questo comando per vedere se tutto è andato per il verso giusto:

$ mtp-detect

Installata libmtp potete ora gestire il vostro Samsung Q1 con l’ultima versione di Rhythmbox o di Amarok facendo attenzione ad aver spuntato il plugin MPT nul menù dei player.

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mar
29

Dropbox, l’innovativo servizio di storage online (anche su KDE)

 

Una della cose che cerchiamo in un servizio web di storage online e la sincronizzazione veloce, tra il nostro hard disk e quello virtuale. In questa via si muove Dropbox*, una delle soluzioni più semplici che ho mai visto.

Funziona cosi: installiamo il client di Dropbox, e quando vogliamo caricare qualche file sul nostro spazio online, semplicemente, facciamo un drag and drop del file stesso nella cartella di Dropbox, e da qui sarà automaticamente “uploadato” sul nostro account del servizio web.

Inoltre potremo condividere il link ai nostri file con altri utenti o sincronizzare questi con altri computer. Se cancelliamo o modifichiamo un file nella nostra cartella Dropbox lo stesso avverrà nel hard disk virtuale. Lo spazio a nostra disposizione è di 2 gb, ma si può ampliare aquistando l’account Pro a 99€ all’anno.

Per installarlo su Ubuntu basta aggiungere al nostro file /etc/apt/sources.list queste due righe di repository e installare i pacchetti dropbox e nautilus-dropbox.

deb http://linux.getdropbox.com/ubuntu intrepid main
deb-src http://linux.getdropbox.com/ubuntu intrepid main

Dopo l’installazione e la registrazione al servizio bisogna riavviare Nautilus, il file manager di default di Gnome. Date quindi dal terminale questo comando:

$ killall nautilus

Devo dire che l’integrazione che Nautilus è veramente impeccabile, ma non è la stessa cosa su KDE. Infatti Dropbox è stato ideato per funzionare solo con Nautilus, quindi in un ambiente Gnome. Su internet ho trovato molte discussioni di utenti KDE che cercavano un aiuto per installare questo programma sul loro ambiente.

In realtà possiamo installare Dropbox su KDE facilmente partendo dai file sorgente. Scaricate quindi i binari da questo indirizzo ed estraete il contenuto del pacchetto in ~/.dropbox-dist/. Date dunque da terminale questi comandi:

$ mkdir ~/.dropbox-dist
$ tar -C ~/.dropbox-dist -zxvf dropbox-lnx.x86-0.6.416.tar.gz

Infine per avviarlo lanciate il file dropboxd all’interno della cartella appena creata. Per comodità, per evitare di dare sempre un comando da terminale, potete avviare in automatico Dropbox all’avvio del sistema:

$ ln -s ~/.dropbox.dist/dropboxd ~/.kde/Autostart/dropboxd

Dato che si può installare in qualsiasi sistema (infatti è multipiattaforma) vi consiglio di provarlo, dato che è un servizio veramente eccezzionale che ha già fatto una piccola rivoluzione all’interno di siti di stonage file.

_____

* Link referral.

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mar
13

Installare il nuovo sistema di notifiche proposto da Canonical

 

Ormai l’attesa per il rilascio ufficiale di Ubuntu 9.04 sta crescendo vertigiosamente, nonstante siamo quasi arrivati alla prima versione beta. Questa versione apporterà, come sempre, parecchi miglioramenti e uno di questi che è senza dubbio uno degli aspetti più interessanti è sicuramente l’introduzione del nuovo sistema di notifiche.

Questo sistema marcato Canonical è un progetto molto innovativo, anche se a prima vista può essere considerato come delle banali notifiche. Esso è cross-desktop e sarà quindi scritto in GTK+ per GNOME e in Qt per KDE, cercando di condividere la maggior quantità di codice possibile.

Certamente se uno intendesse invece interagire proprio con la notifica si troverà deluso dal fatto che questa svanisce a tradimento: una delle idee di fondo di questo sistema è che non ci dovrebbe mai essere nessuna interazione con le finestre di notifica, nemmeno per chiuderle.

