set
22

Microsoft e Xamarin propongono Windows Azure con C# per Android e iOS

 

Logo di Windows AzureMobile Services è un nuovo componente di Windows Azure, la piattaforma in cloud computing che permette d’ospitare applicazioni “native” e web per vari sistemi operativi o social network: concepito per l’utilizzo con Windows 8 e Visual Studio 2012, il Software Development Kit (SDK) è rilasciato su GitHub sotto licenza ALv2. La funzione di Azure Mobile Services è quella di semplificare lo sviluppo su Windows Phone 8 e Windows Store, il marketplace delle applicazioni che dovrebbe inglobare i contenuti orientati a desktop e mobile.

Grazie alla partnership con Xamarin, Mobile Services permetterà di tradurre le applicazioni realizzate per Windows 8 in servizi su Android e iOS — oltre, ovviamente, a Windows Phone 8. La parola-chiave è C#, l’unico linguaggio attualmente supportato: se gli strumenti di sviluppo su Windows Azure sono open source, bisogna comunque sottolineare che la piattaforma è un equivalente di Amazon Web Services (AWS), l’utilizzo è soggetto al pagamento dei servizi a consumo come su quest’ultima e i vincoli di Microsoft sono molto evidenti.

A rendere interessante Mobile Services è l’ubiquità dei servizi: un’unica applicazione scritta in C# può essere distribuita su Windows 8, Android, iOS e Windows Phone 8. Poiché il linguaggio non è supportato a livello predefinito dai sistemi operativi di Apple e Google, Microsoft s’avvale della partnership di Xamarin che mantiene il framework multi-piattaforma di Mono. Il grosso limite che vanifica la disponibilità open source del SDK è nell’obbligo di utilizzare Visual Studio 2012 come Integrated Development Environment (IDE).

Via | Microsoft

Microsoft e Xamarin propongono Windows Azure con C# per Android e iOS é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di sabato 22 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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set
08

Il Do Not Track di Internet Explorer 10 non sarà rispettato da Apache

 

Logo di Apache HTTP ServerApache HTTP Server, uno dei web server più popolari – per non dire il più popolare in assoluto – ha adottato una strategia discutibile sull’interazione con le preferenze di Internet Explorer 10. Il browser di Microsoft, infatti, prevede il Do Not Track (DNT) attivo a livello predefinito su Windows 8: un’opzione deprecata da Mozilla, autrice d’una proposta di standard alternativa, che sostiene la necessità di lasciare all’utente la scelta d’avvalersi della caratteristica. Il DNT servirebbe per evitare il behavioural advertising.

Una patch inviata da Roy Fielding di Adobe istruisce Apache a ignorare le impostazioni di IE10, perché Microsoft abuserebbe degli standard “aperti” costringendo gli utenti a escludere la pubblicità basata sulle abitudini di navigazione. La patch di Fielding è inclusa nell’ultimo aggiornamento del web server, ovvero la versione 2.4.3 rilasciata il 21 agosto, ma il browser sarà realmente diffuso soltanto dall’uscita di Windows 8 alla fine d’ottobre. La strategia di Apache ha stimolato un confronto acceso sull’integrazione del DNT.

Il DNT in sé è una protezione piuttosto blanda dalla raccolta dei dati personali sulle inserzioni pubblicitarie, perché si limita a notificare l’intenzione dell’utente di non essere tracciato. È discrezione del web server onorare o meno la notifica e non esistono obblighi di legge: escludendo a priori IE10, Apache non considera la possibilità che un utente abbia scelto deliberatamente d’attivare questa opzione – che è configurabile quanto quella di Firefox – e, perciò, ne limita l’autonomia. Poco importa che c’entri Microsoft.

Via | CNET

Il Do Not Track di Internet Explorer 10 non sarà rispettato da Apache é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di sabato 08 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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ago
25

Apache OpenOffice aggiornato alla 3.4.1 per Windows 8 e Mac OS X 10.8

 

Logo di Apache OpenOfficeApache OpenOffice 3.4.1 è il primo aggiornamento di manutenzione per la suite passata dalla governance di Oracle a quella di The Apache Software Foundation (ASF). Le novità, com’è intuibile, non aggiungono nuove funzioni: sono miglioramenti e correzioni degli errori riscontrati nel rilascio precedente. L’ultima versione introduce, però, il supporto a Windows 8 – che sarà disponibile soltanto dal 26 ottobre prossimo – e a Mac OS X 10.8 o Mountain Lion. Per quanto riguarda il sistema operativo di Microsoft non è citata Modern UI.

