set
28

Le ricerche dalla Dash di Unity saranno crittografate da Ubuntu 12.10

 

Logo di CanonicalLa scelta d’inserire i prodotti di Amazon nelle ricerche dalla Dash di Unity con Ubuntu 12.10 non ha “entusiasmato” gli utenti della distribuzione, tanto da costringere Mark Shuttleworth a intervenire in prima persona e Canonical a predisporre nuove misure di sicurezza. Jono Bacon – responsabile dei rapporti con la comunità – ha affidato la questione a John Lenton, Senior Engineering Manager (SEM) di Canonical, che ha cercato di spiegare perché la novità non costituisce un problema di privacy e qual è l’approccio della società.

Le informazioni esposte a Canonical sono giusto l’indirizzo IP, i termini di ricerca e i clic eventualmente effettuati sui prodotti di Amazon. La società memorizza i dati raccolti in due data center, uno negli Stati Uniti e uno in Gran Bretagna, e sono accessibili a un gruppo ristretto di dipendenti formati a rispettare le norme europee sulla privacy. Obiettivamente, nulla che non sia già previsto da qualunque altro servizio web esistente e, per migliorare la sicurezza, Canonical attiverà la crittografia su queste comunicazioni.

Inizialmente, la trasmissione dei dati sarebbe dovuta avvenire in chiaro: l’aggiunta della crittografia è un risultato delle “pressioni” della comunità, a ulteriore garanzia dell’impegno di Canonical che non intende effettuare un tracking degli utenti di Quantal Quetzal. I dubbi restanti sono due, ovvero quale sia l’effettiva utilità dell’inserimento di Amazon nella Dash di Unity per gli utenti di Ubuntu e se sia possibile eliminare la Lens dedicata senza corrompere le dipendenze. Per il resto non c’è alcun problema di privacy.

Via | Jono Bacon

Le ricerche dalla Dash di Unity saranno crittografate da Ubuntu 12.10 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 07:00 di venerdì 28 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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set
25

Sebastian Kügler differenzia KRunner su KDE da Unity per Ubuntu 12.10

 

Logo di KDENonostante le giustificazioni di Mark Shuttleworth, l’inserimento dei prodotti di Amazon tra le ricerche effettuabili con la Dash di Unity a partire da Ubuntu 12.10 continuerà a essere al centro delle polemiche per molto tempo: questa volta, a intervenire è Sebastian Kügler – uno sviluppatore di KDE – che ha analizzato le differenze della soluzione adottata da Canonical rispetto a KRunner. Il launcher prevede una funzione simile da anni, però tutela maggiormente la privacy degli utenti escludendo la raccolta dei dati sensibili.

KRunner è un widget di Plasma, la tecnologia di KDE nella creazione degli spazi di lavoro, e offre delle funzioni equivalenti a quelle della Dash di Unity: avvio delle applicazioni, ricerca dei documenti o sul web, ecc. — fornendo agli sviluppatori indipendenti un’infrastruttura modulare paragonabile alle Lens per estendere le caratteristiche predefinite. KDE garantisce il supporto ad alcuni servizi proprietari e ottiene una forma di remunerazione grazie alla partnership con DuckDuckGo, un motore di ricerca piuttosto apprezzato.

Già nel 2009, KRunner aveva aggiunto la possibilità di ricercare informazioni su Wikipedia o Wikitravel da KDE. Utilizzando delle parole-chiave anteposte ai termini inseriti è possibile cercare su Amazon, Google e altri motori: la scelta è deputata agli utenti perché le ricerche di KRunner sono soltanto sui contenuti presenti sul sistema — finché non si dovesse scegliere di ricevere i risultati dal provider selezionato. E, cosa più importante, KDE non invia alcuna informazione che non sia espressamente autorizzata dagli utenti.

Via | Sebastian Kügler

Sebastian Kügler differenzia KRunner su KDE da Unity per Ubuntu 12.10 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di martedì 25 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
24

Mark Shuttleworth difende l’inserimento di Amazon nella Dash di Unity

 

Logo di AmazonUbuntu 12.10, disponibile dal 18 ottobre, proporrà i risultati delle ricerche su Amazon nella Dash di Unity e Mark Shuttleworth ha deciso d’intervenire personalmente a illustrare le caratteristiche della nuova funzionalità, che ha subito portato con sé una scia di reazioni negative. Il meccanismo è semplice: accedendo alla Dash, le parole-chiave inserite nel modulo di ricerca restituiscono risultati ai contenuti presenti sul sistema o da internet e Amazon ha concluso un accordo con Canonical per inserire i prodotti in catalogo.

