apr
20

Liberated Pixel Cup, un concorso per realizzare un gioco open source

 

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Creative Commons (CC)Liberated Pixel Cup è un nuovo concorso – indetto da Creative Commons, Free Software Foundation e OpenGameArt – per la realizzazione d’un video gioco open source al 100%. Il budget è di $10.000 e le fasi per la creazione sono tre: la prima è stata completata, ed è consistita nella definizione dello stile grafico al quale attenersi.

La competizione è suddivisa in due parti: la prima è riservata ai designer, che dovranno proporre gli elementi grafici. Guardando le prime immagini, lo stile da rispettare è quello dei MMORPG degli anni ’90. Ricorda BrowserQuest — il videogioco sperimentale di Mozilla per HTML5. La seconda parte, invece, è tutta per i programmatori.

Le linee guida obbligano all’utilizzo di linguaggi e formati “liberi” in tutte le fasi del progetto: il gioco prodotto deve essere necessariamente compatibile con Linux. L’iscrizione al concorso può avvenire entro la mezzanotte del 31 maggio prossimo. La seconda fase inizierà il 1 giugno, mentre la terza il 1 luglio. Avrà successo?

Via | Creative Commons

Liberated Pixel Cup, un concorso per realizzare un gioco open source é stato pubblicato su Ossblog.it alle 10:00 di venerdì 13 aprile 2012.

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apr
05

Wikidata è un database per la conoscenza enciclopedica con Wikimedia

 

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Wikimedia – Meta-WikiWikidata è il nuovo, ambizioso, progetto di Wikimedia Deutschland: la sussidiaria tedesca della fondazione che gestisce Wikipedia. Annunciato venerdì scorso, Wikidata ha ufficialmente iniziato a esistere da lunedì, quando sono stati aperti gli uffici. Ancora in embrione, sarà un database della conoscenza enciclopedica di Wikipedia.

Nella circostanza, il termine database si riferisce genericamente a un archivio di dati strutturati: Wikidata – almeno, nelle premesse – non aspira a realizzare un nuovo Data Base Management System (DBMS). Quando sarà pronto, il progetto cambierà l’approccio alla modifica delle voci del glossario di Wikipedia. In modo centralizzato.

Una descrizione efficace di Wikidata è tra le domande più frequenti. Oggi, ad esempio, il nome di battesimo e la data di nascita d’un personaggio pubblico sono indicate sugli articoli dagli editori di Wikipedia. Con Wikidata, queste informazioni potranno essere esportate in tutte le lingue: un aiuto per le enciclopedie meno curate.

L’integrazione di Wikidata, quindi, aspira ad aumentare il volume di informazioni fornite da Wikipedia nelle versioni regionali, avvicinandole all’originale in lingua inglese. La novità è destinata a cambiare il sistema di modifica degli articoli: anziché redigere dei documenti ex novo, è probabile che si tradurranno gli originali.

Gli sviluppatori di Wikimedia non hanno ancora deciso come avverrà, in concreto, la modifica del sistema. Tuttavia, è presumibile un’interfaccia per accedere ai cataloghi di gettext e suggerire la propria traduzione dei paragrafi. Sarà sempre possibile modificare il contenuto degli articoli: la soluzione è tuttora in fase di studio.

Wikidata s’ispira a Wikimedia Commons, l’archivio dei contenuti multimediali di Wikipedia: non è stata redatta una tabella di marcia, perché i compiti sono in via di definizione. Il database è sostenuto da Allen Institute for Artificial Intelligence, Gordon and Betty Moore Foundation e Google che hanno donato in tutto 1,3€ milioni.

Via | Wikimedia

Wikidata è un database per la conoscenza enciclopedica con Wikimedia é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di giovedì 05 aprile 2012.

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apr
02

OpenStreetMap ha rilasciato i dati “grezzi” con la mappatura dei GPS

 

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OpenStreetMapOpenStreetMap, il progetto di mappatura stradale in crowdsourcing, ha concluso il periodo d’adozione delle licenze di Creative Commons col rilascio dei dati “grezzi” acquisiti dai Global Positioning System Receiver (GPSr) negli ultimi sette anni. Sono 55Gb di informazioni sotto By-SA 2.0, utilizzabili per statistiche o quant’altro.

È l’archivio più grande della categoria: il file di testo, compresso, occupa 7Gb e riporta il tracciamento di 2.770.233.904 punti. Il documento non include metadata e consiste nella somma dei punti tracciati dai contributori di OpenStreetMap fino al maggio del 2010, quand’è iniziata la transizione a Open Database License (ODbL) 1.0.

Ad ogni modo, il rilascio di OpenStreetMap ha un’importanza relativa per gli utenti: la documentazione pubblicata si presta maggiormente al benchmarking per le applicazioni che interpretano i dati acquisiti dai GPSr. È un archivio interessante per gli sviluppatori e, soprattutto, una dimostrazione della “vivacità” di OpenStreetMap.

Via | OpenStreetMap

OpenStreetMap ha rilasciato i dati “grezzi” con la mappatura dei GPS é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di lunedì 02 aprile 2012.

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mar
14

OpenStreetMap è vicino ad adottare la propria licenza sui contributi

 

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OpenStreetMapOpenStreetMap, festeggiata l’adozione da parte di Apple e Foursquare, si prepara a lasciare Creative Commons. Partendo dal 1 aprile, infatti, i contributi inseriti da chi non abbia sottoscritto il cambio di licenza saranno rimossi dal database. Una scelta destinata a influire su tutti i servizi che hanno abbracciato la piattaforma.

In alternativa, i contributori possono scegliere di rilasciare i contenuti come pubblico dominio. Il processo di transizione è iniziato nel 2010, data alla quale risalgono proprio quelle mappe implementate da iPhoto: al posto di Creative Commons, OpenStreetMap adotterà Open Database License (ODbL) 1.0 — redatta da Open Data Commons.

Gli utenti non dovrebbero avvertire grandi differenze perché i contributi accettati dal maggio del 2010 sono già compatibili col cambio di licenza. Sono i possessori di iPhoto, passato a OpenStreetMap, che accuseranno qualche problema: tutte le mappe rilasciate sotto Creative Commons saranno “congelate” e disponibili separatamente.

