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Compaq CQ60 107EL feat. Ubuntu/Archlinux

 

Ho da poco acquistato questo piccolo laptop da 15.6?.
È un PC di fascia bassa, senza grosse pretese, ma con un design discreto e la praticità di un tastierino numerico [pressoché introvabile nei 15"].
Ecco le specifiche hardware:

CPU: AMD Athlon X2 1.9Ghz 1MB L2cache
RAM: 3072MB
Hard Disk: Western Digital SATA 160GB 5400rpm
VGA: nVidia GeForce 8200M
Display: 15.6? 1366×768px
Audio: Creative SoundBlaster Pro 16bit
Wifi: Atheros AR242x WLAN 802.11b/g
Webcam 1.3mpx
Memory card reader SD MM MS MSP xD Picture
Peso: 2.75KG

Ed ecco l’output di lspci:

00:00.0 RAM memory: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] Memory Controller (rev a2)
00:01.0 ISA bridge: nVidia Corporation Device 075e (rev a2)
00:01.1 SMBus: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] SMBus (rev a1)
00:01.3 Co-processor: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] Co-Processor (rev a2)
00:01.4 RAM memory: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] Memory Controller (rev a1)
00:02.0 USB Controller: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] OHCI USB 1.1 Controller (rev a1)
00:02.1 USB Controller: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] EHCI USB 2.0 Controller (rev a1)
00:04.0 USB Controller: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] OHCI USB 1.1 Controller (rev a1)
00:04.1 USB Controller: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] EHCI USB 2.0 Controller (rev a1)
00:06.0 IDE interface: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] IDE (rev a1)
00:07.0 Audio device: nVidia Corporation Realtek ALC1200 8-Channel High Definition Audio Codec (rev a1)
00:08.0 PCI bridge: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] PCI Bridge (rev a1)
00:09.0 IDE interface: nVidia Corporation Device 0ad0 (rev a2)
00:0a.0 Ethernet controller: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] Ethernet (rev a2)
00:0b.0 PCI bridge: nVidia Corporation MCP78S [GeForce 8200] PCI Express Bridge (rev a1)
00:14.0 PCI bridge: nVidia Corporation Device 077a (rev a1)
00:18.0 Host bridge: Advanced Micro Devices [AMD] Family 11h HyperTransport Configuration (rev 40)
00:18.1 Host bridge: Advanced Micro Devices [AMD] Family 11h Address Map
00:18.2 Host bridge: Advanced Micro Devices [AMD] Family 11h DRAM Controller
00:18.3 Host bridge: Advanced Micro Devices [AMD] Family 11h Miscellaneous Control
00:18.4 Host bridge: Advanced Micro Devices [AMD] Family 11h Link Control
02:00.0 VGA compatible controller: nVidia Corporation Device 0845 (rev a2)
07:00.0 Ethernet controller: Atheros Communications Inc. AR242x 802.11abg Wireless PCI Express Adapter (rev 01)

Nativamente viene prodotto con Microsoft Windows Vista Home Basic come Sistema [in]Operativo preinstallato.
Il prezzo di listino è di 499.00€.

Ho installato su questo portatile tutte e due le distro GNU/Linux, lasciando poi Ubuntu 8.10.
Con Archlinux le prestazioni della VGA erano incredibilmente meno fluide di quelle che avevo con Ubuntu, benché utilizzassi la stessa versione dei driver nVidia.
Vediamo quindi come procedere per installare entrambe le distro.

Installazione di Archlinux

Nel momento in cui scrivo, nessuna ISO ufficiale disponibile è avviabile su questa macchina.
Tutte, indistintamente, salutano l’hardware con un caloroso kernel panic!
L’unica ISO che sono riuscito ad avviare [grazie al kernel più aggiornato] è la 2008.12, scaricabile via torrent da questo link.
L’installazione del Sistema poi avviene in maniera fluida e senza intoppi, con la procedura che ho dettagliatamente riportato qui.
Al primo avvio noteremo una incredibile lentezza nel rendering video, non ci sarà alcun suono e la scheda wireless sarà disabilitata.
Dovremo sistemare uno ad uno le varie periferiche. Iniziamo dalla scheda grafica.