Quelli mostrati nella Dash sono gli stessi risultati che si otterrebbero effettuando la medesima ricerca su Amazon: Canonical non intende promuovere dei prodotti e non prevede l’inserimento della pubblicità. L’esperienza proposta da Quantal Quetzal è un abbozzo della trasformazione delle Unity sulle ricerche, poiché non è tuttora possibile ripartire i risultati per categoria e le informazioni ottenute dipendono essenzialmente dalle Lens installate. Amazon è attiva a livello predefinito perché risponde alle esigenze degli utenti.

Shuttleworth, in sintesi, sostiene che la maggioranza degli utenti di Ubuntu utilizzi Amazon con regolarità e l’ottenimento dei risultati di ricerca nella Dash semplifica l’accesso ai contenuti da acquistare. Ovviamente, Canonical trattiene una percentuale su tutti gli acquisti effettuati da Unity: un aspetto precisato meglio da Jono Bacon, mentre Shuttleworth l’ha giusto accennato — preferendo illustrare le conseguenze sui dati personali degli utenti. Canonical non fornisce ad Amazon le credenziali di quanti utilizzino Ubuntu.

Tuttavia, Canonical acquisisce tutte le informazioni sulle ricerche effettuate dalla Dash e Shuttleworth sostiene che la fiducia sia già accordata all’atto dell’installazione, perché dagli aggiornamenti al cloud computing di Ubuntu One gli utenti condividono quotidianamente i propri dati. Se qualcuno dubitasse di Canonical, insomma, non dovrebbe installare Ubuntu: un discorso valido su qualunque distribuzione o sistema operativo. Né Shuttleworth, né Bacon hanno chiarito se esista la possibilità d’escludere completamente Amazon.

Il modulo di ricerca della Dash è accessibile dal tasto [Super] e per ottenere dei risultati più specifici è comunque possibile utilizzare [Super]+[A]: in questo caso sarebbero mostrate soltanto le applicazioni presenti sul sistema o disponibili per l’acquisto dal Software Center di Ubuntu. Le Lens sono delle estensioni di Unity – la maggioranza delle quali è mantenuta dalla comunità – che in genere possono essere installate o disinstallate a discrezione dell’utente, ma non è citata la possibilità di rimuovere quella per Amazon.

L’accesso effettuato con [Super]+[A] inibisce l’ottenimento dei risultati di Amazon, perché quelli previsti dall’integrazione sono esclusivamente i contenuti multimediali — film, libri, musica o serie televisive. Su Quantal Quetzal non saranno implementati altri filtri per affinare le ricerche, ma in futuro la Dash di Unity dovrebbe proporre dei metodi più sofisticati: stando alle descrizioni fornite da Shuttleworth e Bacon, però, l’unica rimozione davvero efficace di Amazon consisterebbe nella scelta di un’altra distribuzione.

Via | Mark Shuttleworth

Mark Shuttleworth difende l’inserimento di Amazon nella Dash di Unity é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di lunedì 24 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
22

Canonical è tornata a proporre GRUB2 per Ubuntu 12.10 col Secure Boot

 

Logo di CanonicalUbuntu 12.10 non costringerà i futuri possessori di dispositivi che prevedono il Secure Boot di UEFI al passaggio a EFILinux: Canonical ha cambiato idea, consultandosi con gli esperti di The Free Software Foundation (FSF), e proporrà GRUB2 a prescindere dal target d’installazione. Mark Shuttleworth aveva già fugato i dubbi espressi da Matthew Garrett circa la politica di Canonical sul Secure Boot, però la strategia iniziale prevedeva la sostituzione del boot loader predefinito con EFILinux per motivazioni legate alla sicurezza.

Quantal Quetzal avrebbe dovuto sostituire GRUB2 con EFILinux sulle macchine col Secure Boot, ma non per un problema di compatibilità con le licenze: Canonical temeva che il boot loader della FSF potesse esporre le chiavi private qualora gli Original Equipment Manufacturer (OEM) non ammettessero la disabilitazione della funzionalità di UEFI. La FSF ha rassicurato gli sviluppatori e i partner della società di Shuttleworth che ha deciso di tornare a proporre GRUB2 a livello predefinito su Ubuntu 12.10, preinstallata o meno che sia.

