set
23

Raspberry Pi offre una variazione di frequenze e voltaggi in garanzia

 

Logo di Raspberry PiRaspberry Pi, il dispositivo da $35 per Linux, permette ai possessori di modificare le frequenze e i voltaggi senza perdere la garanzia: overclocking e overvolting della scheda sono sempre stati previsti, ma simili operazioni causano irrimediabilmente la perdita di ogni diritto sulla riparazione o la sostituzione gratuita dei prodotti. Non con Raspberry Pi, a patto di mantenere la temperatura al di sotto degli 85°C. I test effettuati dai produttori hanno mostrato che l’esecuzione entro questo limite non comporta deteriorazioni.

Normalmente, overclocking e overvolting sono metodi di stress dell’hardware dedicati a valutare la robustezza dei componenti: gli “smanettoni” adottano queste tecniche per ottenere il massimo dai computer e un dispositivo come Raspberry Pi s’adatta benissimo allo scopo. Le risorse del device non sono eccezionali, più che altro per le eccessive richieste delle singole applicazioni, e aumentare la frequenza di lavoro del processore può incrementare le performance fino al 52% — perché il clock sia stabile servono voltaggi più alti.

Raspbian, la distribuzione Debian-based raccomandata dai produttori, include 5 opzioni di overclocking fra cui scegliere per ottenere prestazioni più elevate in relativa sicurezza: degli espedienti simili sono disponibili, ad esempio, coi driver proprietari delle schede video su Linux e Windows. L’aggiornamento di Raspbian include un widget per il monitoraggio delle temperature. Il processore di Broadcom può essere portato a 1Ghz senza compromissioni sensibili tenendo presente che il superamento degli 85°C invalida la garanzia.

Via | Raspberry Pi

Raspberry Pi offre una variazione di frequenze e voltaggi in garanzia é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di domenica 23 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
20

The Linux Foundation annuncia un gruppo di lavoro per Tizen e gli IVI

 

Logo di TizenAutomotive Grade Linux (AGL) è un nuovo gruppo di lavoro predisposto da The Linux Foundation per l’espansione del sistema operativo nel settore dei dispositivi di In-Vehicle Infotainment (IVI): l’obiettivo dell’organizzazione è quello di giungere a distribuzioni basate su Debian o Fedora per Tizen, il progetto che riprende l’esperienza di MeeGo. All’iniziativa partecipano a vario titolo numerosi produttori di veicoli e device integrati. Fra le case automobilistiche compaiono Tata Motors per Jaguar e Land Rover, Nissan e Toyota.

Molto più lunga è la lista dei produttori di IVI o loro componenti: al gruppo aderiscono Aisin AW, DENSO Corporation, Feuerlabs, Fujitsu, HARMAN, Intel, NEC, nVidia, Reaktor, Renesas, Samsung, Symbio, Texas Instruments e Tieto. The Linux Foundation vuole comporre delle linee-guida che facilitino l’interoperabilità di hardware e software nell’ecosistema di Tizen — una soluzione di cui sono già disponibili i sorgenti, ma senza delle immagini per l’installazione come il predecessore. Il settore automobilistico è la scelta migliore.

Oltre agli IVI, infatti, Tizen sarebbe disponibile su smartphone, tablet, netbook e Internet-Connected TV (ICTV). Se i netbook sono in estinzione, il segmento di smartphone e tablet è un duopolio di Apple e Google nel quale stenta a inserirsi Microsoft e RIM fatica a sopravvivere: Mozilla punta sui Paesi in via di sviluppo con Firefox OS, ma Tizen dovrebbe affidarsi unicamente alla strategia di Samsung. Gli IVI e le ICTV, al contrario, sono terreni che offrono tuttora un margine di crescita e Tizen potrebbe riscuotere successo.

