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28

Libertà digitali a Vicenza e OSMit a Padova

 

Vorrei segnalarvi alcuni appuntamenti legati al software libero (e non solo) che si svolgeranno a Padova e Vicenza nei prossimi giorni. In particolare, la tappa vicentina del festival delle libertà digitali si articola in 3 appuntamenti:

  • Domenica 2 ottobre – ore 09.30
    Escursione al Pian delle Casarette, laboratorio ambientale, Valstagna (VI)
  • Martedì 4 ottobre – ore 20.30
    Internet contro Gutenberg: 1 a zero - tavola rotonda sul destino dei libri
    L’editoria e i lettori stanno cambiando grazie alla Rete e alle nuove tecnologie. Quale sarà il libro di domani? La separazione tra “contenuto” e “contenitore” farà sparire i libri che conosciamo?
  • Mercoledì 5 ottobre – ore 17.30
    Adotta un libro - incontro culturale
    Come Internet e il volontariato delle comunità online “wiki” possono aiutare a preservare e diffondere i contenuti culturali.

I dettagli di ogni singola giornata li potete trovare sul sito ufficiale, nella pagina dedicata a Vicenza.

Il 7 e l’8 ottobre invece si tiene a Padova l’OSMit, un incontro degli utenti OpenStreetMap italiani. È un’ottima occasione per conoscere e approfondire la conoscenza delle tematiche legate alla mappatura del territorio, l’apertura dei dati, e la comunità OSM stessa. Il programma degli interventi è molto ricco, per cui vi mando direttamente alla pagina dove troverete l’elenco completo di tutti i talk. ;)

Una nota a margine, per quanto riguarda il Linux Day a Bassano del Grappa, tra pochi giorni pubblicherò un post e troverete anche il volantino da scaricare. Se siete impazienti, sul sito di GrappaLUG c’è già buona parte del programma. :)

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giu
01

ArcheoFOSS 2010, Foggia: diversi giorni dopo

 
Le giovani leve del software libero in archeologia :)

Le giovani leve del software libero in archeologia :)

Ho ripescato dalla mia penna USB alcune annotazioni scritte in treno durante i giorni dell’ArcheoFOSS di Foggia 2010. Le pubblico, con un pò di ritardo ;)

Le giovani leve del software libero in archeologia ;)

ArchaeoFOSS, primo giorno

Ieri e oggi sarò a Foggia, nel Museo Civico, per il Workshop Nazionale sul Software Libero in Archeologia, l’ArchaeoFOSS 2010. La conferenza è alla sua quinta edizione, e per quanto possano piacerci i formalismi, permettetemi, è proprio il caso di dire che “ruleggia”. È diventata un’incredibile fucina di idee, innovazione e proposte. La conferenza ha visto la partecipazione di più di una cinquantina di persone, di diversa estrazione, ma uniti dal proprio lavoro o dalla propria passione, l’informatica ed il software libero applicati al campo archeologico. Il workshop, che l’anno scorso era a Roma, quest’anno è stato ospitato nel Museo Civico di Foggia (che consiglio a tutti di visitare, molto ricco e ben organizzato).

Programma della mattina:

  • breve introduzione dei professori e del rettore;
  • prima carrellata di interventi sulle tecnologie da campo open source (GPS e affini);
  • pausa pranzo (è incredibile quanto siano convenienti i ristoranti in centro a Foggia);
  • seconda carrellata pomeridiana sui database, condita da cenni sulle licenze libere;
  • tanta allegria.

Volendo fare una breve panoramica, negli ultimi anni si è avuta una vera e propria trasformazione del settore. Il campo dei beni culturali, nonostante possa essere trainante per l’economia del Paese, sta vivendo in questi anni un lento declino, dovuto soprattutto alla mancanza di fondi per gli interventi di valorizzazione del patrimonio (ricordate il crollo di una stanza della Domus Aurea a Roma qualche tempo fa?).

