giu
01

Aggiornate Chromium/Chrome ed Evernote tornerà a funzionare

 

Qualche settimana fa ho aggiornato Google Chrome alla versione 27 beta. Prima di fare ciò usavo la 26 e l’interfaccia web di Evernote stava diventando semplicemente seccante, quando il 90% delle volte visualizzava la schermata di crash del browser.

Schermata di crash di Chrome -- immagine di repertorio tratta da about:crash

Schermata di crash di Chrome — immagine di repertorio tratta da about:crash

Ora la versione 27 è stata rilasciata come stabile, ed è un motivo in più per aggiornare, anche perché (nel caso di Chrome proprietario) risolve il problema di installazione su Ubuntu 13.04. Con questo rilascio non dovreste più avere crash ed Evernote Web tornerà finalmente ad essere perfettamente funzionante e sfruttabile. :)

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

mar
16

Quando Google Chrome non vuole fare il login su Google Sync

 

Da quando sono in Danimarca ho iniziato ad usare primariamente Chromium e più recentemente Google Chrome, più per la praticità del lettore PDF che per altro. Credevo che per “migrare” fosse sufficiente trasferire la cartella delle preferenze che si trova in .config/ e rinominarla da chromium a google-chrome per avere tutto funzionante. Diciamo che non ci sono andato molto distante, l’unico “problemino” è che il browser non ne voleva più sapere di fare il login al mio account Google, impedendomi di sincronizzare tutto.

Nello specifico a volte ricevevo un errore del server, altre volte semplicemente l’immagine del cerchio che gira… continuava a girare per decine di minuti prima di arrendersi. Dopo aver provato alcune soluzioni consigliate senza successo, ho provato a fare a modo mio e mi sono messo a cercare nella cartella del profilo.

Alla fine è venuto fuori che il mio file delle preferenze (che si trova, su Linux, in $HOME/.config/google-chrome/Default/Preferences) conteneva alcune informazioni di login che andavano benissimo a Chromium, ma su cui Chrome storceva il naso. In particolare ho trovato questo pezzo di file dove era menzionato Chromium:

"tokens": {
    "chromiumsync": {
        [...]

E così via. Mi è bastato chiudere Chrome, cancellare il contenuto del campo tokens (prestando attenzione a lasciare le parentesi bilanciate) e lanciare il browser ed ho potuto rieffettuare il login.

Il contenuto dei token da cancellare

Il contenuto dei token da cancellare

Alla fine la risoluzione non ha richiesto troppo sforzo, però secondo me potrebbero prevedere qualche meccanismo di riparazione del login per casi come questi. :) Voi che ne pensate?

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

set
28

Mozilla Persona (ex BrowserID) è disponibile alla prima versione beta

 

Immagine di Mozilla PersonaPersona (ex BrowserID), il sistema d’autenticazione senza password di Mozilla, ha raggiunto la fase beta: è disponibile sia a livello di codice sorgente – ospitato da GitHub e rilasciato sotto licenza MPL 2.0 – sia come servizio sul server dedicato della fondazione. Quest’ultimo, insieme ai principali documenti offerti agli sviluppatori, prevede una localizzazione in lingua italiana per coloro che volessero provarlo immediatamente. Alcuni portali come The Times Crossword, OpenPhoto e Voost l’avrebbero già adottato con successo.

Questa soluzione non è riservata a Firefox, ma è disponibile sui principali browser esistenti: non è richiesta l’installazione di plugin. Mozilla Persona permette d’associare uno o più indirizzi e-mail alla propria identità online, richiedendo un’unica password – quella della posta elettronica selezionata – per iscriversi ai siti che ne implementano il protocollo. Una soluzione equivalente a quelle già proposte da Facebook e Twitter con OAuth od OpenID per i domini che non prevede delle conoscenze tecniche da parte degli utenti.

