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Fedora 12 + Drivers ATI OpenSource

 

Sul portale Phoronix, è presente una chicca per quanto riguarda Constantine, ovvero la Release 12 di Fedora. I ragazzi di RedHat, mediante il backporting di codice dal kernel 2.6.32 al 2.6.31 (usato su Fedora 12), sono riusciti ad attivare il kernel mode-setting nativo per i chip ATI R600 /R700 (cioè quelli delle serie Radeon HD2xxx, HD3xxx e HD4xxx tra cui la mia Radeon HD4870).

Tuttavia, il supporto all’accelerazione 3D, fornito mediante le DRI delle librerie MESA, è disabilitato di default, trattandosi di un supporto ancora sperimentale presente solo nel ramo git 7.6 delle Mesalib.

Ancora una volta, però, il team RedHat ha realizzato un porting del codice in questione attivabile mediante un semplice:

yum install mesa-dri-drivers-experimental

dopo il quale, con un semplice reboot, si ottiene l’agognato supporto all’accelerazione 3D senza la necessità di dipendere dalle stramaledette fglrx.

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GUI…

 

Google_Apple_interfaccia

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Non è il solito articolo di critica per Apple…

 

Oramai sono stanco di criticare/commentare le politiche commerciali di chicchessia, pur continuando a nutrire una certa idiosincrasia nei confronti di profeti dell’Hi-Tech e guru del design/marketing Informatico.

Premetto che ad Aprile partecipando ad un contest di uno dei tanti portali tecnologici che frequento (solopalmari.com) ho vinto un iPod Touch che ho subito regalato ad Elena. Ho già due smartphone, un netbook ed un MID, l’iPod sarebbe stato l’ennesimo giocattolino di cui non avrei avuto il tempo di occuparmi.

Francamente è un bell’oggettino, forse un po’ macchinoso nella parte di “interfacciamento” con il mondo (per quella paranoia di Apple di limitarne l’uso mediante sistemi di cui mantiene rigidamente il controllo), ma è innegabile che possa essere uno strumento di svago molto efficace per una persona giovane.

Si usa con le dita, ed è abbastanza ergonomico, anche se, nella versione telefonica (iPhone), non è certo adatto a quelli come il sottoscritto che lo terrebbero in tasca assieme alle chiavi di casa e della macchina.

Il punto di forza (quello che lo rende più di un semplice lettore mp3, a differenza dei fratelli ipod “normali”) è l’apple store: la possibilità (limitata al wifi o alla connessione via iTunes) di caricare applicazioni spesso anche gratuite o a prezzi ragionevoli.

Facendo il confronto con il mercato applicativo per dispositivi WinMobile, dove anche la più piccola utility (tipo le previsioni del tempo) costa, nella migliore delle ipotesi una decina di dollari, sullo store apple si trovano, accanto alle inevitabili cazzate, ma quelle ci sono per tutti i SO, tante applicazioni, spesso anche utili, a prezzi più che modici… per fare un esempio con 0.79€ si può acquistare anche qualche giochino ben fatto, quando il prezzo di una suoneria polifonica (quindi non mp3, o cmq la canzoncina… ma 4 note messe in croce) per cellulare in quell’enorme truffa legalizzata che è il mercato dei servizi per cellulari ti costa non meno di 2€ (più un abbonamento settimanale A VITA a Dio solo sa che cosa!).

Di contro ci sono tante cosette che nel suddetto mi fanno storcere il naso: il mancato supporto alla crittografia WAP per il wifi, l’impossibilità di gestirlo, a meno di non renderlo una comune penna usb, da applicativi diversi da iTunes (e quindi su sistemi su cui iTunes non gira), il fatto che gli applicativi li puoi prendere solo dallo store Apple (con le limitazioni del caso), la batteria fissa.

