ott
27

Un problema, per le Open Educational Resource (OER), sono le licenze

 

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Open EducationAhrash Bissell, manager del Monterey Institute e direttore di ccLearn per Creative Commons, sostiene che la comunità scientifica commetta un errore a selezionare il pubblico dominio, come scelta predefinita per i propri documenti. L’opinione è stata esposta durante l’Open Education 2011 di Utah, una conferenza che si chiuderà oggi.

L’atteggiamento di Bissell può sembrare contraddittorio, rispetto all’istituzione che rappresenta. Eppure, Creative Commons suggerisce l’utilizzo della licenza BY per le Open Educational Resource (OER), anziché il pubblico dominio. Queste ultime sono delle pubblicazioni accademiche di carattere scientifico aperte alla contribuzione.

Creative Commons è particolarmente impegnata sulle OER, tanto da aver appena rilasciato una bozza di LRMI per renderle “semantiche”. CC0 è ideale per i documenti da distribuire, non da modificare: il pubblico dominio è più complesso di quanto possa sembrare, per chi intende ammettere la contribuzione. Perciò, Bissell suggerisce BY.

Via | opensource.com

Un problema, per le Open Educational Resource (OER), sono le licenze é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di giovedì 27 ottobre 2011.

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ott
24

Creative Commons ha pubblicato la prima bozza di specifiche per LRMI

 

Learning Resource Metadata Initiative (LRMI)Creative Commons ha annunciato la disponibilità della prima bozza di Learning Resource Metadata Initiative (LRMI), un nuovo standard per l’identificazione dei documenti orientati all’educazione. Il progetto è stato realizzato per adeguare il markup delle pagine web alle esigenze di schema.org, il protocollo di Bing, Google e Yahoo.

In sostanza, LRMI colma le lacune di schema.org sui documenti per la divulgazione scientifica e l’apprendimento. È un set di proprietà da associare alle marcature dei contenuti in HTML5 per migliorare il riconoscimento da parte dei motori di ricerca, sfruttando i Rich Snippet di Google o gli equivalenti implementati da Bing e Yahoo.

Rispetto alle risorse già esistenti, LRMI abbraccia i microdata scelti da schema.org al posto di RDFa. Utilizzando le nuove specifiche, chi crea dei documenti a scopo educativo può usufruire delle funzioni più avanzate dei motori di ricerca. Abbandonando una volta per tutte il sistema deprecato (e inefficiente) delle parole-chiave.

Via | Creative Commons

Creative Commons ha pubblicato la prima bozza di specifiche per LRMI é stato pubblicato su Ossblog.it alle 15:00 di lunedì 24 ottobre 2011.

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ott
15

Creative Commons 4.0 è in dirittura d arrivo dal meeting di Varsavia

 

Creative Commons 4.0

È iniziata la stesura delle bozze per il set di licenze Creative Commons 4.0, che con tutta probabilità saranno pubblicate soltanto per i primi mesi del 2012. L’avvio dei lavori è coinciso col quinto Global Summit tenutosi a Varsavia, in Polonia, lo scorso 29 settembre. La novità più interessante riguarda l’annullamento del porting.

Le licenze CC, infatti, sono state adattate a oltre cinquecento giurisdizioni nazionali, per adeguarsi alle normative dei vari Paesi del mondo. Tuttavia, il 72% dei contenuti licenziati utilizza le versioni unported delle licenze: un passo indietro, rispetto alle versioni 1.0/2.0, che ha convinto a eliminare le modifiche regionali.

CC 4.0 porta con sé un’ulteriore semplificazione. A costo di rendere più lungo il percorso di perfezionamento delle licenze, l’aggiornamento prenderà in considerazione i casi più eclatanti delle giurisprudenze nazionali per offrire un’unica soluzione valida per tutti. Un ripensamento su cui dibattere: basta a risolvere i conflitti?

Via | opensource.com

Creative Commons 4.0 è in dirittura d arrivo dal meeting di Varsavia é stato pubblicato su Ossblog.it alle 15:00 di sabato 15 ottobre 2011.

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ott
07

Le biblioteche europee licenziano il pubblico dominio sfruttando CC0

 

Foundation Conference of European National Librarians (CENL)La Conference of European National Librarians (CENL), un organismo del Consiglio d’Europa, ha deciso di licenziare le opere di pubblico dominio in possesso delle biblioteche europee sotto Creative Commons Zero (CC0). Il voto, tenutosi a un meeting presso la Biblioteca Reale di Danimarca, ha preso spunto dalla decisione di Europeana.