Altre novità includono il supporto alla traduzione di Apache OpenOffice 3.4.x in nuove lingue: finlandese, inglese britannico, khmer, sloveno e slovacco — così, gli idiomi supportati diventano 20. L’internazionalizzazione è migliorata per italiano, olandese, spagnolo e ungherese. Quanto alle piattaforme, i porting della suite sono completi per FreeBSD, OS/2 e Solaris, che s’aggiungono a Linux, Mac OS X e Windows. Sono previste una versione per AIX di IBM e una per HP-UX, mentre parrebbe essere stata interrotta quella per NetBSD.

Grazie al contributo degli utenti, Apache OpenOffice 3.4.1 risolve 69 problemi noti. Oltre alla disponibilità di un portale rinnovato per Extensions e Templates su SourceForge – che ne include rispettivamente 2388 e 628 – sono emerse delle informazioni più dettagliate sul futuro della suite. Se OpenOffice 3.5.x, nel primo quadrimestre del 2013, sarà improntato alla maggiore compatibilità coi documenti di Microsoft Office… il codice sorgente di Lotus Symphony consegnato ad ASF da IBM sarà integrato più tardi nella versione 4.0.x.

Via | The Apache Software Foundation

Apache OpenOffice aggiornato alla 3.4.1 per Windows 8 e Mac OS X 10.8 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di sabato 25 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
24

Sony pubblica i sorgenti di DASH per le ROM personalizzate di Android

 

Logo di Xperia — Sony SmartphoneDynamic Android Sensor HAL (DASH) è il framework utilizzato dalla gamma di smartphone Xperia prodotta da Sony – ex Sony Ericsson – nella gestione dei sensori. È un Hardware Abstraction Layer (HAL) che riassume delle caratteristiche molto interessanti per migliorare l’interazione fra hardware e software, riprendendo la modularità del kernel di Linux e prevedendo la registrazione dei sensori in esecuzione: questi potrebbero richiedere l’impiego di librerie statiche, ma non sono inseriti nel corso della compilazione del framework.

Le proprietà di DASH lo rendono duttile all’inserimento su dispositivi differenti e, infatti, Sony lo installa su tutti i prodotti di Xperia della serie NXT — incluso Xperia S, certificato per l’utilizzo col PlayStation Network. La registrazione dei sensori in esecuzione permette d’escludere selettivamente quelli che non fossero presenti sul singolo device senza compromettere il funzionamento del framework. Sony ha rilasciato il codice sorgente di DASH sotto licenza ALv2 perché gli sviluppatori indipendenti ne possano usufruire.

L’intenzione di Sony è quella di giovare della contribuzione dei programmatori di terze parti per migliorare ulteriormente le funzionalità del framework. A questo proposito, DASH è integrato in FreeXperia: un progetto che distribuisce le ROM personalizzate di CyanogenMod per Xperia. La continua collaborazione con gli sviluppatori di Sony ha permesso la “crescita” reciproca che col rilascio open source dell’infrastruttura potrebbe essere estesa ad altri prodotti. Gli stessi sviluppatori di CyanogenMod sono coinvolti nell’intesa.

Via | Sony

Sony pubblica i sorgenti di DASH per le ROM personalizzate di Android é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di venerdì 24 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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ago
01

HP ha pubblicato i sorgenti di Luna: il system manager per Open webOS

 

Open webOSLuna-SysMgr, il system manager di webOS 2.0 e del futuro Open webOS 1.0, è stato rilasciato da qualche ora sotto licenza ALv2. Dopo Enyo 2.0, è l’ennesimo componente del sistema operativo a essere “liberato” da Hewlett-Packard (HP). Il rilascio anticipa la disponibilità della beta – che dovrebbe arrivare nel mese di settembre – e completa quello di aprile: quando è stato pubblicato Luna-Service2, un sistema di Inter-Process Communication (IPC) per il bus di webOS. Finora, perciò, la tabella di marcia è stata rispettata al 100%.