Nel prossimo futuro, quindi, tutte le distribuzioni che hanno affrontato il problema del Secure Boot di UEFI adotteranno GRUB2. Le soluzioni di Canonical, SUSE e Red Hat differiscono nei metodi: Garrett, che lavora all’implementazione sperimentale su Fedora, ha apprezzato la proposta di openSUSE e potrebbe orientare lo sviluppo nella stessa direzione. Ubuntu farà un percorso a sé, ma gli utenti non dovrebbero notare grandi differenze nell’usabilità dei sistemi e il Secure Boot non dovrebbe più essere un problema insormontabile.

Via | Canonical

Canonical è tornata a proporre GRUB2 per Ubuntu 12.10 col Secure Boot é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di sabato 22 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
02

Thomas Bushnell ha rivelato alla LinuxCon alcuni dettagli di Goobuntu

 

Logo di GoobuntuGoobuntu, la distribuzione che Google installa sui computer dei propri dipendenti, è semplicemente «una leggera modifica» della versione standard di Ubuntu: sono le parole di Thomas Bushnell, responsabile della manutenzione dei terminali della società, intervenuto alla LinuxCon 2012 — conclusasi venerdì a San Diego, in California. Quasi tutti conoscono l’esistenza di Goobuntu (no, l’immagine mostrata su questa pagina non è il logo ufficiale), ma Google non ha mai lasciato trapelare dei dettagli sulla sua effettiva composizione.

In un certo senso, chiunque può installare Goobuntu all’esterno della società perché le modifiche apportate sono minime rispetto alla distribuzione originaria. Google utilizza le Long Term Support (LTS) di Ubuntu perché la cadenza biennale dei rilasci coincide con l’aggiornamento dell’hardware previsto per i dipendenti: la società s’avvale di Ubuntu Advantage, il programma di supporto da Canonical che – tra le altre caratteristiche – garantisce la gestione degli aggiornamenti da Landscape su tutti i desktop e i server di Google.

Adottare Goobuntu non è un obbligo per i dipendenti, che possono pure richiedere Mac OS X o – con qualche espediente in più per la sicurezza – Windows. La scelta è ricaduta su Ubuntu perché quest’ultima è una derivata di Debian e Google è soddisfatta del supporto di Canonical. Qual è il desktop di Goobuntu? Uno qualunque, a discrezione degli utenti, fra quelli supportati dalla distribuzione originale. Chi viene da Mac OS X normalmente preferisce Unity, altri installano GNOME o KDE. Non esiste un’interfaccia grafica predefinita.

Via | ZDNet

Thomas Bushnell ha rivelato alla LinuxCon alcuni dettagli di Goobuntu é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di domenica 02 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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ago
23

Canonical promuove l’utilizzo di Unity nei giochi sul Software Center

 

Logo di Unity 3Unity – da non confondere con l’omonimo desktop environment derivato da GNOME – è un popolare engine proprietario per la realizzazione di videogiochi: a partire dalla versione 4.0, tuttora da rilasciare, Linux s’aggiungerà alle piattaforme supportate e Canonical invita gli sviluppatori a pubblicare i giochi sul Software Center di Ubuntu. Si tiene proprio in questi giorni lo Unite 2012, ovvero la conferenza annuale dei programmatori di Unity, e Canonical è presente per sponsorizzare una sessione dedicata fra quelle in programma.

L’engine è disponibile in due varianti: una gratuita e una a pagamento. La prima dovrebbe essere più che sufficiente per i progetti meno ambiziosi, ma Unity 3.5 – già scaricabile dai server della società – supporta esclusivamente Mac OS X e Windows. Al momento, l’unica possibilità di cimentarsi nello sviluppo di videogame per Linux con Unity consiste nel pre-ordinare la versione 4 Pro, distribuita in versione beta soltanto agli acquirenti. La licenza, per inciso, è proposta al prezzo di $750 che raddoppiano con tutti gli add-on.

Wasteland 2 è il primo gioco basato su Unity ad avere annunciato il porting per Linux e, finanziato su Kickstarter, sarà disponibile soltanto nell’ottobre del 2013. Canonical ha preso molto sul serio la teoria di Gabe Newell sulla proporzionalità diretta fra la disponibilità dei videogiochi e il successo dei sistemi operativi e spera che gli sviluppatori prendano confidenza al più presto con Unity 4.0, per distribuire i propri titoli sul Software Center. Una possibilità che difficilmente potrà verificarsi prima di Ubuntu 13.10.

