giu
26

Hacking del Kindle Fire Hd.

 

A volte ritornano!. Dopo una lunga assenza (motivi … disparati) eccomi a raccontarvi la mia personale esperienza in merito all’hacking del tablet 7? di Amazon 2nd generation: il Kindle Fire HD. I motivi che mi hanno spinto a “truccare” il mio giocattolino sono i soliti: voglia di controllo completo del sistema, ottimizzazione delle performance, “animus penguin” (nel senso di Tux, il pinguino di GNU/Linux). Naturalmente declino preliminarmente ogni responsabilità: chi volesse seguire questa guida lo farà a proprio rischio e pericolo.
Assumo come prerequisito che nel sistema sia installato l’android sdk (io uso ubuntu dunque non ho problemi di driver, con windows bisogna invece installarli a parte altrimenti il device non viene riconosciuto) e ottenuto i permessi di root: ci sono parecchie guide in giro alcune di esse veramente esaustive (segnalo per esempio questo link per i possessori di Linux o Mac e quest’altro per Windows).

Step 0: Download della Rom Kinology

Fare il download dei seguenti file e trasferirli sul kindle:
Kinology-step0b-wipedata.zipKinology-step1a-amazonos-7.3.1.zipKinology-step1b-amazonos-7.3.1.zipKinology-step1c-amazonos-7.3.1.zipKinology-step2-kinology-2.0.1.zipKinology-step3-google-20130425.zip.

Step 1: Installazione TWRP custom recovery

Download: stack override file, oldboot.imgboot img, TWRP, stock firmware e spostare il tutto nella cartella contenente adb.
Aprire la shell bash e fare il backup delle partizioni del firmware stock:
adb shell su -c "dd if=/dev/block/mmcblk0boot0 of=/sdcard/boot0block.img"
adb shell su -c "dd if=/dev/block/platform/omap/omap_hsmmc.1/by-name/boot of=/sdcard/stock-boot.img"
adb shell su -c "dd if=/dev/block/platform/omap/omap_hsmmc.1/by-name/recovery of=/sdcard/stock-recovery.img"
adb shell su -c "dd if=/dev/block/platform/omap/omap_hsmmc.1/by-name/system of=/sdcard/stock-system.img" # This will take a few minutes
adb pull /sdcard/boot0block.img
adb pull /sdcard/stock-boot.img
adb pull /sdcard/stock-recovery.img
adb pull /sdcard/stock-system.img # This will take a few minutes

Eseguire questi comandi nell’ordine:
adb push stack /data/local/tmp/
adb shell su -c "dd if=/data/local/tmp/stack of=/dev/block/platform/omap/omap_hsmmc.1/by-name/system bs=6519488 seek=1"

e poi
adb shell su -c "mount -o remount,rw ext4 /system"
adb shell su -c "mv /system/etc/install-recovery.sh /system/etc/install-recovery.sh.bak"
adb shell su -c "mount -o remount,ro ext4 /system"

Attenzione! Questa parte è assai delicata e potrebbe capitare un “soft brick” per il fixing del quale occorrerebbe un “factory cable” (un cavo con i pin invertiti che Motorola e Amazon usano in questi casi per accedere in fastboot mode) che nel mio caso ho fatto arrivare direttamente dal Regno Unito (niente paura in 5 giorni la Royal Mail lo deposita sull’uscio di casa by Amazon.co.uk alla modica cifra di 3 euro e rotti spedizione compresa).

adb shell su -c "reboot bootloader" (se avete il factory cable non c è bisogno)
fastboot -i 0x1949 flash bootloader kfhd7-u-boot-prod-7.2.3.bin
fastboot -i 0x1949 flash boot kfhd7-freedom-boot-7.3.0.img
fastboot -i 0x1949 flash recovery kfhd7-twrp-2.4.4.0-recovery.img
fastboot -i 0x1949 reboot

Step 3: Kinology

Pronto ad entrare nella custom recovery e a flashare la rom “cucinata”. Kinology è la prescelta.
Entrare in recovery e cliccare su install. Selezionare Kinology-step0b-wipedata.zip e scegliere “Add more zips” aggiungendo in ordine i file scaricati allo step 0. Infine “Swipe to confirm flash” e “Reboot system”.
La kinology è pronta e il kindle fire hd non è mai stato così veloce.

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set
02

Evento storico

 

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giu
28

Il tablet di Google è realtà!

 

Finalmente è stato presentato al Google I/O il tanto chiacchierato tablet prodotto da Google in collaborazione con Asus. Ecco la pagina ufficiale del Nexus 7 e il video promozionale.