A questa situazione imbarazzante gli archeologi hanno risposto con il software libero: è nata addirittura una distribuzione GNU/Linux, ArcheOS, che integra tutto il software necessario al lavoro “scientifico” dello scavo. Vi starete chiedendo: “sul serio gli archeologi capiscono qualcosa di informatica?”. Beh… si :)

In soldoni, lo scavo archeologico a partire dagli Anni 60 è diventato uno scavo “stratigrafico”, ovvero un’analisi minuziosa delle sovrapposizioni di più “strati” di cultura umana nel corso dei secoli. Il compito dell’archeologo è smontare pezzo per pezzo questi strati, rispettando la cronologia e facendo un viaggio nel tempo partendo dal più esterno (e recente) per finire allo strato più interno (antico). In tutto questo processo analitico l’archeologo viene aiutato da strumentazione scientifica importante: laser scanner, stazione totale, database, nei casi più tecnologici persino reti wifi ad ampio raggio per la trasmissione dei dati, reti bluetooth,  e soprattutto dispositivi GPS e DGPS, sino ad arrivare a sistemi GIS anche molto complessi.

Il mestiere dell’archeologo sta diventando sempre più scientifico e sempre più preciso, oltre che più tecnologico. Ma la tecnologia, si sa, costa. Soprattutto quando l’hardware è molto particolare (ad esempio la stazione totale, ed i driver sono proprietari. In quest’ottica, l’importanza del Software Libero è fondamentale, perchè permette di risparmiare sulle licenze ed ottenere risultati identici se non migliori di quelli ottenuti con software proprietari. Ed è così che nascono i progetti presentati all’ArchaeoFOSS. Anche in questo caso, è facile dirlo, molti di “noi” salgono già sulle spalle dei giganti. Tanti software GIS offrono soluzioni già pronte per immagazzinare i dati ed elaborarli secondo i più efficaci algoritmi. Molti software per la gestione del dato geografico offrono soluzioni di impressionante potenza per la gestione di basi di dati geografiche, come PostGIS e PostgreSQL, passando per QuantumGIS e GRASS GIS.

Salvo poi svilupparle appositamente per le proprie esigenze, come accade spesso. Oppure, tentare di sviluppare dei driver alternativi per il trasferimento dei dati da dispositivi completamente proprietari, come hanno fatto Stefano Costa e Luca Bezzi, con TotalOpenStation, un software per il trasferimento dei dati registrati dalla stazione totale al PC e ai palmari dotati di sistema operativo GNU/Linux, come Openmoko o Maemo.

Ma le novità hanno raggiunto orizzonti impressionanti. Sono allo studio da parte di alcune università di sistemi di analisi basati su software GIS open source, mentre in alcuni punti d’Italia (soprattutto a Napoli e Foggia) sono allo studio sistemi di ricostruzione di scavi archeologici in 3D, in stile Second Life, realizzati rigorosamente su Debian e solo con software open source (ricordate Blender?).

Comunque, resta invariata la mia opinione sulle comunità di sviluppo open source: detto in parole spicciole “si sta troppo bene”. Per quanto le conferenze tra archeologi possano apparire “noiose” agli osservatori esterni, bisogna riconoscere che la transizione è ormai completa: con l’ArcheoFOSS assistiamo ad un libero scambio di idee, progetti ed osservazioni, dibattiti accesi, confronti aperti in pieno stile open source. Le giacche eleganti e le cravatte hanno abbandonato la sala per fare spazio a soluzioni più “smart”, come gli scarponcini da escursione e i pantaloni con i tasconi. I taccuini lasciano spazio ai portatili. La simpatia scorre a fiumi e l’atmosfera positiva permea un pò tutto. In effetti, c’è molto da stare allegri. Ho visto persino qualche partecipante in giro con una lattina di Coca “Ubuntu” :D
Ce n’è insomma per tutti i gusti. Ora sono in treno verso Foggia per una mattinata di dibattito sullo scenario dell’open source in archeologia e per un pomeriggio di laboratori pratici con MeshLab.