- nVidia GeForce8200M
Innanzitutto vanno installati i driver e va configurato X.Org.
Per installare i driver basta dare da terminale:

pacman -Sy nvidia-173-xx

Ho provato anche ad installare l’ultima versione disponibile [la 177], ma le prestazioni sono di gran lunga inferiori, quindi son tornato alla versione non aggiornata.
Una volta installati i driver, va modificato il file /etc/X11/xorg.conf, impostando la voce nvidia al posto di vesa nella sezione driver.
È inoltre possibile eseguire il comando nvidia-xconfig, che si occuperà di sistemare automaticamente il nostro xorg.conf.

- Scheda Audio
Per abilitare l’audio nella scheda, è necessario disabilitare il modulo snd-pcps che viene caricato all’avvio.
Basta dare quindi da terminale:

nano /etc/rc.conf

E cercare l’elenco dei moduli caricati all’avvio.
Una volta trovato snd-pcps, basta modificarlo in !snd-pcps.

- Wireless Atheros
Per abilitare il segnale wireless, anche qui vanno messi in blacklist alcuni moduli.
Diamo quindi da terminale:

nano /etc/rc.conf

Troviamo l’elenco dei demoni e mettiamo il punto esclamativo davanti a ath_hal e ath_pci.

Installazione di Ubuntu

Anche con Ubuntu, tutte le ISO precedenti a Intrepid non si avviano, mostrando la famigerata schermata di BusyBox.
Intrepid, per fortuna, si avvia e funziona anche in live session.
Una volta installato Ubuntu, dovremo anche qui installare i driver nVidia per poter beneficiare di un desktop non scattoso, e blacklistare i demoni della scheda wireless.
L’audio invece funziona out-of-the-box.

- nVidia GeForce8200M
Per installare i driver nVidia ho usato envyng, disponibile nei repo.
Basta dare da terminale:

sudo apt-get install envyng

Questo comando installerà l’applicazione.
Per installare poi i driver nVidia, bisogna dare:

envyng -t

Questo comando avvierà una spartana GUI da shell, che ci guiderà passo passo nell’installazione del driver.
Anche in questo caso è necessario installare i driver alla versione 173.
Al termine dell’installazione, è sufficiente riavviare il computer.

- Wireless Atheros
Per abilitare la scheda wireless, va innanzitutto installato un pacchetto. Basta dare da terminale:

sudo apt-get install linux-backports-modules-intrepid

Una volta installato questo pacchetto, blacklistiamo i due moduli che impediscono il corretto funzionamento della scheda:

sudo gedit /etc/modprobe.d/blacklist

Aggiungiamo alla fine del documento le voci:

blacklist ath_hal
blacklist ath_pci

Al riavvio del sistema, potremo trovare le reti wireless.

Non ho ancora testato, con Sistemi Operativi GNU/Linux, né la webcam né il lettore di memorie.

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nov
18

Audacious e scrobbling Last.FM

 

Ho rispolverato dopo parecchi mesi il primo lettore audio che provai su GNU/Linux Ubuntu, erano i tempi di Feisty.
Devo dire che è parecchio migliorato, soprattutto è stato integrato di una serie ricchissima di plugin, alcuni utili, altri eyecandy, altri totalmente inopportuni.

Innanzitutto mi preme sottolineare la rapidità con la quale questo player si avvia. Infatti, al contrario di altri player più blasonati, non deve caricare alcuna playlist o cartella all’avvio. Clic, e si apre la finestra principale del player.
Per installarlo è altrettanto semplice:

sudo apt-get install audacious

Questo comando installerà il player con le sue funzioni principali.
Qualora volessimo corredarlo di plugin importanti come quello per lo scrobbling di last.fm, il crossfade, l’OSD, l’integrazione con Pidgin, e via dicendo, il comando aggiuntivo è questo:

sudo apt-get install audacious-plugins audacious-plugins-dev audacious-plugins-extra pidgin-audacious

Una volta installati i pacchetti, possiamo avviare Audacious e trovare nelle impostazioni i vari plugin.
Una volta abilitato il plugin per lo scrobbling, apparirà una nuova voce nel menu di sinistra con il logo di last.fm, e da lì potremi inserire il nostro username e la password di last.fm per attivare lo scrobbling.
Altri plugin degni di nota sono il supporto al protocollo MTP, la visualizzazione di una OSD al cambio di traccia [con impostazioni regolabili] e la possibilità di impostare un’icona nella traybar.
Quest’ultimo plugin in particolare lo trovo molto comodo.
L’unica pecca è che non imposta l’icona in tray con la trasparenza, ma applica un background bianco [che stona miseramente su un pannello scuro].
Un’ottima alternativa è utilizzare Alltray per ridurre Audacious a icona sul pannello.