Via | OStatic

The Linux Foundation annuncia un gruppo di lavoro per Tizen e gli IVI é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di giovedì 20 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
30

leOS, un sistema operativo essenziale per Arduino da Leonardo Miliani

 

Logo di Arduinolight embedded Operating System (leOS) è un progetto di Leonardo Miliani, un programmatore fiorentino, e consiste in una specie di sistema operativo in C per gestire l’esecuzione del codice su Arduino. Lo stesso Miliani premette che la definizione di sistema operativo è indicativa: leOS è una via di mezzo tra un Real-Time Operating System (RTOS) e uno scheduler, che non rientra al 100% nelle due categorie. È compatibile con tutte le schede prodotte da o con gli schemi di Arduino su ATmega, perciò non funzionerà con Arduino Due.

leOS è in grado d’avviare/arrestare, riprendere o eliminare le operazioni affidategli: non supporta il preemptive multitasking degli RTOS, ma utilizza gli interrupt e perciò non è affetto da eventuali delay nel codice come gli altri scheduler. Prevedendo il timer 2, leOS disattiva le funzioni di Pulse-Width Modulation (PWM) sui pin digitali 3 e 11 — una caratteristica da tenere in considerazione, non soltanto se si collegano degli shield. La versione 0.1.x di leOS supporta Arduino Leonardo col nuovo layout delle schede prodotte.

Miliani descrive leOS come un sistema efficace per gestire ricorsivamente le operazioni che non richiedano un utilizzo intenso del processore centrale. Perché funzioni è sufficiente scompattarne l’archivio nella cartella dello sketch da gestire: una caratteristica che lo differenzia da looper, un altro progetto di Miliani che esclude il timer 2 – richiesto da numerose applicazioni – e dovrebbe “liberare” il PWM sui pin 3 e 11. looper è uno scheduler molto più semplice di leOS che dev’essere invocato esplicitamente dagli sketch.

Via | Arduino

leOS, un sistema operativo essenziale per Arduino da Leonardo Miliani é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di giovedì 30 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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ago
20

Arduino WiFi Shield, il primo componente per la connettività wireless

 

Fotografia di Arduino WiFi ShieldArduino WiFi Shield, presentato da Massimo Banzi, è il primo componente ufficiale per la connettività wireless con UNO, Mega e compatibili: non è il primo in assoluto, perché terze parti – ad esempio, la statunitense SparkFun – commercializzano già degli shield equivalenti. Ideato per i prodotti dalla Rev. 3, introdotta con la presentazione di Arduino Leonardo, WiFi Shield può essere collegato alle revisioni precedenti con una modifica illustrata nella guida degli sviluppatori. Ha un prezzo di 69€ più IVA e spese di spedizione.

La questione della compatibilità di Arduino WiFi Shield è importante: Arduino Leonardo non dovrebbe rientrare nella lista dei dispositivi che possono installare lo shield, perché i requisiti prevedono la presenza di una Serial Peripheral Interface (SPI) diversa da quella disponibile. È un problema relativo, considerando che Arduino Leonardo dovrebbe essere impiegato per realizzare dei dispositivi d’immissione che non normalmente richiedono un accesso diretto a internet. Prima di procedere all’acquisto è consigliabile informarsi.

Il prezzo superiore alla media di Arduino WiFi Shield è giustificato dai componenti integrati: anzitutto, è disponibile uno slot per MicroSD che estende le funzioni essenziali della connettività wireless. Le connessioni utilizzano il protocollo IEEE 802.11b/g grazie all’integrazione di HDG104 prodotto da H&D e supportano WEP e WPA2 Personal, mentre il chipset è un ATmega 32UC3 a 32-bit. La porta Micro-USB serve esclusivamente per l’aggiornamento del firmware in quanto l’alimentazione è erogata dal collegamento con UNO e/o Mega.

