apr
20

Oracle e Google, in tribunale per Java, sono ai limiti del paradosso

 

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Oracle JavaÈ iniziato, a San Francisco, il processo intentato da Oracle a Google riguardo ai brevetti che la multinazionale di Mountain View non avrebbe onorato utilizzando Java su Android. Sono intervenuti sia Larry Ellison, il Chief Executive Officer (CEO) di Oracle, sia Larry Page, quello di Google, e il dibattito è sul filo del paradosso.

In sintesi, i due concordano sul fatto che Java sia un linguaggio di programmazione “libero”… tuttavia, precisa Ellison, Google è l’unica società a non pagarne le licenze. È facile comprendere che qualcosa non quadri, in quest’ultima dichiarazione: Ellison si riferirebbe a una specie di consuetudine, estranea al concetto di licenza.

Il conflitto è basato sulle Application Programming Interfaces (API) per Java: chiunque può utilizzare il linguaggio sotto GNU/GPL, ma per l’accesso alle API sarebbe previsto il pagamento di una o più licenze. La tesi è molto fragile, perché equivarrebbe a ricevere in regalo un’automobile e a doverla ricomprare per poterla guidare.

La trascrizione della testimonianza di Ellison è a un passo dal ridicolo. Il CEO di Oracle annuisce a tutte le richieste dei legali di Google, volte a dimostrare la “libertà” nell’utilizzo di Java, per chiosare col discorso delle licenze previste sulle API. Il processo sarà lungo, però il querelante appare in una pessima posizione.

Un aspetto interessante, che emerge dal contro-interrogatorio di Ellison, è la rivelazione del motivo per il quale Oracle ha portato Google in tribunale. La società aveva richiesto uno studio di settore per produrre quello che nel prototipo era descritto quale Java Phone: i produttori contattati da Oracle sono gli stessi di Android.

Ellison ha minimizzato, sostenendo che il progetto è stato rifiutato dal Consiglio d’Amministrazione (CdA) di Oracle: non è mai stato davvero preso in considerazione dalla società. Nelle novantuno slide presentate dall’accusa si tratta il codice open source alla stregua di quello proprietario per guadagnare da un’occasione mancata.

Via | Ars Technica

Oracle e Google, in tribunale per Java, sono ai limiti del paradosso é stato pubblicato su Ossblog.it alle 14:00 di mercoledì 18 aprile 2012.

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feb
24

Encrypted Media Extensions, la soluzione di DRM per i video in HTML5

 

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HTML5Google, Microsoft e Netflix hanno appena proposto l’improponibile, ovvero un sistema di Digital Rights Management (DRM) per proteggere i contenuti multimediali – in particolare, i video – integrati sulle pagine web in HTML5. Non è tutto, perché queste società pretenderebbero che le Encrypted Media Extensions diventino uno standard.

Una bozza delle specifiche per le Encrypted Media Extensions, infatti, è stata sottoposta alla valutazione del World Wide Web Consortium (W3C). Ian Hickson, dipendente di Google e revisore degli standard di HTML5, è intervenuto nel dibattito definendo «non etica» la proposta avanzata dalla sua azienda. È una posizione condivisibile.

L’accettazione delle Encrypted Media Extensions è tutt’altro che scontata, ma l’aspetto più importante è un altro. Chi riteneva che l’abbandono delle Rich Internet Application (RIA) come Flash Player avrebbe risolto il problema del DRM è destinato a essere deluso: la stessa Google, promotrice di WebM, ne ha proposto un’alternativa.

Via | LWN

Encrypted Media Extensions, la soluzione di DRM per i video in HTML5 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di venerdì 24 febbraio 2012.

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feb
23

L’archivio internazionale dei fusi orari è salvo, una volta su tutte

 

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Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN)TZ Data, il database internazionale sul cambio dell’ora, è salvo — e lo sarà per sempre. Astrolabe, la società di Boston che aveva querelato Arthur Olson e Paul Eggert – i manutentori dell’indice – ha ritirato tutte le accuse a carico degli imputati… e ha presentato delle scuse formali. Perché, come previsto, il fatto non sussiste.