Via | The H Open

OpenStreetMap è vicino ad adottare la propria licenza sui contributi é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di mercoledì 14 marzo 2012.

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feb
20

Sintel è stato rilasciato in un formato orientato al cinema digitale

 

Cinegrid AmsterdamSintel, il cortometraggio animato della Blender Foundation, è stato riproposto nel formato a 4k (cioè 4096×1744 pixel) per il cinema digitale. È il primo progetto a distribuire un prodotto completo sotto licenza Creative Commons, come Attribuzione 3.0, in questa versione. Ciò è stato possibile grazie al consorzio Cinegrid Amsterdam.

Può sembrare una banale riconversione di un filmato già visto, invece è un passo importante perché il 4k è destinato a diventare lo standard del futuro per il cinema digitale. Le tecnologie in uso per la codifica dei filmati in 4k sono pressoché tutte proprietarie e prevedono sistemi per tutelare il Digital Rights Management (DRM).

La Blender Foundation, in associazione con Cinegrid, prevede la creazione di pipeline per strumenti di codifica 4k open source. Sintel è scaricabile nel nuovo formato, nonché in una riproposizione ad alta definizione “riscalata” dall’ultima codifica. Il corto è attualmente in distribuzione ai partner di Cinegrid, in tutto il mondo.

Via | Creative Commons

Sintel è stato rilasciato in un formato orientato al cinema digitale é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di domenica 20 febbraio 2011.

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nov
03

Un manifesto per l open government: cittadini per i raw data in Italia

 

Repubblica ItalianaIl progetto che mi accingo a presentare non è un’iniziativa istituzionale, ma una proposta dal basso (come si suol dire). È un gruppo di cittadini, coinvolti a vario titolo nella pubblica amministrazione, che ha costituito l’Associazione Italiana per l’Open Government con l’intento di sensibilizzare all’introduzione dei raw data nel Paese. Spesso abbiamo parlato della necessità di rivoluzionare l’approccio alla politica.

Qualcosa si sta già muovendo grazie ad alcuni servizi di Linea Amica e agli sforzi dei privati: molta strada dev’essere ancora percorsa. Il primo tassello è la stesura di un manifesto che identifichi i punti essenziali al dialogo tra governo e cittadinanza. La redazione è aperta al contributo di tutti grazie a una pagina su Facebook per raccogliere commenti, critiche, suggerimenti. Non è un’iniziativa politicamente ideologizzata.

L’Associazione raccoglie una lista di progetti basati sulla distribuzione degli open data, riportandone fonti e tipologie. Il sito propone un sondaggio su quali siano le informazioni che dovrebbero essere liberate per prime: com’è prevedibile, i risultati vedono un netto vantaggio dei bilanci della pubblica amministrazione sulle altre opzioni. In meno di un giorno d’attività l’iniziativa ha già riscosso un discreto successo.

Immagine | Wikipedia

Un manifesto per l open government: cittadini per i raw data in Italia é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di mercoledì 03 novembre 2010.

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ott
28

Il Ministero per l Innovazione apre agli open data con Linea Amica

 

Linea AmicaDomenica si parlava di open data in relazione ai pregiudizi sociali: purtroppo la discussione ha preso una piega diversa dall’intento dell’editoriale, ma per fortuna la situazione italiana offre degli spunti più interessanti. Il Ministero per l’Innovazione, guidato da Renato Brunetta, sta lavorando a delle nuove iniziative e possiamo escludere le premesse che hanno sempre caratterizzato la loro recensione.

Introducendo le novità istituzionali abbiamo sempre dovuto sottolineare che non si trattava di open data. Fino a ieri, perché Linea Amica (il servizio di feedback sull’efficienza della pubblica amministrazione) ha finalmente adottato gli open data. Non si tratta del protocollo di Microsoft, ma il progetto è conforme agli standard internazionali ed è stata coniata una licenza compatibile con le Creative Commons.

I particolari dell’iniziativa, “esternalizzata” a Formez PA, sono consultabili sul sito di Linea Amica. La licenza IODL 1.0 ideata da Formez PA è conforme, oltre alle Creative Commons, a quegli Open Data Commons formalizzati dai Paesi anglosassoni. La banca dati può essere scaricata in formato CSV previa inserimento di alcuni dati personali: si poteva fare molto di più, ma è comunque un inizio incoraggiante.

Via | IWA Italy

Il Ministero per l Innovazione apre agli open data con Linea Amica é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di giovedì 28 ottobre 2010.

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ott
14

Creative Commons ha introdotto il Public Domain Mark

 

EuropeanaCreative Commons, l’organizzazione nota per le licenze modulari che abilitano con facilità la ridistribuzione dei contenuti, ha aggiunto nuovi termini di rilascio. Public Domain Mark 1.0 è la licenza concepita per identificare quei progetti che sono concepiti per il pubblico dominio. Oltre alla nota formula che prevede di comporre termini di licenza selezionando una delle opzioni tra attribuzione, uso commerciale/non commerciale e modifica dell’opera originale, Creative Commons offriva già degli strumenti per semplificare l’identificazione delle licenze esistenti (tra cui la GNU/GPL e la GNU/LGPL).

L’introduzione del Public Domain Mark rientra in quest’ultimo programma. Non si tratta di rivedere il concetto di pubblico dominio, ma di sfruttare degli strumenti per renderlo immediatamente riconoscibile. Il senso è quello di abbattere le barriere tra istituzioni e utenti: il problema più evidente dei termini legali è la difficoltà nel comprendere cosa sia lecito e cosa, invece, no. Creative Commons ha predisposto un rapido wizard per aiutare chi amministra la divulgazione dei contenuti ad applicare il PDM e nella definizione per l’utente finale ha incluso delle note per semplificarne la lettura.

Com’è consuetudine di Creative Commons, per rendere più efficace la spiegazione del Public Domain Mark è stato fatto un esempio concreto. Si tratta di Europeana, un portale finanziato dall’Unione Europea che è tradotto in pressoché ogni lingua comunitaria e raccoglie contenuti multimediali dai musei e dalle gallerie di tutto il continente. Europeana propone contenuti di pubblico dominio ed è stata la prima ad abbracciare il PDM perché i cittadini possano capire immediatamente i termini legali che proteggono le opere. Europeana è anche in italiano e mostra contributi dal nostro Paese.

