mag
21

Impressioni su OpenShift, il Cloud Open Source e LiveCD

 

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mag
11

Microsoft introduce il supporto a FreeBSD per Windows Server Hyper-V

 

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FreeBSDFreeBSD 8.2 od 8.3 potrà essere virtualizzato da Windows Server via Hyper-V. È il risultato della collaborazione di NetApp e Citrix con Microsoft: una demo sarà mostrata oggi a Ottawa, in Canada, durante il BSDCan 2012. Il driver per Windows Server 2008 R2 sarà rilasciato all’inizio dell’estate insieme al codice sorgente sotto BSD.

Il supporto di FreeBSD s’aggiunge a quello di Linux, già installabile su Hyper-V grazie ai moduli presenti nel kernel. Microsoft ha deciso di distribuire i sorgenti su GitHub anziché utilizzare CodePlex. L’interazione con la comunità di *BDS è un’esperienza del tutto inedita per gli sviluppatori di Windows. Otterrà qualche successo?

Non sono stati diramati grandi dettagli sull’operazione. Un aspetto da valutare riguarda i numeri di versione: FreeBSD 8.2 e Windows Server 2008 R2 sono state entrambe sopravanzate. Microsoft distribuisce la beta di Windows Server 8 Hyper-V e FreeBSD 9.0 è considerato stabile ed è atteso entro oggi un comunicato stampa più preciso.

Via | Microsoft

Microsoft introduce il supporto a FreeBSD per Windows Server Hyper-V é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di venerdì 11 maggio 2012.

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mag
01

ownCloud ha rilasciato un’applicazione per i dispositivi con Android

 

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ownCloudownCloud – la piattaforma open source per il cloud computing di OpenDesktop – è stata arricchita da un’applicazione per i dispositivi portatili con Android. Quest’ultima è compatibile con Gingerbread o superiore ed è stata realizzata in particolare sugli smartphone. Ovviamente, gli sviluppatori ne distribuiscono il codice sorgente.

Mentre Google ha annunciato Drive, che non è ancora compatibile con Linux, ownCloud prevede d’inviare l’applicazione per Android a Google Play entro quatto o sei settimane — in tempo per il prossimo aggiornamento. Una comoda possibilità di realizzare un sistema di cloud computing autogestito, estraneo ai rischi di altre piattaforme.

L’applicazione è rilasciata sotto licenza GPL ed è possibile ottenere un supporto di tipo commerciale dai partner di ownCloud. Oltre a quello per Android, i programmatori stanno lavorando al software per iOS: sempre nel giro di quattro o sei settimane al massimo arriverà sull’App Store di Apple — entrambe dovranno essere approvate.

Via | ownCloud

ownCloud ha rilasciato un’applicazione per i dispositivi con Android é stato pubblicato su Ossblog.it alle 19:00 di martedì 01 maggio 2012.

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apr
20

Microsoft Open Technologies, Inc.: una sussidiaria per l’open source

 

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MicrosoftMicrosoft Open Technologies, Inc. è una nuova sussidiaria della multinazionale di Redmond. S’occuperà di gestire i progetti open source dell’azienda. La maggioranza di questi riguarda web e cloud computing: dalla proposta del Do Not Track al World Wide Web Consortium (W3C), alla già prevista disponibilità di Linux su Windows Azure.

L’annuncio di Jean Paoli non contiene grandi dettagli. Si limita, piuttosto, a elencare le tecnologie open source utilizzate da Microsoft: cita, ad esempio, il supporto a Node.js in collaborazione con Joyent. Sarà interessante seguire gli sviluppi quanto a Organization for the Advancement of Structured Information Standards (OASIS).

Quest’ultima, espressamente citata da Paoli, è l’organizzazione che gestisce Open Document Format (ODF). Microsoft gli oppone Office Open XML (OOXML), come potrà risolvere il conflitto? Riguardo a Windows Phone, Paoli parla del supporto a PhoneGap: il framework di sviluppo multi-piattaforma su HTML5, acquistato di recente da Adobe.

Via | Microsoft

Microsoft Open Technologies, Inc.: una sussidiaria per l’open source é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di venerdì 13 aprile 2012.

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apr
20

Canonical rivela il pulsante Send to Ubuntu One dedicato ai siti web

 

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Send to Ubuntu OneUbuntu One, il servizio di Canonical per il cloud computing, subirà presto un’ulteriore integrazione: Send to Ubuntu One è il nuovo pulsante da inserire sui siti web per permettere la condivisione dei documenti “al volo”. Sembra una possibilità interessante, soprattutto se legata all’embedding dei file in HTML5, non solo con Linux.