Infine, per avere informazioni sullo scobbling di last.fm con altri lettori, consultare questa pagina.

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nov
10

MSN Hotmail? Addio. Per sempre

 

Era il 1997 quando creai il mio primo account su hotmail.com.
A quei tempi non era ancora possibile effettuare un’iscrizione su dominio localizzato [.it, .co.uk, .es, ecc..], ma esisteva solo quello internazionale.
E, cosa ancora più importante, la Microsoft non aveva ancora messo le mani su quello che poi sarebbe diventato il servizio di posta più utilizzato nel mondo.

Infatti poco dopo [sempre nel 1997], con l’ingente capitale di 400.000$, la Microsoft acquistò il servizio che offriva Hotmail, modificando il logo e il brand, da Hotmail a MSN Hotmail.

Attualmente l’uso più comune degli account creati su hotmail [come anche live.com e msn.com] è quello di un ID Passport per il protocollo MSN.
Creando un account su hotmail.com, live.com o msn.com [e relative localizzazioni], si crea automaticamente un ID Windows Live per accedere ai servizi che la Microsoft mette a disposizione, così come l’utilizzo del protocollo di Instant Messaging più utilizzato al mondo, ovvero il passport MSN.

Questo stesso servizio [magari in molti non lo sanno] è possibile ottenerlo anche se si dispone di un account su un dominio differente da hotmail [come ad esempio yahoo, gmail.. o anche vattelappesca.com].
Basta collegarsi al sito hotmail e associare il proprio indirizzo email di un altro dominio a un ID Windows Live.
In questo modo sarà possibile autenticarsi per accedere all’IM nel circuito MSN.

Dopo questa breve premessa, veniamo al punto.
Ho avuto più account hotmail nell’arco di questi dieci anni. E tempo fa avevo anche aperto un mio blog personale su uno di quegli stupendi Windows Live Spaces [ovviamente sempre associati all'indirizzo hotmail].
Bene.
Per quanto riguarda lo Windows Live Space, la Microsoft ogni tot mesi [a sua discrezione] decideva di modificare il layout dello spazio, randomizzando così i contenuti che io avevo personalizzato con tanta cura, rendendo vano qualsiasi mio tentativo di scrivere “fuori dal coro”.
E ho passato più di qualche decina di minuti ogni volta per risistemare i contenuti del mio blog, senza che prima la Microsoft si degnasse di informarmi [almeno!] del cambiamento previsto.
E così, ben presto, decidetti di passare a un servizio differente, più libero e sicuramente migliore.

Però continuavo a tenere cara la mia casella di posta elettronica.
Ne creai poi anche altre, arrivando negli ultimi mesi ad utilizzarne stabilmente tre, tutte su dominio hotmail.

Come scarico la posta elettronica?
Semplice: con Thunderbird. Benché la posta elettronica di Hotmail non consenta di scaricare tramite client la inbox sul proprio PC, grazie ad alcune estensioni di Thunderbird è possibile “la magia”.
Ma anche con queste ultime non sempre tutto fila liscio.
Capita infatti che a volte queste non funzionino più, per problemi dettati dall’aggiornamento del servizio di hotmail [da parte di Microsoft, ovviamente], che ne inibisce il download a Thunderbird.
I mantainer delle estensioni comunque, nel giro di pochi giorni, rilasciano degli aggiornamenti che permettono poi a Thunderbird di scaricare le email anche dopo gli aggiornamenti di hotmail.

Questo fino a pochi giorni fa.
Poi la sorpresa.
Il layout e l’interfaccia di hotmail cambia radicalmente, e così le care estensioni webmail e webmail-hotmail smettono di funzionare.
Ho pazientato qualche giorno in attesa di un rilascio aggiornato delle stesse, ma senza fortuna.
Ho poi appreso dal forum di ubuntu-it.org e dal blog di Streetcross che a noi utenti di GNU/Linux è inibita anche la possibilità di comporre le email da server, semplicemente andando su hotmail.it con Firefox.
Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Ho creato altri account di posta su altri domini e ho provveduto a cambiare le registrazioni sui vari forum, aggiornandole con i nuovi account.
Io e hotmail non condivideremo più nulla.
Addio.