Via | Creative Commons

Creative Commons ha introdotto il Public Domain Mark é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di giovedì 14 ottobre 2010.

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ott
13

Bill Gates finanzia Next Gen Learning Challenges con $20 mln.

 

Next Generation Learning Challenges

The Bill & Melinda Gates Foundation ha annunciato un finanziamento di $20 mln. a Next Gen Learning Challenges, un progetto per aiutare gli studenti a rischio d’abbandono degli studi con la tecnologia. Il programma aveva già incassato l’appoggio di fondazioni del calibro di The William and Flora Hewlett Foundation. Qual è la notizia, allora? È presto detto.

Il progetto cui lo stesso Bill Gates ha accordato pubblicamente l’appoggio in un’intervista parla in modo chiaro di open licensing e richiede, per la partecipazione al bando di concorso, l’utilizzo di una licenza Creative Commons. Next Gen ha indetto un contest per raccogliere nuove idee riguardo la propria missione e imposto CC-BY per l’accettazione dei progetti.

Ciò che può sembrare un dettaglio trascurabile è in realtà molto importante. Specie perché Gates, per nulla impressionato dalla parziale contraddizione, ha identificato in questo tipo di iniziative «l’unica speranza» per il futuro. Certo, Gates non si occupa più in prima persona di Microsoft: qualcosa, però, si sta muovendo. Speriamo che pure Steve Ballmer lo colga.

Via | The New York Times

Bill Gates finanzia Next Gen Learning Challenges con $20 mln. é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di mercoledì 13 ottobre 2010.

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ott
03

Hal Plotkin ha scritto Free to Learn, una guida per l educazione libera

 

Free to LearnFree to Learn è idealmente il seguito di Free Culture, l’opera del 2004 di Lawrence Lessig su cultura digitale e proprietà intellettuale. Analizzata la situazione de facto, è tempo di passare all’azione: Hal Plotkin (autore dell’e-book) introduce e cerca di spiegare il concetto di Open Educational Resources (OER) rivolgendosi agli educatori. L’intento è quello di sensibilizzare all’uso di strumenti liberi per l’istruzione con o, senza l’appoggio delle istituzioni scolastiche e accademiche. Ciò è teso ad aumentare le possibilità d’apprendimento, riducendo i costi a carico di insegnanti e studenti. In Italia si tradurrebbe anche in una esplicita campagna di boicottaggio al monopolio della cultura imposto dall’editoria per l’istruzione.

Le OER sono risorse culturali disponibili come pubblico dominio, oppure rilasciate sotto licenze permissive che ne consentono la libera modifica e distribuzione attraverso i canali più disparati. Il riferimento a Creative Commons, ecc. è tutt’altro che sottinteso. Le argomentazioni di Plotkin non si limitano certo alla riduzione dei costi: il notevole vantaggio delle OER consiste piuttosto nella crescita di ricerca e sviluppo offerto dalla scrittura collaborativa. Una contraddizione evidente con le consuetudini editoriali che anche nel nostro Paese evidenziano i limiti dell’esclusività del diritto d’autore in ambito educativo. In alternativa al modello tradizionale, Plotkin cita il caso di OpenCourse Ware del MIT e lo propone come riferimento.

La scarsa attenzione delle istituzioni alle OER è dovuta a numerosi fattori. Non è soltanto una questione economica legata al mercato editoriale, ma anche un problema di consuetudini che i centri culturali faticano ad abbandonare. Traslando la situazione al caso italiano, le cosiddette “baronie” universitarie non sono granché inclini a riconoscere un rapporto paritario tra insegnante e discente per una crescita collettiva. Retaggio di un sistema gerarchico di ostacolo alla meritocrazia che il modello delle OER è destinato a sgretolare. La diffusione in rete delle scoperte scientifiche e la modifica collaborativa delle pubblicazioni divulgative è un’importante risorsa educativa di cui studenti, ricercatori e insegnanti non possono continuare a ignorare l’esistenza in eterno.

Oltre all’iniziativa del MIT, Plotkin riprende Scitable di Nature (la popolare rivista di divulgazione scientifica): il fatto che persino una pubblicazione tradizionale abbia abbracciato le OER è sintomo di come queste non siano in contraddizione con la sopravvivenza economica di un progetto editoriale standard. Nature è una testata di tipo tradizionale, a capitale privato e slegata dal sistema educativo statunitense. Benché consapevole di dover provvedere alla propria sopravvivenza economica, Nature non ha rigettato le OER e, al contrario, ha scelto di farne un valore aggiunto alla trasmissione didattica frontale. Un esempio importante del connubio tra esigenze di mercato e libertà d’informazione che contraddice le critiche.

Il capitolo più importante di Free to Learn riguarda lo spostamento delle OER da un ambito pionieristico al mainstream dell’educazione collegiale. Plotkin ha interpellato vari professionisti delle università che hanno aperto programmi di OER per meglio comprendere come queste possano inserirsi a complemento dei metodi d’insegnamento consolidati. Si scopre così che negli USA il fenomeno è tutt’altro che isolato: senza sminuire le iniziative italiane (il libro è incentrato sulla situazione degli Stati Uniti), oltre al Massachusetts anche Washington ha provveduto a creare un servizio di OER con la Open Course Library. Il ruolo delle comunità dei college è strategico per il rinnovamento dell’educazione statunitense.

Lo stesso Free to Learn non è offerto come una semplice lettura. L’elenco delle risorse utili alla creazione di un programma OER sul modello dei progetti esistenti è coniugato all’arricchimento della pubblicazione di Plotkin in forma di wiki. Cultura ed educazione non sono saperi statici, perciò anche gli strumenti di divulgazione devono adeguarsi al continuo aggiornamento di dati, scoperte e innovazioni come pure dovrebbe avvenire per il giornalismo. Free to Learn offre spunti di sicuro interesse sia per chi approccia l’argomento per la prima volta, sia per chi è interessato ad approfondire il dibattito sulle OER e il superamento del concetto di proprietà intellettuale nell’istruzione. L’e-book è soltanto in lingua inglese.

