feb
08

Debian è diventata irrilevante?

 

Debian 6

Debian irrilevante? Questa è l’ipotesi lanciata dal blog su linux ed open source di Zdnet. Non vogliamo entrare troppo nel merito dell’articolo che chiunque può leggere, ma fare una riflessione un po’ più ampia.

Secondo la tesi che si porta avanti Debian sarebbe poco importante per i nuovi utenti, ma conterebbe solo per gli utenti Linux più avanzati. Purtroppo qui si pecca di ingenuità da parte di chi non conosce ancora molto bene come funzionino le cose. Debian, almeno la stable, non è una distro per nuovi utenti, ma per chi ha interesse nel miglior rapporto possibile fra nuove versioni e stabilità.

È innegabile che Ubuntu e distro simili abbiano un maggior appeal per i nuovi utenti, ma queste persone non sono mai state il target diretto di Debian. Ubuntu, ed altri progetti simili che sono nati negli ultimi 10 anni, sono stati sviluppati appositamente con lo scopo di portare ai nuovi utenti le potenzialità insite in Debian.

Quante volte abbiamo sentito dire da qualcuno che Debian non conta più nulla che ci sono Ubuntu, Mint, ecc. Purtroppo queste persone non si rendono conto che gli sviluppatori Debian svolgono un lavoro di enorme utilità per tutta la comunità e che riescono ad ottenere questi risultati anche grazie agli utenti che hanno e con i quali si collabora seriamente in molti bug report.

Secondo dati recenti di Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader (DPL), solo il 7% di Ubuntu deriva direttamente dal progetto upstream, da progetti interni Canonical o da fonti non-Debian. Del resto il 74% è una semplice ricompilazione dei pacchetti Debian ed il 18% sono pacchetti con patch e ricompilati.

Tutto quello che vedete nelle distro più user-friendly si basa proprio su quel lavoro certosino portato avanti da Debian e dei quali beneficiano anche distro che non sono basate su di essa. Togliere la decana delle distro dalla scena significherebbe infliggere un colpo micidiale a tutta la comunità che dovrebbe poi riorganizzarsi attorno ad un altro progetto.

Fortunatamente Debian non ha un’attività commerciale dietro, ma si basa sul lavoro dei volontari ed è praticamente inaffondabile grazie al suo Contratto Sociale che ne vincola gli scopi. Recentemente abbiamo visto progetti come Mandriva, OpenSolaris o openSUSE fallire, subire stop o rischiare di non sapere quale sarà il loro futuro semplicemente perché sono legati a doppio filo ad un’azienda.

Questo genere di distribuzioni devono rispondere al mercato, effettuare rilasci precisi e muoversi veloci per invogliare sempre più utenti a sceglierle. Questo però porta a compromessi, uno dei quali riguarda proprio la qualità finale del codice incluso. Debian sceglie l’opzione contraria. Sceglie di puntare tutto sulla qualità del codice a scapito della puntualità dei rilasci e dell’appetibilità da parte dei nuovi utenti. La distribuzione stable è solo un piccolo prodotto, il vero pregio del progetto è l’aumento della qualità complessiva del software su Linux.

In conclusione si può dire che Debian sia irrilevante? Certamente no. Come abbiamo avuto modo di affrontare questo non è vero né per chi Debian non l’ha mai usata né per tutta la comunità Linux. A prescindere che la vostra distro derivi o meno da Debian.

Via | NetworkWorld

Debian è diventata irrilevante? é stato pubblicato su ossblog alle 12:00 di martedì 08 febbraio 2011.

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feb
07

Debian 6 “Squeeze” è arrivata

 

Debian 6

Dopo 2 anni di inteso sviluppo ecco arrivare finalmente Debian 6, nome in codice “Squeeze”. Oltre al classico kernel Linux è anche possibile dare uno sguardo, in anteprima, al progetto Debian GNU/kFreeBSD. Al momento il supporto è limitato ai classici pc 32-bit (kfreebsd-i386) e 64-bit (kfreebsd-amd64). Il software server è molto più solido rispetto a quello per utenti desktop.

Un ulteriore passo per diventare il sistema operativo universale, come recita il suo motto. Potrete, infatti, installare Debian Gnu/Linux su ogni tipo di dispositivo dai palmari ai supercomputer potendo contare sul supporto per 9 diverse architetture: 32-bit PC / Intel IA-32 (i386), 64-bit PC / Intel EM64T / x86-64 (amd64), Motorola/IBM PowerPC (powerpc), Sun/Oracle SPARC (sparc), MIPS (mips (big-endian) and mipsel (little-endian)), Intel Itanium (ia64), IBM S/390 (s390) e ARM EABI (armel).