Secondo Astrolabe, TZ Data conteneva delle informazioni generate dal proprio software proprietario ACS American Atlas senza averne alcun diritto. Nonostante la regolare attribuzione dei crediti da parte di Olson ed Eggert, la società ha comunque sporto denuncia. A distanza di quattro mesi, un passo indietro: non esistono violazioni.

L’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) decise in ottobre d’assumere la tutela di TZ Data — per evitare che i sistemi operativi UNIX-like perdessero la possibilità d’effettuare automaticamente il cambio dell’ora. La difesa legale è stata affidata all’Electronic Frontier Foundation (EFF), che ha vinto la sfida.

Via | Electronic Frontier Foundation

L’archivio internazionale dei fusi orari è salvo, una volta su tutte é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di giovedì 23 febbraio 2012.

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dic
13

L’unico emendamento approvato dal Governo implica il software libero

 

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Repubblica ItalianaLa manovra del Governo, intesa ad avvicinare l’Italia al raggiungimento del pareggio di bilancio entro i termini stabiliti dall’Europa, ha escluso tutti gli emendamenti presentati in parlamento. Soltanto uno è stato approvato e questa volta riguarda proprio il software libero. La pubblica amministrazione è costretta a considerarlo.

Nello specifico l’emendamento è stato presentato da Marco Beltrandi – un deputato radicale – e scritto in collaborazione con Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale. Il testo è molto sintetico, ma rappresenta una piccola vittoria: i bandi della pubblica amministrazione dovranno valutare l’impiego di software libero negli appalti.

La modifica riguarda l’Articolo 68 della Legge 82 del 7 marzo 2005 e successive modificazioni alla lettera D del Comma 1: «Acquisizione di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto». È un primo passo, fondamentale, verso un’apertura del Paese all’open source e al free software.

Ad esempio, un ulteriore obiettivo potrebbe essere il passaggio dalla “valutazione” alla “preferenza” per il software libero. Mai come in ambito legislativo le parole hanno un peso e, in mancanza di vincoli precisi, l’interpretazione della norma – nei casi specifici – può comunque penalizzare il successo dell’emendamento approvato.

Per fortuna l’attenzione al software libero è crescente e l’emendamento firmato da Beltrandi conforta il lavoro delle realtà in cui l’open source è già stato abbracciato. Convincendo anche quelle meno abituate alle alternative a Windows che è tuttora il principale sistema operativo utilizzato nella pubblica amministrazione italiana.

Il particolare contesto socioeconomico italiano ed europeo è molto favorevole all’open source, almeno per quanto concerne la riduzione dei costi — un aspetto che non riguarda necessariamente tutti gli ambiti d’applicazione del software libero. Iniziative come quella di Agorà Digitale e del Partito Radicale dovrebbero moltiplicarsi.

Via | Luca Nicotra

L’unico emendamento approvato dal Governo implica il software libero é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di martedì 13 dicembre 2011.

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apr
27

Google ha fondato WebM Community Cross-License per i brevetti di VP8

 

WebM - CCL

Google, dopo l’avvio della conversione di tutti i video di YouTube a WebM (un preludio dell’abbandono di H.264 su Android?), ha annunciato la nascita di una sorta di fondazione per l’interscambio dei brevetti software. WebM Community Cross-License (CCL) parte con diciassette partner, tra cui Mozilla e Opera, con Xiph.org e Matroska.

Di cosa si tratta, nello specifico? WebM CCL è sostanzialmente un “patto” tra i produttori di hardware e software affinché si scambino la possibilità d’accedere gratuitamente alla proprietà intellettuale altrui, mediante la realizzazione di licenze appropriate. Questo, beninteso, non equivale a rendere open source delle tecnologie.

L’importanza di WebM CCL, per quanto possa sembrare paradossale, è proprio in questo aspetto: l’interscambio dei brevetti permette alle aziende di sfruttare le risorse dei partner per realizzare le proprie risorse dedicate a WebM/VP8. Una sorta di consorzio alternativo a MPEG LA, per abbandonare H.264 e diffondere il nuovo formato.

Via | VirtualBox

Google ha fondato WebM Community Cross-License per i brevetti di VP8 é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di mercoledì 27 aprile 2011.