Il pulsante è tuttora in fase di sviluppo, perciò non esiste una documentazione ufficiale. Canonical ha pensato di proporre un’anteprima di Send to Ubuntu One in collaborazione col festival Sci-Fi London 2012 — che si terrà dal 1 al 7 maggio prossimo. Ispezionando i sorgenti della pagina, sono presenti sia un frame, sia uno script.

È presto per dare un giudizio a Send to Ubuntu One, perché Canonical aspetta a pubblicare le risorse per gli sviluppatori. Il pulsante avvia una finestra di dialogo per l’accesso al Single Sign-On (SSO) di Ubuntu One da OpenID, quindi invia il contenuto desiderato alla propria cartella. Semplice, quanto efficace: lo implementerete?

Via | Canonical

Canonical rivela il pulsante Send to Ubuntu One dedicato ai siti web é stato pubblicato su Ossblog.it alle 14:00 di venerdì 13 aprile 2012.

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feb
29

Fedora 17, “Beefy Miracle”, Alpha e la discussione sui fork di GNOME

 

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FedoraFedora 17, nome in codice “Beefy Miracle”, ha raggiunto nel tardo pomeriggio di ieri la fase alfa: le immagini sono pronte per il download dai mirror di Red Hat. Le novità più interessanti riguardano soprattutto GNOME, che – quasi in contemporanea – ha approcciato la fase beta della versione 3.4. KDE, invece, è aggiornato alla 4.8.

Le note di rilascio per Fedora 17 Alpha parlano approssimativamente della disponibilità di GNOME 3.4 e The GIMP 2.8: in entrambi i casi, le versioni installate sono quelle sperimentali — ahimè, specialmente The GIMP è rimasto alla 2.7.4. Le piattaforme per il cloud computing includono OpenStack, Eucalyptus, CloudStack e Open Nebula.

Per gli sviluppatori, “Beefy Miracle” introduce il supporto di Opa: un linguaggio di programmazione orientato al web, che utilizza una sintassi simile a JavaScript e supporta il database non relazionale MongoDB. Come avevamo già annunciato, Fedora 17 Alpha effettua il merge del sistema in /usr, per facilitare le copie di sicurezza.

Un altro aspetto importante del quale hanno discusso i manutentori è il rapporto di Fedora coi fork di GNOME. Non si trattava soltanto di definire un’eventuale inclusione di Unity, ma soprattutto d’adottare una strategia nei confronti di Cinnamon e Mate. Quanto è stato stabilito non chiarisce granché la questione. Forse, per nulla.

In sostanza, se un fork non coinvolge i pacchetti fondamentali della distribuzione – inclusi quelli del desktop environment, ovviamente – potrà essere accettato nei repository di Fedora. Considerando l’avvenuto abbandono di Compiz, Unity sarebbe escluso a prescindere. E, ad ogni modo, il discorso non cambia molto su Cinnamon e Mate.

Quale fork, infatti, non richiede la sovrascrittura di alcuni pacchetti relativi ai componenti del desktop? Il Fedora Steering Committee (FESCo) sarebbe stato più coerente a escludere in toto la possibilità che la distribuzione possa accogliere i fork di GNOME. Il risultato è lo stesso, ma la dichiarazione ufficiale è possibilista.

Via | Fedora

Fedora 17, “Beefy Miracle”, Alpha e la discussione sui fork di GNOME é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di mercoledì 29 febbraio 2012.

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feb
22

Apache HTTP Server 2.4, il rilascio del diciassettesimo anniversario

 

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The Apache Software Foundation (ASF)Apache HTTP Server 2.4, il primo aggiornamento del progetto negli ultimi sei anni, è stato rilasciato ieri — nel giorno del diciassettesimo anniversario. Creato come un fork per il web server di Rob McCool del National Center for Supercomputing Applications (NCSA), Apache HTTP Server opera su oltre quattrocento milioni di siti web.

L’aggiornamento segue il rilascio di Apache HTTP Server 2.2 avvenuto nel dicembre del 2005. Le novità riguardano soprattutto l’infrastruttura dei Multi-Processing Modules (MPM), uscita dalla fase sperimentale. Più in generale, sono state migliorate tutte le prestazioni del web server: il progetto è davvero pronto al cloud computing.