Come ho già detto sopra ciò verrà implementato in Jaunty Jackalope, ma tutti gli utenti Ubuntu che usano Intrepid possono provare questo sistema di notifiche tramite il repository qui sotto. Premetto con il dire che ora come ora non sono tante le applicazioni che le integrano, ma mi sembra comunque molto interessante dare un’ occhiata a ciò. Aggiungete quindi al vostro /etc/apt/sources.list il seguente repository:

deb http://ppa.launchpad.net/pnutzh4x0r/ppa/ubuntu intrepid main

Autenticate ora il ppa appena aggiunto.

$ gpg --keyserver keyserver.ubuntu.com --recv-keys   5787FFB0B4BCBE8A8EC071927D5C3DFD3D4BB1B3
$ gpg --export -a   5787FFB0B4BCBE8A8EC071927D5C3DFD3D4BB1B3| sudo apt-key add -

Aggiornate ora il gestore dei pacchetti e installate queste succulenti notifiche

$ sudo aptitude update
$ sudo aptitude install notify-osd

Ora per avviarlo basta dare dal terminale:

$ cd /usr/lib/notify-osd/
$ ./notify-osd

Che ne pensate? Secondo me questo progetto è molto interessante e all’avanguardia, perché ammoderna un aspetto del desktop Gnu/Linux rimasto parecchio indietro rispetto alla concorrenza proprietaria.

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mar
10

Gestire le nostre foto su Flickr e Zooomr con jUploadr

 

Ho sempre avuto grandi problemi con Flash, in particolare su Linux, con rallentamenti vari e mancate visualizzazioni. Ad esempio quando carico delle foto sulla mia galleria di immagini targata Flickr, Firefox crasha comportando quindi il mancato upload delle foto da me scelte. Così ho cercato una soluzione a questo problema con l’intento di trovare un programma che permettesse di caricare le mie foto direttamente su Flickr.

Come ben saprete Flickr è senza dubbio uno degli strumenti più utilizzati nel web per la gestione delle gallerie fotografiche, nonchè un dei migliori servizi di sempre. Io ho acquisto un account Pro circa cinque mesi fa e da quel momento ho caricato più di 700 foto, anche se nell’ultimo periodo non ne ho fatto un grande uso.

Nella ricerca di un programma che potesse soddisfare le mie esigenze, ho trovato jUploader, un client multipiattaforma che ci permette di gestire le nostre foto su Flickr e su Zooomr, un servizio di cui non ho mai avuto l’occasione di usare. Questo programma oltre a svolgere l’operazione di upload, grazie alla sua interfaccia ci permette di inserire la descrizione e i tag da assegnare all’immagine.

Praticamente con jUploadr possiamo svogere tutte le operazioni che facciamo su Flickr o su Zooomr tramite la sua semplice interfaccia in maniera molto semplice e veloce. Per questo è il suo utilizzo è altamente consigliato. Per installarlo dovete seguire alla lettera questo piccolo tutorial che va bene per qualsiasi distribuzione.

Innazitutto dovete andare sul sito di jUploadr e scaricare il pacchetto che contiene il programma in questione. Quindi scompattate l’archivio in /opt. Questa è una mia scelta, voi potete metterlo in qualsiasi altra directory.

$ sudo tar -C /opt -xzvf jUploadr*tar.gz
$ sudo mv /opt/jUploadr* /opt/jUploadr

Create ora la voce adeguata per il menu con il vostro editor di testo preferito, nel mio caso Gedit.

$ sudo gedit /usr/share/applications/juploadr.desktop

Nel file vuoto che vi si aprirà incollate queste righe:

[Desktop Entry]
Encoding=UTF-8
Name=jUploadr
Comment=Un client per gestire foto su Flickr e Zooomr
Exec=/opt/jUploadr/jUploadr
Icon=/opt/jUploadr/juploadr_icon.png
StartupNotify=true
Terminal=false
Type=Application
Categories=Applications;Network

Ora lanciate l’applicazione che si trova in Applicazioni -> Internet e aperto il programma dovreste ritrovarvi con qualcosa del genere.