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apr
22

Google perde una causa relativa all uso di Linux

 

Come sempre quando si parla di brevetti software ci si infila in un vicolo cieco la cui unica vera uscita sarebbe una rivoluzione del mercato che allo stato attuale non fa altro che bloccare l’innovazione rendendo ogni azienda possibile vittima di denuncia da parte di un’altra. In effetti la cronaca ci racconta spesso di aziende che a denunce rispondono con contro-denunce per l’uso di proprie proprietà industriali.

A parte questa breve digressione arriviamo al cuore del problema. Una giuria del Texas ha deciso che Google sta infrangendo un brevetto di Bedrock Computer Technologies e per questo motivo è stata condannata al pagamento di 5 milioni di dollari. Il brevetto 5.893.120 è stato registrato nel 1997 ed il suo titolo è: “Methods and apparatus for information storage and retrieval using a hashing technique with external chaining and on-the-fly removal of expired data”.

Qualcuno potrà pensare che sono un po’ affari di Google e che dispone di abbondante liquidità. In realtà il problema è proprio Linux che secondo l’azienda avrebbe infranto il loro brevetto ed è per questo motivo che non è stato solo Big G ad essere portato in tribunale, ma anche Yahoo, MySpace, PayPal, Amazon, Match.com, AOL, CME Group, Softlayer e Citiware. Queste ultime due sembra che siano state tirate in ballo per assicurarsi che il processo si portasse avanti di fronte ad una corte texana.

Secondo quanto riferito da Bedrock tutti i kernel Linux dopo la versione 2.4.22 e 2.6.25 conterrebbero del codice che viola la loro proprietà industriale. Si fa riferimento esplicito al file route.c che è stato presentato come prova presso la corte. Come se non bastasse l’azienda sta persino cercando di far emettere un’ingiunzione per prevenire che Google possa violare ancora il loro brevetto. Big G ha già affermato che ricorrerà in appello e difenderà la comunità open source da attacchi di questo genere, ma sembra che l’azienda texana voglia massimizzare i guadagni da questa vicenda. Resteremo sintonizzati per vedere come si evolverà la vicenda.

Via | HOnline

Google perde una causa relativa all uso di Linux é stato pubblicato su ossblog alle 15:00 di venerdì 22 aprile 2011.

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apr
05

Google si prepara per una battaglia a base di brevetti

 

Recentemente abbiamo visto un proliferare di denunce che hanno alla base casi di uso indebito di proprietà industriali altrui. Brevetti che però spesso sono piuttosto ridicoli come tutto il sistema attuale, ma che non impediscono di arrivare allo scontro in tribunale.

Google però è un’azienda piuttosto giovane e quindi non dispone ancora di un grosso portfolio di brevetti e per rimediare a questo problema il management ha deciso di piazzare un offerta per acquisire tutte le proprietà industriali di Nortel che è fallita nel 2009. 900 milioni di dollari per 6.000 brevetti e che sarà la base d’asta per gli altri big del mercato che vogliono mettere le mani su questi brevetti. I creditori già due mesi fa speravano di riuscire a portare a casa un miliardo di dollari e probabilmente sarà proprio Google ad accaparrarsi tutto poiché finora non si è fatto avanti nessun altro con un offerta.

Il grosso dei brevetti riguardano comunicazioni cellulari, networking e tutti gli ambiti dell’IT. Un patrimonio che Kent Walker, Senior Vice President & General Counsel di Google, intende sfruttare per difendere le comunità che girano attorno Android e Chrome, anche se noi siamo più interessati allo sfruttamento di questa potenza di fuoco per stimolare una revisione del sistema dei brevetti statunitense che, purtroppo, influenza in maniera negativa tutto il resto del mondo.

Via | GoogleBlog

Google si prepara per una battaglia a base di brevetti é stato pubblicato su ossblog alle 15:00 di martedì 05 aprile 2011.

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mar
15

Red Hat ed il problema dei brevetti software

 

Secondo quanto riportato in questo articolo sembra che Red Hat abbia tenuto segreto almeno un accordo del 2008 con il quale chiudeva una causa di violazione di un brevetto di FireStar Software pagando 4,2 milioni di dollari. Non solo. Sembra che che sia stato un altro pagamento lo scorso ottobre a Software Tree LLC.

