set
14

J2ObjC è un traduttore da Java a Objective-C per iOS creato da Google

 

Screenshot di J2ObjC

J2ObjC è uno strumento di traduzione del codice da Java a Objective-C nel dialetto utilizzato da Apple per iOS: sviluppato da Google, è stato rilasciato sotto ALv2. All’indomani della conferenza che ha ospitato l’annuncio di iPhone 5 la disponibilità di J2ObjC ambisce a colmare il divario fra le soluzioni “native” per Android, iOS e il web. È probabile che sia stato utilizzato da Google per realizzare la nuova applicazione per YouTube. Un prodotto che potrebbe aiutare molti sviluppatori a pubblicare più velocemente i programmi.

Mentre la popolarità delle applicazioni web in HTML5 e JavaScript su iOS è in discussione – al punto che persino Facebook ha preferito Objective-C – e Google fornisce un convertitore capace di tradurre i sorgenti in Java per ottenere gli stessi risultati attesi su Android coi dispositivi di Apple. J2ObjC non interagisce con la costruzione delle interfacce, ma permette di sviluppare un programma in Java ed esportarlo automaticamente in Objective-C per il Foundation Framework di iOS in assenza d’una Graphical User Interface (GUI).

Gli stessi sorgenti possono essere utilizzati da Google Web Toolkit (GWT) per realizzare applicazioni in AJAX. Rispetto ad altre soluzioni per la traduzione del codice, J2ObjC sembra più affidabile: è disponibile esclusivamente su Mac OS X e richiede Xcode 4 o superiore, Java e Apache Maven. Le dipendenze impediscono l’utilizzo di J2ObjC con Linux o Windows, escludendo un consistente numero di sviluppatori. In sé tradurre le applicazioni non dovrebbe avere simili restrizioni… ma, per un prodotto di qualità, serve il SDK di iOS.

Via | Google

J2ObjC è un traduttore da Java a Objective-C per iOS creato da Google é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di venerdì 14 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

ago
31

Perché Mac OS X ha “ucciso” il desktop di Linux (per Miguel De Icaza)

 

Logo di Mac OS XMac OS X ha “ucciso” il desktop di Linux: è la conclusione di Miguel De Icaza, uno dei due creatori di GNOME nel 1997, incalzato da Klint Finley in un’intervista su Wired. Dopo la pubblicazione della chiacchierata col giornalista, De Icaza ha voluto specificare alcuni punti sul proprio blog perché la questione è complessa e lo sviluppatore messicano ha già attratto l’antipatia della comunità open source con Mono. I contenuti dell’articolo di Finley non sono eclatanti quanto il titolo e le considerazioni di De Icaza sono lucide.

Tanto lucide da ribaltare la prospettiva: il desktop, nella circostanza, ha un ruolo marginale perché il target che Linux avrebbe perso per Mac OS X è quello degli sviluppatori e non un mainstream che non ha mai raggiunto. La posizione di De Icaza è compatibile con quella di Stormy Peters – ex direttore esecutivo di The GNOME Foundation, in forza a Mozilla – che, insieme al Messicano, è stata intervistata su Wired. L’open web, oggi, è una priorità maggiore del free software e il sistema operativo scelto è sempre meno importante.

Ciò premesso, la maggiore attrattiva di Mac OS X rispetto a Linux per gli sviluppatori non dipenderebbe dal desktop environment. Finley ha intervistato De Icaza e Peters a supporto di una tesi che nessuno dei due ha confermato: Linus Torvalds critica GNOME e persino chi l’ha creato e amministrato ne ha preso le distanze, perciò il sistema operativo ha fallito sul desktop — mentre quello di Apple è in crescita. Né De Icaza, né Peters sembrano sostenere quest’idea… e il primo difende persino GNOME dalle critiche che lo investono.

E, allora, quale sarebbe il punto? De Icaza, più della boutade di Finley, raccontando la propria storia identifica dei problemi che la comunità di Linux dovrebbe prendere in considerazione — senza essere costretta a condividere le conclusioni del programmatore. De Icaza è passato a Mac OS X perché, lavorando con iOS per Xamarin, è stato praticamente costretto: se molti sviluppatori meno popolari hanno fatto lo stesso percorso c’è per forza un motivo. Quello che ha identificato De Icaza sarebbe la retro-compatibilità del codice.