Via | Arduino

Arduino WiFi Shield, il primo componente per la connettività wireless é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di lunedì 20 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
08

OUYA e XBMC annunciano una partnership: il media center sulla console

 

Mascotte di OUYA — XBMC for AndroidOUYA – il prototipo di console da $99, attualmente basato su Android Open Source Project (AOSP) alla versione 4.0 – beneficerà del supporto di XBMC, il popolare media center, a partire dal lancio: una partnership garantirà l’immediata disponibilità dell’applicazione, grazie all’accesso privilegiato degli sviluppatori alla console. XBMC for Android, il porting del media center per il sistema operativo di Google, è ancora da completare ed è stato annunciato due settimane fa. Un’ottima notizia per il futuro di entrambi i progetti.

L’intenzione di OUYA è quella di “rivoluzionare” il mercato delle console con un ecosistema aperto. Il progetto ha attratto l’interesse di due mondi agli antipodi: le etichette discografiche con VEVO e il noleggio dei videogiochi su OnLive da una parte, gli sviluppatori open source di XBMC dall’altra. La distribuzione del prototipo è attesa per il marzo del 2013, nonostante i forti dubbi sul rispetto della tabella di marcia. A poche ore dalla chiusura della raccolta fondi, OUYA ha superato i $7,5 milioni su $950,000 d’obiettivo.

XBMC for Android non è disponibile su Google Play e, a prescindere dal completamento del porting, l’impiego più intelligente è su quei dispositivi integrati che installano AOSP e sono esclusi dal market ufficiale del sistema operativo. OUYA è una soluzione di compromesso perché la console offrirà un proprio app store e avrà una società alle spalle: per i consumatori è un’esperienza meno pionieristica rispetto a quella di OpenELEC, la soluzione per il media center che supporta tra gli altri Raspberry Pi. Non resta che attendere.

Via | XBMC

OUYA e XBMC annunciano una partnership: il media center sulla console é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di mercoledì 08 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
02

Android 4.0 e Raspberry Pi: ci siamo

 


Il Raspberry Pi è sicuramente uno degli argomenti più interessanti e di cui si parlerà probabilmente più spesso date le sue enormi potenzialità. L’ultimo colpo di scena riguardo questo dispositivo arriva dallo stesso blog del progetto, che ha di recente pubblicato un post che annuncia l’inizio dello sviluppo di un porting di Android 4.0 Ice Cream Sandwich su Raspberry Pi.

La notizia, davvero interessante, ha fatto il giro del mondo in pochi minuti e riporta alcuni screenshot ed un video inerenti i progressi del progetto. Come possiamo osservare dal video pubblicato sul blog e riportato in cima al post, Android 4.0 gira in maniera incredibilmente fluida; i 256 MB di RAM del dispositivo sembrano almeno il triplo vista la fluidità del sistema, anche la semplice navigazione nel drawer non presenta alcun tipo di lag. Tali prestazioni decisamente spinte sono opera di un apposito kernel e di alcune modifiche legate a VideoCore.

Android 4.0 a quanto pare riconosce l’hardware e permette l’abilitazione dell’accelerazione grafica e video, solamente l’audio sembrerebbe ad ora, non funzionare. Il progetto resta davvero interessante e leggendo le prime impressioni del web, i vari utenti non vedono l’ora di mettere le mani di questa immagine personalizzata da far girare sul proprio Raspberry Pi.

Via | Raspberry Pi Blog

Android 4.0 e Raspberry Pi: ci siamo é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di giovedì 02 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
29

Google “libera” i sorgenti di Web Lab per lo Science Museum di Londra

 

Mercoledì scorso, Google ha annunciato un esperimento sul cd. internet delle cose con cinque installazioni allo Science Museum di Londra accessibili sia al museo, sia sul web. Cinque progetti d’interazione e collaborazione tra gli utenti che utilizzano HTML5 per eliminare ogni differenza nel visitare uno spazio espositivo da remoto. Orchestra, Teletrasporto, Sketchbots, Data Tracer e Lab Tag Explorer guidano il visitatore nell’intrigante esperienza multimediale. I sorgenti dell’infrastruttura sono rilasciati sotto licenza ALv2.