Nello specifico, Apache HTTP Server 2.4 prevede un ridotto utilizzo della memoria e un’ottimizzazione della cache con particolare attenzione al traffico sui proxy. I dettagli dei nuovi moduli sono elencati in una lista completa delle novità: non resta che aspettare l’aggiornamento sul proprio hosting, se non si dispone d’un server.

Via | Apache

Apache HTTP Server 2.4, il rilascio del diciassettesimo anniversario é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di mercoledì 22 febbraio 2012.

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gen
11

AT&T sceglie OpenStack per il nuovo servizio CloudArchitect

 

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OpenStack - Cloud Software La notizia ha due punti di interesse: il primo è che AT&T, almeno per il momento, risulta essere l’unico operatore di telecomunicazioni statunitense ad aver adottato la tecnologia OpenStack, il secondo è che Microsoft e AT&T sono partner da molto tempo e le loro collaborazioni hanno dato frutti in prodotti di largo consumo. Ad esempio XBox360 con il servizio U-Verse.

Apparentemente non sono state rilasciate giustificazioni sulla scelta fatta o sul futuro ruolo di OpenStack all’interno di AT&T. L’unica cosa chiara è che il CTO John Donovan ha lavorato alla tecnologia per circa un anno. Probabilmente riducendo al minimo le fughe di notizie visti i rapporti economici con Microsoft.

Il servizio CloudArchitect sarà composto da vari stack LAMP composti da CentOS, Debian, Fedora e Red Hat. Incluso Windows Server per AT&T Cloud Architect. Magari per salvare le apparenze. Quello che rimane sul tavolo è l’intenzione concreta di raddoppiare il numero di datacenter, equipaggiandoli con tecnologie opensource. Un chiaro cambio di rotta che dovrà ancora rivelare tutti gli esiti.

Via | TheRegister

AT&T sceglie OpenStack per il nuovo servizio CloudArchitect é stato pubblicato su Ossblog.it alle 14:00 di mercoledì 11 gennaio 2012.

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gen
03

Microsoft permetterà l’utilizzo di Linux, su Windows Azure, dal 2012

 

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Windows AzureWindows Azure, l’alternativa di Microsoft ad Amazon Web Services (AWS), includerà delle macchine virtuali con Linux a partire dalla primavera di quest’anno. È una funzionalità molto richiesta dai clienti di Redmond che avvicina ulteriormente la piattaforma di Windows Azure ad Amazon EC2. Quest’ultima prevede già entrambi i sistemi.

La disponibilità delle prime immagini di Linux su Azure è prevista con la Community Technology Preview (CTP) dei nuovi servizi di Microsoft per il 2012. Non si conosce quale sarà la distribuzione implementata: a dirla tutta, la multinazionale non ha confermato “ufficialmente” le indiscrezioni — che sono trapelate dagli sviluppatori.

Amazon, il principale competitore di Microsoft in questo settore, utilizza una propria derivata di Red Hat Enterprise Linux (RHEL). Microsoft collabora con una serie di partner per la virtualizzazione di Hyper-V, perciò le macchine virtuali saranno sviluppate in accordo con loro e non è esclusa la stessa società dal cappello rosso.

Il rapporto di Microsoft con Linux appare sempre più disteso: non tanto sulla questione delle licenze, quanto sull’interoperabilità tra i sistemi. Negli ultimi mesi la contribuzione di Redmond in questo senso non è mancata, da Samba ai driver di Hyper-V del kernel. Su Windows Azure il rapporto è “sbilanciato”. Linux è in vantaggio.

Quando si tratta di business, Microsoft non si scompone affatto ad aprirsi a soluzioni “aliene”. Linux è una risorsa strategica nello sviluppo sul web: offrirne delle macchine virtuali su Azure non intacca minimamente il primato di Windows sul desktop. In previsione di questa scelta sono arrivate delle novità interessanti per tutti.

Ad esempio, Redmond ha rilasciato nelle scorse settimane un driver di ODBC per Microsoft SQL Server con Linux e Node.js approderà presto su Azure. Concludere delle partnership per fornire una distribuzione sulle macchine virtuali potrebbe costituire un’interessante opportunità di business, per le imprese che contribuiscono a Linux.

Via | ZDNet

Microsoft permetterà l’utilizzo di Linux, su Windows Azure, dal 2012 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 15:00 di martedì 03 gennaio 2012.