Il desktop di Linux – inteso come tutta l’interfaccia grafica e non GNOME, KDE o Xfce in particolare – ha “corrotto” per anni il codice degli sviluppatori, costringendoli a continui aggiornamenti per mantenere il funzionamento dei loro programmi. Mac OS X, al contrario, avrebbe mantenuto la retro-compatibilità delle interfacce ottenendo più credibilità sul lungo periodo. Se soltanto queste dichiarazioni non coincidessero con l’introduzione del sandboxing per il Mac App Store sarebbe difficile contestare la posizione di De Icaza.

Personalmente, non credo che Mac OS X abbia “ucciso” alcunché e – dovendo confermare il passaggio di molti sviluppatori indipendenti da Linux – sono convinto che la retro-compatibilità del codice non sia il problema. La transizione a Mac OS X è causata da iOS e il successo di quest’ultimo fra i programmatori non ha nulla a che vedere con l’open source o la crisi del desktop di Linux: è giusto una questione economica, perché gli utenti di iOS sono più propensi a pagare per utilizzare le applicazioni rispetto a quelli di Android.

Via | Miguel De Icaza

Perché Mac OS X ha “ucciso” il desktop di Linux (per Miguel De Icaza) é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di venerdì 31 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

ago
27

Sebastian Kügler parla della tutela dalla brevettabilità del software

 

Fotografia di Samsung Galaxy S IIUno dei temi più “caldi” della scorsa settimana è stato il verdetto del processo intentato a Samsung da Apple – terminato con la vittoria di quest’ultima – sul design degli smartphone per la serie Galaxy S che, secondo la giuria, hanno violato alcuni brevetti di iPhone. Personalmente, non ho trattato la vicenda perché la disputa non riguardava il sistema operativo o l’open source: Sebastian Kügler, però, ha preso spunto dalla notizia per riproporre una semplice guida alla pubblicazione di progetti che siano a prova di brevetto.

Qualunque sia lo scopo della pubblicazione, alcuni piccoli accorgimenti nel promuovere un’idea possono fare la differenza: il primo a registrarne il brevetto non è necessariamente chi ha concepito una nuova tecnologia. Per evitare d’essere tacciati di plagio o, peggio, ritrovarsi a fare i conti con un clone del proprio lavoro – magari, reso addirittura closed-source – è opportuno adottare una strategia difensiva che escluda un ruolo, attivo o passivo, in dispute come quella fra Apple e Samsung. È più semplice di quanto si creda.

Il vademecum di Kügler, uno sviluppatore di KDE, è stato adottato per descrivere il funzionamento delle attività di Plasma: Open Invention Network (OIN) era intervenuta ad Akademy – l’annuale conferenza dei contributori del desktop environment – per spiegare come tutelarsi legalmente dalla brevettabilità delle tecnologie impiegate nell’open source. Il riassunto di Kügler, reperibile in calce, non richiede particolari competenze in ambito giuridico e può essere applicato nel diffondere i dettagli di qualunque opera dell’ingegno.

Via | Sebastian Kügler

Sebastian Kügler parla della tutela dalla brevettabilità del software é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di lunedì 27 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

ago
02

Italo Vignoli e l’utilizzo di LibreOffice 3.5+ con Gatekeeper su OS X

 

Logo di Apple GatekeeperMac OS X 10.8 (Mountain Lion) ha introdotto un nuovo sistema per il controllo di sicurezza delle applicazioni. Gli sviluppatori devono prevedere il sandboxing e i programmi hanno una firma digitale – sulla falsariga di quella prevista da Microsoft per Windows – che garantisce l’installazione di software sicuro. Purtroppo, questo meccanismo impedisce l’utilizzo delle applicazioni sviluppate prima dell’aggiornamento del sistema e LibreOffice 3.5 è fra queste. Italo Vignoli di The Document Foundation (TDF) dimostra come adeguarsi.