Semplice e piacevole, non c’è che dire…

È ormai da un paio d’ore che sto utilizzando questo programma e ogni volta che lo apro ne rimango stupefatto dalla semplicità e dall’usabilità. D’altronde non sono l’unico che pensa ciò.

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feb
15

Dare una ripulita ad Ubuntu

 

Ubuntu installa di default tantissimi pacchetti che rischiano di far passare inosservato tutto il recente lavoro svolto nello snellimento di GNOME, soprattutto in termini di richieste di RAM e nei tempi d’avvio.

Inoltre installando e disinstallando programmi è possibile che nel nostro sistema rimangano file di configurazione e librerie non più utilizzati. Questi file occupano inutilmente la memoria del nostro sistema, vediamo quindi come ripulire la nostra Ubuntu.

Innanzitutto iniziamo a dare una bella ripulita cancellando la cache dei programmi installati e di quelli disinstallati e rimuovendo tutte le dipendenze inutilizzate.

$ sudo apt-get clean
$ sudo apt-get autoclean
$ sudo apt-get autoremove

Grazie a questi tre piccoli comandi da shell, potremo mantenere sempre efficiente la nostra distro. Ora dobbiamo dare una ripulita a tutte le configurazioni inutili dei programmi disinstallati.

$ sudo dpkg --purge `COLUMNS=300 dpkg -l "*" | egrep "^rc" | cut -d -f3`

Bene, adesso occupiamoci di un’altro aspetto, legato soprattutto all’uso sconsiderato della nostra RAM: i servizi che vengono caricati all’avvio, in Ubuntu sono davvero tanti. quindi armiamoci degli strumenti che ci fornisce la nostra distro e agiamo, per Ubuntu consiglio di installare il pacchetto bum (Boot Up Manager) e di disabilitare i seguenti servizi:

bootlogd
stop-bootlogd
rsync
apmd
powernowd
acpi-support
laptop-mode
mdadm

Un ultimo accorgimento che posso darvi è di installare il pacchetto localepurge, una piccola applicazione che può liberare circa 50 mb di spazio, eliminando i file di localizzazione di lingue di cui ignorate perfino l’esistenza.

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feb
09

Aggiornare ad Ubuntu Jaunty Jackalope: considerazioni varie

 

Ho notato che ancora non avevo mai scritto qualcosa su Jaunty Jackalope. Colgo quindi questa occasione per scrivere qualcosa sulla nuova versione di Ubuntu e per dare qualche spazio alle mie riflessioni.

Innanzitutto la Canonical ha riposto in Ubuntu 9.04 grandi speranze, così grandi addirittura da affermare che l’esperienza con questa versione di Ubuntu sarà paragonabile a quella offerta dalle proposte di Microsoft e Apple. Questo è un grande obiettivo, secondo me ancora impossibile.

C’è da dire che, sebbene sia ancora in fase alpha, sia tratta di una distribuzione eccezionale, anche se a prima vista può sembrare soltanto una migliore riscrittura di Intrepid. Una delle caratteristiche principali che caratterizzeranno Jaunty, ovvero l’utilizzo del kernel 2.6.28, è già stata implementata in questo stadio del processo di sviluppo. Features importanti come X Server 1.6 necessitano ancora di un notevole percorso di ottimizzazione, poichè esso (giunto alla seconda release candidate) risulta essere una delle cause principali dei crash del sistema.

Per aggiornare da Ubuntu 8.04 ad Ubuntu 9.04 alpha 4 bisogna semplicemente cambiare i repository con quelli di Jaunty, aggiornare il gestore dei pacchetti e procedere con l’aggiornamento vero e proprio. Date quindi dal terminale i seguenti comandi:

$ sudo sed -i {s/intrepid/jaunty/g} /etc/apt/sources.list
$ sudo apt-get update
$ sudo apt-get dist-upgrade

Un consiglio che vi do è di evitare l’aggiornamento, per quanto possibilem; esso infatti è molto probabile che comporti il blocco definitivo del sistema. L’idea migliore quindi è sicuramente quella di installare Jaunty dal principio.