Una raccolta di Application Programming Interface (API) garantisce la rapida integrazione di Persona su portali e applicazioni: in sé, è un protocollo in JavaScript eseguito da Node.js che può essere testato in locale con poche altre dipendenze – ovvero, libgmp3 e g++ – per essere utilizzato all’esterno del server di Mozilla. L’inserimento nel markup delle pagine presuppone la disponibilità di jQuery. Alla prima beta ne seguiranno altre perché il sistema è in evoluzione e adottarlo subito potrebbe comportare continue modifiche.

Via | Mozilla

Mozilla Persona (ex BrowserID) è disponibile alla prima versione beta é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di venerdì 28 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

set
26

Chrome 22 s’ispira a BananaBread di Mozilla per il movimento in HTML5

 

Chrome 22 è l’ultima versione stabile del browser di Google: disponibile da ieri, introduce il Pointer Lock o Mouse Lock già presente in Firefox 15 e superiori: è un Application Programming Interface (API) per JavaScript che permette d’acquisire il controllo del puntatore del mouse nei canvas di HTML5. BananaBread – lo sparatutto in prima persona creato da Mozilla a dimostrazione delle potenzialità del browser – è un esempio efficace per le caratteristiche delle API, apprezzabili nel filmato nella variante di WebKit per Chrom*.

Dal punto di vista degli utenti, il funzionamento è semplice: cliccando nell’area di un’applicazione – che non dev’essere necessariamente lanciata a tutto schermo – il browser chiede l’autorizzazione a “catturare” il puntatore del mouse, che diventa un dispositivo di input privilegiato dello specifico canvas di HTML5. Premendo il tasto [Esc] o un altro pulsante definito dall’applicazione, il mouse torna disponibile per le normali funzionalità. Un espediente che evita i movimenti scoordinati che dipendono dalla perdita del fuoco.

Concepito per i videogiochi, il Pointer Lock è adattabile a qualunque applicazione tridimensionale in HTML5 e JavaScript dovesse prevedere lo spostamento sugli assi. Google cita la sanità, l’istruzione e la progettazione fra gli ambiti nei quali la API può avere un impiego: tuttora a livello sperimentale, la sintassi non differisce su WebKit e Gecko a eccezione del prefisso — al solito, rispettivamente webkitpointerlock e mozpointerlock. Nello specifico di WebKit la funzionalità è disponibile sia con JavaScriptCore, sia con V8.

Via | Google

Chrome 22 s’ispira a BananaBread di Mozilla per il movimento in HTML5 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di mercoledì 26 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

set
18

Mozilla ha annunciato la versione 1.0 di ACE: il successore di Bespin

 

Logo di ACEACE 1.0 è il risultato della fusione dell’omonimo editor di AJAX.org e Skywriter (ex Bespin) di Mozilla: interamente scritto in JavaScript, a differenza del progetto originario può essere integrato in qualunque sito o applicazione senza particolari requisiti. Rilasciato sotto licenza BSD, ACE supporta la syntax highlighting per oltre 40 linguaggi di programmazione – estendibile coi template di Sublime, TextMate o Vim come i 20 temi dell’interfaccia – e per alcuni di essi propone il controllo della validità del codice “al volo”.

Già utilizzato da Cloud9 IDE, un Integrated Development Environment (IDE) offerto da AJAX.org in cloud computing, ACE non ha le stesse ambizioni di Skywriter: il sistema dei plugin ideato da Mozilla è stato fortemente ridimensionato per consentire l’integrazione dell’editor in più contesti. ACE non richiede alcuna compilazione e il web server in Python è giusto uno strumento di debugging, mentre in produzione può essere installato con NPM per Node.js e una demo ospitata da GitHub permette di richiamare l’editor via bookmarklet.

Mozilla avrebbe voluto realizzare con Skywriter un IDE sul web che confluendo in ACE – a partire dal gennaio del 2011 – ha di fatto consegnato questo ruolo a Cloud9. Chi utilizzava Skywriter, insomma, non troverà le stesse funzioni su ACE 1.0: il vantaggio è nella possibilità d’inserire l’editor pressoché ovunque grazie al markup di HTML (indipendentemente dalla versione, perché ACE non è basato sulla tag <canvas> di HTML5 come Skywriter), ma per ottenere un ambiente di sviluppo completo occorre comunque affidarsi a Cloud9 IDE.