Europeana è un laboratorio di ricerca attraverso i contenuti degli archivi, delle biblioteche, delle collezioni e dei musei dei Paesi aderenti alla comunità europea: col nuovo Data Exchange Agreement, pubblicato il 22 settembre scorso, tutte le opere (di pubblico dominio) monitorate dalla fondazione sono licenziate utilizzando CC0.

La scelta d’adottare CC0 per il pubblico dominio a livello comunitario aiuterà il riutilizzo delle opere artistiche, letterarie e scientifiche in possesso delle biblioteche per scopi educativi e/o commerciali. Una mossa in netto contrasto con l’onerosa decisione, dell’Unione Europea, d’estendere il copyright di ulteriori vent’anni.

Via | Creative Commons

Le biblioteche europee licenziano il pubblico dominio sfruttando CC0 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di venerdì 07 ottobre 2011.

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set
12

Freesound 2.0, l occasione per il ritiro della licenza Sampling+ 1.0

 

FreesoundFreesound 2.0 è la nuova versione dell’omonimo portale, che contiene un enorme database di suoni per gli utilizzi più disparati. L’aggiornamento è di giovedì scorso: Freesound, attivo dal 2005, è stata la principale piattaforma a utilizzare la licenza Sampling+ 1.0 di Creative Commons. Con l’occasione quest’ultima è stata deprecata.

Gli utenti di Freesound avevano risposto già nel 2006 a un sondaggio su quali licenze mantenere e quali abbandonare per la condivisione degli effetti sonori. Il portale prevede esclusivamente l’uso delle licenze di Creative Commons e Sampling+, proposta pure in una variante non-commerciale, è rimasta per anni la scelta predefinita.

Tuttavia, Creative Commons aveva introdotto CC0 in aprile: è una licenza concepita espressamente per il software rilasciato sotto pubblico dominio. Freesound 2.0 ha scelto di sostituire Sampling+ con CC0. Inoltre è possibile rilasciare i suoni come CC-BY o CC-BY-NC. Così Sampling+ è stata ritirata ufficialmente da Creative Commons.

Via | Creative Commons

Freesound 2.0, l occasione per il ritiro della licenza Sampling+ 1.0 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 15:00 di lunedì 12 settembre 2011.

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apr
16

Free Software Foundation è con Creative Commons sul pubblico dominio

 

Creative Commons - CC0

Creative Commons ha appena esteso il concetto alla base del Public Domain Mark 1.0 con una licenza più appropriata: la CC0 è espressamente dedicata al rilascio di software. Ha già incassato il favore della Free Software Foundation che la consiglia per progetti di pubblico dominio in quanto è finalmente compatibile pure con la GPLv3.

È una novità importante per Creative Commons: finora l’organizzazione ha sconsigliato l’utilizzo delle licenze fornite per il software, proprio a causa dell’incompatibilità con altre licenze come la GPLv3. Grazie alla CC0, invece, la prospettiva cambia molto. Ad esempio tra i progetti più popolari sotto pubblico dominio c’è SQLite.

In realtà Creative Commons non aveva inizialmente concepito la CC0 per il software: si trattava “soltanto” di un passaggio obbligato per dare un maggiore rilievo agli strumenti per il pubblico dominio. Il target erano governi, istituzioni e artisti. È stata la Free Software Foundation a dare alla CC0 dignità per il software libero.

Via | Creative Commons

Free Software Foundation è con Creative Commons sul pubblico dominio é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di sabato 16 aprile 2011.

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ott
14

Creative Commons ha introdotto il Public Domain Mark

 

EuropeanaCreative Commons, l’organizzazione nota per le licenze modulari che abilitano con facilità la ridistribuzione dei contenuti, ha aggiunto nuovi termini di rilascio. Public Domain Mark 1.0 è la licenza concepita per identificare quei progetti che sono concepiti per il pubblico dominio. Oltre alla nota formula che prevede di comporre termini di licenza selezionando una delle opzioni tra attribuzione, uso commerciale/non commerciale e modifica dell’opera originale, Creative Commons offriva già degli strumenti per semplificare l’identificazione delle licenze esistenti (tra cui la GNU/GPL e la GNU/LGPL).