Per concludere, volevo chiarire tutte le voci sull’implemento di LILO in Jaunty come bootloader predefinito: LILO non verrà usato. La sua installazione era soltanto una dipendenza sbagliata all’interno del pacchetto del kernel, che ancora (da tempo immemore) lo consigliava al posto di Grub.

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feb
05

Gwibber, il miglior client di microblogging

 

Ormai sul Web stanno nascendo nuove forme d’interazione più immediate rispetto a quelle tipiche di un blog. Esse sono gli strumenti di microblogging, i famosi servizi di “aggiornamento di stato” che fanno tanto Web 3.0. Sto parlando di  Twitter, Identi.ca, Jaiku e compagnia bella, tutti servizi che ci permettono che dire ciò che ci pare in soli 140 caratteri.

Questi servizi di microblogging possono essere integrati in vari programmi, dei client che ci permettono di postare esattamente lo stesso messaggio su tutti i nostri account. Uno di questi si chiama Gwibber, un programma opensource scritto in Python, un ottima soluzione per il microblogging su Linux.

Per installarlo su Ubuntu Intrepid dovete aggiungere al vostro /etc/apt/sources.list la seguente riga di repository e, dopo aver aggiornato, installate il pacchetto chiamato gwibber:

deb http://ppa.launchpad.net/gwibber-team/ubuntu intrepid main
deb-src http://ppa.launchpad.net/gwibber-team/ubuntu intrepid main

Discorso a parte va fatto per Jaunty Jackalope*, poichè ancora non è stato inserito nei repository; si deve quindi installarlo tramite Bazaar. Innanzitutto bisogna installare le dipendenze:

sudo apt-get install bzr libwebkit-1.0-1 libwebkit-dev
python python-cairo-dev python-dbus python-distutils-extra python-egenix-mxdatetime
python-gconf python-gtk2 python-notify python-simplejson
python-webkitgtk

Ora bisogna installare Feedparser, poichè senza di esso il nostro client di microblogging non si avvia. Scaricatelo e installatelo con i seguenti comandi:

wget http://feedparser.googlecode.com/files/feedparser-4.1.zip
unzip feedparser-4.1.zip
cd feedparser-4.1/
sudo python setup.py install

Passate ora quindi all’installazione vera e propria di Gwibber digitando esattamente questi comandi:

bzr branch lp:gwibber
cd gwibber/
sudo python setup.py install

_____

* La sto provando da un pò di tempo e devo dire che sta venendo su una distribuzione davvero eccezionale, ma preferisco parlarne in un altro momento.

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feb
02

Progetto Neon: installare KDE 4.2 su Ubuntu Intrepid

 

La settimana scorsa è stato rilasciata la versione 4.2 di KDE, nome in codice “The Answer“. Dopo due minor release che hanno molto poco soddisfatto la comunità di utenti (tanto da spingerne numerosi verso il rivale Gnome), Kde ha annunciato che questa dovrebbe essere la prima versione completamente fruibile dagli end-user. In effetti le novità introdotte da questa versione rispetto all’iniziale KDE 4.0 sono molteplici, anche se secondo me non si arriva ancora ad un ambiente desktop completo e usabile.

Il modo più usato e consigliato per provare questo DE sulla nostra Ubuntu è compilarlo* tramite kdesvn-build, uno script creato appositamente dagli sviluppatori di KDE per testare le ultime versioni di sviluppo, ma il metodo più facile e veloce è sicuramente quello tramite i repository Nightly del Neon Project. Esso contiene una serie di pacchetti aggiornati quotidianamente del trunk di KDE e il vantaggio principale di questo approccio consiste nell’avere un KDE 4 molto aggiornato ma installato secondo il gestore di pacchetti di sistema.