Via | Creative Commons

Hal Plotkin ha scritto Free to Learn, una guida per l educazione libera é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di domenica 03 ottobre 2010.

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ago
30

Microsoft SDL ha abbracciato Creative Commons

 

Microsoft SDL

Continuano a emergere buone notizie dal fronte Microsoft. Gli strumenti per sviluppare programmi secondo i princìpi di sicurezza previsti dal Security Development Lifecycle saranno disponibili come Creative Commons BY-NC-SA 3.0. Tutte le applicazioni Microsoft da Windows Vista in avanti sono state sviluppate con SDL, un processo inaugurato solo nel 2002.

Precedentemente gli strumenti per SDL erano protetti da una licenza che ne consentiva la distribuzione soltanto ai partner. La scelta di rendere ridistribuibili gli elementi costitutivi del processo renderà più semplice l’integrazione di SDL in software di terze parti. Il Security Development Lifecycle è stato concepito come un progetto del Trustworthy Computing.

David Ladd ha spiegato con un intervento dettagliato sul cambio di licenza che i primi documenti rilasciati sotto Creative Commons sono la Simplified Implementation of Microsoft SDL e il Microsoft Security Development Lifecycle – Version 5.0. Si tratta di due documenti in lingua inglese sulle linee guida di SDL: è ancora presto per poterne scaricare il toolkit.

Via | MSDN

Microsoft SDL ha abbracciato Creative Commons é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di lunedì 30 agosto 2010.

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lug
15

Vimeo sceglie Creative Commons

 

VimeoVimeo è una popolare piattaforma per l’upload dei video, simile a YouTube e offerta sia gratuitamente, sia a pagamento. Da un paio di giorni Vimeo ha scelto d’impostare Creative Commons come scelta predefinita per la distribuzione dei contenuti degli utenti registrati.

Era già possibile scegliere una delle licenze proposte da Creative Commons per la diffusione dei video caricati, ma Vimeo ha deciso di andare oltre impostando l’opzione Share Alike in default. Mossa coraggiosa e certamente apprezzabile per la comunità open source.

L’aspetto più interessante della scelta di Vimeo è nella spiegazione che il servizio indica agli utenti che accedono al proprio account. È precisato come Creative Commons non inficia la proprietà intellettuale delle pubblicazioni e si può scegliere di distribuire i video con le altre formule di licenza previste. L’unico limite è l’uso esclusivo dell’inglese su Vimeo.

Vimeo sceglie Creative Commons é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di giovedì 15 luglio 2010.

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giu
21

GNUFunk Radio al MusiCamp 2010 di Milano

 

MusiCamp 2010 MilanoSabato 19 sono stato al MusiCamp 2010 che si è tenuto nella sede dell’associazione Gheroartè a Corsico (MI): è stata un’occasione per parlare di software libero a trecentosessanta gradi. Tra le varie performance musicali si è svolto il BarCamp ed è intervenuto Marco Caiani di GNUFunk, un collettivo pavese appassionato di FLOSS che promuove diverse iniziative legate alla musica e più in generale alla libertà d’espressione.

Marco ha presentato GNUFunk Radio, il progetto più attivo del gruppo: è una web radio (ascoltabile in streaming o podcast) che trasmette brani scaricabili in libertà grazie alle licenze Creative Commons e programmi dedicati alla lettura di pubblicazioni libere. L’intero palinsesto segue i princìpi di GNU e chiunque può suggerire nuovi contenuti o, chiedere di curare una trasmissione. Un’iniziativa encomiabile, da seguire e imitare.

Il lato più apprezzabile dell’intervento di Marco è stato nella lucidità con cui ha trattato l’argomento del free software, troppo spesso affrontato come pura filosofia. I ragazzi di GNUFunk hanno i piedi piantati per terra, senza per questo dover rinunciare alle prerogative del FLOSS. Un approccio “funky” che ribadisce l’esigenza di evolvere il modello di business dell’open source perché i progetti superino il mero volontarismo.

Foto | Flickr

GNUFunk Radio al MusiCamp 2010 di Milano é stato pubblicato su ossblog alle 15:56 di lunedì 21 giugno 2010.

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mag
01

Testo integrale della lectio magistralis di Lawrence Lessig in Parlamento

 

L’11 marzo 2010 il professore di Harvard Lawrence Lessig ha tenuto una lectio magistralis alla Camera dei Deputati, dal titolo “Internet è Libertà”. Per chi non lo sapesse, Lessig è colui che ha scritto le licenze Creative Commons e che ha fondato il Center for Ethics of Harward University. Insomma, un tipetto in gamba.

Per far si che l’importante messaggio su Internet e la libera trasmissione della cultura (ma detto così è veramente ai minimi termini) arrivi al pubblico italiano, così devastato da quotidiane ingiurie alla cultura del Web, riporto una mia personale traduzione della lectio di Lessig. Una traduzione altrettanto valida è quella fornita da Federico Guerrini sull’edizione online de La Stampa, che però ha il difetto di essere un pò troppo riassuntiva in alcuni punti. In realtà ho cominciato a lavorare su questa traduzione per sottotitolare il video, che rilascerò tra qualche giorno.

Lessig è uno dei liberi pensatori internazionali, che a mio parere trasmette un interessante punto di vista sul passato del diritto d’autore (dalle sue origini ad oggi) e trasmette un punto di vista straordinariamente aderente alla realtà di ciò che potrebbe essere il futuro della condivisione, visto non solo con gli occhi degli “anziani” legislatori, ma con quelli dei giovani (per i quali, in un certo senso, i legislatori di oggi lavorano).

Ovviamente, la mia traduzione non è perfetta, quindi gradirei molto che qualcuno segnalasse le imprecisioni e provvederò a correggerle nel minor tempo possibile ;) Buona lettura!