Insomma ci si trova davanti ad un dispositivo dalle potenzialità inespresse, considerando che le suddette limitazioni, non sono di carattere tecnico, ma precise scelte di marketing della casa. E siccome un iPod Touch non lo si paga nemmeno poco (vabbè io l’ho avuto gratis, ma è un caso!), è mio personale giudizio ritenere che ci troviamo davanti ad un giocattolino inutile, pieno di sbrilluccicosi effetti grafici, ma privo di un utilizzo reale.

Al buon Jobs piace pensare di essere un creatore di cose che portano innovazioni… ma l’innovazione c’è dove ad una precisa necessità, si fa fronte con un servizio o un prodotto che soddisfi tale necessità.

Io mi domando e chiedo? Quale necessità soddisfi un iPod Touch, a parte quella di girare con un portafogli, o un conto in banca, più “leggero”?

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Sun Tzu ed il “Settembre Nero”

 

N.d.A. Per chi non lo sapesse Settembre Nero è il nome di una cellula terroristica palestinese responsabile nel ventennio che va dalla strage delle Olimpiadi di Monaco del ‘72 alla fine degli anni ‘80, di tutta una serie di attentati terroristici contro Israele ed in generale gli alleati Occidentali.

crisi10gg

Credo sia giusto associare gli eventi sociopolitici e socioeconomici che hanno caratterizzato, ciclicamente, il primo decennio del XXI secolo al concetto di terrorismo.

Non sono un economista e nemmeno uno storico,  faccio tutt’altro mestiere,  e non appartengo a quella schiera di studiosi che lavora alacremente per cercare profezie negli scritti di questo o quel autore classico e/o medioevale. Però Sun Tzu, qualche migliaio di anni fa, aveva previsto tutto.

A Sun Tzu si suole attribbuire uno dei libri filosofici più letti nella storia dell’umanità: L’arte della guerra. Non si tratta di un poema epico da cui gli Ammeriggani possono “trarre ispirazione” per un qualche Kolossal*, di quelli che piacciono a loro, con l’eroe che viene salvato all’ultimo secondo dalla cavalleria e che sposa la sua bella. Si tratta invece di un piccolo libretto, in cui, sotto forma di massime “poetiche”, l’autore (o più probabilmente gli autori, visto che sicuramente si tratta dell’elaborazione collaborativa di una serie di precetti), raccontano in maniera semplice ed esaustiva la conduzione di una campagna militare (possibilmente) vittoriosa.

E gli Ammeriggani questo libro lo conoscono bene, visto che è letto, studiato ed apprezzato a West Point, l’accademia militare che sforna i capi dell’esercito, nonché, massima espressione culturale accademica secondo una recente classifica redatta da uno dei loro maggiori quotidiani. Il problema è che, probabilmente, gli Ammeriggani, hanno solo versioni in cinese del libercolo in questione, visto che non c’hanno capito una mazza!

E non mi vengano a parlare di strategie e tattica, perché anche qui… Storicamente gli Ammeriggani, non sono capaci di vincere una guerra se non alla maniera di Pirro: un ingente spiegamento di truppe e tecnologie (ai tempi di Pirro c’erano gli Elefanti, oggi ci sono le bombe “intelligenti”) che provocano si la rotta del nemico, ma subiscono sistematicamente grosse perdite (contando solo la campagna per catturare Saddam Hussein, gli Ammeriggani hanno perso più soldati, di quante siano state le vittime e i dispersi del crollo delle Torri gemelle), e mettendo in ginocchio l’economia interna (e di rimbalzo quella mondiale…).