Debian fa molta attenzione ad offrire all’utente la possibilità di scegliere fra un sistema che utilizza solo componenti liberi ed uno dove è possibile mischiare anche componenti non liberi. Una scelta che risale agli inizi del progetto e che si è estesa, recentemente, anche al kernel. Dalla versione ufficiale pacchettizzata sono stati eliminati tutti i blob binari rendendolo completamente libero. Per chi ne avesse comunque bisogno è comunque possibile installare i pacchetti aggiuntivi che sono parte dell’area non-free di Debian. Per maggiori informazioni potete trovare tutti i dettagli sulla pagina del wiki.

Da questa versione debutta anche il nuovo sistema di avvio basato sulle dipendenze che rende più rapida la partenza del sistema grazie all’esecuzione parallela degli script di avvio. Grazie al tracciamento delle varie dipendenze i servizi da avviare partiranno non appena tutte le richieste saranno soddisfatte.

  • Aree di lavoro e applicazioni KDE Plasma 4.4.5
  • una versione aggiornata dell’ambiente desktop GNOME 2.30
  • l’ambiente desktop Xfce 4.6
  • LXDE 0.5.0
  • X.Org 7.5
  • OpenOffice.org 3.2.1
  • GIMP 2.6.11
  • Iceweasel 3.5.16 (una versione di Mozilla Firefox priva del marchio)
  • Icedove 3.0.11 (una versione di Mozilla Thunderbird priva del marchio)
  • PostgreSQL 8.4.6
  • MySQL 5.1.49
  • GNU Compiler Collection 4.4.5
  • Linux 2.6.32
  • Apache 2.2.16
  • Samba 3.5.6
  • Python 2.6.6, 2.5.5 and 3.1.3
  • Perl 5.10.1
  • PHP 5.3.3
  • Asterisk 1.6.2.9
  • Nagios 3.2.3
  • Xen Hypervisor 4.0.1 (con il supporto per dom0 e per domU)
  • OpenJDK 6b18
  • Tomcat 6.0.18
  • più di 29.000 altri pacchetti pronti per l’uso, generati a partire da
    circa 15.000 sorgenti.

Come qualcuno potrà notare facilmente non si tratta dell’ultima versione dei vari software, ma una o più versioni indietro. Questa è una scelta voluta proprio perché stiamo parlando di Debian “Stable”, destinata cioè ad ambienti di produzione dove tutto deve funzionare senza alcun problema ed interruzione. La solidità del tutto è la chiave fondamentale su cui si punta e per la quale la stable viene scelta. Nel software appena uscito, infatti, sono spesso presenti bug che vengono scoperti e segnalati dai primi utenti.

Debian può essere installata nel modo che preferite. Blu-ray, DVD, CD, USB o direttamente dalla rete. Nonostante l’ambiente desktop predefinito comprenda Gnome è possibile scegliere quello che vi più preferite dai più famosi a quelli meno conosciuti. Sono anche presenti dvd e cd multiarchitettura in cui più architetture differenti possono essere installate da un singolo disco.

Se poi avete intenzione di utilizzare Debian in qualche ambito particolare anche che possono tornarvi utili i Debian Pure Blends come Debian Accessibility, DebiChem, Debian EzGo, Debian GIS, Debian Multimedia, Debian Edu, Debian Med e Debian Science.

L’installer continua a fare passi in avanti ed oltre ad un miglioramento delle impostazioni e la disponibili in 70 lingue differenti è possibile gestire volumi logici, RAID, sistemi cifrati e creare filesystem ext4, btrfs e, solo per kFreeBSD, ZFS.

Se avete già una Debian installata potrete aggiornare tranquillamente senza problemi o lunghe interruzioni dei servizi. In ogni caso vi consigliamo di leggere attentamente le note di rilascio e la guida all’installazione prima di procedere all’aggiornamento.

Potete scaricare tutti i vari tipi di immagini direttamente da Bittorrent o, solo se il primo metodo non fosse percorribile, jigdo o HTTP.

Per inaugurare la nuova versione di Debian sono stati aggiornati anche il sito ufficiale ed i principali sottositi del progetto con il nuovo stile grafico. Il vecchio tema è stato mandato in pensione dopo 13 anni di onorato servizio nel corso dei quali ha subito solo qualche piccolo ritocco.

Via | Debian

Debian 6 “Squeeze” è arrivata é stato pubblicato su ossblog alle 15:00 di lunedì 07 febbraio 2011.

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