Signor Presidente, sono molto onorato e felice di avere l’opportunità di parlare in maniera così diretta. Vorrei cominciare con tre storie. La prima comincia nel 1976. All’epoca ero un giovane adolescente ossessionato da questa istituzione [simbolo del comunismo] non perchè ero comunista, (ero assolutamente fan di Ronald Reagan) ero rimasto semplicemente affascinato dopo la mia visita in Italia nel giugno del 1976 dove osservai la passione verso questa ideologia. Il fascino e la passione per questa istituzione mi hanno accompagnato quando, sei anni dopo, quando ero studente al college, ho viaggiato attraverso le quattro parti dell’Europa dell’Est che formavano la Repubblica Sovietica. Alcuni di voi potrebbero ricordare che all’epoca viaggiando in quei luoghi era normale portarsi dietro dei “gettoni” dell’Ovest ad esempio, gomme da masticare e sigarette, che si regalavano lungo il viaggio.

Quando arrivai in Bulgaria, l’ultimo dei Paesi che visitai, incontrai in alcuni bambini che giocavano in un parco, ed ofrii loro delle gomme da masticare; rimasi allibito: i bambini presero le gomme e non avevano alcuna idea di cosa stessi dando loro: non le avevano mai viste prima e non avevano nessuna concezione di cosa fossero.

Nel 2005 ho avuto l’opportunità di ritornare in Bulgaria, per intervenire con una lettura in questo posto straordinario, “The Red House” a Sofia, nella quale ho parlato a molti giovani bulgari. Ciò che osservai fu che, nel 2005, non erano molto differenti da altri giovani in qualunque altro posto in Occidente. Erano molto più informati a proposito di Internet di quanto non fossero i miei colleghi all’Università della California e a casa.

Questa è la seconda storia: nel 2003 sono stato invitato ad una conferenza da Viacom, una delle compagnie di comunicazione di spicco a livello mondiale, in questo posto straordinariamente bello in Arizona. Era una conferenza in cui io avrei espresso il mio contributo sul tema “Protezione del Copyright e Tecnologia”. Ma data la mia fama di “anarchico del copyright” tra i partecipanti, è stato come gettare giovani cristiani nel Colosseo, in quanto i leader di Viacom si sentirono in dovere di prendermi [idealmente] a pugni davanti al resto del personale dell’azienda. XX Redstone disse chiaramente che pensava alle mie idee come ad una guerra, e questa esecuzione fu così estrema che mi furono rivolte delle “scuse formali” dopo l’evento per il suo straordinario comportamento.

Ma dopo il mio intervento ed il mio scontro con i vertici più anziani di Viacom, un gruppetto di giovani manager [che organizza la produzione di un dispositivo musicale] mi prese da parte e mi disse: “Devi capire, questa è la Cina” e “aspettiamo che muoiano, poi andremo avanti”.

Infine, nel 2001 ho cominciato a lavorare con un gran numero di studenti francesi su argomenti relativi al Software e alla Cultura Liberi. La mia concezione di “amico” si formata lavorando con questi giovani studenti. Alla fine, fui invitato ad un evento ad Avignone, al Palazzo dei Papi, dove mi fu chiesto di parlare ai leader dell’industria culturale francese e del Ministero della Cultura. Dopo il discorso, fui accolto molto positivamente, e gli organizzatori dell’evento mi dissero: “discorso brillante… forse il migliore che abbia mai sentito” “ma sono assolutamente contrario a tutto ciò che hai detto”. Onestamente rimasi di stucco, perchè non avevo detto niente che avesse potuto trovare in disaccordo qualsiasi persona sana al mondo; il mio contributo era stato quanto più “normale” possibile. Cercai di capire cosa fosse stato ad aver portato queste persone ad essere così in disaccordo con tutto ciò che avevo detto. Seguii gli organizzatori dell’evento ad un dibattito con gli studenti all’università di Avignone, a cui parteciparono 9 leader dell’industria della comunicazione francese, ed il pubblico era formato da circa 300 studenti. Uno ad uno gli studenti rivolsero ai leader dell’industria della comunicazione domande a proposito di Internet, domande che mi sembravano ovvie e adeguate alla capacità ed al potenziale dei leader dell’industria. Uno ad uno gli studenti furono corretti dai leader aver frainteso il futuro del web. Un leader disse: “il mio lavoro è difendere gli usi che si stanno perdendo”. Questo portò uno studente vicino a me a sussurrare ad un suo amico: “il sogno dei dinosauri”.

Tre storie, questo è il punto: la divisione che c’è nel mondo oggi non è tanto quella delle nazioni, quanto quella delle generazioni. La separazione tra i membri di diverse nazionalità della generazione “giovane” è minore della separazione che ognuno di noi ha nella cultura della nazione in cui vive. Il divario [culturale] tra i giovani di diverse nazioni è minore del divario degli adulti tra diverse nazioni; ed il divario tra noi [adulti] e loro [giovani] è grande ed in crescita.

Creando leggi per noi [adulti], creiamo leggi contro loro [giovani]. Ma dobbiamo ricordare che non riusciremo mai a battere i giovani. E l’unica domanda è: “come ci ricorderanno”? Ci ricorderanno come io ricordo quest’uomo o come noi ricordiamo queste persone? Come “dinosauri”.

Questo è un evento per celebrare il Web. Per comprendere internet, dobbiamo prima comprendere cosa internet non è. Non possiamo capire Internet se pensiamo a delle delle applicazioni singole, come non si poteva capire la stampa pensando a dei libri specifici o l’importanza del mercato teorizzato da Adam Smith pensando ai beni che venivano scambiati sul mercato. Internet è una cosa che permette delle cose, come il mercato permetteva delle cose, come la stampa permetteva dellle cose. Che cos’è: “È un’architettura che permette innovazioni non pianificate e impreviste.”

Innovazione, quello che altri chiamano Libertà. Che tipo di innovazione? Se l’uomo fosse semplicemente buono, l’innovazione sarebbe semplicemente buona. Ma non devo essere un professore per ricordarvi che noi non siamo “semplicemente buoni”. Le nostre società sono un mix di bene e male: qui e dovunque ci sono bene e male. Quindi c’è del buono in Internet, come Google, Facebook ed anche iTunes e YouTube: buoni. E c’è del cattivo in internet: i virus, lo spam, zombie botnets, che rendono i computer controllabili e malware in generale. Queste cose sono viste come terribili e distruttive nella Rete. Ora, noi che tifiamo per internet passiamo troppo tempo ad elogiare il buono e a dimenticare il male. In questo momento noi ricordiamo entrambi, per capire come internet farà diventare la società in cui vivremo.