Via | Mozilla

Mozilla ha annunciato la versione 1.0 di ACE: il successore di Bespin é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di martedì 18 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

set
14

Mozilla ha presentato IonMonkey per la compilazione JIT da Firefox 18

 

Logo di MozillaIonMonkey è il nuovo metodo per la compilazione Just-In-Time (JIT) con JavaScript che Mozilla implementerà da Firefox 18 in sostituzione a JägerMonkey: l’obiettivo è incrementare sensibilmente le prestazioni del browser. IonMonkey ripropone una caratteristica di TracerMonkey – il JIT utilizzato da Firefox prima dell’adozione di JägerMonkey – ovvero un livello intermedio nella traduzione del codice. L’ottimizzazione garantita da TraceMonkey era limitata, rispetto alle esigenze, e JägerMonkey aveva rimosso del tutto il passaggio.

In sostanza, IonMonkey interrompe la traduzione dei sorgenti in linguaggio-macchina per effettuarne l’elaborazione e permette di migliorare gli sviluppi futuri degli algoritmi d’ottimizzazione — grazie alla possibilità di sostituirli nella pipeline per verificarne i risultati. I programmatori di Mozilla hanno effettuato due benchmark per dimostrare l’incremento prestazionale di IonMonkey contro le versioni di JägerMonkey integrate in Firefox 15 e 17: Firefox 18 ottiene 10 punti in più nel test di Kraken e 1.000 con quello di V8.

Firefox 18 è entrato nel canale di sviluppo nightly col rilascio di Firefox 15 e i dettagli su IonMonkey sono parziali. Mozilla intende approfondire i componenti dell’infrastruttura nelle prossime settimane, descrivendone il funzionamento: un’altra caratteristica interessante è la condivisione della maggioranza del codice di IonMonkey su architetture differenti – x86, x86_64 e ARM – che consente un progresso più rapido in tutte le versioni di Firefox, ma Mozilla non vuole soltanto aumentare la rapidità d’esecuzione del browser.

Via | Mozilla

Mozilla ha presentato IonMonkey per la compilazione JIT da Firefox 18 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di venerdì 14 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

set
08

Il Do Not Track di Internet Explorer 10 non sarà rispettato da Apache

 

Logo di Apache HTTP ServerApache HTTP Server, uno dei web server più popolari – per non dire il più popolare in assoluto – ha adottato una strategia discutibile sull’interazione con le preferenze di Internet Explorer 10. Il browser di Microsoft, infatti, prevede il Do Not Track (DNT) attivo a livello predefinito su Windows 8: un’opzione deprecata da Mozilla, autrice d’una proposta di standard alternativa, che sostiene la necessità di lasciare all’utente la scelta d’avvalersi della caratteristica. Il DNT servirebbe per evitare il behavioural advertising.

Una patch inviata da Roy Fielding di Adobe istruisce Apache a ignorare le impostazioni di IE10, perché Microsoft abuserebbe degli standard “aperti” costringendo gli utenti a escludere la pubblicità basata sulle abitudini di navigazione. La patch di Fielding è inclusa nell’ultimo aggiornamento del web server, ovvero la versione 2.4.3 rilasciata il 21 agosto, ma il browser sarà realmente diffuso soltanto dall’uscita di Windows 8 alla fine d’ottobre. La strategia di Apache ha stimolato un confronto acceso sull’integrazione del DNT.

Il DNT in sé è una protezione piuttosto blanda dalla raccolta dei dati personali sulle inserzioni pubblicitarie, perché si limita a notificare l’intenzione dell’utente di non essere tracciato. È discrezione del web server onorare o meno la notifica e non esistono obblighi di legge: escludendo a priori IE10, Apache non considera la possibilità che un utente abbia scelto deliberatamente d’attivare questa opzione – che è configurabile quanto quella di Firefox – e, perciò, ne limita l’autonomia. Poco importa che c’entri Microsoft.