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giu
07

Asus è di parola!

 


dongleprime

Tutti gli appassionati sono sicuramente a conoscenza della querelle sul case in alluminio che limita la ricezione dei segnali wireless e gps sul’Asus Transformer Prime. Ebbene tempo fa la casa taiwanese ha deciso di fornire gratuitamente ai possessori del suo gioiellino un dongle per il gps che in un primo tempo non sembrava destinato all’Italia. La versione data dalla divisione italiana di Asus era che il Gps era stato tolto dalle “features” presenti sulla scheda tecnica del prodotto e dunque non ne veniva garantita l’efficienza. Tuttavia in seguito alle rimostranze degli utenti raccolte sulla pagina facebook di Asus Italia ecco l’inversione di rotta e la disponibilità gratuita del dongle. Oggi è arrivato anche a me. Fa piacere constatare che esistono ancora aziende serie!

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mag
15

The Great Legend Of Juventus

 

Una playlist per celebrare il ritorno della Vecchia Signora: “Ciò che non ti uccide ti fortifica!”. Farsopoli avrebbe abbattuto chiunque, ma non noi, NOI abbiamo resistito, sofferto, ingoiato fiele, visto vincere “gli onesti”, ascoltato intercettazioni, subito l’onta della serie B e più ancora di quel grido odioso, ingiustificato che ci ha accolto in molti stadi d’Italia, “Ladri” ci chiamavano, simpatici con Cobolli, Blanc e Secco, simpatici “Ladri”. Ebbene in alto i cuori amici juventini, siamo tornati antipatici, ma invincibili: “Gli invincibili”. Siamo tornati:

“La Juventus è tornata!”

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mag
13

Tuxmind su google Currents

 

Da oggi anche Tuxmind è su Google Currents. Basta aprire l’applicazione su tablet o smartphone e aggiungeci alla vostra raccolta.

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mag
13

Video promo ufficiale dell’Asus Padfone

 

Guardate il promo ufficiale dell’ Asus Padfone, il nuovo gioiello che racchiude 3 device in uno: smartphone, tablet e netbook.

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mag
12

L’euro non può funzionare!

 

Cari lettori di tuxmind, vi invito a leggere questo articolo del keynesiano Wynne Godley, scritto venti anni fa ma terribilmente attuale.

wynne-godley-at-levy-economics-institute

Molte persone in tutta Europa si sono improvvisamente rese conto che non sanno quasi nulla del Trattato di Maastricht mentre giustamente avvertono che potrebbe fare una grande differenza nella loro vita. La loro legittima ansia ha indotto Jacques Delors a fare una dichiarazione secondo la quale le opinioni della gente comune dovrebbero in futuro essere più ascoltate. Avrebbe potuto pensarci prima.

Anche se ho sostenuto il passaggio verso l’integrazione politica in Europa, credo che le proposte di Maastricht così come sono presentano gravi carenze e anche che la discussione pubblica su di esse sia stata curiosamente impoverita. [...]

L’idea centrale del trattato di Maastricht è che i paesi della Comunità europea devono muoversi verso l’unione economica e monetaria, con una moneta unica gestita da una banca centrale indipendente. Ma che cosa rimane della politica economica? Dato che il trattato non propone nuove istituzioni diverse da una banca europea, i suoi promotori devono supporre che nulla di più sia necessario. Ma questo potrebbe essere corretto solo se le economie moderne fossero sistemi capaci di autoregolarsi, che non abbiano bisogno di alcuna gestione.

Sono spinto alla conclusione che tale punto di vista – cioè che le economie sono organismi che si raddrizzano da soli e che non hanno in nessun caso necessità di una gestione – ha effettivamente determinano il modo in cui è stato costruito il trattato di Maastricht. Si tratta di una versione rozza ed estrema del punto di vista che da qualche tempo ha costituito la convinzione prevalente in Europa (anche se non quella degli Stati Uniti o del Giappone): che i governi non sono in grado di raggiungere uno qualsiasi dei tradizionali obiettivi di economia politica, come la crescita e la piena occupazione, e pertanto non dovrebbero neppure provarci.

Tutto ciò che può legittimamente essere fatto, secondo questa visione, è quello di controllare l’offerta di moneta e il pareggio del bilancio. E’ stato necessario un gruppo in gran parte composto da banchieri (il Comitato Delors) per giungere alla conclusione che una banca centrale indipendente è stata l’unica istituzione sovranazionale necessaria per gestire un’Europa integrata e sovranazionale.