Ci sono tre concetti da ricordare: il primo è il copyright, nel contesto del giornalismo e del crescente impulso alla trasparenza.

Primo: il copyright. C’è del buono. Internet ha spinto l’innovazione, l’innovazione ha creato un’enorme varietà nella cultura accessibile tutti, una varietà commerciale, il mio collega Chris Anderson descrive questo con la dinamica della coda lunga. Internet permette ad una gamma molto più ampia di prodotti creativi di avere successo rispetto a quanto succedesse prima; però permette anche la creatività amatoriale, quella delle persone che creano per amore delle arti e non per i soldi. L’importanza della creatività amatoriale era cara a Jon Philips Sousa, che nel 1906 è andato al Congresso degli Stati Uniti per parlare della “macchina parlante”, come la chiamava, che era per lui alla rovina della creatività. “Queste macchine parlanti rovineranno il futuro della musica in questo paese quand’ero ragazzo davanti ogni casa in questo paese si vedevano dei canti dei ragazzi che cantavano le canzoni dell’epoca o delle canzoni vecchie oggi si sentono queste macchine infernali ad ogni ora del giorno e tutta la notte. Noi perderemo le nostre corde vocali, le corde vocali verranno eliminate dal processo di evoluzione, come si è perduta la coda dell’uomo quando si è evoluto dalla scimmia”. Quindi voglio che vi concentriate su quest’immagine, l’immagine dei giovani dell’epoca che stavano insieme e cantavano le canzoni dell’epoca o quelle più vecchie. Persone che partecipavano alla creazione o alla ricreazione della propria cultura. Sousa aveva ragione di temere che non sopravvivesse quell’immagine; la diffusione del vinile, la radiodiffusione, ci hanno trasformato in uditori passivi; però sbagliava se si pensa alle tecnologie del ventunesimo secolo.

Sono delle tecnologie che portano alla ripresa della cultura a cui pensava lui. Vi porto qualche esempio: sono sicuro che qualcuno di voi ha visto questa interpretazione straordinaria del canone In Re, da quando è stato messo su You Tube, più di 70 milioni di persone hanno visto questa interpretazione di un giovane ragazzo che con un berretto da baseball e una chitarra interpreta la propria variazione di questo classico. Da quando è stato pubblicato questo brano, centinaia di persone hanno avuto la stessa idea e hanno prodotto la propria variazione diffondendola sulla stessa piattaforma. Per esempio un ragazzo ha preso la musica dal video per produrre questo, questa ha ispirato qualcun altro a produrre questo… e poi ha ispirato un’altra persona a produrre questo. Chiaramente se Brooklyn lo può fare San Francisco può fare anche meglio. Il fatto è che questo è quello sognava Sousa quando parlava dei ragazzi che si riunivano cantare le canzoni dell’epoca. Oggi non lo fanno più fisicamente, ma si riuniscono intorno a una piattaforma digitale che ispira l’altra creatività. È anche grazie alle leggi che regolano questa piattaforma che può prodursi questa creatività, se si applicassero ad essa le stesse regole che vengono applicate ai vecchi media questa creatività sarebbe impossibile. Su YouTube ogni minuto ci sono 20 h di video, anzi, da quando ho iniziato a parlare oggi più di 12 giornate di video sono state caricate su You Tube. Qualsiasi regola che necessitasse la valutazione previa di questo materiale, porterebbe alla chiusura di siti come You Tube. Questo è il bene che è uscito da questa infrastruttura creativa, però c’è stato anche del male, come la pirateria p2p, di autori che non autorizzano la condivisione del proprio materiale. Non c’è dubbio che questo produca danni. La RIAA dice che ci sono 12,5 miliardi di danni l’anno. Io credo che queste stime siano esagerate, però non c’è bisogno di credere a queste stime; le vendite digitali sono aumentate del 940% mentre le vendite di dischi sono scese del 30%. Io credo che sarebbe giusto per il governo preoccuparsi dei danni che questo comporta per gli artisti ed è sicuro dal mio punto di vista che questa pirateria ha portato dei danni ad alcuni artisti e questo è un male che deriva da questa piattaforma dell’innovazione.

Pensiamo al giornalismo adesso, c’è del bene straordinario che viene prodotto da Internet per il giornalismo. C’è innovazione, e varietà delle nuove forme di giornalismo. Su dei siti possiamo vedere delle raccolte di articoli giornalistici, e poi c’è anche la produzione dilettante di Wikipedia e altri blog che anch’essi possono diventare commerciali se la richiesta d’informazione è alta. E questo è il bene. Ma c’è il male anche qui. L’aumento di media liberi e gratuiti comporta una pressione sul tipo di giornalismo che è essenziale per la democrazia, il giornalismo d’indagine, il giornalismo basato sulle analisi. L’immaagine del grande giornalismo è costruita anche da esempi come questo: il New York Times che pubblica i Pentagon Papers. Queste cose appartengono ad un momento brevissimo della storia della stampa, in cui la stampa aveva una forza, la stampa si difendeva nei confronti dei tribunali e questo ha avuto un effetto profondo su quello che pensavamo potesse essere la stampa ed un profondo effetto sulla storia. Io credo che purtroppo questo tempo sia passato nel mio Paese. Anche se ci sono ancora dei giornali non c’è più la stessa forza, la stessa spina dorsale in questi giornali per difendere la verità contro il potere del governo. Basti pensare al fatto che lo stesso New York Times non ha rivelato i dati sull’Iraq finché non è stata confermata l’elezione del presidente Bush. Chiaramente Internet aumenterà la pressione su questo tipo di giornalismo, con la riduzione del finanziamento incrociato alla stampa tradizionale. Questo è un problema per la democrazia.