Eppure, la notizia tutt’altro che positiva è arrivata a margine dell’annuncio di Luna-SysMgr. Open webOS 1.0 non supporterà né gli smartphone di Palm, né il TouchPad di HP: se a quest’ultimo è dedicata la Community Edition del sistema operativo, i primi sono completamente tagliati fuori da ulteriori aggiornamenti. Pre, Pixi, ecc. non possono installare la versione open source di webOS perché incompatibili con alcune feature di Linux 3.3+ per i System-on-a-Chip (SoC) che richiedono l’integrazione di driver o firmware proprietari.

È un problema molto relativo per gli Italiani, poiché questi dispositivi non sono mai stati distribuiti ufficialmente nel nostro Paese. Quanti avessero acquistato un TouchPad all’estero al momento del ritiro dal mercato, per usufruire degli sconti, possono comunque sperare nel mantenimento della Community Edition per ricevere degli aggiornamenti. Resta il fatto che HP ha escluso da Open webOS il proprio stesso business: quanta credibilità avrebbe a lungo termine un nuovo device, se venisse prodotto? Piuttosto scarsa, scommetto.

Via |HP

HP ha pubblicato i sorgenti di Luna: il system manager per Open webOS é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di mercoledì 01 agosto 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
27

Apache Flex 4.8, la prima versione di ASF, è rilasciata ufficialmente

 

Logo di Apache FlexThe Apache Software Foundation (ASF) ha annunciato ieri il primo rilascio di Flex da quando la tecnologia è approdata a Incubator, donata da Adobe. Il download è disponibile da un paio di giorni, nonostante l’annuncio ufficiale sia stato diramato meno di ventiquattr’ore fa. Adobe decise la transizione della governance del progetto ad ASF già nel novembre dello scorso anno: nel mese di gennaio è arrivata l’accettazione. Apache Flex 4.8 adotta la licenza ALv2, prevista da tutti i progetti della fondazione, sostituendo la MPLv1.1.

Com’è stato per PhoneGap 2.0, il framework che è stato rilasciato da Adobe venerdì scorso, Flex non può ancora essere considerato un progetto di Apache al 100%. Sebbene BlazeDS sia stato rilasciato sotto licenza GPLv3, ad esempio, ASF ha dovuto rimuoverne l’integrazione da Flex 4.8 insieme a quella dei caratteri: in un certo senso, l’ultimo aggiornamento della piattaforma è un piccolo passo indietro — rispetto alla gestione di Adobe. ASF definisce il rilascio «in parità» con Flex 4.6, disponibile sui server della multinazionale.

Insomma, Flex 4.8 si distingue per le rimozioni e le ristrutturazioni essenziali affinché il progetto sia mantenuto da ASF. Oltre a BlazeDS e ai caratteri integrati, Apache ha dovuto rimuovere le Runtime Shared Library (RSL) di Adobe – optando per una soluzione a librerie statiche – e riscrivere la gerarchia delle cartelle di sistema. Effettuare l’aggiornamento di Flex potrebbe essere una pessima idea, in questa fase: è la premessa per un nuovo inizio, ma le implementazioni correnti potrebbero incontrare più problemi che altro.

Via | ASF

Apache Flex 4.8, la prima versione di ASF, è rilasciata ufficialmente é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di venerdì 27 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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lug
26

Adobe PhoneGap 2.0, l’integrazione con Apache Cordova e Windows Phone

 

Logo di Adobe PhoneGapPhoneGap – il framework di Nitobi per creare applicazioni web in HTML5, CSS3 e JavaScript orientate ai dispositivi mobili – è stato aggiornato alla versione 2.0. Lo sviluppo è mantenuto da Adobe, che ha acquistato la società nell’ottobre dello scorso anno, e confluisce nel codice di Apache Cordova (ex Apache Callback): la piattaforma è in fase di passaggio, perciò PhoneGap 2.0 è stato rilasciato dalla multinazionale e non dalla fondazione. Il progetto è open source sotto licenza ALv2. La prossima versione sarà mantenuta da ASF.

Quanto ai sistemi operativi supportati dalla piattaforma, la novità è Windows Phone che s’affianca ad Android, Bada, BlackBerry, iOS e webOS — oltre a Mac OS X. PhoneGap 2.0 introduce una caratteristica fondamentale per estendere le applicazioni generate col framework al desktop: utilizzando la WebView, infatti, i progetti possono essere integrati facilmente nelle applicazioni “native”. Sempre a proposito dell’ubiquità di PhoneGap, la versione 2.0 migliora Cordovajs per l’utilizzo cross-platform del codice scritto in JavaScript.