Cominciamo con il dire che in un paese dove ci sono centinaia di migliaia di brevetti che coprono tutto l’ovvio ed il possibile è praticamente impossibile non infrangere il brevetto di un’altra azienda. Il problema che ci si dovrebbe porre è quanto si sia comportata correttamente Red Hat.

Già in passato qualcuno ha criticato la politica dell’azienda che cerca scuse legali e burocratiche per nascondere gli accordi legati ai brevetti. La prova del pagamento di un brevetto a qualcuno potrebbe sembrare una banalità, ma è, invece, molto grave. Dimostrerebbe, infatti, che l’azienda prende per scontato il sistema attuale e che, invece, l’opposizione al sistema dei brevetti è solo una cortina di fumo gettato sugli occhi della comunità FLOSS.

Da un punto di vista puramente economico-finanziario non c’è niente di sbagliato in tutto ciò. Red Hat è una società per azioni che deve rendere dei profitti agli azionisti, non è né un progetto open source né un gruppo attivista con lo scopo di cambiare il mondo. Gli azionisti supportano il mondo open source semplicemente perché questo gonfia i loro portafogli e non perché sono interessati a qualche altra motivazione vagamente filosofica.

Tra le persone che hanno ricevuto i soldi di Red Hat ci sarebbero anche alcune società “squalo” come IP Navigation Group ed altre simili appartenenti a Erich Spangenberg. Un signore che non ha problemi ad affermare come modus operandi: “prima denuncia e solo dopo chiedi” (Says Sue First, Ask Questions Later). Questo genere di società proliferano con le attuali leggi sui brevetti software attraverso le quali riescono a sottrarre denaro alle aziende che producono veramente.

Portare tutto alla luce del sole avrebbe sicuramente aperto un conflitto più grande, ma Red Hat avrebbe sicuramente avuto l’appoggio della comunità che non sarebbe rimasta a guardare senza fare nulla. Invece è stato scelto di insabbiare il tutto accettando di pagare. Sinceramente preferirei che Red Hat venissi gestita nello stesso modo in cui “predica”. Se si dice contraria ai brevetti allora deve portare avanti la battaglia quando gli si para davanti un simili ostacolo. Avrebbe sicuramente l’appoggio di tante persone. Un cavaliere nella scintillante armatura pronto alla singolar tenzone. Ora, alla luce dei fatti, sembra più un bambino beccato con le mani sporche di marmellata. Voi cosa ne pensate?

Via | FossPatents

Red Hat ed il problema dei brevetti software é stato pubblicato su ossblog alle 15:40 di martedì 15 marzo 2011.

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feb
09

Indrek Tarand, European Parliament Free Software User Group (EPFSUG)

 

Parlamentum EuropaeumSabato scorso è stato creato un gruppo di utenti per incrementare l’uso del software libero nell’infrastruttura informatica del parlamento europeo. L’European Parliament Free Software User Group (EPFSUG) è stato formalizzato lunedì dal suo creatore e cioè Indrek Tarand, membro estone di The Greens – European Free Alliance (TG-EFA).

Erik Josefsson, ex-membro dell’Electronic Frontier Foundation (EFF) ora consulente per l’EPFSUG, ha parlato di «esasperazione» nell’utilizzo degli account e-mail e del browser di cui è dotato il parlamento. È uno dei motivi alla base della creazione del gruppo: al software in dotazione sono state preferite delle alternative libere.

Il primo obiettivo dell’EPFSUG è dare assistenza ai membri del parlamento nell’adozione di alternative libere al software proprietario di cui dispongono. Per ora non si parla di cambiare l’intero sistema operativo dei computer di Strasburgo: è un’iniziativa dedicata solo ai parlamentari, un piccolo passo per cambiarne le abitudini.

Via | OSOR

Indrek Tarand, European Parliament Free Software User Group (EPFSUG) é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di mercoledì 09 febbraio 2011.

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dic
12

XBMC spiega il senso di una fondazione alla base di un progetto open

 

XBMCQuesta volta il team di XBMC non è intervenuto a presentare un nuovo rilascio del popolare media center, ma ha proposto una lunga e dettagliata digressione sul significato di avere una fondazione alla base dello sviluppo di un progetto open source. Quello che può sembrare scontato, soprattutto perché il termine «fondazione» è ripetuto spesso, ha un senso molto più profondo (soprattutto dal punto di vista legale).