Perché Sun Tzu, lo diceva: mantenere un esercito fuori dal proprio territorio, significa prosciugare di ricchezza la propria nazione. Figuriamoci poi quando gli eserciti mantenuti sono più d’uno…

Ecco perché a chi dice che le cause della crisi economica che sta falcidiando l’umanità molto peggio delle presunte pandemie da influenza animale che ogni inverno le cause farmaceutiche paventano per vendere vaccini e medicine, siano da ricercare nel crollo delle grandi banche d’affari nel Settembre Nero del 2008, rispondo che il “Settembre Nero” da additare è un altro: quello del 2001, quando in un doppio delirio di onnipotenza un emerito imbecille saudita, ed un altrettanto emerito imbecille texano, hanno deciso di costruire un mondo nuovo, sulle ceneri del vecchio…

* Eh si… Gli Ammeriggani solitamente prendono un libro a caso, leggono il titolo, cercano su internet il nome dei Personaggi principali, e poi vi costruiscono attorno una storia romanzata, che, con la trama originale ha poco o nulla in comune.

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Ma quando si decideranno ad uccidere Flash?

 

flash_1

Bisogna dire che ultimamente la battaglia per il dominio del web si è fatta davvero interessante, coinvolgendo attori nuovi, ognuno con le sue idee, ognuno con le sue politiche.

La lotta è serrata, ed ormai appare chiaro anche ai non addetti ai lavori, che è impossibile giudicare questo o quel browser “il migliore” in senso assoluto: ognuno ha le sue caratteristiche, e le sue peculiarità.

Personalmente, circa 6 mesi orsono, avevo sposato la scelta di google, adottando il velocissimo Chrome. Il mio passaggio era dettato da una precisa esigenza/volontà: sono un fruitore del web piuttosto esigente, poiché la mia navigazione raramente si limita a meno di 5-6 schede aperte contemporaneamente. Per cui mi serviva un browser snello e poco avaro di risorse (quindi da escludere firefox, almeno nelle declinazioni del tempo), e soprattuutto abbastanza sicuro (quindi Internet Exploder era da scartare a priori). In tutto questo google chrome si rivelava perfetto…

Faccio largo uso di web 2.0 (quindi Ajax) e Chrome aveva in questo un grosso vantaggio sulla concorrenza: possiede un ottimo motore di Javascript, e non supportava il mai troppo odiato Flash.

Aprire un sito infarcito di (pubblicità) Flash, rimuovendola all’origine, è una goduria immensa. Personalmente non me ne è mai fregato nulla dell’eticità della pubblicità che permette a molti di fruire gratuitamente dei contenuti… soprattutto quando in una pagina trovi 99% di pubblicità ed 1% di contenuti.

Mi piaceva anche l’idea dei thread separati per ogni scheda, che, almeno nella declinazione iniziale, permettevano, anche di saltare da una scheda all’altra, quando una di queste era piantata.

Poi però (con mia somma delusione) arrivò il supporto a flash (odio Flash a tal punto che preferisco mille volte tecnologie quali Silverlight, per quanto insulse), e le cose si complicarono. Eh si, perché se andate a guardare bene, il plugin flash non ha lo stesso approccio (beh è abbastanza ovvio) multithread del browser: in un unico thread sono gestite le istanze di tutte le schede/finestre.

In una singola espressione: ecco come rovinare un ottimo browser.

Già perchè così facendo, il plugin in questione, diventa una piovra che cerca di ficcare i suoi tentacoli ovunque… rendendo inservibili anche le schede che di flash non fanno utilizzo.

Profondamente frustrato da questo comportamento (per un po’ di tempo sono andato avanti “killando” a mano il processo di chrome che racchiudeva l’istanza del plugin flash… è abbastanza facile da individuare: è quello che occupa più memoria!), ieri mi sono deciso a far piazza pulita e tornare alla vecchia accoppiata firefox + flash blocker.

Che dire? Rispetto a Chrome il nuovo firefox mi limita nel numero di schede aperte (al lavoro ho un pc del giurassco con 512Mb di Ram e Winsozz XP), ma finalmente non passano decine e decine di minuti per il rendering di una scheda perché in una delle altre il maledettissimo plugin flash che visualizza l’ennesima pubblicità idiota si è piantato!