Via | CNET

Il Do Not Track di Internet Explorer 10 non sarà rispettato da Apache é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di sabato 08 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

set
01

Firefox 16 e la console integrata nella barra di sviluppo del browser

 

Firefox 16 è passato al canale Beta col rilascio della versione 15 e fra le nuove funzionalità che saranno disponibili con l’aggiornamento emerge una console di debug per la realizzazione di estensioni o applicazioni. Richiamabile da una combinazione di tasti oppure dalla barra degli strumenti di sviluppo, la console non offre tutte le caratteristiche di una shell: i comandi eseguibili sono elencati in avvio e sono orientati a controllare tanto le preferenze del browser di Mozilla, quanto la struttura delle pagine visualizzate.

Mozilla definisce la console una Graphical Command-Line Interface (GCLI) dedicata a rendere più veloce lo sviluppo su e per Firefox. L’utilità del nuovo strumento non è limitata a estensioni per il browser o applicazioni web in HTML5 e JavaScript: ad esempio, associata all’ispezione degli elementi della pagina la console può mostrare i contenuti a una dimensione diversa da quella del monitor per coadiuvare il cd. responsive design delle interfacce. Un’altra proprietà interessante è la possibilità di gestire i cookie di sessione.

La GCLI in Firefox 16 prevede dei tasti di scelta rapida che possono essere modificati installando un’apposita estensione del browser. Ai comandi già disponibili ne saranno aggiunti presto degli altri e, se non bastasse, Mozilla prevede la definizione di nuove funzionalità da parte degli utenti, senza alterare l’interfaccia degli strumenti di sviluppo: il meccanismo per aggiungere nuovi comandi sarà spiegato in un secondo momento. La console può essere provata installando Firefox 16 dal canale Beta su Linux, Mac OS X o Windows.

Via | Mozilla

Firefox 16 e la console integrata nella barra di sviluppo del browser é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di sabato 01 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

lug
24

Ubuntu Web Apps: cosa realizzano e perché è giusto un mockup di GNOME

 

Logo di Ubuntu Web AppsVenerdì ho espresso, con la presentazione delle Ubuntu Web Apps di Canonical, un’opinione molto dura sulla novità prevista per Quantal Quetzal. Stimolato dai commenti e incalzato da Marco Trevisan (AKA 3v1n0) su Twitter, ho deciso d’estendere le informazioni preliminari sull’aggiornamento della distribuzione con una prova diretta e un confronto con le attuali o future possibilità di GNOME rispetto a Unity. Il risultato, ahimè, non cambia l’opinione iniziale su Ubuntu Web Apps. Forse, per quanto mi riguarda persino l’inasprisce.

Preciso che, personalmente, non vedrei la questione come uno “scontro” fra desktop environment. Piuttosto, è un problema d’attribuzione della paternità delle funzioni. Ubuntu Web Apps non crea soltanto dei symlink: in un certo senso, di nuovo neppure quelli. L’unico elemento innovativo è costituito dall’avviso che compare sul browser – Chrom* o Firefox – visitando uno dei siti previsti dall’integrazione. Che, per inciso, sono gli stessi già supportati da GNOME Shell con Online Accounts. Una funzionalità di GNOME 3.2 o superiore.

Disponibili in anteprima su Precise Pangoline, le Ubuntu Web Apps propongono un backport di alcuni componenti già considerati stabili – tra i quali, appunto, gli Online Accounts – di GNOME 3.5. Ovviamente, utilizzando Unity, gli sviluppatori di Canonical hanno realizzato un mockup dell’interfaccia grafica perché possano dialogare con HUD: una caratteristica propria del fork di GNOME. Il risultato si limita a rendere più accattivanti delle funzioni esistenti. Un’iniziativa tanto gradevole, quanto lontana dall’intento dichiarato.

Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2

Tanto più che, escludendo l’apertura delle «applicazioni» – ovvero, dei siti web – dal desktop, le novità chiamano in un modo diverso quello che era già previsto. Uno dei progetti che apprezzo di più, ad esempio, sono le Lenses: l’integrazione dei feed di vari servizi per l’HUD di Unity. Ubuntu Web Apps ne sostituisce alcune e ne aggiunge altre, ma non cambia né la loro funzione, né la loro posizione. Qual è la novità? Nihil sub sole novi. Queste, che sono obiettivamente molto utili, sono disponibili a partire da Natty Narwhal.

Riassumendo, Ubuntu Web Apps mutua il salvataggio delle applicazioni da Web (ex Epiphany) per Chrom* e/o Firefox e aumenta il numero di Lenses – un progetto originale di Canonical – installate dai meta-pacchetti di Unity. Questo per quanto riguarda l’HUD. Passando alle notifiche sul desktop, la novità è un altro mockup: Rhythmbox integra le funzioni “sociali” di Last.fm con GNOME Shell e Unity aveva proposto un equivalente da Ubuntu 11.04. Il cambiamento sarebbe giusto nel login unificato su Online Accounts previsto dal desktop.

La novità di Ubuntu Web Apps consiste, perciò, in un restyling delle funzioni di GNOME con dei plugin per i browser che avvisano della possibilità d’usufruire delle stesse. Può essere efficace, ma non è una funzionalità inedita: è assegnare un nome diverso e più attuale a qualcosa che esisteva già. Il paragone con Apple su Mac OS X, l’ispirazione esplicita di Mark Shuttleworth, è spontaneo. Per gli utenti si traduce in una migliore esperienza? È possibile, però non è una nuova esperienza. Soltanto, un modo diverso di presentarla.

Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2

Eppure, Canonical avrebbe sia gli strumenti, sia i programmatori adatti a realizzare qualcosa di più intrigante. Un discorso che riguarda pure Ubuntu for Android: al pari di Ubuntu Web Apps, un’ottima intuizione che sembra essere stata pubblicata troppo in fretta. La dipendenza da GNOME potrebbe essere risolta definitivamente, se la distribuzione restasse legata soltanto alle Gtk+3. Broadway, il backend delle librerie per HTML5, è sufficiente a integrare delle applicazioni web in modalità chromeless — a prescindere dal browser.

Significherebbe riscrivere tutto il desktop environment, ridisegnando Unity sul modello di Ash per Aura: il window manager di Chrom* OS che tanto piace a Linus Torvalds. Ovviamente, non basterebbero i 6 mesi di sviluppo fra una release e l’altra. Canonical dovrebbe abbandonare File (ex Nautilus), ecc. e proporre delle applicazioni web integrate per le principali funzionalità. GNOME OS, per inciso, proporrà altrettanto con la base di GNOME 3.5.x. E questa sarebbe una “rivoluzione”, che in prima persona accoglierei con entusiasmo.

Dovendo recensire l’esistente, Ubuntu Web Apps è un abbozzo d’integrazione. Il termine «applicazione» è inflazionato, non certo a causa di Canonical: quelli proposti per l’inclusione sono dei social network nella forma accessibile dal browser, non sono delle applicazioni dedicate — “native” o web che siano. L’utente non accede a una soluzione diversa, rispetto a quella offerta da Chrom* o Firefox digitando l’indirizzo di un sito. Sono semplicemente link e notifiche ai e dai servizi web più popolari. Non sono delle applicazioni.

Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2

Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2Ubuntu Web Apps su Ubuntu 12.10 (Quantal Quetzal) Alpha 2

Ubuntu Web Apps: cosa realizzano e perché è giusto un mockup di GNOME é stato pubblicato su Ossblog.it alle 18:00 di martedì 24 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

lug
09

Engine.IO, un transport layer di Socket.IO creato da Guillermo Rauch

 

Node.jsEngine.IO è l’ultima intuizione di Guillermo Rauch, uno sviluppatore particolarmente attivo nella realizzazione di soluzioni con Node.js. In sé, il nuovo progetto consiste in un transport layer che intende garantire la corretta ridistribuzione dei dati in tempo reale fra browser e dispositivi per le applicazioni in carico a Socket.IO. Utilizza il meccanismo di trasmissione del long-polling – sfruttato, ad esempio, da Facebook e GMail di Google – per dialogare coi WebSocket. Se non bastasse, tutela la compatibilità dei browser.

Socket.IO, come suggerisce il nome stesso, è ideato per sfruttare i WebSocket: una tecnologia concepita per instaurare contemporaneamente delle connessioni bidirezionali in entrata e/o in uscita, presente sui browser più moderni. Già implementati su Gecko e WebKit, i WebSocket sono assenti da Internet Explorer. Microsoft ne proporrà l’implementazione soltanto a partire da IE10. Engine.IO è capace di supportare il trasporto dei dati gestiti da Socket.IO sui browser meno recenti utilizzando i FlashSocket come risorsa di fallback.

Sempre a proposito di fallback, Engine.IO ribalta il funzionamento di Socket.IO sfruttando un meccanismo upgrade-based. Significa, essenzialmente, che il nuovo “motore” inizia a caricare subito tanto i FlashSocket, quanto i WebSocket — senza attendere che la comunicazione sia interrotta da un browser obsoleto. Disponibile come pacchetto per Node Package Manager (NPM), Engine.IO è rilasciato sotto licenza MIT nelle versioni server e client. In futuro, sarà portato in Java, Go e Lua, oltre a JavaScript — la variante predefinita.

Via | Guillermo Rauch

Engine.IO, un transport layer di Socket.IO creato da Guillermo Rauch é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di lunedì 09 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

lug
06

Recline.js, la libreria di OKFN per realizzare soluzioni di open data

 

Logo di Recline.jsRecline.js è il risultato degli sforzi di Open Knowledge Foundation (OKFN) e CKAN: consiste in una libreria in JavaScript – rilasciata sotto licenza MIT – per realizzare delle applicazioni, basate sul browser che interagiscano, con diversi archivi per gli open data.

La nuova libreria riassume una serie di strumenti open source già utilizzati per istruire il DataHub — l’archivio dei dataset raccolti e organizzati via CKAN. Recline.js può essere spiegata come un’interfaccia web per la manipolazione dei record presenti nei database.

Il progetto garantisce essenzialmente quattro funzionalità. Recline.js permette l’interrogazione dei dataset con una vista che può essere paragonata a quella di un comune database. Recline Data Explorer, invece, propone un grafico configurabile con differenti range.

Recline Timeliner è, forse, la caratteristica più interessante della libreria nella consultazione dei dataset. Realizza una semplice linea temporale dalla quale possono essere reperite informazioni multimediali — che possono contenere testi, immagini, suoni o video.

L’ultima modalità è sempre basata su Recline Data Explorer, ma — anziché proporre dei grafici cartesiani — è incentrata sulla visualizzazione dei dataset in riferimento alle mappe geografiche. Risulta particolarmente utile per localizzare le informazioni dei database.

Oltre a DataHub, Recline.js supporta i formati CSV online e offline, Excel, Google Docs ed ElasticSearch. La libreria potrebbe diventare uno standard di fatto per la divulgazione di open data in Europa, considerando il ruolo assunto da OKFN e CKAN — anche in Italia.

Via | OKFN

Recline.js, la libreria di OKFN per realizzare soluzioni di open data é stato pubblicato su Ossblog.it alle 16:00 di venerdì 06 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

giu
14

Firefox Aurora propone una prima implementazione ufficiale per PDF.js

 

Firefox AuroraMozilla, finalmente, ha integrato PDF.js – la soluzione open source di Andreas Gal per la visualizzazione dei documenti nel formato proprietario di Adobe – nel canale di sviluppo per Firefox 15. Disponibile in forma d’estensione come PDF Viewer, PDF.js è stato concepito più o meno un anno fa. Google aveva già integrato una risorsa equivalente su Chrom* nel 2010. Tuttavia, il supporto ai PDF è considerato preliminare dagli sviluppatori di Mozilla. Le ragioni sono molte: mancano ancora numerose delle funzionalità tipiche dei PDF.