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apr
22

Chi è preoccupato per Dropbox può decidere di passare a ownCloud 1.2

 

ownCloudSoltanto ieri abbiamo parlato dei dubbi sull’effettivo livello di sicurezza su Dropbox, tema ripreso dalla stessa società con una risposta ufficiale ai timori degli utenti. Pura coincidenza o ragionata strategia, nelle stesse ore è stato annunciato il rilascio di ownCloud 1.2, aggiornamento del sistema libero per il cloud computing.

Abbiamo seguito i progressi di ownCloud, una soluzione fai-da-te per lo storage online, dalla versione 1.1: si tratta di un progetto di KDE, coordinato con Social Desktop. Nel corso dell’estate, sarà realizzato un client per il desktop grazie alla GSoC 2011. Al momento, è pronta l’ultima versione prima del passaggio a ownCloud 2.0.

Con l’uscita di ownCloud 1.2, OpenDesktop ha aperto un portale dedicato alle applicazioni di terze parti per interfacciarsi con la piattaforma. Si può anche utilizzare ownCloud come Dropbox e Ubuntu One a pagamento su PackageCloud (100Mb sono gratis), oppure su Amazon S3 con SUSE Studio. È prevista l’integrazione con Plasma Active.

Via | KDE News

Chi è preoccupato per Dropbox può decidere di passare a ownCloud 1.2 é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di venerdì 22 aprile 2011.

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apr
22

Yahoo, un altro passo verso Linux: è entrata in The Linux Foundation

 

Yahoo - A Linux Company
Non è mai stato un utilizzo “passivo”, quello di Linux da Yahoo, e dopo l’intervento di Sven Dummer al summit per i vent’anni del kernel è stato ufficializzato l’ingresso dell’azienda in The Linux Foundation. In particolare Yahoo è interessata all’enterprise e al cloud computing (come peraltro dimostra il video dello stesso Dummer).

Fondata nel 1994, Yahoo conta circa mezzo miliardo di utenti che parlano trenta lingue diverse: dal comunicato ufficiale della fondazione si evince l’interesse della società nel supporto alle soluzioni di virtualizzazione, oltre al citato cloud computing. Raymie Stata, CTO di Yahoo, ha sottolineato l’importanza di Linux per il web.

Eccettuando l’intenzione di «massimizzare gli investimenti sulla piattaforma», stupisce piuttosto che questo ingresso formale sia arrivato così tardi. Come sottolineato in occasione dei vent’anni di Linux, il coinvolgimento di Yahoo non è venuto a mancare soprattutto in ambito server. Si può quasi parlare di una scelta “obbligata”.

Via | The Linux Foundation

Yahoo, un altro passo verso Linux: è entrata in The Linux Foundation é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di venerdì 22 aprile 2011.

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mar
18

Il FLOSS che fine farà in un mondo post-PC?

 

Il settore dell’IT sta spingendo in maniera decisa in una direzione che ci farà abbandonare i PC desktop così come li concepiamo ora. Questo sarà una cosa positiva o negativa per il FLOSS?

Pensate un attimo a quanti anni sono che si dice: “quest’anno sarà l’anno di Linux sul desktop”. Tanti. Troppi. Soprattutto se si considera che nonostante si siano fatti degli enormi passi in avanti dal punto di vista degli utenti siamo ancora messi male rispetto ai più noti sistemi proprietari.

Al mondo siamo quasi arrivati ad una popolazione di 7 miliardi persone. Persone che, in base allo sviluppo della loro nazione, avranno bisogno di accesso a mezzi di comunicazione moderni. Purtroppo i computer ultrapotenti del giorno d’oggi sono fuori dalla portata di gran parte delle persone nel mondo. Se anche ci fosse la possibilità economica, fornire a tutti questi individui un PC sarebbe sicuramente inutile perché non sfrutterebbero appieno le potenzialità dello strumento.

Qui entrano in gioco gli smartphone. Computer che con meno di 100€, già oggi con Android, forniscono agli utenti medi tutte quelle funzionalità di cui hanno bisogno. Anche nel ricco occidente come si nota dall’avanzare di tablet e smartphone che conquistano sia le persone meno avvezze al PC sia utenti che ritengono questa soluzione più pratica ai PC ed ai portatili.

Non tutti saranno d’accordo con questa visione, ma diamo, un attimo, per scontato che il futuro sia dominato dal cloud computing e che i PC attuali siano sostituiti da dispositivi molto portatili e leggeri come tablet e smartphone. Quale sarà il posto del FLOSS in questo nuovo mondo?