Google aveva una grande possibilità, forte della sua posizione: uccidere uno dei formati più insulsi della storia dell’informatica, ma ha perso il treno…

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We can be Hero(es)

 

L’Hero in questione non è un personaggio mitologico ma il nuovo Googlefonino di HTC, dotato di Android 1.5 Cupcake ed interfaccia HTC Sense.

android-rendered

Le numerose (ed entusiastiche recensioni) presenti sulla rete, mi hanno spinto a lanciarmi nell’acquisto di un prodotto nuovissimo (presentato all’inizio dell’estate, ma commercializzato solo da qualche settimana), contrariamente al mio più che collaudato credo sull’avventatezza di buttarsi sull’ultimo prodotto uscito, sia per ragioni meramente economiche, sia per motivi più pratici (bugfix?).

Il telefono, anzi, lo smartphone in questione, perché di smartphone si tratta e, ci tengo a sottolinearlo, per la prima volta la sezione “telefono” passa in secondo piano, visto le caratteristiche di strumento di comunicazione a 360°, è un prodotto, posso dirlo, finalmente ergonomicamente maturo. Via pennini, tastiere fisiche (pseudo) qwerty ed altri orpelli, in funzione di una user experience basata al90% sull’interazione con uno schermo realmente Touchscreen e non più “ContactScreen”.

htc-hero-official

La differenza la fa lo schermo di tipo capacitivo (in luogo dei più economici schermi resistivi), che risponde esclusivamente al tocco delle dita, riconoscendo la minuscola carica elettrica presente su di essa. Scordatevi quindi di usarlo con pennini (anche soft) ed altre elongazioni! L’Hero va usato con le dita (sembra quasi la pubblicità dei Fonzies).

Questo, molto pragmaticamente, significa dire addio a tutta quella serie di fastidiosissime attivazioni, dovute allo sfregamento più o meno accidentale con altri oggetti presenti nelle tasche. A migliorare la situzione, c’è anche la scelta intelligente del posizionamento dei (pochi) pulsant fisici in una zona virtualmente protetta dalla curvatura economica della parte inferiore del dispositivo.

L’unico appunto che si può fare sull’ergonomicità è sulla posizione del sensore ambientale di luminosità (a sinistra in quella striscia posta subito sopra lo schermo), che ne influenza un po’ troppo il comportamento, soprattutto quando, con il terminale comodamente posto su una superficie orizzontale, inavvertitamente lo si copre anche solo parzialmente (magari come succede a me che per tenerlo fermo anche sul tavolo ho l’abitudine di reggerlo con la mano sinistra, con il pollice che va agire appunto in quella zona), provocando una sensibile diminuzione della luminosità del display. Comunque buona cosa.

Il punto di forza di questo dispositivo è senza dubbio l’integrazione con le informazioni online, ancora più spinta nell’ottima customizzazione realizzata da HTC con la sua interfaccia Sense.

Informazioni e Contatti sono realmente a portata di dita, con ampie possibilità di integrazione, appunto, mediante informazioni disponibili in rete (per esempio attraverso gli account di facebook, twitter e flickr).

Va subito detto che in assenza di una flat dati l’inserimento di una SIM all’interno del cellulari ha effetti a dir poco devastanti sul credito telefonico (soprattutto con i prezzi da furto degli operatori nostrani, Vodafone in primis). Per cui non solo se ne consiglia l’utilizzo abbinato ad una tariffa dati flat (io ho la più che soddisfacente Naviga3 settimanale di H3G), ma addirittura bisognerebbe metterlo come requisito indispensabile.

Con le possibilità di connettività pressoché illimitate, inoltre, si rende totalmente superflua ogni sincronizzazione con il pc (azione quasi indispensabile per chi ha un qualsiasi dispositivo WM) : Esportando contatti ed in generale tutto il PIM su un account Google (Gmail, gCalendar ecc ecc), basta semplicemente configurare il proprio account sull’Hero, per avere a portata di tasca tutta la propria attività senza più dipendere dal PC.