L’introduzione del Public Domain Mark rientra in quest’ultimo programma. Non si tratta di rivedere il concetto di pubblico dominio, ma di sfruttare degli strumenti per renderlo immediatamente riconoscibile. Il senso è quello di abbattere le barriere tra istituzioni e utenti: il problema più evidente dei termini legali è la difficoltà nel comprendere cosa sia lecito e cosa, invece, no. Creative Commons ha predisposto un rapido wizard per aiutare chi amministra la divulgazione dei contenuti ad applicare il PDM e nella definizione per l’utente finale ha incluso delle note per semplificarne la lettura.

Com’è consuetudine di Creative Commons, per rendere più efficace la spiegazione del Public Domain Mark è stato fatto un esempio concreto. Si tratta di Europeana, un portale finanziato dall’Unione Europea che è tradotto in pressoché ogni lingua comunitaria e raccoglie contenuti multimediali dai musei e dalle gallerie di tutto il continente. Europeana propone contenuti di pubblico dominio ed è stata la prima ad abbracciare il PDM perché i cittadini possano capire immediatamente i termini legali che proteggono le opere. Europeana è anche in italiano e mostra contributi dal nostro Paese.

Via | Creative Commons

Creative Commons ha introdotto il Public Domain Mark é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di giovedì 14 ottobre 2010.

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ott
13

Bill Gates finanzia Next Gen Learning Challenges con $20 mln.

 

Next Generation Learning Challenges

The Bill & Melinda Gates Foundation ha annunciato un finanziamento di $20 mln. a Next Gen Learning Challenges, un progetto per aiutare gli studenti a rischio d’abbandono degli studi con la tecnologia. Il programma aveva già incassato l’appoggio di fondazioni del calibro di The William and Flora Hewlett Foundation. Qual è la notizia, allora? È presto detto.

Il progetto cui lo stesso Bill Gates ha accordato pubblicamente l’appoggio in un’intervista parla in modo chiaro di open licensing e richiede, per la partecipazione al bando di concorso, l’utilizzo di una licenza Creative Commons. Next Gen ha indetto un contest per raccogliere nuove idee riguardo la propria missione e imposto CC-BY per l’accettazione dei progetti.

Ciò che può sembrare un dettaglio trascurabile è in realtà molto importante. Specie perché Gates, per nulla impressionato dalla parziale contraddizione, ha identificato in questo tipo di iniziative «l’unica speranza» per il futuro. Certo, Gates non si occupa più in prima persona di Microsoft: qualcosa, però, si sta muovendo. Speriamo che pure Steve Ballmer lo colga.

Via | The New York Times

Bill Gates finanzia Next Gen Learning Challenges con $20 mln. é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di mercoledì 13 ottobre 2010.

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ott
10

Dopo la new economy: è il momento della sharing economy

 

The New Sharing Economy

Domenica scorsa ho recensito il libro di Hal Plotkin. Questa settimana lo spunto più interessante arriva da Sharable e si riferisce a uno studio condotto con Latitude Research che ha evidenziato l’emergere di un nuovo modello di business definito come sharing economy. Il presupposto, come recita l’incipit del breve e-book realizzato, è che un’attività divenuta quotidiana come la condivisione in rete di contenuti si stia rapidamente trasformando in un’industria vera e propria. Tesi sostenuta da statistiche proposte in forma di “infografiche”.

The New Sharing Economy (liberamente scaricabile in formato PDF) analizza differenti aspetti della condivisione. Primo fra tutti, la tecnologia: ¾ degli individui intervistati ha sostenuto che, nei prossimi anni, pensa di estendere lo sharing dalla rete alla vita reale. Il concetto di community previsto da internet ha perciò condizionato le comunità umane. Si pensi ad esempio alla recente fortuna di fenomeni come bike/car sharing, home exchange, ecc.: una causa sarebbe la recessione globale. Altre opportunità si creeranno col tempo.

Una caratteristica comune alle occasioni di condivisione è il fatto di andare al di là del tempo e dello spazio. Ciò è destinato a incidere globalmente sulle attività professionali: l’abitudine ai contenuti on demand si ripercuoterà inevitabilmente sul mercato offline. In Italia stiamo conoscendo il fenomeno con la frammentazione dei periodi feriali. Gli esodi estivi di massa stanno gradualmente scemando in virtù di ferie dal lavoro in differenti periodi dell’anno. È una conseguenza del mercato del lavoro che si avvicina al modello 24/7.

Se una volta i servizi non-stop erano quelli di prima necessità (sanità, polizia, ecc.) ormai anche i consumi sono timeless. Cambiano anche gli oggetti condivisi: oltre a quelle già citate pure uffici, dispositivi tecnologici e abiti subiscono l’influenza della sharing economy con un sistema simile al baratto. Un esempio significativo è lo swap, lo “scambio” in voga nell’ambito degli abiti vintage. Le possibilità sono pressoché infinite e accanto a esse si sta affermando il concetto di micro-credito, visto come una forma di condivisione monetaria.