LibreOffice prevede già la firma dei binari per escludere l’inclusione di malware dalla suite, ma questa soluzione non è la stessa adottata da Gatekeeper — il metodo implementato da Apple. In futuro, saranno disponibili delle versioni firmate di LibreOffice 3.5 e 3.6 per l’installazione su Mac OS X 10.8 o superiore. Al momento, però, è necessario un workaround: si tratta di disabilitare temporaneamente i controlli di sicurezza. TDF è considerata un identified developer perciò sono rari i casi in cui LibreOffice non sia eseguito.

Agendo sulle impostazioni del sistema operativo, seguendo il procedimento indicato nella rapida guida di Vignoli, LibreOffice 3.5 torna a funzionare correttamente anche qualora Gatekeeper informasse per errore della corruzione della suite. Le applicazioni di TDF non sono incluse nel Mac App Store, quindi l’impostazione predefinita di Mountain Lion non ne permette l’installazione. La seconda scelta è comunque sicura, mentre disabilitare in toto Gatekeeper non è consigliabile. Se avete avuto dei problemi, Vignoli ha la soluzione.

Via | Italo Vignoli

Italo Vignoli e l’utilizzo di LibreOffice 3.5+ con Gatekeeper su OS X é stato pubblicato su Ossblog.it alle 15:00 di giovedì 02 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

lug
23

Il contributo al codice di LLVM/Clang per Apple è inferiore alla metà

 

Logo di LLVMLLVM è il progetto che ha acquisito, negli ultimi mesi, l’attenzione maggiore da parte degli sviluppatori. FreeBSD ha già pianificato il passaggio della toolchain da GCC per la prossima versione e The Linux Foundation ha inaugurato con successo LLVMLinux — un progetto per la compilazione del kernel di Linux 3.3.0 con Clang. Nonostante la licenza sia compatibile con la GPLv3, molti programmatori e utenti sono preoccupati per l’influenza di Apple: com’è con WebKit, LLVM/Clang è gestito soprattutto da Cupertino. O, almeno, lo era.

Sylvestre Ledru, che aveva già verificato la possibilità di compilare il 91,2% dei pacchetti di Debian con Clang 3.0, ha calcolato delle statistiche sull’influenza di Apple nello sviluppo del progetto – che è anche il compilatore predefinito per Mac OS X. Il parallelo con WebKit non è inappropriato, perché la contribuzione al codice sorgente di LLVM/Clang ha subito la stessa sorte del popolare engine per i browser. Nell’ultimo anno, infatti, Google ha aumentato la propria influenza nello sviluppo e potrebbe sostituire Cupertino.

La percentuale di codice prodotto da Apple per LLVM/Clang, in totale, supera i ¾. Ultimamente, però, il contributo di Cupertino è sceso sotto al 50% a fronte di un aumento esponenziale delle modifiche effettuate da Google. La stessa situazione ha interessato WebKit, dal momento nel quale Mountain View ha iniziato a sviluppare Chrom* che, tra parentesi, ha un futuro in Clang. Qual è l’intento di Ledru? Come il sottoscritto, lo sviluppatore non si preoccupa granché della governance di Clang. Ma a più di qualcuno interessa eccome.

Via | Sylvestre Ledru

Il contributo al codice di LLVM/Clang per Apple è inferiore alla metà é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di lunedì 23 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

lug
07

Objective-C supera C++ nell’indice di TIOBE: merito di Mac OS X e iOS

 

Logo di Apple CocoaObjective-C è il terzo linguaggio di programmazione più utilizzato all’inizio del mese di luglio dopo C e Java. È il risultato dell’aggiornamento dell’indice di TIOBE Software, che analizza l’utilizzo dei vari linguaggi. Un aumento di popolarità abbastanza scontato.

Ideato nel lontano 1983 da Brad Cox and Tom Love, nello stesso anno di C++, Objective-C è mantenuto da Apple (l’ultimo aggiornamento è del 2007): è utilizzato soprattutto nelle applicazioni “native” di Mac OS X e iOS. Le principali implementazioni sono su Clang e GCC.