Interactive Spaces è un runtime scritto in Java che offre delle Application Programming Interface (API) per realizzare soluzioni interattive nello spazio “fisico”. Predisposto al supporto di JavaScript e Python è disponibile su Linux e Mac OS X — presto potrà essere utilizzato pure su Windows. È l’infrastruttura utilizzata da Google per le cinque installazioni londinesi: a ulteriore conferma delle potenzialità del progetto, è stato ideato un sesto esperimento di blob tracking nel quale i punti da tracciare sono gli esseri umani.

Le possibilità di Interactive Spaces sono molteplici. Oltre a Java, JavaScript e Python, il runtime supporta C++ ed è prevista la futura integrazione di Processing: un linguaggio di programmazione open source espressamente dedicato a librerie orientate alla fisica. La struttura dell’ambiente è stata concepita affinché gli sviluppatori possano adattare le attività predefinite alle proprie esigenze, modificandone la configurazione o estendendole con soluzioni create ex novo. Una risorsa fondamentale all’interazione con lo spazio.

Via | Ars Technica

Google “libera” i sorgenti di Web Lab per lo Science Museum di Londra é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di domenica 29 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
28

Arduino è in grado d’aprire le porte degli hotel come un passepartout

 

Fotografia di Arduino UNOArduino può essere programmato per aprire le porte degli hotel controllate da HT24, un sistema di sicurezza a smart card prodotto da Onity e molto diffuso negli alberghi di tutto il mondo. È il risultato di una ricerca condotta da Cody Brocious, uno sviluppatore di Mozilla, illustrata martedì al Black Hat di Las Vegas. Brocious ha scoperto che l’alimentazione del dispositivo serve pure da host per programmare la serratura col software correlato ed è riuscito a manomettere il meccanismo in 200ms. — grazie all’impiego di Arduino.

La tecnologia di Onity è distribuita dal 1993 e installata in oltre 4 milioni di hotel. Il sistema è basato su un sitecode a 32-bit – generato ad hoc in ogni albergo – che corrisponde alla chiave privata per sbloccare le serrature. Utilizzando Arduino, Brocious è riuscito a impossessarsi di questa chiave e ad aprire le porte. Ottenuto il controllo dell’host, è possibile riprogrammare il dispositivo con una chiave diversa da quella predefinita e rendere inefficaci le smart card assegnate ai clienti dalle direzioni degli alberghi.

Un’altra possibilità offerta dalla “falla” di sicurezza è quella di recuperare il sitecode confrontando un paio di smart card originali per crearne delle copie. Tuttavia, Andy Greenberg di Forbes ha deciso di mettere alla prova il sistema di Brocious e i risultati non sono stati all’altezza delle premesse: su tre porte l’hacker è riuscito ad aprirne giusto una al secondo tentativo. Onity non ritiene sia sufficiente a dimostrare l’insicurezza della propria tecnologia e Brocius non intende collaborare direttamente con la società.

Via | The H Security

Arduino è in grado d’aprire le porte degli hotel come un passepartout é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di sabato 28 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
27

Debian e Raspberry Pi producono le feature di Project Glass da Google

 

Project Glass, ovvero il progetto di Google per degli occhiali futuristici basati su Android, ha ispirato Will Powell – uno sviluppatore entusiasta del Raspberry Pi – per un esperimento di traduzione simultanea molto suggestivo. Grazie a Debian e al dispositivo della Cambridge University, Powell ha ricreato la cd. realtà aumentata con un paio di Vuzix STAR 1200: degli occhiali già in distribuzione a $4.999, circa il doppio del prezzo stimato per quelli di Google. Il risultato non è eccezionale, ma basta ad anticipare il futuro.

Purtroppo, non sembra che Powell abbia rilasciato i sorgenti del proprio lavoro. La dimostrazione dell’esperimento utilizza due Raspberry Pi, un iPad e un iPhone oltre ai citati occhiali per la realtà aumentata: la traduzione simultanea è riportata sullo schermo del televisore, che riduce il costo dell’operazione a £70 – corrispondenti ai Raspberry Pi. La distribuzione utilizzata è Debian/Weezy, che può essere installata sul dispositivo aggiornando i sorgenti di APT. Esclusi i sottotitoli sugli occhiali, può riprodurlo chiunque.