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nov
07

Conky: script multipli e previsioni meteo

 

Negli ultimi giorni mi sto cimentando con la personalizzazione di conky. Cos’è conky? Ne avevo già parlato qualche tempo fa.
Ho approfondito in particolare due aspetto di conky: la possibilità di eseguire più script preconfigurati contemporaneamente all’avvio, e l’inserimento di dati meterologici all’interno dello script.

Multiple conky script

Come già sappiamo, le impostazioni e le variabili di conky sono tutte presenti all’interno del file .conkyrc.
Quello sarà il nostro primo script.
Dovremo poi creare un secondo script. Possiamo benissimo fare così da terminale:

cp .conkyrc .conkyrc2

Avremo quindi creato un nuovo file, chiamato .conkyrc2, all’interno della nostra home.
Adesso l’importante è effettuare le modifiche giuste al nuovo conkyrc, per far formattare a monitor le informazioni che vogliamo.
Una volta terminata la preparazione del file, possiamo preoccuparci dell’avvio multiplo.
Per farlo dovremo usare un piccolo script, che imposteremo anche come percorso di avvio di conky all’interno delle Sessioni.
Innanzitutto diamo da terminale:

gedit .conkymain.sh

Il file risulterà vuoto. Incolliamoci quindi dentro queste stringhe:

#!/bin/bash

conky -d -c /home/deviantdark/.conkyrc &
conky -d -c /home/deviantdark/.conkyrc2
exit

Ora serve solo rendere lo script eseguibile, con il comando:

sudo chmod a+x .conkymain.sh

Una volta reso lo script eseguibile, andiamo in Sistema > Preferenze > Sessioni, selezioniamo dal menu la voce conky e modifichiamo il percorso del comando, inserendo:

/home/deviantdark/.conkymain.sh

Ovviamente dovrete sostituire deviantdark con il vostro username.

Previsioni meteo

Questo parametro è senza dubbio il più ostico e difficile da ottenere.
Innanzitutto dobbiamo installare un pacchetto, già presente nei repo di Intrepid ma assente in quelli di Hardy.
Quindi per Intrepid basta digitare da terminale:

sudo apt-get install conkyforecast

Per Hardy invece dovremo scaricare e installare questo file .deb:

conkyforecast_2.00_all.deb

Una volta installato il pacchetto, dovremo scaricare uno script in python:

conkyForecast.py [clic destro > salva con nome]

Salviamo questo file all’interno della Home, e rendiamo anche questo eseguibile:

sudo chmod a+x conkyForecast.py

A questo punto è possibile cercare lo ZIP code della nostra città.
Per farlo è sufficiente cliccare su questo link e sostituire nella barra degli indirizzi il nome della città di cui si vuole ottenere lo ZIP code.
Una volta premuto Invio, ci apparirà un file XML, con elencate tutte le città trovate con la nostra ricerca.
Quando abbiamo individuato quella giusta, mettiamoci da parte il codice accanto a loc-id.

Ora possiamo metter mano al nostro .conkyrc [o magari creare un nuovo .conkyrc, come spiegato prima] e inserire le variabili per le previsioni meteo.
Un esempio può esser questo:

Il codice per questo output è il seguente:

$alignc${color 8c8c8c}oggi${color} ${voffset -3}${font Weather:size=16}${execi 21600 python /home/deviantdark/scripts/conkyForecast.py --location=ITXX0017 --datatype=WF --startday=0}${font} ${voffset -7}${color 8c8c8c}temp max ${color} ${color FF3600}${execi 21600 python /home/deviantdark/scripts/conkyForecast.py --location=ITXX0017 --datatype=HT --startday=0}${color} ${color 8c8c8c}/ temp min ${color} ${color FF7E00}${execi 21600 python /home/deviantdark/scripts/conkyForecast.py --location=ITXX0017 --datatype=LT --startday=0}${color}