Capitolo applicazioni. Qui, purtroppo, bisogna dirlo… il market di Android è fatto piuttosto male: la miriade di applicazioni presenti (la maggioranza gratuite) categorizzate sommariamente, dà un certo senso di vertigine. Orientarsi tra le mille e mille voci è pressoché impossibile, soprattutto visto la poca obiettività del sistema di ranking (non all’altezza del famoso motore di ricerca della casa madre), quindi la migliore soluzione è quella di andare a colpo sicuro mediante la ricerca mirata, ma bisogna sapere cosa cercare.

Tuttavia, la varietà di applicazioni/widget presenti, permette una customizzazione dell’informazione presentata davvero capillare. Utilissime quelle piccole web application, per esempio, con gli orari ferroviari o del passaggio dei mezzi pubblici, così come gli immancabili gTalk e Google Maps (eventualmente con Latitude e Google StreetView), che permettono davvero una “comunicazione perenne e a 360°”.

Forse è un po’ presto per dirlo, ma un dispositivo del genere può seriamente far pensare di rinunciare alla connessione Internet “fissa”, se non casalinga, almeno quella della categoria SOHO (gli usi dell’internet a casa sono ben più sostanziosi in termini di banda e contenuti rispetto a quelli professionali).

L’autonomia è discreta considerando la vocazione del dispositivo, si arriva a sera tranquillamente con uso abbastanza intensivo. Inoltre la possibilità di ricaricare tramite presa USB (secondo me l’unico vero motivo per cui conntetterlo ad un PC), ne rende l’autonomia pressoché illimitata!

Personalmente, per la prima volta dai tempi del mio Palm Tungsten-E (ed in mezzo ci sono stati un Acer N20, un ASUS A636, un Qtek9100m, un Nokia N95 ed un Eten Glowfish M810), mi trovo con un dispositivo all’altezza delle mie aspettative.

Se come il sottoscritto fate largo uso di email ed IM e scarsissimo uso di SMS/MMS per comunicare, è il dispositivo davvero ideale.

Una volta si diceva, per sottolineare la perfezione di un qualsiasi dispositivo, che “fa anche il caffè!”. Non è il caso dell’Hero, ma poco ci manca. A voler essere obiettivi manca qualche piccolo accorgimento (tipo una radio FM sarebbe stata fantastica, così come una migliore dotazione in fatto di Suite di servizio Bluetooth), ma nel complesso è quanto di meglio si possa trovare in questo momento per un utilizzo serio (quindi l’iPhone nemmeno lo calcolo!).

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Buon Natale…

 

giotto

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02

De Bello Cruce

 

In questi giorni si fa un gran parlare della nuova frontiera in fatto di guerra santa: il Crocifisso appeso nelle scuole ed in generale negli edifici pubblici.
Aldilà delle considerazioni di carattere sociale, politico e culturale che sono state fatte un po’ da tutti (non ultimi gli esponenti del partito della comunicazione mediante rutto, come chiamo io quel bel movimento politico che se la prende con gli spacciatori ma poi ha come simbolo nella propria bandiera una foglia di Marjuana stilizzata), con tanto di accorate difese o richiami al buon senso, dico, modestamente, la mia!
In questa controversia è tutto sbagliato!
Le premesse dei difensori del Crocifisso, come simbolo universale della Cristianità. Il Crocifisso è un Trademark della Chiesa Cattolica, imposto con la violenza (ricordate la divisa dei Crociati, tanto per fare un esempio?), non certo con la cultura. E per inciso, il “simbolo” originale delle prime comunità Cristiane era il Pesce (in greco ichtùs acronimo per Iesùs CHristòs Teoù Uiòs Sotér, ovvero Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore)..
Ha sbagliato anche l’UE a chiedere la rimozione coatta del Crocifisso, in nome di una neutralità culturale che è in realtà solo ed esclusivamente ignoranza abnorme. Ai signori di Bruxelles farebbe bene una buona ripassata di storia della religione, per scoprire come la religione Islamica (che in questo però è in buona compagnia) è Iconoclasta, cioè vieta la rappresentazione e/o la raffigurazione della divinità: per cui rimuovere un Crocifisso da un’aula di scuola non rende l’aula meno simile ad una Chiesa, ma più simile ad una Moschea.
Sbagliano infine tutti coloro che fanno di tale questione l’ennesima battaglia culturale: identità culturale rivendicata da chi si è sempre apertamente detto ostile all’unità nazionale, esultanza malcelata da parte di chi (i radicali) fanno il loro progetto politico su ideali di laicità, che altro non sono che aspettare di sentire l’opinione che ha in merito a tal argomento la Chiesa Cattolica e poi sostenere la fazione avversa, Massoni che parlano di sentimento religioso, Istituzioni che ghettizzano (vedi questione ora di religione) la cultura religiosa, ma poi si affrettano a rettificare sull’onda dell’indignazione pseudo popolare!