Via | Canonical

Canonical promuove l’utilizzo di Unity nei giochi sul Software Center é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di giovedì 23 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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ago
17

GNObuntu, una variante della distribuzione di Canonical con GNOME 3.x

 

Logo di GNOME 3GNObuntu è il nome indicato da un gruppo di utenti della distribuzione di Canonical che, formatosi all’Ubuntu Developer Summit (UDS) statunitense per Quantal Quetzal, intende realizzare una variante dedicata all’utilizzo di GNOME 3.x. La convenzione vorrebbe che si chiamasse Gubuntu, ma è stato giudicato un termine troppo simile a Goobuntu: la distribuzione utilizzata internamente da Google — che, con buone probabilità, non sarà mai disponibile al pubblico. Per evitare contestazioni in corso d’opera, è stato preferito GNObuntu.

La decisione è stata annunciata da Jeremy Bitcha, un utente entusiasta di Ubuntu che non vuole rinunciare a GNOME sulla propria distribuzione preferita. È significativo che Bitcha abbia iniziato a utilizzare Linux nel 2006 con Dapper Drake – il quarto rilascio in assoluto – che ha trascinato Canonical al successo: evidentemente, non sono soltanto gli utenti di altre distribuzioni che preferiscono GNOME 3.x a Unity. L’annuncio, com’era prevedibile, ha generato una serie di proposte alternative a GNObuntu da GNuntu a Ubuntu GNOME.

È poco probabile che la variante adotti un nome diverso da GNObuntu, nonostante i lavori alla distribuzione siano ancora in una fase preliminare. L’intento degli sviluppatori è quello d’attenersi il più possibile alle convenzioni e l’esclusione di Gubuntu – spiegata in apertura – ha una ragione molto valida. Il nome in sé ha un’importanza relativa e sarà interessante capire se, oltre a proporre GNOME 3.x, la nuova derivata di Ubuntu adotterà strumenti di sistema come systemd. Canonical, ovviamente, non è coinvolta nel progetto.

Via | The H Open

GNObuntu, una variante della distribuzione di Canonical con GNOME 3.x é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di venerdì 17 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
15

Canonical permette d’avere fino a 20Gb di spazio gratis su Ubuntu One

 

Logo di Ubuntu One ReferralsCol Ferragosto, Canonical ha introdotto una novità che dovrebbe essere molto gradita agli utenti di Ubuntu One: un sistema di referenti che consente d’acquisire fino a 20Gb di spazio gratuito su ogni account. Il meccanismo è identico a quello di Dropbox – la piattaforma di cloud computing alla quale, a grandi linee, Ubuntu One s’ispira – e cioè prevede che gli utenti condividano con gli amici un indirizzo univoco da cui registrarsi. Ogni nuova registrazione effettuata dal link garantisce al referente 500Mb di spazio aggiuntivo.

Proprio come su Dropbox, ogni utente registratosi utilizzando il link condiviso ottiene a sua volta 500Mb che s’aggiungono ai 5Gb previsti dagli account gratuiti di Ubuntu One. Potendo invitare un massimo di 40 contatti, l’ammontare dello spazio accumulabile è di 20Gb: esaurendo i referenti si possono avere in totale 25Gb perché gli aggiornamenti si sommano allo spazio predefinito. La capacità raggiunta non ha una scadenza, quindi è valida per tutta la durata d’utilizzo del servizio da parte dell’utente in possesso dell’account.

Canonical non specifica se il programma dei referenti sia disponibile esclusivamente per gli account gratuiti o possa essere utilizzato anche da chi avesse sottoscritto uno o più blocchi di spazio a pagamento. Le domande più frequenti di Ubuntu One non sembrano risolvere il dubbio: il programma dovrebbe riguardare qualunque tipo di account. Per recuperare il link da condividere e iniziare a invitare i contatti è sufficiente aprire l’interfaccia web di Ubuntu One. Senza generare SPAM, l’indirizzo può essere mostrato in pubblico.