Importante è la questione dei nodi. Come il peer-to-peer che, noto per la condivisione di contenuti digitali protetti dal diritto d’autore, costituisce la base dello sharing su internet, così il mercato si avvia a un modello di peer marketplace. Sempre più spesso l’offerta di un bene proviene dal singolo, anziché da una società: è il caso di eBay che si emancipa da internet per entrare nel quotidiano. In ogni contesto reale o, virtuale che sia la reputazione attribuita al “nodo” ne determina il successo nella comunità di appartenenza. Ed è monetizzabile.

Perciò il consumatore diviene veicolo di pubblicità, non soltanto perché sceglie cosa e come acquistare. Il buzz (cioè le chiacchiere) tra i membri di una community sancisce il giudizio attribuito al prodotto e contagia la selezione di altri nodi collegati. Non è soltanto un fenomeno di scambio materiale, quindi, ma anche e soprattutto di opinioni. The New Sharing Economy riesce a districarsi nell’argomento spiegando con proposizioni concise come sia possibile avvantaggiarsi dei cambiamenti in atto, entrando nel nuovo contesto economico.

Via | Creative Commons

Dopo la new economy: è il momento della sharing economy é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di domenica 10 ottobre 2010.

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ott
03

Hal Plotkin ha scritto Free to Learn, una guida per l educazione libera

 

Free to LearnFree to Learn è idealmente il seguito di Free Culture, l’opera del 2004 di Lawrence Lessig su cultura digitale e proprietà intellettuale. Analizzata la situazione de facto, è tempo di passare all’azione: Hal Plotkin (autore dell’e-book) introduce e cerca di spiegare il concetto di Open Educational Resources (OER) rivolgendosi agli educatori. L’intento è quello di sensibilizzare all’uso di strumenti liberi per l’istruzione con o, senza l’appoggio delle istituzioni scolastiche e accademiche. Ciò è teso ad aumentare le possibilità d’apprendimento, riducendo i costi a carico di insegnanti e studenti. In Italia si tradurrebbe anche in una esplicita campagna di boicottaggio al monopolio della cultura imposto dall’editoria per l’istruzione.

Le OER sono risorse culturali disponibili come pubblico dominio, oppure rilasciate sotto licenze permissive che ne consentono la libera modifica e distribuzione attraverso i canali più disparati. Il riferimento a Creative Commons, ecc. è tutt’altro che sottinteso. Le argomentazioni di Plotkin non si limitano certo alla riduzione dei costi: il notevole vantaggio delle OER consiste piuttosto nella crescita di ricerca e sviluppo offerto dalla scrittura collaborativa. Una contraddizione evidente con le consuetudini editoriali che anche nel nostro Paese evidenziano i limiti dell’esclusività del diritto d’autore in ambito educativo. In alternativa al modello tradizionale, Plotkin cita il caso di OpenCourse Ware del MIT e lo propone come riferimento.

La scarsa attenzione delle istituzioni alle OER è dovuta a numerosi fattori. Non è soltanto una questione economica legata al mercato editoriale, ma anche un problema di consuetudini che i centri culturali faticano ad abbandonare. Traslando la situazione al caso italiano, le cosiddette “baronie” universitarie non sono granché inclini a riconoscere un rapporto paritario tra insegnante e discente per una crescita collettiva. Retaggio di un sistema gerarchico di ostacolo alla meritocrazia che il modello delle OER è destinato a sgretolare. La diffusione in rete delle scoperte scientifiche e la modifica collaborativa delle pubblicazioni divulgative è un’importante risorsa educativa di cui studenti, ricercatori e insegnanti non possono continuare a ignorare l’esistenza in eterno.

Oltre all’iniziativa del MIT, Plotkin riprende Scitable di Nature (la popolare rivista di divulgazione scientifica): il fatto che persino una pubblicazione tradizionale abbia abbracciato le OER è sintomo di come queste non siano in contraddizione con la sopravvivenza economica di un progetto editoriale standard. Nature è una testata di tipo tradizionale, a capitale privato e slegata dal sistema educativo statunitense. Benché consapevole di dover provvedere alla propria sopravvivenza economica, Nature non ha rigettato le OER e, al contrario, ha scelto di farne un valore aggiunto alla trasmissione didattica frontale. Un esempio importante del connubio tra esigenze di mercato e libertà d’informazione che contraddice le critiche.