Pensiamo poi alla questione della trasparenza; anche qui Internet ha prodotto benefici enormi, favorendo l’esplosione dell’efficienza e della trasparenza, ad esempio nella diffusione dei dati prodotti dai governi. L’amministrazione Obama ha esplorato le possibilità di rendere accessibili le informazioni in modo facilmente comprensibile. Data.gov ci presenta tutta una serie di dati che riguardano l’azione del governo, cui si può accedere in modo totalmente gratuito. E poi ci sono informazioni facilmente accessibili grazie a cui gli automobilisti possono trovare dei modi per consumare meno combustibile e anche in Gran Bretagna si rendono disponibili informazioni trasparenti sul funzionamento del Parlamento britannico. Senza dubbio, la maggior parte di questi progetti sono fantastici per la democrazia, essenziali per la democrazia. Ma ci sono anche qui dei costi: c’è un lato oscuro di questo movimento verso la trasparenza, vi dò un esempio possono avete visto questo film che parla del debito da carta di credito negli Stati Uniti. Una delle cause principali di questo problema è una legge si chiama legge per la Protezione dei consumatori e Prevenzione dell’abuso da bancarotta. In realtà non c’è protezione dei consumatori, in questa legge, che ha portato solo benifici alle banche, ed ha avuto l’effetto di rendere impossibile estinguere il debito da carta di credito. Quindi, aziende come Bethlehem Steel possono usare questa legge per evitare di pagare gli obblighi pensionistici, Enron l’ha usata per evitare gli obblighi energetici, ma non si possono evitare gli obblighi da carta di credito, che [i cittadini] si porteranno dietro per sempre.

Questa legge è stata proposta quando Clinton era presidente, e lui era a favore di essa, ma Hillary Clinton dopo aver letto un articolo sul New York Times ha cominciato a militare contro tale legge, contro tale Bill, ovvero “legge” in inglese, con la b maiuscola. Nonostante la legge fosse stata bloccata in precedenza, quando la signora è diventata senatore, a questo punto aveva ricevuto $ 140.000 in contributi dal settore dei servizi finanziari, quindi cosa fatto? Nel 2001 votato a favore di quella terribile legge, dper ue volte, dando il suo sostegno a questo cambiamento della legislazione. La senatrice Clinton ha detto non era per i soldi e ha difeso la sua decisione: “non credo che nessuno possa pensare che venga influenzata da una lobby, vista la mia esperienza di trent’anni – ha detto”. Io credo a Hilary Clinton, non credo che si possa diventare Hilary Clinton se è facile essere corrotti, e dovreste crederle anche voi, posso elencare 25 ragioni per cui la senatrice di New York abbia visto questa legge in modo diverso da come la vedeva da First Lady degli Stati Uniti. Ma il punto è: cosa avranno pensato gli altri, dopo aver sentito che aveva ricevuto $ 104.000 dal settore dei servizi finanziari; avranno pensato che aveva dei buoni motivi? Crederanno che lei abbia dato la risposta giusta, con una giusta motivazione? Questo è il lato oscuro della trasparenza. Finanziamento privato ad elezioni pubbliche. Questo tipo di dati aumenta lo scetticismo riguardo al funzionamento del Parlamento. L’80% delle persone in California pensa che i soldi comprano i risultati, il livello di fiducia del congresso di Stati Uniti e al livello più basso della storia. Forse c’erano più persone che erano a favore della monarchia inglese al tempo dell’Indipendenza, di quante ce ne siano ora a favore del Congresso. Questa è una conseguenza negativa. Quindi se mettiamo assieme questi aspetti positivi e negativi su una stessa pagina, come una pagella, possiamo vedere come questi vari aspetti hanno portato agli estremismi. Gli estremismi di sinistra della mia pagella ritengono che Internet dica di rifare costantemente la società e sono a favore del fatto che gli autori siano sotto pressione a causa di Internet; c’è un movimento abolizionista che ritiene si debba eliminare del tutto il diritto d’autore, che non ha più motivo d’esistere. Per quel che riguarda il giornalismo si dice che sono sufficienti i blog, non abbiamo più bisogno di professionisti che fanno le indagini, e il giornalismo amatoriale può scrivere tutto ciò di cui c’è bisogno. Nel contesto della trasparenza, si ritiene che manchi del tutto la trasparenza, a causa di un sistema di governo corrotto.

Ma ci sono estremismi anche a destra. La battaglia per il diritto d’autore porta a suggerire cambiamenti che potrebbero uccidere Internet. La morte del giornalismo porta le persone a pensare ancor di più alla necessità di uccidere internet. E chi viene messo in imbarazzo dalla trasparenza delle informazioni che sempre più circolano su internet chiede l’uccisione di internet.

Questo estremismi non vogliono riconoscere le ragioni degli altri, generando una grande situazione di “l’uno o l’altro”, quindi si ritiene che oggi ci debba essere o l’anarchia oppure uno Stato totalitario sostenuto da coloro che si oppongono alla rete. Questo è un grande errore. Invece dobbiamo trovare il giusto mezzo. Trovare un modo per credere nella Rete ma anche credere nel copyright, nel giornalismo ed avere fiducia nel governo. E la domanda non è “QUALE scegliere”: internet o copyright, internet o giornalismo, internet o fiducia nel governo. La domanda è “come possiamo ottenere entrambi?”.

Dobbiamo accettare il fatto che internet è qui e non andrà via; dobbiamo festeggiare che internet è qui e non andrà via. Ma dobbiamo pensare a come minimizzare i danni che questo grande mezzo ci da. Come?

Ci sono risposte ovvie già di 10 anni, per esempio per il diritto d’autore bisogna esercitare un controllo su come si utilizzano i lavori e garantire un compenso giusto per il lavoro che viene usato e trovare delle forme di compensazione per i danni arrecati dalla pirateria. Questa è l’idea al centro del libro del mio collega Terry Fisher ed è l’idea dei Verdi tedeschi, che loro chiamano “tariffa orizzontale della cultura”, per raccogliere fondi utili a compensare i danni dovuti alla condivisione del software via p2p.