$alignc${voffset -2}${color 8c8c8c}domani${color} ${voffset -5}${font Weather:size=16}${execi 21600 python /home/deviantdark/scripts/conkyForecast.py –location=ITXX0017 –datatype=WF –startday=1}${font} ${voffset -5}${color 8c8c8c}temp max ${color} ${color FF3600}${execi 21600 python /home/deviantdark/scripts/conkyForecast.py –location=ITXX0017 –datatype=HT –startday=1}${color} ${color 8c8c8c}/ temp min ${color}${color FF7E00} ${execi 21600 python /home/deviantdark/scripts/conkyForecast.py –location=ITXX0017 –datatype=LT –startday=1}${color}

Come potete subito notare, il mio script in python [conkyForecast.py] è salvato all’interno di una cartella scripts dentro la mia home. Dovrete modificare quelle stringhe a seconda del vostro username e del percorso dello script.

Un’ultima cosa: il font. È possibile trovare il font che disegna i simboli delle previsioni meteo all’interno di /usr/share/fonts/truetype/conkyforecast.

Per altre info e per le variabili di –datatype, consultare l’articolo su ubuntuforums.org.

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ott
31

Ubuntu 8.10 Intrepid Ibex – Installazione Live Persistente

 

ATTENZIONE: LA SEGUENTE GUIDA È TESTATA E FUNZIONANTE SOLO E ESCLUSIVAMENTE CON LA VERSIONE 8.10 INTREPID IBEX DI UBUNTU

Con l’avvento dell’ultima versione di Ubuntu, è stato introdotto un nuovo tool tra quelli già disponibili: la possibilità di creare con pochi clic una distro live persistente su periferica USB.
È di una comodità impagabile, soprattutto per coloro che dispongono di un netbook senza dispositivo CD-ROM.
L’unico limite di questa procedura è che crea una live persistente read-only. La periferica USB infatti viene divisa in due partizioni [una FAT16 e una in ext3], atte a contenere la prima il Sistema Operativo, l’altra una partizione di archiviazione dati.
I dati salvati nella partizione in ext3, infatti, vengono salvati e restano permanenti, ma quelli salvati nella partizione in FAT, vengono perduti dopo un riavvio. E tra questi file, purtroppo, ci sono da annoverare tutte le modifiche desktop apportate alla live persistente, come il cambio del tema GTK, l’immagine di sfondo, le icone, i segnalibri di Firefox, ecc..

C’è però un metodo, molto più laborioso, per ottenere dei risultati migliori: una Ubuntu live persistente che non perde i dati archiviati nella partizione in FAT.
Vediamo quindi cosa ci occorre [materialmente] e quali sono i comandi da eseguire per avere un disco USB con Ubuntu 8.10 in live persistente.

Materiale:
- un disco o una pendrive USB da almeno 2GB [attenzione: i dati presenti all interno del dispositivo devono essere salvati in un posto sicuro, quelli presenti andranno perduti]
- l’immagine .iso di Ubuntu 8.10 [desktop] [possibilmente estratta in una cartella], reperibile qui.
- il disco live di Ubuntu 8.10
- una scheda madre che supporti l’avvio da periferica USB

Installazione:
Inseriamo il disco di installazione di Ubuntu nel nostro dispositivo CD ROM, e avviamo il PC con il CD ROM come periferica di avvio principale.
Una volta che la live session è attiva, colleghiamo la periferica USB al computer. Ubuntu lo riconoscerà automaticamente facendoci vedere il contenuto, qualora il dispositivo sia stato formattato con un filesystem.
Chiudiamo quindi la finestra di esplorazione del dispositivo e apriamo il terminale [Applicazioni > Accessori > Terminale]. Digitiamo nel terminale il comando:

sudo fdisk -l

Questo comando ci darà le informazioni necessarie per l’installazione sul dispositivo esterno.
Stilerà un elenco con tutti i dischi attualmente collegati alla macchina, compreso il dispositivo USB sul quale vogliamo installare Ubuntu in modalità live persistente.
Noi dobbiamo individuare il dispositivo USB nell’elenco, che solitamente è l’ultimo nella lista.
In questa guida, il dispositivo verrà individuato come sdx, e le relative partizioni dello stesso daranno sdx1 e sdx2.
In base all’output di fdisk, dovrete sostituire sdx con l’identificativo della vostra periferica.
Un esempio di output del comando fdisk può essere questo:

ubuntu@ubuntu:~$ sudo fdisk -l

Disco /dev/sda: 80.0 GB, 80026361856 byte
255 testine, 63 settori/tracce, 9729 cilindri
Unità = cilindri di 16065 * 512 = 8225280 byte
Identificativo disco: 0×000200b5