La fondazione, per com’è concepita negli Stati Uniti, ha una forma giuridica simile a ciò che in Italia è considerato come cooperativa. Senza addentrarsi nella complessa terminologia giurisprudenziale, l’articolo del team di XBMC riassume in modo efficace quei principi basilari che hanno portato anche Matt Mullenweg a trasferire i diritti di WordPress da Automattic alla WordPress Foundation. Una lettura illuminante.

Soprattutto perché chi “mastica” un po’ di diritto sa bene che, almeno in Italia, già il termine «cooperativa» ha una varietà di significati legali molto diversi tra loro. L’esempio di XBMC spiega perché una fondazione no-profit garantisce a un progetto open source di rimanere libero da vincoli e logiche imprenditoriali. Ciò senza scadere in filosofie utopistiche. L’articolo è in inglese, ma il linguaggio usato è piuttosto accessibile.

Via | XBMC

XBMC spiega il senso di una fondazione alla base di un progetto open é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di domenica 12 dicembre 2010.

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nov
30

La Corte Suprema statunitense sull invalidità dei brevetti

 

EFF

La Corte Suprema statunitense ha deciso di accettare un’appello di Microsoft che potrebbe rendere più facile, in caso di vittoria, invalidare un brevetto rendendo più facile la vita di chi sviluppa nel mondo FLOSS.

Nella legislatura statunitense per provare che un brevetto sia invalido è necessario che le prove siano più che convincenti. Questo rende difficile la difesa in tribunale di chi viene attaccato dai detentori del brevetto. L’EFF spera che da questa causa si possa ottenere che le prove siano semplicemente convincenti per invalidare un brevetto.

Un risultato di questo tipo potrebbe renderebbe più semplice dimostrare l’invalidità di molti di quei brevetti che certe aziende usano semplicemente come un ricatto contro la concorrenza.

Via | EFF

La Corte Suprema statunitense sull invalidità dei brevetti é stato pubblicato su ossblog alle 12:00 di martedì 30 novembre 2010.

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nov
27

Tandberg, brevetta il codice open source?

 

X264 logo

Come tutti sappiamo negli ultimi anni c’è stato un crescente abuso di brevetti a tutto discapito del mercato e delle aziende sane.

Gli sviluppatori del progetto x264 si sono accorti che Tandberg ha richiesto un brevetto relativo ad un algoritmo aggiunto nel codice del progetto solo due mesi dopo il commit. L’implementazione nel brevetto è identica a quella di x264 a parte una piccola ottimizzazione che è stata aggiunta il giorno dopo la presentazione della domanda di brevetto. Una circostanza piuttosto sospetta che ha fatto allertare molte persone.

Secondo gli sviluppatori di x264 l’algoritmo non è particolarmente complicato e quindi chiunque avrebbe potuto “inventarlo”. Se questo consente di ipotizzare ad una ricerca originale ed alternativa che ha prodotto effettivamente il medesimo algoritmo non condona il fatto che ci sono alcune coincidenze che fanno sospettare che l’azienda abbia semplicemente brevettato quanto prodotto dal progetto open source. Senza considerare, poi, che un algoritmo di quel tipo non sarebbe dovuto essere brevettato per via della sua ovvietà.

A prescindere da quale possa essere la verità dietro a questa vicenda, viene da chiedersi quanti siano le domande di brevetto che le aziende richiedono “spiando” il codice open source. Chissà se in futuro scopriremo casi analoghi.

Via | Multimedia

Tandberg, brevetta il codice open source? é stato pubblicato su ossblog alle 10:00 di sabato 27 novembre 2010.

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nov
19

Linux perde la guerra del desktop?

 

Morte di Linux per desktopQualche giorno fa Robert Strohmeyer, editorialista specializzato in tecnologia e supporter di GNU/Linux, ha pubblicato su PcWorld un articolo secondo cui il sogno del pinguino di conquistare il desktop sarebbe morto.