PhoneGap 2.0 allinea la nomenclatura delle Command Line Interface (CLI) su Android, BlackBerry e iOS. Mentre l’implementazione di questo strumento è normalmente diversa per ogni sistema operativo, rendendo inconsistente il codice generato, il framework abbatte le barriere dei produttori escludendo la necessità d’adattare il core delle applicazioni. Inoltre, il Web Inspector Remote (Weinre) della versione 2.0 è stato portato in Node.js ed è installabile da NPM. La prossima major release dovrebbe essere la prima di Apache Cordova.

Via | I Programmer

Adobe PhoneGap 2.0, l’integrazione con Apache Cordova e Windows Phone é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di giovedì 26 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
19

OSB finanzia il supporto di OOXML per LibreOffice e Apache OpenOffice

 

Logo di Open Source Business AllianceOpen Source Business Alliance (OSB), un’organizzazione tedesca per lo sviluppo del software “libero” in ambito aziendale, ha ricevuto 140.000€ in venture capital per assicurare un migliore supporto a Office Open XML (OOXML) di Microsoft con LibreOffice e Apache OpenOffice. I fondi sono arrivati da alcune istituzioni tedesche e svizzero-tedesche: i municipi di Monaco, Friburgo e Jena in Germania, la Corte Federale, la Federal IT Steering Unit e il Canton Vaud in Svizzera che utilizzano LibreOffice nella pubblica amministrazione.

Il problema principale riguarda, infatti, l’importazione dei documenti di Microsoft Office. Nonostante la scelta d’adottare soluzioni open source le istituzioni continuano a scontrarsi con la pessima abitudine di privati e imprese che distribuiscono documenti formattati in OOXML. L’impegno di OSB, in collaborazione con SUSE, è quello di migliorare i filtri d’importazione ed esportazione attuali. Le nuove patch saranno distribuite sotto licenza Apache 2.0 per essere compatibili tanto con LibreOffice, quanto con Apache OpenOffice.

A questo proposito, lo sviluppo – al quale collabora anche Lanedo, una società di Amburgo – è concentrato in un branch di LibreOffice. Matthias Stürmer, leader del progetto da Ernst & Young, sostiene che la suite di The Document Foundation (TDF) offra una base di partenza migliore rispetto a quella di Apache. Tuttavia, la compatibilità della licenza permetterà d’integrare le patch in entrambe le soluzioni. La maggioranza delle feature sarà completata entro settembre e i primi risultati sono disponibili nel trunk di LibreOffice.

Via | The H Open

OSB finanzia il supporto di OOXML per LibreOffice e Apache OpenOffice é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:00 di giovedì 19 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
12

Google “libera” il codice del Doodle per il centenario di Alan Turing

 

Screenshot del Doodle di Google per il 100° compleanno di Alan Turing

Google ha pubblicato il codice sorgente del Doodle realizzato per il centenario della nascita di Alan Turing, il matematico inglese che aiutò a decifrare Enigma e contribuì sensibilmente allo sviluppo delle odierne tecniche di crittografia oltre a essere considerato un pioniere dell’intelligenza artificiale. La ricorrenza è caduta lo scorso 23 giugno e Mountain View non ha perso l’occasione di proporre un Doodle interattivo in memoria di Turing, morto suicida a causa della repressione perpetrata nei confronti degli omosessuali.

Il Doodle consiste in una riproduzione della Turing Machine – un prototipo analogico dei moderni elaboratori elettronici – che permette di risolvere venti puzzle. Rilasciato sotto licenza Apache 2.0, il codice sorgente è disponibile su Google Code. Il Doodle è composto essenzialmente da un’immagine di base e due sprite, più un gruppo di file in JavaScript che controllano il meccanismo della Turing Machine. Non prevede la riproduzione di alcun suono e dovrebbe funzionare su qualunque browser compatibile con gli standard di HTML5.

Quello per Turing è il secondo Doodle interattivo del quale Google pubblica i sorgenti. Il primo è stato il sintetizzatore elettronico di Bob Moog, pubblicato il 23 maggio in occasione del 78° anniversario della nascita dell’inventore statunitense. Esattamente un mese prima del matematico inglese. Da quando i Doodle sono più complessi delle semplici immagini composte fino a qualche tempo fa, Mountain View ha iniziato a proporli come open source: una scelta interessante per imparare qualcosa sull’utilizzo di JavaScript in HTML5.