Dovendo parlare dell’esperimento in sé, Powell ha investito una cifra spropositata per visualizzare delle semplici traduzioni. La “curiosità” è limitata all’utilizzo di Debian e Raspberry Pi: qualcuno, prendendo spunto dal progetto di Powell, potrebbe realizzare altrettanto – magari, rilasciandone i sorgenti – con tecnologie open source a prezzi più accessibili ed evitando il passaggio da Siri. L’interesse dell’esperimento è legato alla novità, che meriterebbe un ulteriore approfondimento da parte di sviluppatori più preparati.

Via | Raspberry Pi

Debian e Raspberry Pi producono le feature di Project Glass da Google é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di venerdì 27 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
24

Massimo Banzi ha descritto il layout e le feature di Arduino Leonardo

 

Massimo Banzi, il “padre” del progetto, è intervenuto in prima persona a presentare il nuovo layout di Arduino Leonardo: un dispositivo che abbiamo già incontrato parlando di XOrduino e XO Stick — i prototipi sviluppati da OLPC. Annunciato insieme al futuro Arduino Due, Leonardo non è soltanto la variante low-cost di UNO. È un device che propone caratteristiche differenti e, per molti aspetti, ancora più intriganti. Anzitutto, permette d’essere riconosciuto come un mouse o una tastiera connessi all’interfaccia USB dei computer.

Questa possibilità permette ai produttori di realizzare degli shield adatti a costruire dispositivi d’immissione accessibili, in grado di riprodurre le gestualità del mouse o scrivere sul monitor come una tastiera. Una risorsa fondamentale per le cd. tecnologie assistive. Rispetto a UNO, Leonardo ha un unico processore – ancora un ATmega, mentre Due monterà un ARM – che serve tanto da unità centrale, quanto da chipset per il controllo delle interfacce di comunicazione e dei sensori. Perciò, il prezzo è inferiore a quello di UNO.

Se UNO è offerto in versioni che s’aggirano attorno ai 20€, Leonardo è proposto con le header a 18€ e senza a 16€. Il prezzo, comunque, è una questione secondaria: il device è assemblato sul nuovo layout che sarà utilizzato per tutte le Printed Circuit Board (PCB) di Arduino. Questa revisione è stata concepita per standardizzare i sensori e l’alimentazione dei dispositivi, perché chi produce shield possa realizzare soluzioni compatibili con qualunque scheda basata su Arduino. Una novità che coinvolge l’intera gamma di prodotti.

Nello specifico, l’interfaccia I2C e quella IOREF sono state montate sul PCB per essere sempre nella stessa posizione, cosicché gli shield possano connettersi alle schede a prescindere dal modello. Il nuovo layout – già disponibile su Arduino Leonardo – è concepito perché gli shield possano utilizzare diversi voltaggi: Due funzionerà a 3.3V, ma i device attualmente in produzione ne prevedono 5V. Grazie al nuovo schema dei dispositivi e al posizionamento dell’interfaccia IOREF, gli shield possono essere compatibili con entrambi.

A proposito dell’alimentazione, Arudino Leonardo può sfruttare il connettore MicroUSB, oppure l’interfaccia USB collegata a un computer — che s’aggiungono all’interfaccia seriale. Inoltre, il dispositivo ha 12 input analogici più di UNO e un pin per il reset della scheda, utile agli shield. Ovviamente, il device non prevede delle interfacce di rete: la connettività può essere estesa al dispositivo con gli shield ufficiali, compatibili con UNO e le altre schede nelle versioni che utilizzano il nuovo layer introdotto per Leonardo.