Via | Canonical

Canonical permette d’avere fino a 20Gb di spazio gratis su Ubuntu One é stato pubblicato su Ossblog.it alle 17:00 di mercoledì 15 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
24

Ubuntu Web Apps: cosa realizzano e perché è giusto un mockup di GNOME

 

Logo di Ubuntu Web AppsVenerdì ho espresso, con la presentazione delle Ubuntu Web Apps di Canonical, un’opinione molto dura sulla novità prevista per Quantal Quetzal. Stimolato dai commenti e incalzato da Marco Trevisan (AKA 3v1n0) su Twitter, ho deciso d’estendere le informazioni preliminari sull’aggiornamento della distribuzione con una prova diretta e un confronto con le attuali o future possibilità di GNOME rispetto a Unity. Il risultato, ahimè, non cambia l’opinione iniziale su Ubuntu Web Apps. Forse, per quanto mi riguarda persino l’inasprisce.

Preciso che, personalmente, non vedrei la questione come uno “scontro” fra desktop environment. Piuttosto, è un problema d’attribuzione della paternità delle funzioni. Ubuntu Web Apps non crea soltanto dei symlink: in un certo senso, di nuovo neppure quelli. L’unico elemento innovativo è costituito dall’avviso che compare sul browser – Chrom* o Firefox – visitando uno dei siti previsti dall’integrazione. Che, per inciso, sono gli stessi già supportati da GNOME Shell con Online Accounts. Una funzionalità di GNOME 3.2 o superiore.

Disponibili in anteprima su Precise Pangoline, le Ubuntu Web Apps propongono un backport di alcuni componenti già considerati stabili – tra i quali, appunto, gli Online Accounts – di GNOME 3.5. Ovviamente, utilizzando Unity, gli sviluppatori di Canonical hanno realizzato un mockup dell’interfaccia grafica perché possano dialogare con HUD: una caratteristica propria del fork di GNOME. Il risultato si limita a rendere più accattivanti delle funzioni esistenti. Un’iniziativa tanto gradevole, quanto lontana dall’intento dichiarato.

Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2

Tanto più che, escludendo l’apertura delle «applicazioni» – ovvero, dei siti web – dal desktop, le novità chiamano in un modo diverso quello che era già previsto. Uno dei progetti che apprezzo di più, ad esempio, sono le Lenses: l’integrazione dei feed di vari servizi per l’HUD di Unity. Ubuntu Web Apps ne sostituisce alcune e ne aggiunge altre, ma non cambia né la loro funzione, né la loro posizione. Qual è la novità? Nihil sub sole novi. Queste, che sono obiettivamente molto utili, sono disponibili a partire da Natty Narwhal.

Riassumendo, Ubuntu Web Apps mutua il salvataggio delle applicazioni da Web (ex Epiphany) per Chrom* e/o Firefox e aumenta il numero di Lenses – un progetto originale di Canonical – installate dai meta-pacchetti di Unity. Questo per quanto riguarda l’HUD. Passando alle notifiche sul desktop, la novità è un altro mockup: Rhythmbox integra le funzioni “sociali” di Last.fm con GNOME Shell e Unity aveva proposto un equivalente da Ubuntu 11.04. Il cambiamento sarebbe giusto nel login unificato su Online Accounts previsto dal desktop.

La novità di Ubuntu Web Apps consiste, perciò, in un restyling delle funzioni di GNOME con dei plugin per i browser che avvisano della possibilità d’usufruire delle stesse. Può essere efficace, ma non è una funzionalità inedita: è assegnare un nome diverso e più attuale a qualcosa che esisteva già. Il paragone con Apple su Mac OS X, l’ispirazione esplicita di Mark Shuttleworth, è spontaneo. Per gli utenti si traduce in una migliore esperienza? È possibile, però non è una nuova esperienza. Soltanto, un modo diverso di presentarla.

Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2

Eppure, Canonical avrebbe sia gli strumenti, sia i programmatori adatti a realizzare qualcosa di più intrigante. Un discorso che riguarda pure Ubuntu for Android: al pari di Ubuntu Web Apps, un’ottima intuizione che sembra essere stata pubblicata troppo in fretta. La dipendenza da GNOME potrebbe essere risolta definitivamente, se la distribuzione restasse legata soltanto alle Gtk+3. Broadway, il backend delle librerie per HTML5, è sufficiente a integrare delle applicazioni web in modalità chromeless — a prescindere dal browser.