Via | I Programmer

Google “libera” il codice del Doodle per il centenario di Alan Turing é stato pubblicato su Ossblog.it alle 14:00 di giovedì 12 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
11

GitHub rilascia un’applicazione ufficiale per Android su Google Play

 

Logo di GitHub per AndroidGitHub, il popolare servizio di hosting del codice basato sul Distributed Version Control System (DVCS) ideato da Linus Torvalds per il mantenimento del kernel, ha pubblicato la prima applicazione ufficiale per Android. Disponibile immediatamente per il download via Google Play, GitHub per Android è rilasciata sotto licenza Apache 2.0 in un apposito repository sulla piattaforma. Com’è intuibile, l’applicazione non supporta i commit sui vari branch ospitati da GitHub: produrre del codice utilizzando Android non è semplicissimo.

GitHub per Android serve, al momento, per gestire le Issues e utilizzare Gist — una specie di pastebin per la rapida condivisione degli snippet, che genera automaticamente dei repository pubblici con Git. Le notifiche permettono di ricevere gli aggiornamenti dai progetti che si stanno monitorando e l’interfaccia dell’applicazione include le principali risorse per la gestione del proprio account su GitHub. In futuro, non è escluso che il progresso dei tablet che installano il sistema operativo di Google porti a ulteriori novità.

In meno di quarantotto ore dall’uscita su Google Play, GitHub per Android ha ricevuto oltre duecento recensioni con un punteggio medio di 4.3/5. Per l’installazione è richiesto Android 2.2 (Froyo) o superiore. La versione scaricabile non è perfetta: potrebbe risultare inutilizzabile con alcuni dispositivi ritenuti compatibili. GitHub per Android segue il rilascio dell’applicazione per Windows e quella per Mac OS X. Linux è escluso, però in questo caso non dovrebbe costituire un grave problema. Git ha varie interfacce grafiche.

Semmai, è indicativo che GitHub non abbia ancora proposto un’applicazione più specifica per Linux. Se è vero che la maggioranza delle operazioni sono svolte dal terminale e, volendo, si può optare per una delle tante Graphical User Interface (GUI) disponibili con Git, la piattaforma offre dei servizi aggiuntivi che non sono accessibili da interfacce di terze parti. Da questo punto di vista, appare evidente che Android abbia ottenuto una certa priorità su Linux. Addirittura nei confronti d’ambienti per la produzione del codice.

Proprio Issues e Gist, ad esempio, prevedono esclusivamente l’utilizzo dell’interfaccia web con Linux — al contrario, sono supportate dalle applicazioni ufficiali per Mac OS X e Windows. GitHub per Android è stata realizzata grazie al fork di alcuni progetti indipendenti che erano mantenuti sulla piattaforma stessa: ActionBarSherlock, ViewPagerIndicator, RoboGuice, android-maven-plugin, SyntaxHighlighter e la lista delle dipendenze è piuttosto corposa. La nuova applicazione è basata sulle API di GitHub per Java alla versione 3.

Il repository dei sorgenti di GitHub per Android allega delle indicazioni di massima per la compilazione e, soprattutto, invita esplicitamente gli utenti a effettuarne il fork e a inviare richieste di pull. Un atteggiamento che rispetta appieno la filosofia del portale e di Git. Per quanto mi riguarda, apprendendo del rilascio mi sono chiesto quanto possa servire un simile supporto su Android: così abituato alla tastiera “fisica”, escludo di poter scrivere del codice col touchscreen. Eppure, molti sembrano già capaci di farlo.

Via | GitHub

GitHub rilascia un’applicazione ufficiale per Android su Google Play é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di mercoledì 11 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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lug
04

Google ha rilasciato il Doodle per Bob Moog in HTML, CSS e JavaScript

 

Screenshot del Google Doodle per Bob MoogGoogle ha rilasciato, con licenza Apache 2.0, il codice sorgente del Doodle apparso lo scorso 23 maggio — in occasione del 78° anniversario della nascita di Robert Arthur Moog (AKA “Bob”): pioniere della musica elettronica, Moog inventò uno dei primi sintetizzatori.

Il Doodle originario – ovvero, l’immagine che sostituisce il logo di Google per la pagina principale del motore di ricerca – utilizzava Adobe Flash, per garantire la compatibilità coi browser più datati. Quello open source è stato realizzato in HTML, CSS e JavaScript.