Dispositivo  Boot   Start     End       Blocks       Id            System
/dev/sda1 *         1       9121   73264401   83            Linux
/dev/sda2 9122    9729    4883760    82  Linux swap / Solaris

Disco /dev/sdb: 81.9 GB, 81964302336 byte
255 testine, 63 settori/tracce, 9964 cilindri
Unità = cilindri di 16065 * 512 = 8225280 byte
Identificativo disco: 0×000d6efb

Dispositivo  Boot   Start     End       Blocks       Id            System
/dev/sdb1 *        1        638     5124703+   b         W95 FAT32
/dev/sdb2 639    9964     74911095  83            Linux

Come possiamo vedere da questo output, vengono riconosciuti due dischi attualmente collegati, ed identificati come sda e sdb.
Il disco in cui io vorrò installare Ubuntu in live persistente è sdb [come scrivevo prima, molto probabilmente l output di fdisk ci restituirà le informazioni sul dispositivo USB come ultimo dispositivi rilevato].
Ora sappiamo qual è l’identificativo del nostro dispositivo, quindi procediamo con l’unmounting:

sudo umount /dev/sdx1

Nel caso siano presenti più di una partizione, diamo lo stesso comando di unmout per tutte le restanti partizioni [sdx2, sdx3, ecc.].
Poi eseguiamo fdisk sul disco:

sudo fdisk /dev/sdx

In questo modo dovrebbe apparire la riga di comando di fdisk.
Bene, bisognerà procedere come segue, senza tralasciare nulla o modificare qualche parametro:

  • Digitare p per vedere la tabella delle partizioni
  • Digitare d per eliminare le partizioni

Se sono presenti più partizioni [sdx1, sdx2, sdx3, ecc..., individuabili digitando di nuovo la lettera p] ripetiamo il comando d seguito dal numero della partizione da eliminare, fino a che sul dispositivo non siano più presenti partizioni.

  • Digitare n per creare una nuova partizione
  • Digitare p per renderla primaria
    • Digitare 1 per renderla prima partizione
    • Premere Invio per utilizzare il primo cilindro di default
    • Digitare +5000M per impostare la dimensione della partizione [se il dispositivo è più piccolo di 10GB, digitiamo +1000M]
    • Digitare a per rendere la partizione avviabile
    • Digitare 1 per scegliere la prima partizione
    • Digitare t per impostare il filesystem della partizione
    • Digitare b per impostare il filesystem FAT32
  • Digitare n per creare una nuova partizione
  • Digitare p per renderla primaria
    • Digitare 2 per renderla seconda partizione
    • Premere Invio per utilizzare il cilindro predefinito
    • Premere di nuovo Invio per utilizzare l’ultimo cilindro predefinito
    • Digitare t per impostare il filesystem della partizione
    • Digitare 83 per impostare il filesystem ext3
    • Digitare w per scrivere le modifiche

Possiamo poi controllare che tutto sia andato per il verso giusto con il comando:

sudo fdisk -l

Se la prima partizione è avviabile, noteremo un piccolo asterisco che non è presente invece sulla seconda.
A questo punto dobbiamo installare e configurare il MBR.
Prima di tutto, installiamolo sulla nostra Ubuntu con il comando:

sudo apt-get install mbr

Una volta installato, dovremo smontiamo il dipositivo esterno e le sue partizioni appena create:

sudo umount /dev/sdx1
sudo umount /dev/sdx2

Ora passiamo all’installazione sul dispositivo attraverso il comando:

sudo install-mbr /dev/sdx

In questo modo creeremo sul dispositivo USB un settore di avvio, indispensabile per poter accedere a Ubuntu da un disco esterno.
Adesso assegnamo i nomi alle partizioni.
Se la prima può avere un nome arbitrario [nel caso scpecifico ho scelto ubuntu], la seconda deve per forza di cose avere un nome ben definito, casper-rw. Quella che individueremo però come unità esterna in live persistente sarà la partizione con label arbitrario.
Infatti il nome che diamo alla prima partizione non è di vitale importanza ai fini del nostro progetto, l’importante è non modificare il nome della seconda partizione.
Quindi da terminale:

sudo mkfs.vfat -F 32 -n ubuntu /dev/sdx1
sudo mkfs.ext3 -b 4096 -L casper-rw /dev/sdx2