Significherebbe riscrivere tutto il desktop environment, ridisegnando Unity sul modello di Ash per Aura: il window manager di Chrom* OS che tanto piace a Linus Torvalds. Ovviamente, non basterebbero i 6 mesi di sviluppo fra una release e l’altra. Canonical dovrebbe abbandonare File (ex Nautilus), ecc. e proporre delle applicazioni web integrate per le principali funzionalità. GNOME OS, per inciso, proporrà altrettanto con la base di GNOME 3.5.x. E questa sarebbe una “rivoluzione”, che in prima persona accoglierei con entusiasmo.

Dovendo recensire l’esistente, Ubuntu Web Apps è un abbozzo d’integrazione. Il termine «applicazione» è inflazionato, non certo a causa di Canonical: quelli proposti per l’inclusione sono dei social network nella forma accessibile dal browser, non sono delle applicazioni dedicate — “native” o web che siano. L’utente non accede a una soluzione diversa, rispetto a quella offerta da Chrom* o Firefox digitando l’indirizzo di un sito. Sono semplicemente link e notifiche ai e dai servizi web più popolari. Non sono delle applicazioni.

Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2

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Ubuntu Web Apps: cosa realizzano e perché è giusto un mockup di GNOME é stato pubblicato su Ossblog.it alle 18:00 di martedì 24 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
20

Ubuntu Web Apps, la soluzione di Canonical sulle applicazioni dal web

 

Canonical ha presentato ieri Ubuntu Web Apps, una nuova funzionalità della distribuzione che fatico a definire ridicola perché, personalmente, utilizzerei un termine più volgare. Cerco sempre di essere pacato, nelle recensioni, ma questa “trovata” – che non mancherà di provocare dei commenti – è inqualificabile: in pratica, la società di Mark Shuttleworth ha creato dei collegamenti sulla barra laterale di Unity alle pagine di Firefox per i servizi più popolari, da GMail a Last.fm. Le icone aprono soltanto una scheda di Firefox.

Sarebbe stata auspicabile una finestra chromeless, già garantita da progetti di terze parti e dalle stesse funzionalità del browser di Mozilla. E, invece, Ubuntu Web Apps genera appena un link simbolico dal quale raggiungere la relativa scheda con Firefox: è un’ulteriore involuzione dell’approssimativa partnership stipulata con EA sui videogiochi — disponibili gratuitamente sul web e approdati «in pompa magna» sul Software Center. In sé, l’idea non sarebbe stata affatto negativa. È la pessima realizzazione approntata a deludere.

Disponibile in anteprima su Precise Pangoline, Ubuntu Web Apps sarà integrato ufficialmente a partire da Quantal Quetzal. La seconda novità legata all’infrastruttura riguarda gli Online Accounts: peccato, soltanto, che questi ultimi siano previsti da GNOME — su qualunque distribuzione installi il desktop environment. L’impressione è che Canonical stia cercando d’adottare il marketing di Apple. Ricordo benissimo l’entusiasmo degli utenti sul dragndrop in iOS 2.x. Purtroppo per Shuttleworth, gli utenti di Linux non sono fanboy.

Via | Canonical

Ubuntu Web Apps, la soluzione di Canonical sulle applicazioni dal web é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di venerdì 20 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
13

Jono Bacon rassicura la comunità di Ubuntu sul supporto a Thunderbird

 

Logo di Mozilla ThunderbirdPoiché Mozilla ha deciso d’interrompere lo sviluppo di Thunderbird, il client per gestire la posta elettronica, Jono Bacon ha pensato di rassicurare la comunità di Ubuntu. Precise Pangoline, che utilizza il programma a livello predefinito, continuerà a fornire gli aggiornamenti di sicurezza nei prossimi cinque anni: fortunatamente, Mozilla li distribuirà fino al termine del supporto di Canonical a Ubuntu 12.04 LTS. Il problema si riproporrà per il rilascio di Quantal Quetzal. La soluzione potrebbe essere un ritorno a Evolution.

Nel mese di settembre dovrebbe essere definito il futuro di Thunderbird. Il programma non è destinato a sparire, ma potrebbe essere gestito interamente dalla comunità. In pratica, Mozilla ne ha soltanto interrotto il finanziamento. Tuttavia, Canonical ha pianificato il feature-freeze di Ubuntu 12.10 per il prossimo 23 agosto: sarà ancora troppo presto per conoscere cosa accadrà a Thunderbird. Entro quella data dev’essere stabilita per forza una strategia definitiva per le applicazioni predefinite da includere in Quantal Quetzal.