Una delle feature assenti da PDF.js per Firefox Aurora 15 Alpha 2 è il rendering delle immagini tridimensionali. Un aspetto trascurabile, tutto sommato, dal momento che il formato è diffuso per altre caratteristiche e il 3D PDF è soltanto la traduzione del CAD. In presenza di questi, il browser avverte dei probabili problemi di visualizzazione e consiglia l’utilizzo di un reader differente: tra parentesi, il 3D PDF non è supportato neppure da Evince — dubito, personalmente, che già esistano dei programmi open source compatibili.

Sia PDF.js, sia PDF Viewer sono rilasciati sotto licenza MIT. Il browser, invece, è stato aggiornato alla nuova Mozilla Public License (MPL) 2.0 – presentata in gennaio e compatibile tanto con la GPLv3, quanto con la ALv2. Il supporto “nativo” al formato di Adobe non è l’unica novità di Firefox Aurora: l’aggiornamento porterà SPDY – il protocollo di Google – alla versione 3. L’introduzione di SPDY è stata inaugurata con Firefox 13, l’attuale rilascio stabile del browser. L’integrazione di PDF.js è prevista dopo il 16 di luglio.

Via | The H Open

Firefox Aurora propone una prima implementazione ufficiale per PDF.js é stato pubblicato su Ossblog.it alle 18:00 di giovedì 14 giugno 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

giu
14

Rekonq approccia la versione 1.0: sincronizzazione, AdBlock e privacy

 

RekonqRekonq 1.0 – il browser concepito da Andrea Diamantini in QtWebKit per KDE – è in dirittura d’arrivo. L’aggiornamento, proposto in anteprima per gli sviluppatori, introduce una serie di novità che migliorano ulteriormente l’integrazione col desktop environment. A questo proposito, la consultazione dei preferiti da Nepomuk è un progetto di Phaneendra Hegde della Google Summer of Code (GSoC) del 2011. Siteshwar Vashisht, invece, lavora sulla sincronizzazione: i segnalibri, ad esempio, possono essere recuperati da Google od Opera.

Le pagine predefinite di Rekonq per la gestione di preferiti, segnalibri, cronologia e download subiranno dei significativi miglioramenti visuali: dragndrop, aggiornamento delle anteprime, funzionalità di ricerca, notifiche. Una novità è costituita dal motore predefinito. Se l’utente non l’ha espressamente specificato, il browser lo avverte. La cronologia della navigazione acquisirà l’archiviazione delle schede clonate dall’omonima feature di Rekonq. Un discorso a parte lo merita, dal canto suo, l’integrazione di AdBlock Plus.

Il browser permetterà di scegliere la politica da adottare con AdBlock Plus in un clic. Un’icona nella barra degli indirizzi – un po’ come succede coi pop-up su Firefox – aiuterà gli utenti di Rekonq a sbloccare la pubblicità bloccata da una semplice finestra di dialogo. Le impostazioni sulla privacy saranno arricchite di nuove preferenze. Nel corso dell’estate, ad aggiornamento rilasciato, Rekonq subirà una revisione completa del codice: il sito internet ufficiale su KDE è in fase di restyling, ma risulta comunque accessibile.