Aspettiamo che le modifiche vengano apportate, poi scolleghiamo e ricolleghiamo il nostro dispositivo, fino a che non appaiano a monitor le due finestre di esplorazione delle partizioni.
Ora possiamo installare Ubuntu 8.10 sul dispositivo che abbiamo appena finito di mettere a punto per accogliere il Sistema Operativo. Dobbiamo andare a ricercare l’immagine .iso di Ubuntu 8.10 sul nostro disco fisso. Nella guida l’immagine sarà all’interno del disco montato in /media/disk. Qualora la nostra immagine [ISO] di Ubuntu non sia stata decompressa, entriamo con Nautilus all’interno del nostro disco fisso, nella directory dove è salvata la ISO di Ubuntu, e clicchiamoci sopra col tasto destro > Estrai qui. Verrà creata una cartella con nome ubuntu-8.10-desktop-i386, con all’interno i file di installazione di Ubuntu. Il percorso quindi che utilizzerò nella guida sarà /media/disk/ubuntu-8.10-desktop-i386.
A questo punto possiamo copiare sul dispositivo USB i files appena estratti:

cd /media/disk/ubuntu-8.10-desktop-i386
sudo cp -rf casper /media/ubuntu
sudo cp -rf disctree /media/ubuntu
sudo cp -rf install /media/ubuntu
sudo cp -rf pics /media/ubuntu
sudo cp -rf pool /media/ubuntu
sudo cp -rf preseed /media/ubuntu
sudo cp -rf .disk /media/ubuntu
sudo cp isolinux/* /media/ubuntu
sudo cp md5sum.txt /media/ubuntu
sudo cp README.diskdefines /media/ubuntu
sudo cp casper/vmlinuz /media/ubuntu
sudo cp casper/initrd.gz /media/ubuntu
sudo cp install/mt86plus /media/ubuntu
cd /media/ubuntu
sudo mv isolinux.cfg syslinux.cfg

Finita la copia dei files, dobbiamo configurare il bootloader, in questo caso syslinux.
Se le operazioni precedenti sono andate tutte a buon fine, il file di configurazione del bootloader dovrebbe già essere presente all’interno della prima partizione della periferica.
Apriamo quindi il file con il comando:

sudo gedit syslinux.cfg

Avremo una serie di configurazioni per l’avvio di Ubuntu.
Dobbiamo selezionare tutto il conenuto del file [Modifica > Seleziona tutto] e cancellare ogni voce.
A questo punto, copiamo e incolliamo all’interno del file il seguente contenuto:

DEFAULT custom
GFXBOOT bootlogo
APPEND preseed/file=preseed/ubuntu.seed boot=casper initrd=initrd.gz root=/dev/ram rw quiet splash locale=it_IT bootkbd=it console-setup/layoutcode=it console-setup/variantcode=nodeadkeys --
LABEL custom
menu label ^Avvia Ubuntu in modo persistente
kernel vmlinuz
append preseed/file=preseed/ubuntu.seed boot=casper persistent initrd=initrd.gz root=/dev/ram rw quiet splash --
LABEL live
menu label ^Avvia o installa Ubuntu
kernel vmlinuz
append preseed/file=preseed/ubuntu.seed boot=casper initrd=initrd.gz root=/dev/ram rw quiet splash --
LABEL xforcevesa
menu label Avvia Ubuntu in modo safe ^graphics
kernel vmlinuz
append preseed/file=preseed/ubuntu.seed boot=casper xforcevesa initrd=initrd.gz root=/dev/ram rw quiet splash --
LABEL check
menu label ^Controlla errori su CD
kernel vmlinuz
append boot=casper integrity-check initrd=initrd.gz root=/dev/ram rw quiet splash --
LABEL memtest
menu label ^Test della memoria
kernel mt86plus
append -
LABEL hd
menu label ^Boot from first hard disk
localboot 0x80
append -
DISPLAY isolinux.txt
TIMEOUT 300
PROMPT 1
F1 f1.txt
F2 f2.txt
F3 f3.txt
F4 f4.txt
F5 f5.txt
F6 f6.txt
F7 f7.txt
F8 f8.txt
F9 f9.txt
F0 f10.txt