Sulla questione giornalismo, il mio amico e collega Robert McChesney nel suo libro scrive della necessità di supporto pubblico a beni pubblici, ed il giornalismo investigativo è un bene pubblico. Attraverso fondazioni come ProPublica o la governativa National Public Radio dobbiamo trovare un mercato complementare, come è sempre stato storicamente negli USA.

Infine, nel contesto della trasparenza, che potremmo chiamare fiducia, abbiamo bisogno di eliminare le cause di sfiducia, di cambiare il finanziamento privato dei partiti alle elezioni pubbliche nel finanziamento pubblico alle elezioni pubbliche, e quindi far sì che la gente possa credere ragionevolmente che qualsiasi decisione non sia stata presa solo per denaro, rendendo impossibile credere che “i soldi comprano i risultati”.

Il punto è che dobbiamo accettare/festeggiare internet, e cercare di adattare e minimizzare i danni provocati da internet. Ancora oggi, fra gli attivisti di tutto il mondo non c’è nessuno che si faccia portavoce di queste posizioni in tutto il mondo, invece, in tutto il mondo, ci sono soltanto estremismi. Quindi per esempio nel contesto del copyright c’è una guerra, che un mio amico chiamava “guerra terroristica”, in cui i terroristi sono i nostri bambini. O nel contesto del giornalismo, i finanziamenti pubblici al giornalismo sono stati tagliati negli USA, credendo che il mercato privato potesse bastare da solo.

Nel contesto della fiducia: è aumentato enormemente il costo delle campagne politiche e i congressisti spendono il 30% del loro tempo per cercare i fondi per essere rieletti; la Corte Suprema ha eliminato quest’anno le basi costituzionali che permettevano al Congresso di limitare la spesa per sostenere un candidato. Le aziende quindi hanno possibilità illimitate di spendere quanti soldi vogliono per appggiare o contrastare un candidato alle elezioni, rafforzando il concetto che i soldi comprano i risultati. Tutto questo non fa altro che creare posizione estremiste, ovunque.

Dobbiamo imparare ad essere umili dal punto di vista legislativo. Il ventesimo secolo è stato un secolo dove la tecnologia ha reso possibile una mentalità dittatoriale; sono fiorite teorie totalitarie. Tecnologie come questa erano concepite dai governi come strumenti di propaganda nei confronti dei loro cittadini, e sono state promosse normative a volte brutali per controllare o ristrutturare la società. Quindi, che si pensi agli estremismi, al proibizionismo, alla guerra contro le droghe, alla grande società di Lyndon B. Johnson, o alla guerra in Iraq, la mentalità è la stessa: la mentalità è che il governo ha il potere di controllare e rifare la società e si crede che quando c’è un rallentamento allora bisogna aumentare la forza affinché la normativa diventi più efficace. Questo rapporto “più forza maggiore efficacia” è falso. In una democrazia — non in uno stato totalitario — più forza spesso significa meno efficacia. Il mio amico Castles dice che “una spintarella è meglio di un pugno” e che “le norme sono meglio del carcere”: dobbiamo imparare questo. Tutti dobbiamo impararlo: il potenziale dei governi di cambiare il mondo. Gli estremisti l’hanno dimenticato, da entrambe le parti, da sinistra e da destra: hanno bisogno di ricordare i limiti di ciò che può fare un governo, che ci sono dei vincoli naturali all’interno di una democrazia. Questi vincoli devono ispirarsi all’umiltà di governo, specialmente se ritorniamo al primo punto che ho trattato stamane, a proposito delle generazioni.

Perchè dobbiamo riconoscere in tutta umiltà che la moderna guerra che stiamo conducendo nel contesto della tecnologia di internet è una guerra contro i nostri figli. Noi stiamo aumentando vigorosamente le restrizioni sull’utilizzo di internet, e loro resistono alle nostre restrizioni anche più distruttivamente.

Dobbiamo riconoscere che noi, più anziani di Jane Wyman, noi che ancora non capiamo cosa può fare la tecnologia, noi dobbiamo riconoscere che non si può uccidere questa tecnologia, ma si può solo criminalizzarla. Non possiamo impedire ai nostri figli di essere creativi in un modo in cui non eravamo alla nostra età. Possiamo soltanto sotterrare la loro creatività. Non possiamo renderli passivi, possiamo solo renderli “pirati”, e la domanda che dovremmo porci è: questo è positivo? Nel mio Paese i ragazzi vivono in un’era di proibizione, la loro vita la vivono sempre contro la legge. Questo è corrisivo, corrode alle basi la democrazia.

Internet è libertà. Ma la libertà che cosa è? La libertà può produrre sia bene che male. La risposta matura alla libertà è minimizzare il negativo per proteggere ciò che c’è di buono, e la risposta di qualsiasi governo sano è di evitare qualsiasi guerra senza speranza. Ciò di cui abbiamo bisogno è maturità e buon senso da parte dei governi, che devono essere umili nel legiferare, e devono imparare fallimenti del Ventesimo Secolo; quindi, non vogliamo governi giovani e arroganti, che governino con la forza, dovunque nel mondo. Grazie.

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apr
26

Wikipedia è la fonte primaria per le Community Page di Facebook

 

Facebook Community Pages

Pochi giorni fa si è tenuta la conferenza annuale di Facebook e ha portato con sé una serie di novità che sono destinate a impattare con l’uso che gli utenti fanno di internet quotidianamente — ci piaccia, oppure no: dal punto di vista dell’open source ci sono diversi aspetti positivi in realtà… ma di questi parleremo in un altro momento, se sarà opportuno.

Un aspetto che può essere considerato “rivoluzionario” riguarda invece i contenuti del più popolare tra i social network: sebbene chiunque possa ancora pubblicare qualsiasi amenità su Facebook, con l’introduzione delle Community Page – l’equivalente delle pagine dei wiki – l’approccio della piattaforma agli UGC è cambiato (in meglio, per quanto mi riguarda).

Già dalla pagina d’esempio che Facebook ha utilizzato per promuovere la novità appare evidente il coinvolgimento di Wikipedia come base del sapere condiviso — naturalmente condiviso sotto una licenza Creative Commons: un’opportunità accolta positivamente dalla stessa fondazione, che ne sottolinea l’importanza riguardo alla sopravvivenza di Wikipedia.

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