Ma c’è molto di più. In primo luogo va sottolineato che la creazione di una moneta unica nella Comunità Europea dovrebbe porre fine alla sovranità delle sue nazioni componenti e alla loro autonomia di intervento sulle questioni di maggior interesse. Come l’onorevole Tim Congdon ha sostenuto in modo molto convincente, il potere di emettere la propria moneta, di fare movimentazioni sulla propria banca centrale, è la cosa principale che definisce l’indipendenza nazionale. Se un paese rinuncia o perde questo potere, acquisisce lo status di un ente locale o colonia. Le autorità locali e le regioni, ovviamente, non possono svalutare. Ma si perde anche il potere per finanziare il disavanzo attraverso la creazione di denaro, mentre altri metodi di ottenere finanziamenti sono soggetti a regolamentazione centrale. Né si possono modificare i tassi di interesse. Poiché le autorità locali non sono in possesso di nessuno degli strumenti di politica macroeconomica, la loro scelta politica si limita a questioni relativamente minori: un po’ più di istruzione qui, un po’ meno infrastrutture lì. Penso che quando Jacques Delors pone l’accento sul principio di ‘sussidiarietà’, in realtà ci sta solo dicendo che [gli stati membri dell Unione europea] saranno autorizzati a prendere decisioni su un maggior numero di questioni relativamente poco importanti di quanto si possa aver precedentemente supposto. Forse ci lascerà tenere i cetrioli, dopo tutto. Che grande affare!

Permettetemi di esprimere una visione diversa. Penso che il governo centrale di uno Stato sovrano deve essere costantemente impegnato a determinare il livello ottimale complessivo dei servizi pubblici, l’onere fiscale complessivo corretto, la corretta allocazione della spesa totale tra bisogni concorrenti, nonché la giusta distribuzione del peso della tassazione. Esso deve anche determinare la misura in cui ogni divario tra spesa e imposte viene finanziato prelevando dalla banca centrale e quanto è finanziato mediante un prestito, e a quali condizioni. Il modo in cui i governi decidono su tutti questi (e alcuni altri) problemi, e la qualità della leadership che si possono dispiegare, determineranno, in interazione con le decisioni degli individui, delle aziende e degli stranieri, cose come i tassi di interesse, il tasso di cambio, il tasso di inflazione, il tasso di crescita e il tasso di disoccupazione. [Il comportamento del governo] inoltre influenzerà profondamente la distribuzione del reddito e della ricchezza non solo tra individui, ma tra intere regioni, assistendo, si spera, quelle colpite negativamente dai cambiamenti strutturali. [...]

Elenco tutto questo non per suggerire che la sovranità non deve essere ceduta in nome della nobile causa dell’integrazione europea, ma che se i governi nazionali rinunciano a tutte queste funzioni esse devono semplicemente essere assunte da qualche altra autorità. La lacuna incredibile nel programma di Maastricht è che, mentre contiene un progetto per l’istituzione e il modus operandi di una banca centrale indipendente, non esiste un qualunque progetto analogo, in termini comunitari, di governo centrale. Semplicemente ci dovrebbe essere un sistema di istituzioni che soddisfi a livello comunitario tutte quelle funzioni che sono attualmente esercitate dai governi centrali dei singoli paesi membri.

La contropartita della rinuncia alla sovranità dovrebbe essere che le nazioni componenti vengono incorporate in una federazione a cui è affidata la loro sovranità. E il sistema federale, o stato, come è meglio chiamarlo, dovrebbe esercitare tutte quelle funzioni in relazione ai suoi membri e al mondo esterno, che ho brevemente sopra indicate.

Consideriamo due esempi importanti di ciò che uno stato federale, responsabile di un bilancio federale, dovrebbe fare.

I Paesi europei sono al momento bloccati in una grave recessione. Come stanno le cose, in particolare le economie di Stati Uniti e Giappone sono anch’esse vacillanti, è molto difficile dire quando un significativo recupero avrà luogo. Le implicazioni politiche di questo stanno diventando spaventose. Tuttavia, l’interdipendenza delle economie europee è già così grande che nessun singolo paese, con l’eccezione teorica della Germania, si sente in grado di perseguire politiche espansive per conto proprio, perché ogni paese che ha cercato di espandere l’economia con le sue sole forze incontrerebbe presto un vincolo nella bilancia dei pagamenti. La situazione attuale grida ad alta voce l’esigenza di un rilancio coordinato, ma non esistono né le istituzioni né un quadro concordato di pensiero che porterà a questo risultato, ovviamente, desiderabile. Si deve francamente riconoscere che se la depressione dovesse davvero prendere una svolta seria per il peggio – ad esempio, se il tasso di disoccupazione tornasse al 20-25 per cento degli anni Trenta – i singoli paesi, prima o poi, eserciterebbero il loro diritto sovrano di dichiarare l’intero percorso verso l’integrazione un disastro, e ristabilirebbero dei controlli sui cambi e misure protezionistiche – un’economia da assedio se vogliamo chiamarla così. Ciò equivarrebbe a ripercorre il periodo tra le due guerre.