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02

L’Android(e) e dintorni…

 

Come già descritto nel precedente articolo, sono da un paio di settimane un (più che) felice possessore di un terminale Android di HTC.

800px-ecler-540x384-custom

Mi sono lanciato in maniera forse un po’ avventata, ma ero decisamente stufo di quell’accozzaglia di funzioni ammiccanti dei vari WM e Symbian, ché definirli Sistemi Operativi Mobile è come dire che la SMART è un mezzo blindato dell’esercito.

In pochissimi giorni Android, nella più che ottima customizzazione fatta da HTC,  mi ha conquistato, laddove lo stesso Maemo (che rispetto ad Android è un Linux/Linux e non un Google/Linux), mi aveva lasciato un po’ spaesato.

La differenza sostanziale tra Maemo ed Android è che il primo altro non è che una piattaforma per portare Linux e le sue applicazioni su dispositivi palmari/smartphone, mentre Android è una piattaforma palmare/smartphone a 360°. Ciò si vede dalle applicazioni… su Maemo si può trovare il porting di pressoché qualsivoglia applicazione/libreria concepita per Linux… Android si limita ad applicazioni da smartphone; questo può sembrare un limite, ma non lo è.

Non ha molto senso, infatti, ritrovarsi con un Octave/GnuPlot su uno schermo da 3 pollici, o con un server Apache su un dispositivo con connettività intermittente, e chi più ne ha più ne metta…

Le applicazioni di Android sono semplici ed essenziali, e mirano soprattutto a portare le informazioni sul dispositivo, molto più che a generarle. In questa situazione l’integrazione delle varie componenti (soprattutto il PIM ed la “localizzazione”) permette un livello di automatismo dell’aggiornamento in tempo reale delle informazioni che ha dello straordinario.

Parliamoci chiaro, non siamo davanti a chissà quale soluzione innovativa, sono piccoli accorgimenti che però fanno la differenza. Una situazione esemplificativa per la sua banalità quanto utilità è il widget del meteo che è in grado di sfruttare il sistema di localizzazione del dispositivo per aggiornare automaticamente le condizioni metereologiche in base alla posizione. Una funzione semplicissima, alla fine dei conti, ma che difficilmente si trova in altre piattaforme, e soprattutto come dotazione standard.

Ovviamente non sono tutte rose e fiori… il neo più grosso di Android è la programmazione delle applicazioni. Java è fantastico per ridurre al minimo il time-to-market di un’applicazione, ma non è il massimo in quanto ad ottimizzazione delle risorse, e questo, alla lunga, potrebbe influire sul successo della piattaforma, perché non si può pensare di dare la stessa dotazione di un terminale high-end, anche per prodotti consumer, così come non si può pensare di fornire la stessa esperienza d’uso (e di usabilità, consentitemi la cacofonia), in un terminale dal contenuto tecnologico volutamente più economico.