Le novità del team di Arduino sono davvero intriganti. Il riposizionamento dei sensori, per quanto possa sembrare banale, è un’ottima intuizione che faciliterà molto il lavoro dei produttori di terze parti. Leonardo, in particolare, potrebbe “rivoluzionare” il mercato dei dispositivi d’immissione: non soltanto per l’accessibilità. Pensate a UnoJoy, il futuristico joystick dell’Exertion Games Lab. Leonardo si presta all’integrazione in gamepad e tastiere dedicati al gaming con specifiche standard per qualunque sistema operativo.

Via | Arduino

Massimo Banzi ha descritto il layout e le feature di Arduino Leonardo é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di martedì 24 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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lug
18

Arduino è utilizzato per generare OTP compatibili col protocollo OATH

 

Fotografia di Arduino UnoUna coppia di sviluppatori brasiliani appartenenti a InfoSERVER hanno realizzato un nuovo progetto – che sarà presentato la settimana prossima alla 13ª edizione del Fórum Internacional Software Livre (FISL) di Porto Alegre – che prevede l’utilizzo di Arduino per generare delle Temporary One-Time Password (TOTP) compatibili con l’autenticazione OATH. È una variante del metodo One-Time Password (OTP) basata sulla validità temporanea delle parole-chiave. Il progetto, Arduino OATH Token, utilizza esclusivamente risorse open source.

Arduino OATH Token è stato costruito semplicemente con una Arduino Uno e un piccolo schermo a cristalli liquidi — del tutto opzionale, a quanto parrebbe guardando il filmato introduttivo. Il progetto genera delle password numeriche di 6 cifre della durata di 30 sec. che compaiono sul display LCD dal quale è possibile controllarne la validità, grazie a una barra progressiva. L’output è inviato sulla porta seriale per il debug del dispositivo e le password sono cifrate utilizzando l’algoritmo HMAC-SHA1 di Cryptosuite da Cathedrow.

Quali sono le possibili applicazioni di Arduino OATH Token? È necessario sottolineare che Open Authentication (OATH) non corrisponde a OAuth, ma è un protocollo d’autenticazione forte basato su standard “aperti”. Fra i membri dell’iniziativa compaiono Symantec e VeriSign. Il progetto di InfoSERVER è replicabile con qualunque scheda basata su Arduino: il codice sorgente, disponibile sotto licenza Creative Commons, è interamente disponibile su GitHub. Come impiegarlo è giusto una scelta deputata a quanti decideranno di farne uso.

Via | Arduino

Arduino è utilizzato per generare OTP compatibili col protocollo OATH é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di mercoledì 18 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
17

CyanogenMod e XBMC for Android sarebbero già compatibili col Nexus Q

 

All’I/O 2012, Google non ha presentato soltanto un tablet da 7“: il Nexus Q è un media center – indisponibile, al pari del Nexus 7, sul mercato italiano – che ricorda il design di Tron Legacy e promette funzionalità da The Jetsons (I Pronipoti di Hanna-Barbera). Purtroppo, il dispositivo sembra essersi distinto per quanto non permette di fare e così gli “smanettoni” più intraprendenti hanno deciso d’esplorare le reali capacità del device. I primissimi tentativi avevano portato sul Nexus Q lo streaming dei contenuti di Netflix.

Uno dei risultati ottenuti è stata l’installazione di CyanogenMod, la ROM personalizzata di Android che ha ottenuto un tale successo da garantire all’ideatore, Steve Kondik, un posto in Samsung. Jason Parker è riuscito a installare CM9 – la versione basata su Ice Cream Sandwich, tuttora in fase di release candidate – sul Nexus Q, ottenendo la gestione di Bluetooth e WiFi. Il supporto alla riproduzione audio, invece, non è riuscito: l’esperimento è soltanto un primo approccio alle potenzialità nascoste del dispositivo di Google.

Neppure il tempo d’approdare su Google Play (la versione disponibile, infatti, non è quella ufficiale del team) e XBMC for Android – il porting del media center, annunciato soltanto venerdì scorso – è installabile sul Nexus Q grazie a un APK modificato. Sarebbe inutile proporre il collegamento al download diretto, dal momento che il dispositivo di Google non è distribuito in Italia. Sembra che XBMC abbia incontrato più difficoltà, rispetto a CyanogenMod, ma il risultato preliminare è incoraggiante. Tutto merito della comunità.