Se ci fosse una unione economica e monetaria, in cui il potere di agire in modo indipendente fosse effettivamente abolito, una reflazione ‘coordinata’ del genere, di cui si sente così urgente bisogno, potrebbe essere effettuata solo da un governo federale europeo. Senza una tale istituzione, l’Unione monetaria impedirebbe un’azione efficace da parte dei singoli paesi e metterebbe il nulla al suo posto.

Un altro ruolo importante che ogni governo centrale deve svolgere è quello di stendere una rete di sicurezza per il sostentamento delle regioni componenti che sono in difficoltà per ragioni strutturali – a causa del declino di alcune industrie, per esempio, o a causa di qualche cambiamento demografico negativo per l’economia. Attualmente questo accade nel corso naturale degli eventi, senza che nessuno se ne accorga, perché esistono standard comuni dei servizi pubblici (per esempio, la sanità, l’istruzione, le pensioni, i sussidi di disoccupazione) e un comune (si spera, progressivo) sistema di imposizione fiscale. Di conseguenza, se una regione soffre un insolito declino strutturale, il sistema fiscale genera automaticamente i trasferimenti netti in favore di essa. Come caso estremo, una regione che non producesse nulla non morirebbe di fame perché riceverebbe le pensioni, le indennità di disoccupazione e il reddito dei dipendenti pubblici.

Cosa succede se un intero paese – un potenziale ‘regione’ in una comunità pienamente integrata – subisce una battuta d’arresto strutturale? Finché si tratta di un Stato sovrano, può svalutare la propria moneta. Si può quindi operare con successo verso la piena occupazione se la gente accetta il taglio necessario dei redditi reali [cioè l inflazione, ndr]. Con una unione economica e monetaria, questo ricorso è ovviamente escluso, e la sua prospettiva è davvero grave, salvo accordi su bilanci federali che svolgano un ruolo redistributivo. Come è stato chiaramente riconosciuto nella relazione MacDougall che è stato pubblicato nel 1977, ci deve essere uno scambio tra la rinuncia alla possibilità di svalutare e la redistribuzione fiscale. Alcuni autori (come Samuel Brittan e Sir Douglas Hague) hanno seriamente suggerito che l’Unione monetaria, abolendo la bilancia dei pagamenti nella sua forma attuale, abolirebbe il problema, dove esiste, di una persistente incapacità di competere con successo sui mercati mondiali. Ma, come il professor Martin Feldstein ha sottolineato in un articolo importante nel Economist (13 giugno), questo argomento è pericolosamente sbagliato. Se un paese o regione non ha il potere di svalutare, e se non è beneficiario di un sistema di perequazione fiscale, allora non c’è nulla che possa fermare un processo di declino cumulativo e terminale che conduce, alla fine, all’emigrazione come unica alternativa alla povertà o alla fame.

Simpatizzo con la posizione di coloro (come Margaret Thatcher) che, di fronte alla perdita di sovranità, desiderano scendere dal treno dell’Unione monetaria. Simpatizzo anche con coloro che cercano l’integrazione sotto la giurisdizione di una sorta di Costituzione federale, con un bilancio federale molto più grande di quello dell’[attuale] bilancio comunitario. Quello che trovo assolutamente sconcertante è la posizione di coloro che sono favorevoli all’unione economica e monetaria senza la creazione di nuove istituzioni politiche (a parte una nuova banca centrale), e che alzano le mani terrificati alle parole “federale” o “federalismo”. Questa è la posizione adottata oggi dal Governo e dalla maggior parte di coloro che prendono parte alla discussione pubblica.

Fonte: Keynesblog.com

Articolo originale: Maastricht and All That

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mag
09

Richiesto dongle Gps per Transformer Prime

 

Richiesto dongle Gps per Transformer Prime… 

asusvip

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apr
30

Pseudo fotografie!

 

Pseudo fotografie!

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apr
30

Ubuntu 12.04: emozione e libertà!