Piuttosto, il dato indicativo è il ritardo accumulato da Objective-C per sorpassare C++. Java, che è sceso al secondo posto dell’indice, è supportato dall’utilizzo pervasivo in Android, ma la popolarità di iOS non è certo da meno: sono preferite le applicazioni web?

La situazione potrebbe cambiare col rilascio di Windows 8 perché Microsoft ha scelto C++ come linguaggio preferito nell’aggiornamento del proprio sistema operativo. C#, ad esempio, segue in quinta posizione. Potrebbe essere interessante un dettaglio sui compilatori.

Mentre l’utilizzo di C++ è in declino, Objective-C ha ottenuto una piccola quanto significativa ripresa negli ultimi tre anni. Il linguaggio è impiegato soprattutto sui dispositivi mobili: le attuali prospettive del mercato giustificano ampiamente la nuova classifica.

TIOBE tiene a sottolineare che l’indice non riguarda i migliori linguaggi di programmazione, bensì il numero delle linee di codice scritte con ognuno. Per questo motivo, sarebbe importante paragonare alla crescita di Objective-C quella del compilatore di LLVM e Clang.

Via | TIOBE

Objective-C supera C++ nell’indice di TIOBE: merito di Mac OS X e iOS é stato pubblicato su Ossblog.it alle 15:00 di sabato 07 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

giu
27

Il tethering di Apple per iPad funziona con Linux 3.4 senza jailbreak

 

Apple iPadLinux può sfruttare il tethering di iPad della prima generazione per condividere la connessione a internet del tablet con altri dispositivi, senza bisogno d’effettuare il jailbreak sul prodotto di Apple. È il risultato della patch di Davide Gerhard per la versione 3.4 del kernel — che, probabilmente, sarà inclusa nei sorgenti soltanto a partire da Linux 3.5. Perché il tethering funzioni occorre compilare il modulo di ipheth: un driver di Diego Giagio che supportava già iPhone 2G, iPhone 3G, iPhone 3GS, iPhone 4 e iPhone 4 CDMA.

Purtroppo, il driver non funziona ancora con le ultime due generazioni del tablet: gli utenti di iPad 3, ad esempio, hanno avuto dei problemi col tethering persino su Mac OS X e Windows. Affinché ipheth funzioni, sono necessarie libimobiledevice e un programma di gestione della connettività. Giagio – per quanto riguarda l’interfaccia grafica – suggerisce NetworkManager che sembra funzionare egregiamente. L’aspetto più interessante della soluzione è che non serve manomettere iOS col jailbreak o appoggiarsi a proxy di terze parti.

Tutt’al più sarebbe lecito domandarsi perché un utente di Linux possieda un iPad e senta la necessità di connettersi utilizzando il tethering via USB. È un problema etico deputato alla coscienza individuale: l’importante è che sia possibile con degli strumenti open source, nonostante Apple continui a ignorare il supporto ufficiale a Linux su tutta la gamma dei prodotti. Per la cronaca, la situazione di Google non è migliore. Il tethering da Android funziona, ma l’aggiornamento del sistema operativo spesso richiederebbe Windows.

Via | Phoronix

Il tethering di Apple per iPad funziona con Linux 3.4 senza jailbreak é stato pubblicato su Ossblog.it alle 14:00 di mercoledì 27 giugno 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

giu
05

OpenStreetMap determinante nel diverbio fra Apple e Google sul mobile

 

OpenStreetMapApple ha abbandonato le mappe di Google in favore di OpenStreetMap su iPhoto e, prima della fine del mese, le stesse mappe approderanno su iOS. Questa scelta è stata effettuata pure da Foursquare – il popolare servizio di localizzazione geografica per smartphone – che si è affidato a MapBox nella transizione. Domani, Google spiegherà in una conferenza perché le proprie mappe sono migliori: sarà «una nuova dimensione» per Google Maps. Le mappature stradali hanno acquisito un’enorme importanza. La sorte è decisa dall’open source.