Bisogna dire però che, nella seppure recente storia delle applicazioni mobile, mai un sistema operativo ha compiuto passi in avanti così epocali in un periodo così breve. La differenza tra il primo step di Android (1.0) e quelli della generazione attuale (1.5 ed 1.6, meglio noti come donut e cupcake) è abissale in termini di interfaccia ed usabilità. Ed in circa un anno siamo già alla terza Release (2.0 eclair), che promette ulteriori miglioramenti nella user experience (e non si tratta dei soliti 4 effettini che Apple spaccia per la nuova invenzione della ruota, ad ogni uscita di una nuova versione dei suoi SO).

Si parla di API (quindi librerie) per la migliore gestione della sezione multimediale (flash, zoom e gestione scene per la fotocamera), della geolocalizzazione (si parla di navigatore Google integrato), più tutta una serie di accorgimenti che fanno la felicità della nutrita comunità di sviluppatori (e non di utonti alla ricerca di APPLEcazioni con cui farsi fighi con gli amici).

Sono in attesa: è di oggi infatti la notizia che il mio Hero dovrebbe ricevere un aggiornamento ad Eclair (Android 2.0) entro fine anno, senza passare da Cupcake (1.6)…

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02

I “10 imperdibili” sul mio HTC Hero…

 

Dopo due mesi di più che proficuo utilizzo, mi sono deciso a pubblicare questa piccola classifica delle 10 migliori applicazioni per HTC Hero.

10. Augmented Reality (Wikitude & Layar). Benché ancora in uno stato piuttosto embrionale, le applicazioni che implementano la cosiddetta Augmented Reality, sono un’interessante estensione a GPS, Guide e Cartine stradali… il concetto di inquadrare qualcosa ed ottenerne informazioni è la nuova frontiera della comunicazione. In attesa dei Google Goggles anche su Hero (Eclair?)

9. Bar Code Scanner (Scansione Codice a Barre). Sempre in attesa di Google Goggles, un’applicazione utilissima per reperire informazioni a partire da un codice a barre. Meglio con quelli bidimensionali, che i classici 1-D, fortemente penalizzati dall’assenza di un database unificato.

8. Internet Radio (Radio 105). La pecca più grossa a livello hardware dell’Hero è l’assenza di una radio FM. Per fortuna si può sopperire mediante le cosiddette web-radio. Personalmente seguo soprattutto 105…

7. VOIP (Sipdroid). Utilissimo per chi, come me, ha un numero (gratuito) su cui farsi chiamare al costo di una telefonata su un telefono fisso. Addirittura indispensabile per chi fa del VOIP su SIP il proprio mezzo di comunicazione.

6. Task Manager (Advanced Task Manager). Consigliabile nella versione a pagamento (soli 0.99€), si rivela utilissimo per mantenere un quantitativo di memoria RAM libera sufficiente a garantire la reattività del telefono.

5. Contatori  di traffico 3G (3 Widget). Per chi ha una connessione Flat è decisamente indispensabile. Da tenere in buona vista sulla schermata principale!

4. Gestore Messaggistica Alternativo (Handcent SMS). Il gestore di base è abbastanza completo, ma manca di quelle capacità di personalizzazione che mi hanno fatto optare per l’ottimo Handcent. Unisce un ottimo gestore di “conversazioni”, ad un sistema di “message popup” semplice ed efficace. Due applicazioni in una!

3. Applicazioni di localizzazione (Google Maps + Google Places & Copilot Live 8). Un ottimo software di cartografia online il primo, con la possibilità di integrazione con Google Places, il miglior navigatore offline il secondo, anche se a pagamento.

transit-android-google-maps

2. Browser Multitouch (Dolphin Browser). Il coltellino svizzero della connettività Web. Rispetto a quello integrato, integra una serie di funzionalità indispensabili, come le cosiddette gestures e le tab di navigazione. Utilissimo abbinato ad una sim H3G per vedere la Televisione in streaming gratis.