Strohmeyer riconosce la crescente diffusione di Linux nei server, negli embedded e nei cellulari e la raggiunta semplicità di installazione ed utilizzo, valide anche per l’utente meno smaliziato. Anzi, afferma il giornalista, Ubuntu avrebbe ormai raggiunto una usabilità migliore rispetto a quella di OSX e di Windows. Eppure, nonostante i continui progressi, lo storico OS sarebbe destinato a rimanere nella sua piccola nicchia per il lato desktop. La causa di questo fallimento andrebbe ricercata non più nella difficoltà dell’uso del sistema, ma nell’eccessiva frammentazione delle distribuzioni, e nella mancanza di contenuti audio e video.

Per giustificare le sue tesi, Strohnever riporta l’esperienza di Jeff Whatcott, vicedirettore di Brightcove, un’azienda impegnata nel campo dello streaming audio e video. Brightcove addita la diffidenza della comunità Open verso i DRM come limite per l’adozione di software evoluto atto a fruire di contenuti online. Ubuntu e Debian “Out of the Box” non offrono la distribuzione di driver e software proprietari necessari allo streaming. L’utente può configurare il proprio ambiente per installare Flash e quant’altro, ma deve ovviamente adoperarsi per farlo. Secondo Brightcove, questa gap è il grande ostacolo alla diffusione di Gnu/Linux nel desktop.

Ma se la volontà di aderire ai soli standard aperti ha penalizzato il pinguino nel passato, questa stessa potrebbe farlo diventare OS di primo piano. E’ l’opinione di Kevin Mahaffey, leader di Lookout, azienda dedicata alla sicurezza in ambito mobile.

La sicurezza intriseca alla scelta di aderire alle sole applicazioni Open renderebbe GNU/Linux la piattaforma più sicura in un ipotetico scenario in cui l’uso delle applicazioni cloud superi quello in ambito desktop. Secondo Mahaffey la convergenza dell’offerta multimediale allo standard HTML5 sarà la killer application che salverà Linux dall’oblio in ambito utente.
L’articolo riporta anche l’opinione di Phil Robb, direttore del HP’s Open Source Programs Office. Robb tesse gli elogi sulla comunità Open, apprezza lo sviluppo delle realtà server side ed Android, ma suggerisce di mettersi il cuore in pace per il lato desktop. Dalle parole del direttore si evince che la guerra del desktop non sarebbe poi di importanza capitale per lo sviluppo di GNU/Linux, opinione in larga parte condivisa anche da Strohmeyer stesso.

Infine Strohmeyer lancia un ultimo sasso avvisando che, sebbene GNU/Linux sia di riferimento anche per le nascenti piattaforme per l’usufruizione di video HD, queste ultime forniscano all’utente un’interfaccia “closed”. Sembra ironico, la chiusura della comunità sul software Closed ha premiato GNU/Linux, e contemporaneamente sta agevolando la diffusione del ‘closed’ sull’Open.

Via| PCworld

Linux perde la guerra del desktop? é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di venerdì 19 novembre 2010.

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ott
31

Nell Unione Europea la libertà del software si gioca tra FRAND e FLOSS

 

European Union

Quando parliamo di licenze e brevetti, spesso siamo abituati a immaginare il contesto legislativo statunitense. Gli Stati Uniti godono di una situazione molto favorevole dovuta al fatto che l’intera confederazione risponde a un unico parlamento. In Europa, invece, ogni Paese mantiene le proprie specificità legislative e sono in vigore entrambi i modelli occidentali del diritto (common e civil law). Una frammentazione che rende inevitabile l’adattamento degli standard alle leggi comunitarie e nazionali. Inoltre, la discussione parlamentare sull’aggiornamento del diritto ha ritmi più lenti e non è impositiva su tutto il territorio dell’Unione Europea. Analizzare in dettaglio la situazione non risulterebbe comunque esaustivo.

Un esempio significativo dell’unicità del diritto comunitario è l’esistenza della European Union Public License (EUPL), una modifica europea della GPL che è stata prodotta nel 2007 e aggiornata fino al 2009. L’ultima revisione è considerata di fatto obsoleta e la EUPL è inutilizzabile: volendo essere pignoli, non ha mai avuto un grande successo tra sviluppatori di software e produttori di hardware. Ciò non risolve affatto i problemi d’inconsistenza della GPL nell’interpretazione da parte delle magistrature nazionali e comunitarie in Europa. Per fortuna il dibattito è tutt’altro che accantonato e allo studio ci sono delle soluzioni alternative. Florian Mueller ci aiuta a comprendere sia i benefici, sia i limiti di quanto sta accadendo.