Vediamo quindi come installare KDE 4.2 su Ubuntu 8.10, Intrepid Ibex. La prima cosa che dovete fare è aggiungere al vostro /etc/apt/sources.list la seguente riga:

deb http://ppa.launchpad.net/project-neon/ubuntu intrepid main

Ora dopo aver dato un bel update installate tramite linea di comando il pacchetto contenente KDE 4.2:

sudo aptitude install kde-nightly

Al riavvio per accedere all’ambiente appena installato dopo scegliere all’avvio la sessione Kde-Nightly.

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gen
30

Installare una copia in locale di WordPress 2.7 su Linux

 

L’ultima versione di WordPress ha portato con sé parecchie nuove funzioni interessanti, e per questo è un aggiornamento caldamente consigliato.

Tuttavia, prima di procedere all’installazione della release 2.7 sul proprio blog, non sarebbe male poterne testare le funzionalità su una copia in locale, al fine di scongiurare brutte sorprese ed incompatibilità.

Per fare ciò di solito è necessario mettere in piedi una installazione LAMP sul proprio computer, ma configurare i vari pezzi affinché possano funzionare insieme potrebbe essere cosa lunga e faticosa, soprattutto per chi non conosce approfonditamente il funzionamento delle parti che ne compongono il sistema.

Su Linux, in particolare su Ubuntu, basterebbero pochi comandi per procurarsi dai repository i pacchetti necessari, ma questa procedura comporta anche il recupero delle varie dipendenze connesse a tali pacchetti, di cui non è sempre facile liberarsi quando non se ne ha più bisogno. Inoltre rimane sempre la questione della configurazione e della gestione dei servizi installati che preclude una certa dimestichezza.

Una soluzione all in one

Con Bitnami WordPress Stack possiamo invece concederci il lusso di non dover pensare a come far combaciare le parti che compongono un sistema LAMP ed addirittura è possibile avere una copia di WordPress 2.7 già pronta per i nostri esperimenti.

Infatti, il bundle di installazione comprende uno stack preconfigurato di Apache, MySQL e PHP che va ad installarsi in una cartella a nostra scelta. Ivi contenuti ci sono tutti i file di cui abbiamo bisogno, senza dover scomodare nessun package manager.

L’installer è di facile utilizzo, dopo avergli dato i permessi di esecuzione ( tramite interfaccia grafica o con il solito chmod +x ) ed averlo lanciato, ci si presenterà di fronte un classico wizard “Avanti Avanti Avanti Fine” che non ha bisogno di grandi interventi se non nell’immissione di un nome utente e password.

Terminata la procedura si aprirà una pagina di benvenuto dalla quale potremo accedere alla nostra copia locale di WordPress.

Da questo momento in poi potremo effettuare tutte le operazioni che facciamo di solito sul nostro blog, con un qualcosa in più dato dalla velocità di esecuzione e dalla libertà di accesso alle parti più intime del CMS tramite la naturale interfaccia del sistema operativo al quale siamo abituati.

Gestire i servizi

Come già accennato in precedenza, tutti i programmi necessari sono nella cartella scelta per l’installazione, compreso lo script che controlla l’utilizzo dei servizi Apache e MySql.

La sintassi è molto semplice:

./ctlscript.sh (start|stop|restart)
./ctlscript.sh (start|stop|restart) mysql
./ctlscript.sh (start|stop|restart) apache

Possiamo dunque far partire/fermare l’intero stack oppure solo un singolo servizio.

Per disinstallare tutto basta lanciare lo script uninstall che viene creato in fase di installazione o semplicemente cancellare la cartella.

Fonte

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gen
25

Installare i driver della Vodafone Internet Key su Linux

 

Come avrete potuto notare dalla notevole pubblicità degli ultimi giorni, sulle reti televisive nazionali, arriva sul mercato italiano di telefonia mobile un nuovo prodotto marchiato Vodafone che punta tutto alla facilità di collegamento ad internet in mobilità.

Il suo nome è Vodafone Internet Key ed è una penna usb con integrato un modem Gprs/Umts/Hsdpa/Hsupa, che si affianca (o forse dovremo dire “che va a sostituire”) i più ingombranti internet box e le varie connect card (sempre più destinate all’oblio, pare). Alta velocità nel taschino: è questo il sunto di questo mini-modem usb. Niente più ingombranti schede Pcmcia da inserire in un portatile, nessun ingombrante modem con cavo, solo una banale penna usb lunga un paio di cm e pesante pochi grammi.