Basato esclusivamente sulle Web Audio API, il Doodle dovrebbe funzionare soltanto su Chrom*. Esiste una versione archiviata del filmato che è correttamente riproducibile sugli altri browser, perché utilizza tuttora la pipeline originaria. Realizzata con Adobe Flash.

Il World Wide Web Consortium (W3C) non ha ancora definito un unico standard per la riproduzione dei contenuti multimediali in HTML5. Mozilla, ad esempio, ha proposto le MediaStream Processing API che sono state realizzate per Firefox e incluse già con la versione 4.

Il rilascio dei sorgenti del Doodle è, indubbiamente, una forma di promozione per le Web Audio API proposte da Google al W3C. Nonostante la disponibilità dei sorgenti, modificare la versione virtuale del Moog Syntesizer non sembra affatto un’operazione tanto semplice.

Infatti, è richiesto l’utilizzo del Closure Compiler e dei Closure Tools di Google. Il repository pubblico è mantenuto su Git: sarebbe interessante avere i sorgenti del Doodle sul centenario della nascita di Alan Turing — una versione virtuale della Turing Machine.

Via | I Programmer

Google ha rilasciato il Doodle per Bob Moog in HTML, CSS e JavaScript é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di mercoledì 04 luglio 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.


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giu
18

Apache è con Adfinis SyGroup AG sul porting di OpenOffice per Solaris

 

Apache OpenOfficeApache continua a parlare di OpenOffice 3.4, il primo rilascio della suite per l’ufficio gestito indipendentemente da Oracle. Dopo il porting ufficiale su FreeBSD, The Apache Software Foundation (ASF) ha presentato un altro sistema operativo – e un’altra piattaforma – supportato: è Solaris 11, per il quale pure non esiste un porting di LibreOffice. Nel dualismo fra gli eredi di OpenOffice.org, la posizione di ASF è ormai evidente. Orientarsi più alle imprese che agli utenti finali, al contrario di The Document Foundation (TDF).

Il parallelo, per quanto inizi a diventare “fastidioso”, è d’obbligo. È impreciso sostenere che non esistano dei porting di LibreOffice per *BSD o Illumos – il derivato di OpenSolaris – perché le rispettive comunità provvedono al loro mantenimento. Tuttavia, TDF non si occupa direttamente di questi sistemi e il ciclo di rilascio dei porting è nelle mani dei volontari. Al contrario, ASF preferisce affidarsi alla consulenza di terze parti: la versione di OpenOffice 3.4 per Solaris 11, ad esempio, è mantenuta da Adfinis SyGroup AG.

Quest’ultima ha iniziato a realizzare il porting di Openoffice.org 3.3, passando successivamente ad Apache OpenOffice 3.4, per soddisfare le esigenze dei propri clienti: la suite è disponibile sia su x86, sia su SPARC. Ottenuta l’attenzione di ASF, il lavoro indipendente è diventato una partnership commerciale. Il risultato è che OpenOffice 3.4 può essere installato su Oracle Solaris — per il quale LibreOffice è assente. In teoria, il porting di Adfinis SyGroup AG dovrebbe funzionare appieno pure sulle distribuzioni di Illumos.

Via | The Apache Software Foundation

Apache è con Adfinis SyGroup AG sul porting di OpenOffice per Solaris é stato pubblicato su Ossblog.it alle 15:00 di lunedì 18 giugno 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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giu
08

Twitter ha rilasciato il codice sorgente di Zipkin, il tracer interno

 

ZipkinZipkin – il tracer che gli ingegneri di Twitter hanno sviluppato per rendere più veloce la diffusa piattaforma di microblogging – è stato rilasciato sotto APLv2 su GitHub. Paragonato ai profiler come Firebug, ma dedicato all’interazione con le Application Programming Interface (API), Zipkin è la somma di numerose soluzioni open source. È stato realizzato utilizzando Scala e sfrutta Scribe, uno strumento concepito da Facebook, per raccogliere i registri da analizzare. Le informazioni da elaborare sono immagazzinate da Cassandra.

A dispetto del meccanismo, che sembra piuttosto elementare, Zipkin è una soluzione abbastanza complessa: una volta installato e configurato, restituisce i risultati in un istogramma consultabile da una comoda interfaccia web. Tuttavia, adattarlo alle proprie esigenze presuppone un’approfondita esperienza con strumenti come Hadoop, ecc. — Zipkin è un sistema distribuito, molto utile nell’analisi di big data. Tutte le dipendenze, incluse le librerie realizzate da Twitter, sono già disponibili sotto licenze open source equivalenti.