Tuttavia, qualcosa non torna: tutte le indiscrezioni sulle novità che Apple presenterà alla Worldwide Developer Conference (WWDC) 2012 la settimana prossima alludono a delle mappe tridimensionali — una funzionalità assente da OpenStreetMap, che dovrebbe essere anticipata domani da Mountain View per Google Maps. L’ipotesi più suggestiva sarebbe un interesse di Cupertino nell’arricchire la mappatura geografica di OpenStreetMap col 3D, ma non è detto che se questo dovesse avvenire il livello aggiuntivo sarebbe comunque open source.

OpenStreetMap è ancora impegnata sul cambio di licenza e, come abbiamo visto, le mappe utilizzate su iPhoto potrebbero non essere aggiornate. Gli esperti di Apple parlano di una soluzione interna per la sostituzione definitiva di Google Maps: è escluso che sia stato firmato un contratto con NAVTEQ, la sussidiaria di Nokia che gestisce la mappatura di Bing e Yahoo!. L’ipotesi più credibile è un’elaborazione proprietaria della cartografia di OpenStreetMap. Personalmente, apprezzerei che Cupertino mantenesse la licenza originaria.

Via | GigaOM

OpenStreetMap determinante nel diverbio fra Apple e Google sul mobile é stato pubblicato su Ossblog.it alle 21:00 di martedì 05 giugno 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

mar
11

Apple iPhoto utilizza OpenStreetMap per il posizionamento geografico

 

Mi piace +1 Tweet

Apple iPhotoiPhoto 9.2.2, l’ultimo aggiornamento dell’applicazione per condividere fotografie su Mac OS X e iOS, utilizza le mappe di OpenStreetMap. Presentato martedì scorso – durante il keynote di iPad 3 – il programma ha abbandonato Google Maps: è la stessa scelta operata di recente da Foursquare. Il motivo, però, è tutt’altro che virtuoso.

Tanto il social network, quanto l’applicazione di Apple sono state “costrette” ad abbandonare Google Maps per motivi economici. Mountain View, infatti, ha previsto il pagamento per l’accesso alle Application Programming Interface (API) dopo l’abbandono della governance di MapMaker a The World Bank — una mossa che ha fatto discutere.

Motivazioni a parte, la scelta di Apple gioverà comunque al futuro di OpenStreetMap. Un aspetto discutibile è l’integrazione d’un database risalte al 2010 in iPhoto: le mappe utilizzate dall’applicazione non sono state aggiornate, perché Apple preferisce offrire un mockup di OpenStreetMap per l’effettiva integrazione con Mac OS X.

Via | OpenStreetMap

Apple iPhoto utilizza OpenStreetMap per il posizionamento geografico é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:10 di domenica 11 marzo 2012.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

gen
09

Ubuntu Tv: la sfida ha inizio!

 

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

dic
16

Google: sicurezza delle app Android

 

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

nov
17

LLVM 3.0, in ritardo di due settimane, chiude LLVM-GCC per DragonEgg

 

Mi piace
+1
Tweet

LLVMGli sviluppatori di LLVM sono stati «distratti» da un meeting previsto per domani e, perciò, il rilascio della versione 3.0 è slittato di due settimane: LLVM 3.0 uscirà il 30 novembre. Soltanto ieri, infatti, è cominciata la quarta fase di test che terminerà il 28. Oggi è disponibile l’ultima Release Candidate (RC) del compilatore.

Il rilascio di LLVM 3.0 è particolarmente importante perché determinerà il ritiro di LLVM-GCC: l’integrazione col compilatore più utilizzato sui sistemi operativi UNIX–like è già stata “rimpiazzata” da un nuovo plugin — a partire dal ramo di LLVM 2.7. DragonEgg 3.0 per GCC 4.5 o superiore segnerà il definitivo abbandono di LLVM-GCC.

La stessa release schedule è prevista per CLang 3.0, il compilatore di C, Objective-C, C++ e Objective-C++ basato su LLVM. Quest’ultimo non è ancora pronto per un’implementazione su larga scala, benché in molti casi garantisca delle prestazioni superiori a GCC. Per il momento CLang è disponibile esclusivamente su x86, x86_64 e ARM.