Il capitolo più importante di Free to Learn riguarda lo spostamento delle OER da un ambito pionieristico al mainstream dell’educazione collegiale. Plotkin ha interpellato vari professionisti delle università che hanno aperto programmi di OER per meglio comprendere come queste possano inserirsi a complemento dei metodi d’insegnamento consolidati. Si scopre così che negli USA il fenomeno è tutt’altro che isolato: senza sminuire le iniziative italiane (il libro è incentrato sulla situazione degli Stati Uniti), oltre al Massachusetts anche Washington ha provveduto a creare un servizio di OER con la Open Course Library. Il ruolo delle comunità dei college è strategico per il rinnovamento dell’educazione statunitense.

Lo stesso Free to Learn non è offerto come una semplice lettura. L’elenco delle risorse utili alla creazione di un programma OER sul modello dei progetti esistenti è coniugato all’arricchimento della pubblicazione di Plotkin in forma di wiki. Cultura ed educazione non sono saperi statici, perciò anche gli strumenti di divulgazione devono adeguarsi al continuo aggiornamento di dati, scoperte e innovazioni come pure dovrebbe avvenire per il giornalismo. Free to Learn offre spunti di sicuro interesse sia per chi approccia l’argomento per la prima volta, sia per chi è interessato ad approfondire il dibattito sulle OER e il superamento del concetto di proprietà intellettuale nell’istruzione. L’e-book è soltanto in lingua inglese.

Via | Creative Commons

Hal Plotkin ha scritto Free to Learn, una guida per l educazione libera é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di domenica 03 ottobre 2010.

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ago
30

Microsoft SDL ha abbracciato Creative Commons

 

Microsoft SDL

Continuano a emergere buone notizie dal fronte Microsoft. Gli strumenti per sviluppare programmi secondo i princìpi di sicurezza previsti dal Security Development Lifecycle saranno disponibili come Creative Commons BY-NC-SA 3.0. Tutte le applicazioni Microsoft da Windows Vista in avanti sono state sviluppate con SDL, un processo inaugurato solo nel 2002.

Precedentemente gli strumenti per SDL erano protetti da una licenza che ne consentiva la distribuzione soltanto ai partner. La scelta di rendere ridistribuibili gli elementi costitutivi del processo renderà più semplice l’integrazione di SDL in software di terze parti. Il Security Development Lifecycle è stato concepito come un progetto del Trustworthy Computing.

David Ladd ha spiegato con un intervento dettagliato sul cambio di licenza che i primi documenti rilasciati sotto Creative Commons sono la Simplified Implementation of Microsoft SDL e il Microsoft Security Development Lifecycle – Version 5.0. Si tratta di due documenti in lingua inglese sulle linee guida di SDL: è ancora presto per poterne scaricare il toolkit.

Via | MSDN

Microsoft SDL ha abbracciato Creative Commons é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di lunedì 30 agosto 2010.

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ago
25

Anche Flickr con Cretive Commons

 

Oggi stavo cercando delle fotografie particolari, per completare un mio lavoro. Con mio grande stupore sono arrivato sul sito di Flickr.com ed ho potuto constatare che esiste una parte dell’archivio che mette a disposizione molto materiale, utilizzando la Licenza CC. Guardare per credere.

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lug
15

Vimeo sceglie Creative Commons

 

VimeoVimeo è una popolare piattaforma per l’upload dei video, simile a YouTube e offerta sia gratuitamente, sia a pagamento. Da un paio di giorni Vimeo ha scelto d’impostare Creative Commons come scelta predefinita per la distribuzione dei contenuti degli utenti registrati.

Era già possibile scegliere una delle licenze proposte da Creative Commons per la diffusione dei video caricati, ma Vimeo ha deciso di andare oltre impostando l’opzione Share Alike in default. Mossa coraggiosa e certamente apprezzabile per la comunità open source.

L’aspetto più interessante della scelta di Vimeo è nella spiegazione che il servizio indica agli utenti che accedono al proprio account. È precisato come Creative Commons non inficia la proprietà intellettuale delle pubblicazioni e si può scegliere di distribuire i video con le altre formule di licenza previste. L’unico limite è l’uso esclusivo dell’inglese su Vimeo.

Vimeo sceglie Creative Commons é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di giovedì 15 luglio 2010.

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mag
23

Liberiamo i dati geografici della P.A. con Openstreetmap!

 

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