Al momento le cose non stanno andando benissimo come abbiamo provato ad analizzare nel nostro viaggio nell’open source nella telefonia, dalle stalle alle stelle e viceversa.

Se un’app ha un prezzo così basso da essere considerata quasi gratuita dall’utente medio, ma sufficiente (moltiplicandolo per gli utenti paganti) per rifinire meglio l’interfaccia o le funzionalità in quanti sceglieranno la versione FLOSS? Il rischio è molto concreto ed è quello di vedere il FLOSS marginalizzato ancora più di quanto non sia ora fuori dai data center e dal reparto server.

Per molti dei frequentatori la libertà è molto importante, ma la maggior parte delle persone che inseguono la filosofia di Apple non sanno proprio che farsene. Richard Stallman l’ha già capito e giusto recentemente si è scagliato contro i cellulari che privano gli utenti delle loro libertà.

Mozilla sta cercando di portare Firefox nel futuro e con il suo App Store vuole proporsi come punto di riferimento per la comunità attraverso il quale si potranno portare le nuove App open source a tantissimi utenti. Nelle parole tutto sembra bello ed entusiasmante, ma riuscirà a prendere piede? Quando sarà integrato in Firefox e disponibile anche su altre periferiche? Il FLOSS ha bisogno di arrivare a dei traguardi concreti prima che sia troppo tardi.

Foto | mrbill
Via | HOnline

Il FLOSS che fine farà in un mondo post-PC? é stato pubblicato su ossblog alle 16:59 di venerdì 18 marzo 2011.

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mar
14

Cloud Computing di Jeff Barr

 

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feb
26

Pronti dei mockup per ownCloud 1.1: un client per KDE alla GSoC 2011

 

ownCloud 1.1Gli sviluppatori di ownCloud, la soluzione per il cloud computing orientata a KDE, stanno lavorando alacremente per ottenere una piattaforma sempre più user-friendly. Ne ha parlato Frank Karlitschek, manutentore di openDesktop.org e membro del team di KDE, annunciando un progetto per il desktop con la Summer of Code 2011 via Google.

KDE offre la possibilità di sincronizzare il proprio account su openDesktop.org nelle impostazioni di sistema, ma ownCloud non ha ancora un client appropriato: il progetto della Google SoC 2011 risolverà il gap con un’applicazione per sincronizzare i dati e consentire il lavoro offline. Nel frattempo ownCloud continua a migliorare.

Karlitschek ha installato ownCloud con gli ultimi mockup sul proprio server: non essendoci un’interfaccia utente pubblica come per Ubuntu One, era l’unico modo per mostrare le novità della piattaforma. Gli esempi riguardano la pagina di login, le impostazioni e i log del sistema. È un’alternativa libera e costantemente in crescita.

Via | Frank Karlitschek

Pronti dei mockup per ownCloud 1.1: un client per KDE alla GSoC 2011 é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di sabato 26 febbraio 2011.

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gen
21

OpenStack Object Storage (o, Swift) ospita pure i backup di Déjà Dup

 

OpenStack Cloud SoftwareDiverso tempo fa parlammo di Déjà Dup, uno strumento per il backup dei dati che è presente su Fedora con GNOME e può essere installato su numerose distribuzioni — tra cui, ovviamente, Ubuntu. Abbiamo anche seguito gli sviluppi di OpenStack, la soluzione per il cloud computing realizzata dalla collaborazione di RackSpace con la NASA. Soren Hansen, sviluppatore di OpenStack e Ubuntu, ha unito i progetti.

Riprendiamo un attimo OpenStack, per spiegare il senso della convergenza: è una piattaforma che unisce due componenti utili per realizzare soluzioni remote di storage cui accedere dai più diversi dispositivi connessi alla rete intranet e/o internet. Entrambi i componenti sono ospitati da Launchpad e Swift – noto anche come Object Storage – si occupa del trasferimento dei dati al server su cui è presente OpenStack.

Ecco, perciò, l’idea di Hansen. Déjà Dup permette di effettuare dei backup periodici di percorsi preconfigurati, ma questi non prevedono una destinazione specifica. Avendo la possibilità di utilizzare un server (o, una soluzione basata su OpenStack) si può scegliere d’ospitare i backup gestendoli con Swift, anziché su dischi esterni. È possibile passare a RackSpace dall’hard disk. RackSpace Hosting è un servizio a pagamento.

Via | Soren Hansen

OpenStack Object Storage (o, Swift) ospita pure i backup di Déjà Dup é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di venerdì 21 gennaio 2011.

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