1. IM (Nimbuzz). Ottimo Client multiprotocollo per la comunicazione IM. Per me che uso più GTalk e soci che gli SMS è davvero indispensabile…

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dic
28

HTC Hero Tethering su Fedora

 

Oggi ho provato per la prima volta a connettermi con il mio netbook sfruttando la connessione HSPDA del mio Hero, e devo dire che ho provato un brivido quando ci sono riuscito!

La semplicità è disarmante!

Basta connettere il cavo USB, e sul telefono andare su Impostazioni->Controlli Wireless e selezionare l’opzione “Condivisione rete mobile”. Immediatamente vedrete l’icona dell’applet di Network Manager animarsi e dopo un paio di secondi mutare nel fatidico disegno dei due PC connessi (vedi figura)…

tethering

Ed il pensiero vola alle tribolazioni con i winmodem di qualche anno fa…

Naturalmente è consigliata una Flat decente (io uso la SuperInternet di H3G).

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giu
10

Abilitare Adobe Flash Player su Fedora 11 Leonidas (anche per x86_64)

 

Tanto per cominciare scaricate a questo link il file con i dati per il repository yum di Adobe.

Quindi installatelo (come root):

rpm -ivh adobe-release-i386-1.0-1.noarch.rpm

A questo punto (sempre come root) basta dare:

yum install flash-plugin alsa-plugins-pulseaudio libcurl

per architettura i386, mentre per x86_64 (ancora come root) il comando sarà:

yum install flash-plugin nspluginwrapper.x86_64 nspluginwrapper.i586
alsa-plugins-pulseaudio.i686 libcurl.i586

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giu
10

Fedora 11 Leonidas: Trasformare utente in superuser

 

Serata di Tip & Tricks!

Editate il file (da root)

/etc/sudoers

ed aggiungete la riga

NomeVostroUtente        ALL=(ALL)    NOPASSWD: ALL

a quel punto potrete eseguire qualsiasi comando tramite sudo senza la necessità di inserire la password di root.

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giu
09

Leonidas (Fedora 11): Uh!

 

f11launch

Vi sto scrivendo dalla mia nuova e fiammante Fedora 11… s’è fatta attendere (quasi 3 settimane di ritardo…), ma è alfin giunta!

L’installazione (LiveCD + unetbootin) è filata in 5 minuti, e per il momento ci sto pacioccando ancora. Le novità sono tante! Nei prossimi giorni farò una recensione approfondita!

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giu
09

Come abilitare l’autologin su Fedora 11 Leonidas

 

Com’è noto da tempo la gui gdmsetup è sparita per problemi di compatibilità/sicurezza dai repository di Fedora sin dalla passata versione. Poichè il file di configurazione di gdm è in puro stile XML, non se ne sente troppo la mancanza!

Per cui, per abilitare l’autologin basta editare il file (con i privilegi di root)

/etc/gdm/gdm.schemas

Individuando le sezioni:

<key>daemon/AutomaticLoginEnable</key>
<signature>b</signature>
<default>true</default>            <=== settare a true
</schema>

<schema>
<key>daemon/AutomaticLogin</key>
<signature>s</signature>
<default>NomeUtente</default>    <=== qui mettere il nome utente
</schema>

<schema>
<key>daemon/TimedLoginEnable</key>
<signature>b</signature>
<default>true</default>             <=== settare a true
</schema>

<schema>
<key>daemon/TimedLogin</key>
<signature>s</signature>
<default>NomeUtente</default>    <=== qui mettere il nome utente
</schema>

<schema>
<key>daemon/TimedLoginDelay</key>
<signature>i</signature>
<default>10</default>          <=== Attesa in secondi
</schema>

riavviate et voilà!

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