Via | The Verge

CyanogenMod e XBMC for Android sarebbero già compatibili col Nexus Q é stato pubblicato su Ossblog.it alle 15:00 di martedì 17 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
13

Ouya, la console su Android, ha raccolto $4.3 milioni con Kickstarter

 

Fotografia di OuyaOuya è un prototipo di console, in fase di finanziamento su Kickstarter, che intende “rivoluzionare” il mercato ludico grazie all’open source. Il dispositivo sarà venduto a $99 con un gamepad: la raccolta fondi ha superato i $4.3 milioni a 26 giorni dal termine, un successo che potrebbe bissare quello di Pebble — lo smartwatch che è stato prototipato nel 2008 con Arduino. Ouya utilizza i sorgenti di Android Open Source Project (AOSP) in versione 4.0 con un’interfaccia grafica realizzata ex novo nel segno del design minimalista.

La futura console non sarà open hardware – come non lo è, ad esempio, il Raspberry Pi – sebbene i produttori di periferiche possano chiedere un accesso agli schemi per realizzare prodotti compatibili con Ouya. In ogni caso, rappresenta un ottimo esempio d’utilizzo dei sorgenti di Ice Cream Sandwich (ICS), senza la partnership di Google, per la creazione di un nuovo ecosistema. Avendo ampiamente superato l’obiettivo di $950,000 stabilito, i creatori di Ouya hanno finanziato una serie d’altri progetti: soprattutto dei videogiochi.

La piattaforma distribuirà un Software Development Kit (SDK), in anteprima ai finanziatori, affinché Ouya possa essere proposta ai consumatori con un elevato numero di titoli già disponibili. Gli sviluppatori possono effettuare tranquillamente il rooting del sistema operativo per apportare le modifiche necessarie al supporto di nuove periferiche: una versione di Ouya proposta agli interessati prevede il rooting di fabbrica. Il progetto è ambizioso e dà nuova linfa ai programmatori di videogiochi indipendenti. Grazie ad Android.

Sulla carta, perché la console non è ancora in distribuzione, Ouya potrebbe avere più successo di Google TV — il progetto ufficiale di Mountain View per portare internet sul televisore. Il nuovo dispositivo non prevede ancora delle applicazioni diverse dai videogame, a eccezione dei programmi per interagire con microfono e webcam nelle sessioni di gioco. Tuttavia, la versatilità della piattaforma e le specifiche hardware garantiscono una fluida riproduzione di film e serie TV scaricate o in streaming. Magari, con l’open source.

Ouya, infatti, è equipaggiata con un quad-core Tegra 3 di nVidia: è lo stesso di Nexus 7, il nuovo tablet presentato da Google, che di conseguenza non è venduto sottocosto. La console ha 1Gb di RAM, 8Gb di memoria flash integrata, WiFi 802.11 b/g/n, Bluetooth LE 4.0. Purtroppo, è prevista soltanto un’uscita USB 2.0. La connessione al televisore è del tipo HDMI, fino a una risoluzione di 1080p per il Full-HD. Con queste caratteristiche, l’aggiornamento a Jelly Bean – che non è ancora previsto – non costituirà affatto un problema.

Sarebbe interessante capire come gli ideatori di Ouya abbiano concepito l’interfaccia grafica, molto più accattivante di quella attualmente prevista dai media center come XBMC. Alcuni screenshot sulla selezione dei giochi ricordano addirittura Metro di Windows 8. La cura del design, invece, è assimilabile a quella dei prodotti di Apple. Se mai ce ne fosse bisogno, Oyua dimostra l’interesse per Android – per una volta, nella variante open source – sui dispositivi ad ampio consumo. Linux sarà sempre legato a server e workstation?