Vediamo ora come configurare questa pennetta usb con Linux. Innanzitutto dovete scaricare i driver messici a disposizione da BetaVine Forge. Potete scaricarli qui ed ovviamente ci sono diversi pacchetti per le diverse architetture. Dopo aver scaricato il pacchetto procedete da terminale con l’installazione digitando dalla cartella destinazione di download.

sudo chmod +x vodafone-mobile-connect-card-driver-for-linux-2.0.beta3-ALL-i386-installer.run

Dopo aver quindi dato i permessi d’esecuzione al file eseguibile fate l’installazione vera e propria.

sudo ./vodafone-mobile-connect-card-driver-for-linux-2.0.beta3-ALL-i386-installer.run

Il software si avvierà se tutto è andato bene, rileverà la chiavetta richiedendo in alcuni casi un PIN e configurerà le impostazioni Vodafone in automatico (e con conferme manuali).

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gen
13

Risolvere l’errore 21 del Grub al boot di Linux

 

Spesso molti nuovi utenti Linux mi contattano per aiutarli ad un errore al Grub che impedisce di accedere ai sistemi installati. I problemi al Grub possono esser causati, oltre che da un possibile errore d’installazione del pacchetto, il più delle volte quando si sbagliano settaggi riguardo il bootloader.


Il panico più totale…

Questo è stato un problema che ha avuto poco tempo fa un mio amico appena passato ad Ubuntu. Egli infatti aveva installato il sistema su un altro hard disk che di solito utilizzava per i dati. Così, dopo aver riavviato in seguito all’installazione di Ubuntu, ha trovato il Grub bloccato che segnalava questo errore:

GRUB loading, please wait...
Error 21

Panico. Molto probabilmente è successo qualcosa al MRB. Beh, state tranquilli; la procedura per risolvere questo problema è molto semplice. Basta infatti che vi procuriate un Live CD di Ubuntu. Inserite quindi il cd e avviate la versione live di Ubuntu. Aprite ora il terminale e montate la partizione contenente la vostra cartella /boot digitando il seguente comando:

sudo mount -t ext3 /dev/sdaX /boot

Ovviamente sostituite a sdaX il nome della vostra partizione o del vostro hard disk. Lanciamo quindi il grub-install in questa partizione:

sudo grub-install /dev/sdaX

Avviate infine il Grub eseguendo questi comandi:

sudo grub
grub> root (hd0,X)
grub> setup (hd0)

Uscite ora con quit e riavviate tranquillamente. A questo punto MBR e configurazione di Grub sono state ripristinate.

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gen
08

Installare i driver di un dispositivo wireless su Debian Testing

 

Ultimamente sto utilizzando il sistema operativo universale: Debian ovviamente, in particolare la distribuzione testing. Eviterò discorsi su che ne penso di questa distro, ma mi limiterò a fare questa breve guida su come installare i driver di un adattore wireless usb con Ndiswrapper su questo sistema.

All’inizio ho avuto qualche difficoltà nel compilare il programma, ma alla fine ho trovato la soluzione a questo problemino. Ovviamente questa guida è mirata agli utenti che hanno appena installato Debian e che non dispongono di una connesione ad internet. Prima di iniziare dovete avere il cd d’installazione inserito nel lettore e abilitare i repository locali.

Iniziamo preparandoci alla compilazione di Ndiswrapper. Aprimo quindi il terminale e installiamo module-assistant, lo strumento da linea di comando per gestire i pacchetti-sorgente dei moduli del kernel.

apt-get install module-assistant

Alla fine dell’installazione digitate sempre da root m-a. A questo punto vi si aprirà una schermata all’interno del terminale e selezionate Prepare. Adesso siete pronti a compilare Ndiswrapper. Scaricate quindi da questa pagina i sorgenti del programma*, scompattate il pacchetto e procediamo con l’installazione.

tar -xzvf ndiswrapper-1.53.tar.gz
cd ~/ndiswrapper-1.53
make install

A questo punto basta installare i driver del nostro adattatore wireless usb tramite Ndiswrapper;seguendo questa guida. Dopo aver caricato il modulo del programma nel sistema, per connettervi dovete andare su Rete tramite il menù e inserire l’essid della vostra rete che potete trovare dando il comando iwconfig.