Via | Andrea Diamantini

Rekonq approccia la versione 1.0: sincronizzazione, AdBlock e privacy é stato pubblicato su Ossblog.it alle 14:00 di giovedì 14 giugno 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

giu
11

Lightspark 0.6.0.1 ha riportato AIR sul desktop, alla faccia di Adobe

 

LightsparkLightspark 0.6.0.1, annunciato da pochi minuti, introduce una funzionalità particolarmente interessante: l’aggiornamento dell’alternativa a Flash Player, infatti, inizia a ripristinare il supporto ad Adobe Iintegrated Runtime (AIR) sul desktop di Linux. La Rich Internet Application – aggiornata alla versione 3.3 da qualche giorno – ha cessato di funzionare col kernel di Linus Torvalds dalla versione 2.7, rilasciata lo scorso anno in questo periodo, per favorire Android. È una grande opportunità, contro l’“ostilità” dei mercati.

Il supporto alle applicazioni di AIR è in una fase estremamente sperimentale, perciò non bisogna aspettarsi che funzionino tutte alla perfezione. Il nuovo rilascio di Lightspark non si limita a introdurre il supporto per la RIA di Adobe: la toolchain è stata aggiornata a LLVM 3.1, sono stati corretti degli errori sulla normalizzazione del suono con PulseAudio e il protocollo RTMP per lo streaming è stato attivato a livello predefinito – richiedendo librtmp fra le dipendenze di compilazione – con una lunga serie di altri bug fix.

Più difficile che interessi a qualcuno, ma Lightspark 0.6.0.1 è in grado di riprodurre i filmati del portale della BBC. A questo proposito, è consigliata l’associazione di Adblock Plus per Chrom* o Firefox. Lightspark non supporta le inserzioni pubblicitarie proposte in Adobe Flash — quindi, le pagine che integrano banner in questo formato potrebbero restituire degli errori. Lo sviluppo del plugin è più intrigante: usare le applicazioni con AIR su Linux significa riappropriarsi di un’utile funzionalità, a prescindere da HTML5.

Via | SSSUP

Lightspark 0.6.0.1 ha riportato AIR sul desktop, alla faccia di Adobe é stato pubblicato su Ossblog.it alle 17:00 di lunedì 11 giugno 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

giu
01

Andrea Diamantini cerca di rendere utili le pagine d’errore di Rekonq

 

Mi piace +1 Tweet

RekonqRekonq 1.0, il prossimo aggiornamento del browser di Andrea Diamantini, proporrà una pagina d’errore rivisitata: sarebbe quella schermata che compare all’inserimento di un dominio o una pagina inesistenti ammesso che il server, nel secondo caso, non offra un risultato personalizzato. Tutti i browser propongono qualcosa di simile, da Chrom* a Internet Explorer. In un certo senso è la rivincita del Blue Screen of Death (BSoD) di Windows, che col web acquisisce una certa utilità. Un po’ meno su GNOME Shell, per quanto mi riguarda.

Un utente di Rekonq ha inserito la richiesta sul Bugzilla e Diamantini – sempre attento ai feedback – ha immediatamente pensato a come migliorare la pagina 404 proposta dal browser. Rispetto ai concorrenti più blasonati, quella di Rekonq offriva già un elevato numero di informazioni utili a identificare e riparare all’errore. Uno dei limiti (forse, l’unico) è nella grafica: Diamantini ammette di non essere un designer, però l’idea d’inserire delle emoticon in sé è molto simpatica. Bisogna chiedersi se il problema è del browser.

Personalmente, assumendo il ruolo di web designer, ritengo che la gestione degli errori dovrebbe essere prevista a livello di server. Un’altra opzione, per chi utilizzasse OpenDNS, è quella dei DNS. Il ricorso al browser dovrebbe essere l’extrema ratio: purtroppo, molti sviluppatori ignorano del tutto il problema. Rekonq suggerisce tre soluzioni: il controllo dell’indirizzo digitato, la modifica delle impostazioni di sicurezza e l’accesso a una copia in cache — qualora il sito fosse stato oscurato e/o chiuso. Niente di meglio.

Via |
Andrea Diamantini

Andrea Diamantini cerca di rendere utili le pagine d’errore di Rekonq é stato pubblicato su Ossblog.it alle 16:00 di venerdì 01 giugno 2012.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

top