ArcheoFOSS, secondo giorno

Uno degli aspetti più interessanti dell’ArcheoFOSS è l’accento che è stato posto sulla collaborazione: adesso lascio da parte la mia inclinazione a considerare le discipline scientifiche più “collaborative” di quelle umanistiche; d’altro canto è anche vero che l’ambito archeologico è da sempre soggetto (almeno per la mia limitata esperienza) a “particolarismi” nella ricerca e gelosia delle proprie scoperte. Se questo comportamento può essere considerato “normale” o “accettabile” nel contesto accademico, diventa assolutamente deleterio quando si discute di software libero e ci si confronta sulle metodologie scientifiche da applicare alla comunicazione e diffusione del dato. Avere delle buone fonti, è importante. Citarle anche. Ma condividere probailmente lo è di più.

Ma condividere significa anche avere delle licenze che riescano a garantire le condizioni della condivisione, che riescano a tutelare chi pubblica e chi utilizza il dato. Tali licenze non dovrebbero essere necessariamente sviluppate da zero, esiste un enorme e variegato ventaglio di possibilità, per divulgare sia contenuti multimediali che database di varia natura.

Insomma, il XXI secolo porterà con se una modalità di ricerca che va ben oltre quella tradizionale, che coinvolge tutti i ricercatori in varie discipline. Multidisciplinarietà, ecco la parola d’ordine. È quindi naturale che occorre coinvolgere nel nuovo panorama archeo-informatico persone che abbiano un’idea precisa di cosa siano le licenze, così come sono indispensabili archeologi, informatici, geek, geografi, analisti, esperti nel 3D e nella storiografia, nello stesso tempo e nello stesso luogo: la rete.

Da questo punto di vista negli ultimi anni si sono fatti enormi passi avanti, anche grazie alla consapevolezza che condividere porta alla crescita, ma molto c’è ancora da fare. Un buon punto di partenza è il sistema dell’istruzione superiore, l’ambiente accademico. Gran parte dei laboratori di rilievo archeologico sparsi per la penisola usano solo software proprietario (e Bari non fa eccezione), laddove il software libero in campo geografico costituisce un’eccellenza su sistemi GNU/Linux. Ecco, partire dall’istruzione significa formare una nuova generazione di archeologi dalla mente aperta.

Provando a discuterne con un professore universitario, la prima obiezione mossa è stata “Ok, se volessi cominciare domani, che risorse abbiamo? Possiamo scrivere delle dispense?” L’osservazione è comprensibile e giustificabile. Ed ecco secondo me il punto nodale: le risorse. Esistono centinaia di pubblicazioni sull’argomento, ma pochi howto. Partendo dalla mia esperienza nel campo del software libero, mi sembra quasi naturale che il maggior coinvolgimento attivo di nuovi volontari si abbia nei progetti ben documentati, che hanno un corpus di manuali e wiki attivamente sviluppati ed aggiornati (un modello a noi vicino, tra tutti, è proprio il wiki di Ubuntu-it). E qui torniamo a bomba.

Per sviluppare il settore del software libero in archeologia, i temi del libero accesso alla conoscenza e della libertà di scelta, servono persone consapevoli ed esperte. Queste persone vanno formate. Il luogo di formazione, almeno in ambito archeologico, dovrebbe essere una specie di limbo a metà strada tra la rete e le università. Ma per insegnare serve una buona documentazione, che solo una comunità di sviluppatori coesa è in grado di scrivere.

La morale dal mio punto di vista: dobbiamo fare comunità. Può sembrare quasi scontato, e forse non c’era bisogno di tutte queste parole per arrivarci, ma credo di aver fatto un buon sunto dei vari aspetti che portano a condensare l’importanza di uno spazio aperto a tutti ma comune a tutti, dove si possano raccogliere le esperienze, le idee e gli interrogativi sull’informatica libera applicata all’archeologia e alla tutela dei beni culturali. Il nostro punto di partenza: creare un wiki, un forum o un canale IRC, una mailing list e un planet. Incontrarsi e discutere, essere multidisciplinari e aperti, organizzare e creare degli standars: sono tutti attributi di una comunità libera.

Dopo qualche anno di ArcheoFOSS, quest’anno il Laboratorio di Informatica Applicata all’Archeologia dell’Università di Foggia si è accollata l’impegno di creare un’infrastruttura di comunicazione. Cercherò dal canto mio di contribuire quanto più possibile a costruire una realtà online nella quale confrontarsi.