Tornare a Evolution potrebbe essere una mossa sbagliata, nonostante il client sia tuttora installabile. Il Software Center propone una serie di alternative: Canonical ha soltanto l’imbarazzo della scelta. È una decisione temporanea perché con tutta probabilità già a partire da Ubuntu 13.04 potrebbe tornare a essere disponibile un nuovo Thunderbird. Essendosi posto il problema, sarebbe opportuno domandarsi quanto sia utile un client per la posta elettronica. La maggioranza dei servizi di e-mail offre un’interfaccia web avanzata.

Via | Jono Bacon

Jono Bacon rassicura la comunità di Ubuntu sul supporto a Thunderbird é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di venerdì 13 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
12

Ubuntu One ha eliminato la sincronizzazione dei contatti con Facebook

 

Logo di Ubuntu OneUbuntu One, la soluzione di Canonical per il cloud computing, ha rimosso un altro servizio. Gli utenti non avranno più la possibilità di sincronizzare i propri contatti con quelli di Facebook: l’eliminazione della funzionalità è stata annunciata ieri con effetto immediato. Quanti hanno già usufruito della feature non perderanno le informazioni sui contatti presenti nella propria rubrica, ma non riceveranno eventuali aggiornamenti sui recapiti. Tutti gli altri, invece, non potranno aggiungere le informazioni da Facebook ex novo.

La gestione della rubrica è prevista sia sugli account gratuiti, sia su quelli a pagamento. Il social network di Mark Zuckerberg non gode – per una lunga serie di motivazioni – di una grande popolarità fra gli utenti di Linux. Tuttavia, negli ultimi mesi Canonical non ha fatto altro che sottrarre alcune funzionalità esistenti a Ubuntu One e senza proporne di nuove. L’impressione è che la società non abbia la forza di sostenere economicamente un simile business: Ubuntu One, nonostante tutto, è stato per anni un servizio discreto.

La giustificazione ufficiale riguarda il passaggio dell’infrastruttura a U1DB, una spiegazione utilizzata anche per altre rimozioni. Ad esempio, quella dei preferiti del browser. Canonical aggiornerà gli utenti sullo stato dell’arte della transizione, però – da com’è stato formulato l’annuncio – è escluso che la sincronizzazione dei contatti con Facebook possa essere ripristinata in tempi brevi. Anzi, non è affatto sicuro che sia riproposta. Considerati i continui progressi delle alternative è l’ennesima mancanza di Ubuntu One.

Via | Canonical

Ubuntu One ha eliminato la sincronizzazione dei contatti con Facebook é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di giovedì 12 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
03

La FSF commenta i piani di Canonical, Red Hat sul Secure Boot di UEFI

 

UEFILa Free Software Foundation (FSF) è ritornata sul problema del Secure Boot di UEFI — dopo la prima opinione divulgata già nell’ottobre del 2011. Sebbene con una parziale preferenza per Red Hat, la FSF critica tanto l’atteggiamento di Fedora, quanto quello di Ubuntu.

Tuttavia, a fronte delle condivisibili valutazioni espresse nella propria lettera aperta, la FSF non è stata in grado di identificare una soluzione “concreta”. Piuttosto, s’è limitata a sottolineare i limiti di quelle previste dalle due società impegnate sul problema.

L’augurio della FSF è che si possa arrivare a una soluzione alternativa, che accetti le chiavi generate dagli utenti e non debba costringere a un passaggio da Microsoft o VeriSign, per tutelare il proprio diritto ad avviare un sistema operativo diverso da Windows 8.

Purtroppo, al momento una soluzione simile non esiste. La FSF non ha offerto nuovi spunti, se non a livello teorico, in questa direzione. L’unica possibilità, ammesso che i produttori la concedano, risiede nel disabilitare il Secure Boot dalle impostazioni di UEFI.

Le critiche della FSF, circa la soluzione di Matthew Garrett per Fedora 18, vertono sulla necessità d’acquistare la propria chiave privata per il Secure Boot di UEFI via Microsoft — attraverso la piattaforma realizzata da VeriSign, a sua volta sussidiaria di Symantec.