Via | CNET News

Ouya, la console su Android, ha raccolto $4.3 milioni con Kickstarter é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di venerdì 13 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
08

ARM ha inviato le patch per il supporto di ARMv8 (a 64-bit) con Linux

 

Logo di ARMARMv8 – l’aggiornamento delle specifiche per l’omonima architettura – sarà supportato a partire da Linux 3.6 anche nella variante a 64-bit. La società ha inviato al kernel una serie di patch per AArch64: il nuovo processore che, ormai, è prossimo alla distribuzione.

ARM, infatti, ha provveduto a inviare ca. 23.000 righe di codice – che introducono la nuova architettura – per il kernel di Linus Torvalds. La disponibilità dei processori a 64-bit è prevista per l’autunno, quando Linux 3.6 dovrebbe fare la propria apparizione su Git.

Al momento, non esistono processori sui quali provare AArch64 e l’architettura non è utilizzabile insieme ad AArch32 – l’unica a essere disponibile nel kernel, fino ad ARMv7 – sebbene tutti gli strumenti previsti in userspace risultino formalmente retro-compatibili.

Gli ingegneri di ARM sono al lavoro sul supporto ad ACPI. L’imminente disponibilità di processori a 64-bit, basati sulla nuova architettura, inserirà ARMv8 nel settore dei server: un segmento di mercato nel quale i chip sono stati impiegati con le versioni a 32-bit.

Il supporto nel kernel di Linux è il primo garantito dalla società per AArch64. Non si conoscono altri piani di ARM per estendere l’architettura ad altri sistemi operativi. Windows 8, il primo approccio di Microsoft ad ARM, avrà appena una versione dedicata ai tablet.

In futuro, è possibile che ARMv8 approdi su altri sistemi come BSD, Illumos e Solaris. La produzione di server o altri dispositivi basati sull’architettura non dovrebbe iniziare prima del 2013: il supporto preliminare (anzi, preventivo) di Linux è molto confortante.

Via | Phoronix

ARM ha inviato le patch per il supporto di ARMv8 (a 64-bit) con Linux é stato pubblicato su Ossblog.it alle 19:00 di domenica 08 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
04

Raspberry Pi è una console controllata da Android col Galaxy Nexus S

 

E.S.R. Labs ha portato Android Transporter, una soluzione per duplicare da wireless lo schermo degli smartphone, su Raspberry Pi: il dispositivo da $35 dell’Università di Cambridge. Il risultato sembra essere piuttosto accattivante, ma è ancora presto per esultare.

Ricordando che Raspberry Pi non è un open hardware, i limiti di Android Transporter sono molti. Ad esempio, perché funzioni occorre un Galaxy Nexus S — al quale “flashare” un firmware modificato da E.S.R. Labs. Non è sufficiente effettuare il rooting del dispositivo.

Nel primissimo esperimento, servivano addirittura due smartphone. La versione su Raspberry Pi richiede un dongle per il WiFi, da connettere alla porta USB del device. E.S.R. Labs è in contatto con alcuni produttori per attenuare il problema del firmware modificato.

La latenza nella trasmissione del segnale da Galaxy Nexus S a Raspberry Pi è di 150ms.: l’intenzione è quella d’abbassarla sotto i 100ms., prima di proporre questa variante di Android Transporter al pubblico. Le patch saranno rilasciate con una licenza open source.

I possibili impieghi di questa soluzione sono innumerevoli, dai videogiochi alla riproduzione di film e serie televisive acquistate con Google Play. A prescindere da Raspberry Pi, però, riprodurre l’esperimento di E.S.R. Labs potrebbe diventare più costoso che utile.

Sommando il prezzo di Galaxy Nexus S a quello di Raspberry Pi e del dongle per il WiFi, arriviamo attorno a ca. 600€. Una cifra che basterebbe ad acquistare uno smartphone di fascia media e una console o un media center. Senza considerare la perdita della garanzia.

Via | Raspberry Pi

Raspberry Pi è una console controllata da Android col Galaxy Nexus S é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di mercoledì 04 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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