Concludo con l’osservazione IMHO più interessante emersa quest’anno (alla quale non posso però associare un autore): il tecnologo che aiuta lo storico/archeologo è una figura superata: il tecnologo contribuisce attivamente alla ricerca e all’introduzione di nuove idee. Speriamo sia così :)

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ott
19

Gli archeologi amano il software libero

 
Practical Archaeology Course, measuring
Practical Archaeology Course by Wessex Archaeology, on Flickr, licensed CC-BY-NC-SA

Dov’è finito Fradeve? In molti se lo saranno chiesto vedendomi scomparire dal blog per quasi un mese. Non si è nascosto in un bunker antiatomico dopo le pericolose dichiarazioni del precedente post, ma è semplicemente finito a mangiare polvere. Francesco è uno dei 50 volontari che per 6 settimane hanno “dato una mano” negli scavi archeologici di Siponto 2009. Siponto (adesso quartiere turistico di Manfredonia – FG) era una cittadina medievale sorta sulle vestigia dell’omonima città di epoca romana, tanto importante da essere riportata sulla Taula Peuntingeriana.

Siponto, ed altri scavi didattici (in Puglia un altro sito importante da questo punto di vista è Egnazia, nei pressi di Monopoli) è un esempio di come nella gran parte dei casi funziona (o non funziona) il settore dei Beni Culturali in Italia. Considerato che non sono disponibili (da parte delle Università, delle Regioni, del Comuni, ecc) abbastanza fondi per pagare gli operai, gran parte delle campagne archeologiche si basano sulla buona volontà degli studenti di corsi di laurea come Storia dell’Arte, Restauro, Diagnostica e Scienze applicate ai BB.CC., Archeologia, ecc.; studenti che lavorano gratuitamente 8 ore al giorno (e conservano i dolori per la fatica fisica per un bel pò di giorni dopo), sotto l’attenta direzione degli archeologi messi a disposizione dalle Università. Nei casi migliori, ogni 50 studenti ci sono 4 o 5 operai pagati per i lavori più pesanti. Agli studenti l’Università paga soltanto vitto e alloggio nel luogo dello scavo.

Ho sentito qualcuno affermare che l’archeologia non fosse una priorità per il nostro paese. Ho anche sentito qualcuno ribadire che la cultura non è fondamentale quanto lo sviluppo industriale. Il mio punto di vista è del tutto opposto: vedo come fondamentale spinta all’economia l’industria dei Beni Culturali; in Italia potremmo vivere solo di quello. Sono veramente poche le zone italiane in cui non ci siano beni culturali di un qualche interesse turistico, o che non riescano ad offrire un paesaggio o dei prodotti tipici che tutto il mondo ci invidia.

Eppure, lo sappiamo, per certe cose il denaro non c’è mai. Ed allora, gli archeologi si arrangiano. O meglio, hanno cominciato scegliendo il Software Libero perchè è gratuito, ed hanno finito con l’adottarlo perchè offre maggiori possibilità ed è decisamente più flessibile di quello proprietario. Tenendo anche conto del fatto che l’Archeologia Stratigrafica è ormai una disciplina quasi geospaziale, è facile intuire la quantità di software che possa orbitare intorno a queste esigenze. Di seguito, ne riporto una brevissima lista:

  • GRASS: il software di analisi geospaziale per eccellenza, straordinariamente potente e flessibile, indicato per la gestione avanzata dei dati di scavo e per la costruzione di DEM e DTM;
  • Quantum GIS: più che un sistema di analisi, è un visualizzatore con qualche funzione di editing; il suo punto di forza risiede sicuramente, rispetto a GRASS, nella facilità di utilizzo e nella possibilità di scrivere plugin ad-hoc per qualsiasi tipo di utilizzo: per gli archeologi c’è il plugin in Python PyArchInit, creato da Luca Mandolesi;
  • R: software per l’analisi statistica, utilissimo per analizzare la distribuzione dei reperti ed ottenere nuove interpretazioni dei dati di scavo;
  • gdal: libreria geospaziale, indispensabile per gestire, convertire coordinate e tantissimi formati georeferenziati utilizzati oggi per trasferire i dati geografici;
  • OpenLayers: software in JS per la visualizzazione online avanzata di dati cartografici, ricavati da tileserver (in forma di raster) o direttamente da database (usando per esempio MapServer);
  • NVIZ: va in coppia con GRASS, è un visualizzatore di dati geospaziali in tre dimensioni, e permette di creare interessanti prospettive di analisi, compresi modelli di elevazione digitale, ecc.
  • Blender: software per la creazione di modelli tridimensionali: se gli diamo in pasto le nuvole di punti rilevate con il laser-scanner, con un pò d’abilità riusciremmo ad ottenere modelli tridimensionali dei reperti ritrovati, che possono così essere spediti ed analizzati in tutto il mondo.
  • python: grazie ai suoi moduli per la gestione del dato geografico e per la stesura di report partendo da database (reportlab), uniti alla semplicità d’apprendimento, è semplicemente il massimo per scrivere programmi adatti alla gestione  del database archeologico.
  • OpenOffice.org: la suite da ufficio libera per eccellenza, integra una quantità straordinaria di strumenti interessanti per la gestione delle informazioni di scavo, in maniera del tutto analoga a Microsoft Office; uno tra tutti, lo strumento che permette di creare schede di unità stratigrafica partendo dal database in OpenOffice Base.

Tutti questi software, combinati insieme ed utilizzati sapientemente, offrono possibilità del tutto maggiori e più stimolanti per lo sviluppo di prodotti basati su dati archeologici. In Ubuntu tutto ciò può essere installato facilmente tramite apt-get o il comune gestore di pacchetti. Non è un caso che sia stata proprio Ubuntu la distribuzione scelta come base per il sistema operativo libero per gli archeologi, ArcheOS, sviluppato da Arc-Team.

Ancora una volta, il software libero si dimostra non solo all’altezza delle più sfrenate aspettative ed esigenze, ma molto più potente, flessibile e creativo di quello proprietario. Archeologi, alla riscossa!!

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dic
13

Grass: un ottimo software GIS

 

I GIS, o SIT (in italiano) sono i sistemi informativi territoriali. Questi programmi servono per la gestione e il modellamento spaziale di dati geografici bi/tri-dimensionali. Questi programmi permettono quindi un’ottimale gestione del territorio in tutti gli aspetti.

Il GRASS (Geographic Resources Analysis Support System) è un SIT distribuito con licenza GNU.

Vediamo un po come installarlo. Intanto aggiungiamo al sources.list i seguenti repository:

Per Ubuntu Gutsy Gibbon:
deb http://les-ejk.cz/ubuntu gutsy multiverse
deb-src http://les-ejk.cz/ubuntu gutsy multiverse
Per Ubutu Feisty:
deb http://les-ejk.cz/ubuntu feisty multiverse
deb-src http://les-ejk.cz/ubuntu feisty multiverse

Importante: bisogna abilitare i repository universe e multiverse

# Universe and multiverse
deb http://us.archive.ubuntu.com/ubuntu/ edgy universe multiverse
deb-src http://us.archive.ubuntu.com/ubuntu/ edgy universe multiverse

Adesso aggiungiamo la chiave per autenticare i repository:

wget -q http://les-ejk.cz/pgp/jachym_cepicky-gpg.pub -O - | sudo apt-key add -

Aggiorniamo

sudo apt-get update

Ed installiamo il GRASS

sudo apt-get install grass

Se volete scaricare anche i sorgenti date il seguente comando

sudo apt-get source grass

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nov
25

Mappe e ortofoto di Merano in arrivo

 

Sembra proprio che l’Alto Adige continui a dimostrarsi il paradiso open d’Italia. Il Comune di Merano ha deciso che rilascerà liberamente i propri geodati (mappe, vie, ortofoto..), quindi  questi dati potranno contribuire direttamente al miglioramento di OpenStreetMap.

via: Brain Off

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