 


precise

Cari amici lettori di tuxmind, come certo già saprete, il 26 aprile è stato il giorno del rilascio di ubuntu 12.04 “Precise Pangolin”. È oramai abitudine consolidata del sottoscritto non dilungarsi in recensioni sulle nuove creatura di canonical, del resto lo hanno già fatto in molti in questo periodo, mi limito solamente a segnalare due articoli veramente interessanti: “È arrivato Ubuntu 12.04 Linux si fa ecosistema” su repubblica.it; Ubuntu 12.04 Aggiornare o reinstallare” su istitutomajorana.it.
Il primo è una bellissima recensione sul nuovo nato di casa Canonical, vi consiglio vivamente di leggerlo perchè finalmente una grande testata nazionale si interessa con puntualità al rilascio di una distribuzione GNU/Linux (sicuramente questi sono segnali confortanti); il secondo è un articolo sicuramente più tecnico che offre la possibilità di avere una distribuzione completa attraverso un pacchetto già costruito dagli amici del maiorana (Ubuntu 12.04 Plus 9 Remix 3D – Fai DaTe) partendo da un installazione di Precise Pangolin, oppure il download di una versione Plus della distribuzione arricchita da una varietà incredibile di software che rende la iso abbastanza corposa (circa 1.7 gigabyte).
Buon divertimento!

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apr
25

E’ meglio provare ad agire anzichè essere agito: Ecco l’android app di tuxmind.org!

 


tuxmobappbig

Tutti i lettori di tuxmind oramai sanno che questo diarietto personale, lungi dal considerarsi immune da errori (attenzione, non è aderente al Realismo1, è solo un modo di dire!), ha la pretesa di “provare prima di parlare”. Si discute di Ubuntu perchè l’autore lo usa da più di 6 anni, si prova a dissertare di android poichè il “nostro” agisce col robottino verde da 2 anni a questa parte, ogni tanto si parla di copyleft-right perchè oggetto di studio… . In ragione di ciò come poteva l’autore lasciare che l’applicazione per android del proprio “diarietto” fosse creata con strumenti predeterminati quali gli “online apps making” con scarsa capacità di personalizzazione? Non è forse uno degli obiettivi primari del “free software” quello di provare ad “agire” anzichè “essere agito”?
I dispositivi sono realmente “tuoi” se fanno ciò che vuoi “tu”!
Dunque ecco l’android app di tuxmind progettata e sviluppata dall’editor del “diarietto”, ovvero da “me medesimo”.
La versione è 1.1 ed è compatibile con più di 949 dispositivi anche se le impostazioni grafiche sono ottimizzate per rendere al meglio su smartphone2.
Di seguito si riporta nell’ordine: La descrizione presente su Google Play – Tre screenshots – Il barcode per l’installazione.

TuxMobApp è l’applicazione del sito tuxmind.org. Risultato dello sforzo e del desiderio di conoscenza del suo ideatore: maestro elementare Domenico Maiuri, TuxMobApp offre contenuti su GNU/Linux, Open Source, Android a portata di Smartphone.

  1. Dal latino res (“cosa”). L’atteggiamento filosofico che attribuisce alle cose un’esistenza reale autonoma rispetto alla coscienza del singolo soggetto. ?
  2. L’autore si riserva di produrne una versione per Tablet. ?

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mar
29

Repubblica.it: un articolo da leggere…

 


stefanozacchiroli

Quante verità contiene questa intervista di Repubblica.it a Stefano Zacchiroli. Per chi non lo sapesse Zacchiroli è Debian Project Leader e, ancora, Debian è  la storica (datata 1993) distribuzione GNULinux, per intenderci quella che ha dato il nome all’estenzione .deb dei pacchetti di installazione del software (l’altro grande filone è costituito dai file .rpm), ma soprattutto quella da cui deriva Ubuntu, sicuramente la distro più conosciuta al momento. Ebbene Zacchiroli parla di libertà, dei vantaggi del software libero e di molte altre cose… .
Leggete: http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/03/26/news/intervista_debian-30986031/

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mar
08

Nvidia e Linux Foundation: rose o spine?

 

ciuchinoincazzato.jpgAnche Nvidia entra a far parte di Linux Foundation. Dovremmo essere contenti! Magari avremo un grande contributo allo sviluppo del software open source, driver più performanti, attenzione alle esigenze delle comunità… . Eppure i precedenti non sono molto incoraggianti visto che, ad esempio, la presenza di Adobe non ha improvvisamente trasformato Flash in software libero, anzi è e resterà proprietario. Se son rose fioriranno, se son spine… .

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feb
28

Error when trying to logout

 

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