Via | Phoronix

LLVM 3.0, in ritardo di due settimane, chiude LLVM-GCC per DragonEgg é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di giovedì 17 novembre 2011.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

nov
14

Siri può essere controllato col cervello su iOS 5, grazie ad Arduino

 

Mi piace
+1
Tweet

Project Black Mirror è una soluzione, basata su Arduino, per controllare Siri attraverso le onde cerebrali. Quest’ultimo è un assistente vocale di Apple, realizzato per iOS 5, e permette di gestire le attività dei dispositivi col riconoscimento vocale. Il progetto utilizza la scansione dell’encefalogramma per controllare un iPhone.

Ollie e Josh sono due appassionati d’informatica ed elettronica. Utilizzando un MacBook con Arduino hanno realizzato un dispositivo capace di “tradurre” le onde cerebrali, attivate quando si pensa a uno dei verbi registrati nel database di Siri, in un segnale che attiva le relative funzioni per iPhone 4S. Ad esempio, una telefonata.

Il concetto alla base di Project Black Mirror è piuttosto semplice. Pensando a una determinata parola si sviluppano delle onde cerebrali a una certa frequenza: Siri utilizza il controllo vocale, perciò un software ritraduce le onde sviluppate nella parola corrispondente, attivando la funzione prevista da iOS. Questo è il risultato.

Via | Arduino

Siri può essere controllato col cervello su iOS 5, grazie ad Arduino é stato pubblicato su Ossblog.it alle 17:00 di lunedì 14 novembre 2011.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

ott
08

Richard Stallman sostiene che Steve Jobs fosse «defective by design»

 

Richard Stallman (di Maurizio Scorianz)Richard Stallman non ha esitato a intervenire sul decesso di Steve Jobs utilizzando parole tanto dure nella forma, quanto deboli nel significato. Stallman ha “preso in prestito” le parole che Harold Washington utilizzò per commentare la morte di Richard Daley: «non sono contento che sia morto, ma sono contento che se ne sia andato».

Daley era un politico statunitense: non è mai stato condannato, tuttavia guidava un establishment di amministratori corrotti dal crimine organizzato. È doveroso sottolinearlo per comprendere il parallelo effettuato da Stallman tra Daley e Jobs. È difficile dissentire, se si considera Jobs il simbolo di Apple negli ultimi vent’anni.

Eppure, per quanto in sintonia con larga parte della comunità, le dichiarazioni di Stallman non portano guadagni alla causa del free software. Al contrario, rischiano di danneggiare le legittime campagne di boicottaggio nei confronti dei prodotti di Apple. Ha ragione chi sostiene che «il free software ha bisogno di una nuova voce»?

Fotografia | Maurizio Scorianz

Richard Stallman sostiene che Steve Jobs fosse «defective by design» é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di sabato 08 ottobre 2011.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

ott
07

Steve Jobs, «un pioniere dell open source»: da BSD e NeXT a Mac OS X

 

Steve Jobs / 1955-2011

Steve Jobs, noto in particolare per essere stato il co-fondatore di Apple, è mancato a causa di un cancro al pancreas contro il quale combatteva da anni. Nelle ultime ore è stato doverosamente celebrato da tutti gli organi d’informazione: un aspetto sottovalutato dagli omaggi ricevuti è l’essere stato «un pioniere dell’open source».

Nel 1985, quando fu licenziato da Apple, Jobs fondò NeXT: fallita nella produzione di elaboratori elettronici, l’azienda ha concepito la tecnologia OpenStep. Ancora alla base dello sviluppo di Apple Store, iCloud e iTunes Store con WebObjects. NeXTSTEP e OPENSTEP confluirono in Darwin, il kernel di OS X (derivato da quello di BSD).

Tim Berners-Lee, creando il world wide web nel 1991, utilizzò al CERN proprio uno dei NeXT di Jobs. L’indirizzo di Apple è andato in un’altra direzione, però il contributo dei componenti open source realizzati da Jobs e dai collaboratori è stato determinante e prosegue da trent’anni. È un altro motivo per ricordarlo. Grazie, Steve.

Via | ZDNet

Steve Jobs, «un pioniere dell open source»: da BSD e NeXT a Mac OS X é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di venerdì 07 ottobre 2011.

Popularity: unranked [?]



Puoi visualizzare il post originale qui.

top