Dobbiamo partire da un presupposto: quali che siano le opinioni politiche di ognuno, il libero mercato non è il migliore dei contesti possibili per l’open source (e tanto meno lo è per il free software). Mueller cerca di spiegare come e perché sia possibile difendere le prerogative dell’iniziativa privata conciliandole con l’abolizione del sistema dei brevetti. Per farlo, parte dalla roadmap stilata in giugno per l’European Interoperability Framework (EIF). Mueller sostiene che i principi dell’EIFv2 siano compatibili con l’EUPL: il problema deriva dal fatto che l’Unione Europea non sembra granché interessata al mantenimento della EUPL come licenza di riferimento, benché quest’ultima garantisca un’apertura anche ai brevetti.

Il discorso è molto complesso, perciò cerchiamo di riassumere i concetti. La EUPL formalmente non è mai stata revocata ed è ancora la licenza più adatta al contesto legislativo europeo. L’ultima revisione, come accennato, risale al 2009 e dovrebbe essere modificata per integrarsi alle disposizioni più recenti dell’Unione Europea. L’Open Source Observatory and Repository, ente che si occupa di mantenere la EUPL, è tuttora finanziato dalla Commissione e potrebbe quindi lavorare alle modifiche necessarie… cui però la Commissione stessa non sembra essere particolarmente interessata. L’impegno profuso da Mueller è volto a convincere i politici europei della validità della attuale EUPLv1.1 in un contesto liberale.

Nel contempo, Mueller è costretto a difenderla dalle accuse di chi per le stesse motivazioni la ritiene inadatta alla tutela del software libero. La chiave di volta è sia il problema, sia la soluzione dell’impasse. L’Europa sostiene i principi del Fair, Reasonable And Non-Discriminatory Terms (FRAND): essi concedono pure l’estensione del concetto di brevettabilità alla proprietà intellettuale, cioè tutto ciò contro cui il FLOSS tradizionalmente si batte. Mueller vorrebbe trovare un compromesso, che identifica nella EUPL, perché FRAND e FLOSS possano «incontrarsi a metà strada». Per molti è impossibile conciliare i brevetti all’open source, tanto meno al software libero. La posizione di Mueller non è certo delle più semplici.

Per capire la differenza tra FRAND e FLOSS, Mueller cita gli esempi di MP3 e 3G: il formato MP3 (come i video del consorzio MPEG-LA) può richiedere il pagamento di royalty, ma in sé è utilizzabile liberamente da chiunque. Il protocollo 3G è simile, perché costituisce uno standard internazionale e non è completamente libero. È arduo stabilire quanto il FRAND noccia al FLOSS e quanto, invece, giovi all’antitrust. E, ancora, è difficile quantificare il livello di priorità della lotta all’antitrust in relazione alla difesa delle prerogative del software libero. Mueller è convinto di riuscire a trovare il giusto connubio tra le parti: per il momento, l’unica certezza è che le istituzioni europee sono più interessate alla tutela del free trade.

Foto | Flickr

Nell Unione Europea la libertà del software si gioca tra FRAND e FLOSS é stato pubblicato su ossblog alle 17:00 di domenica 31 ottobre 2010.

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ott
03

Microsoft cita Motorola per i telefoni Android

 

Microsoft ha citato Motorola per aver utilizzato dei suoi brevetti all’interno dei telefoni dotati di sistema operativo Android.

I brevetti in questione sarebbero nove e riguarderebbero la sincronizzazione delle mail, degli appuntamenti in calendario, dei contatti e la visualizzazione delle informazioni sullo stato del segnale e della batteria. Le funzionalità sono piuttosto generali e quindi non si può sapere se il problema riguarda solo Motorola o presto vedremo arrivare altre citazioni ai danni di società che distribuiscono smartphone android.

Così come nel caso di Oracle contro Google anche Microsoft ha atteso che la piattaforma iniziasse a generare profitti e fosse abbastanza diffusa per poter scucire fior di milioni sfruttando il suo patrimonio di brevetti.

Via | Microsoft

Microsoft cita Motorola per i telefoni Android é stato pubblicato su ossblog alle 13:00 di domenica 03 ottobre 2010.

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