_____

* Come ho già detto questa guida è per gli utenti che non hanno ancora configurato la propria rete, quindi per “scaricate i sorgenti” si intende passate i sorgenti del programma su Debian, per esempio via cd o montando una partizione dove sono presenti i files.

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gen
03

TuxGuitar: l’editor di tabulatore open source

 

Chi come me suona la chitarra, probabilmente ha sentito parlare di Guitar Pro. Si tratta di un editor di tablature con funzionalità di playback ovvero in grado di riprodurre le tablature (mediante l’utilizzo di librerie MIDI). Si tratta però di un software proprietario peraltro disponibile solo per Windows e Mac. TuxGuitar (disponibile sia per Linux che per Windows) rappresenta una valida alternativa open sorce a Guitar Pro, con funzionalità simili e in grado di importare/esportare files con estensioni gp3, gp4 e gp5 (si tratta delle estensioni relative alle versioni 3, 4 e 5 di Guitar Pro).

Potete trovare il pacchetto deb di questo programma nella pagina download del sito di TuxGuitar. L’ installazione non dovrebbe dare problemi (le dipendenze che richiede sono le librerie di Java). Chi invece ha deciso di utilizzare ancora i driver ALSA per l’audio anzichè PulseAudio deve installare Timidity, un supporto audio virtuale per i file MIDI, con il seguente comando:

sudo apt-get install timidity

Inoltre sul web ci sono molti siti che permettono di scaricare gratuitamente le tablature rendendo più facile la vita a chi vuole imparare a suonare le canzoni dei propri artisti preferiti. Aggiungo che le tablature possono costituire anche un valido accompagnamento musicale in quanto quasi sempre i files oltre allo spartito della chitarra contengono anche le tracce degli altri strumenti (basso, tastiera, batteria e via dicendo). Se volete scaricavi delle tabulature gratuitamente vi consiglio di passare su Ultimate Guitar.

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gen
03

Tux Guitar: l’editor di tabulatore open source

 

Chi come me suona (forse nel mio caso sarebbe più appropriato dire strimpella) la chitarra, probabilmente ha sentito parlare di Guitar Pro. Si tratta di un editor di tablature con funzionalità di playback ovvero in grado di riprodurre le tablature (mediante l’utilizzo di librerie MIDI). Si tratta però di un software proprietario peraltro disponibile solo per Windows e Mac. Tux Guitar (disponibile sia per Linux che per Windows) rappresenta una valida alternativa open sorce a Guitar Pro, con funzionalità simili e in grado di importare/esportare files con estensioni gp3, gp4 e gp5 (si tratta delle estensioni relative alle versioni 3, 4 e 5 di Guitar Pro).

Potete trovare il pacchetto deb di questo programma nella pagina download del sito di TuxGuitar. L’ installazione non dovrebbe dare problemi (le dipendenze che richiede sono le librerie di Java). Chi invece ha deciso di utilizzare ancora i driver ALSA per l’audio anzichè PulseAudio deve installare Timidity, un supporto audio virtuale per i file MIDI, con il seguente comando:

sudo apt-get install timidity

Inoltre sul web ci sono molti siti che permettono di scaricare gratuitamente le tablature rendendo più facile la vita a chi vuole imparare a suonare le canzoni dei propri artisti preferiti. Aggiungo che le tablature possono costituire anche un valido accompagnamento musicale in quanto quasi sempre i files oltre allo spartito della chitarra contengono anche le tracce degli altri strumenti (basso, tastiera, batteria e via dicendo). Se volete scaricavi delle tabulature gratuitamente vi consiglio di passare su Ultimate Guitar.

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