Fondamentalmente, Scribe analizza ogni query inviata alle API di Twitter e stabilisce se sia il caso di prenderla a modello. In caso di un esito positivo, la spedisce a Zipkin perché sia analizzata e visualizzata sull’interfaccia web. Questa soluzione, ad esempio, ha permesso agli sviluppatori di rimuovere il ricorso a Memcache per alcune richieste — velocizzando l’output delle chiamate. Lo sviluppo di Zipkin è iniziato a seguito dell’implementazione di Google Dapper per Thrift: il tracing, quindi, è stato esteso a SQL e Redis.

Via | Twitter

Twitter ha rilasciato il codice sorgente di Zipkin, il tracer interno é stato pubblicato su Ossblog.it alle 19:00 di venerdì 08 giugno 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.

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giu
05

Apache ha elevato OpenOffice.org da Incubator, aggiornandone i loghi

 

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Apache OpenOfficeOpenOffice.org è diventato ufficialmente Apache OpenOffice. È una modifica irrisoria – dal punto di vista della presentazione – che, però, allude all’elevazione della suite da Incubator: non è ancora un Top-Level Project (TLP). The Apache Software Foundation (ASF) ha incorporato tutti gli elementi necessari allo sviluppo indipendente della piattaforma, inclusi i sorgenti di Lotus Symphony, e si prepara a rimuovere il logo temporaneo di Incubator dallo splash screen a partire da Apache OpenOffice 3.5. Un passaggio significativo.

Nel percorso d’acquisizione di OpenOffice.org, ASF ha discusso alcuni nomi alternativi: Apache Open Office, Apache OpenOffice.org e Apache ODF Office. Ha avuto la meglio Apache OpenOffice, utilizzato già nella versione 3.4. Il re-branding della suite è soltanto un aspetto superficiale. ASF ha dovuto migrare i server di OpenOffice.org, aggiornare la documentazione e “ripulire” il codice dai componenti incompatibili con la propria licenza. Modifiche che dovrebbero essere ultimate appena in tempo per il rilascio della versione 3.5.

Il nuovo logo per Apache OpenOffice è stato realizzato sul modello di Michael Acevedo. In termini di popolarità, l’immagine di ASF non ha guadagnato granché dall’acquisizione di OpenOffice.org: il dualismo con LibreOffice non ha certo giovato. Ad ogni modo, il prossimo major upgrade della suite sarà particolarmente interessante. Soprattutto per quanto riguarda il supporto da IBM su Lotus Symphony. Al più tardi entro l’autunno, Apache OpenOffice dovrebbe diventare definitivamente un TLP e abbandonare così l’hosting di Incubator.

Via | The Apache Software Foundation

Apache ha elevato OpenOffice.org da Incubator, aggiornandone i loghi é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di martedì 05 giugno 2012.

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mag
11

È disponibile Apache OpenOffice 3.4, la prima versione – dopo Oracle

 

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Apache OpenOfficeOpenOffice 3.4, la prima versione dall’abbandono della suite da parte di Oracle, è stata rilasciata via The Apache Software Foundation (ASF). Il download è disponibile in quindici lingue – tra le quali è presente l’italiano – per Linux a 32-bit o 64-bit, Mac OS X e Windows. Open Document Format (ODF) è aggiornato alla versione 1.2.

Abbiamo già affrontato tutte le novità apportate da Apache: in particolare, il supporto “nativo” alle immagini vettoriali — nel formato SVG. La versione precedente è stata rilasciata da Oracle nel gennaio del 2011 e, in questo lasso di tempo, le modifiche non hanno introdotto grandi funzionalità: è una delle critiche di LibreOffice.

Rispetto a quest’ultima, infatti, Apache OpenOffice 3.4 ha un numero limitato di funzioni dedicate alla gestione dei documenti di Microsoft. Nei download è assente il porting ufficiale per *BSD, l’unica differenza sostanziale nei confronti di LibreOffice. Perché possa ingranare servirà del tempo: basterà il brand di OpenOffice.org?

Via | Apache OpenOffice

È disponibile Apache OpenOffice 3.4, la prima versione – dopo Oracle é stato pubblicato su Ossblog.it alle 10:00 di venerdì 11 maggio 2012.

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