L’opinione sulla scelta di Canonical è un po’ più controversa, perché Ubuntu 12.10 ha optato per utilizzare efilinux – un boot loader che non è affatto compatibile con la GPLv3 – per gestire le chiavi del Secure Boot. Fedora 18, invece, manterrà l’utilizzo di GRUB2.

Via | FSF

La FSF commenta i piani di Canonical, Red Hat sul Secure Boot di UEFI é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di martedì 03 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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giu
25

Ubuntu App Showdown, il concorso di Canonical per nuove applicazioni

 

Canonical ha creato un’interessante iniziativa per attrarre nuovi sviluppatori a realizzare delle applicazioni su Linux e Ubuntu. Il concorso – chiamato Ubuntu App Showdown – è iniziato la settimana scorsa, più precisamente il 18 giugno, ma si può partecipare fino al 9 luglio. Grazie alla partnership con System76 e Nokia, i vincitori s’aggiudicheranno computer e/o smartphone. Nello specifico, in palio ci sono i laptop Gazelle Professional, Lemur Ultra e N9 — l’unico dispositivo sul mercato con MeeGo. Tutti avranno una t-shirt.

A giudicare le applicazioni saranno Matthew Paul Thomas (Canonical Design Team), Jono Bacon (Ubuntu Community Manager), Joey-Elijah Sneddon (OMG! Ubuntu!), David Planella (App Developer Community Liaison), Bhavani Shankar (Application Review Board), Jonathan Thomas (OpenShot). Per partecipare bisogna caricare i pacchetti su Launchpad in un PPA dedicato – firmando, di conseguenza, i termini di Ubuntu con una chiave PGP autenticata – e inviare l’applicazione al Software Centre. Quest’ultima può essere sia gratis, sia a pagamento.

Le applicazioni devono essere compatibili con le dipendenze di Precise Pangoline: Canonical suggerisce di utilizzare Quickly per lo sviluppo, ma non è mandatorio. Se per iniziare a creare un progetto ex novo può essere troppo tardi – mancano soltanto due delle tre settimane a disposizione – potrebbe essere comunque interessante seguire i prossimi workshop su YouTube o guardare quelli trasmessi negli ultimi giorni. Le sessioni coprono Glade, Gtk+3, GObject, Python, ecc. — sono risorse educative comprensibili e molto stimolanti.

Via | Jono Bacon

Ubuntu App Showdown, il concorso di Canonical per nuove applicazioni é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di lunedì 25 giugno 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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giu
23

Canonical ha rivelato i piani sul Secure Boot di UEFI: userà efilinux

 

Canonical, Ltd.Canonical non costringerà gli utenti all’utilizzo esclusivo di Ubuntu sui sistemi che implementeranno il Secure Boot di UEFI, non richiederà un pagamento per la generazione della chiave privata e non utilizzerà GRUB2. Questa, in sommi capi, è la risposta ufficiale della società di Mark Shuttleworth ai dubbi espressi in merito da Matthew Garrett. Insomma, non ci sarà una “questione morale” perché la strategia di Canonical rientra nell’ipotesi più virtuosa delle due formulate dall’esperto di Red Hat. È un sollievo per gli utenti.

Per garantire l’avvio della distribuzione, Canonical ha già registrato la propria chiave privata per Quantal Quetzal presso VeriSign – una sussidiaria di Symantec – e utilizzerà l’infrastruttura di Windows 8. Non è chiarissimo cosa debbano fare materialmente gli utenti, qualora non acquistassero un sistema preinstallato e volessero utilizzare Ubuntu 12.10 o Fedora 18, ma è certo che potranno farlo — a prescindere dalla nefasta presenza del Secure Boot di UEFI. Tuttavia, le soluzioni approntate dalle rispettive società divergono.

Se Red Hat cercherà di proporre una chiave privata universale, che funzioni con qualunque distribuzione, Canonical ha preferito limitarsi a Ubuntu. È una soluzione più semplice e per gli utenti comporterà soltanto la modifica del boot loader: poiché GRUB2 non è compatibile, la società di Shuttleworth installerà efilinux – un progetto mantenuto da Matt Fleming di Intel – sulle macchine che prevedono il Secure Boot. Gli altri continueranno a utilizzare GRUB2. Un compromesso accettabile, nell’ipotesi che non si possa disabilitare.

Via | Canonical

Canonical ha rivelato i piani sul Secure Boot di UEFI: userà efilinux é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di sabato 23 giugno 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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