Adesso dobbiamo installare sulla nostra Ubuntu in live session [quella caricata da CD ROM] il bootloader che andremo a caricare sul dispositivo. Per far questo, digitiamo:

sudo apt-get install mtools syslinux

Una volta terminata l’installazione, smontiamo il dispositivo:

cd ~
sudo umount /dev/sdx1

Quindi installiamo syslinux sul disco esterno:

syslinux /dev/sdx1

Nel caso ci fossero dei problemi con questo comando, possiamo provare con:

syslinux -f /dev/sdx1

Se viene restituito un errore simile:

sh: mcopy: command not found
syslinux: failed to create ldlinux.sys

Vuol dire che non è stato installato il pacchetto mstools. Installarlo come descritto sopra.
A questo punto il nostro disco USB è pronto per essere avviato.
Possiamo quindi riavviare il computer e impostare il BIOS della nostra scheda madre in maniera tale che faccia il boot non da disco rigido o da CD-ROM, bensì da periferica USB.
Purtroppo questa possibilità non è disponibile su tutte le schede madri, soprattutto su quelle datate. In questo caso, è necessario scrivere un floppy di boot, ma non mi sono cimentato, in quanto la mia ASUS K8V-MX supporta pienamente il boot da USB.
Una volta avviato Ubuntu, dovremo scegliere di avviarlo in modalità live persistente, e l’interfaccia [almeno all'inizio] sarà identica a quella del disco live.
Poi, modificando i temi e personalizzandolo come più ci piace, potrà essere quella che più preferiamo.

Buon divertimento

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ott
28

Show Desktop con wmctrl

 

Sarà capitato a molti di personalizzare il pannello Gnome, magari inserendo un’immagine o una trasparenza come sfondo del pannello.
C’è però un problema con il pulsante “Mostra Desktop”.
Questo infatti agisce sul pannello come un vero e proprio bottone, e non risente del cambiamento del colore o della trasparenza del pannello, come si può evincere dallo screenshot seguente:

Come fare per rendere trasparente lo sfondo del bottone?
Purtroppo non pare esserci una soluzione. L’unico modo è aggirare l’ostacolo.
È possibile infatti creare un pulsante ad hoc che esegua l’operazione di ridurre a icona tutte le finestre in primo piano.
Per farlo però abbiamo prima bisogno di installare un pacchetto apposito, wmctrl.
Diamo quindi da terminale:

sudo apt-get install wmctrl

Una volta che il pacchetto sarà installato, potremo creare un nuovo launcher da posizionare sul pannello, con questo comando:

wmctrl -k on

Una volta creato il launcher, potremo associargli l’icona che preferiamo, e il background trasparente dell’icona rispetterà le trasparenze del pannello.
È inoltre possibile creare un launcher che restituirà il comando contrario a wmctrl -k on, ovvero wmctrl -k off. In questo modo tutte le finestre ridotte precedentemente a icona torneranno in primo piano sul desktop.
Con l’applet “Mostra desktop” di Gnome queste due operazioni sono demandate allo stesso bottone [l'applet, appunto], cosa che non è possibile ottenere con wmctrl [purtroppo].

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ott
28

Brasero 0.8.x su Ubuntu Hardy

 

La versione 0.7.x di Brasero presente nei repo ufficiali di Ubuntu Hardy ha sempre presentato parecchi bug.
A quanto sembra [nel momento in cui scrivo non ho ancora testato la bontà della nuova versione] con la versione 0.8.1 molti di quei bug sono stati fissati.
Leggiamo il changelog:

* New upstream release (LP: #256507)
New features
- new video project: drag and drop (a) video(s) and brasero will
create a vcd or a video dvd (new requirements, not dependencies,
dvdauthor, vcdimager, gst-plugin-bad)
- brasero can be built without libgnome/libgnomeui (there is
a switch when building)
- layout can now be vertical or horizontal
Bug fixed
- #543715 – Burn image not possible
- #543377 – No multisession
- #537871 – Burn speed selection does not work
- #545138 – brasero 0.8 ftbfs on alpha
- #545835 – Add no-c-format to strings in burn-vob.c
- #542718 – Creating large ISO fails due to filesystem restrictions
- #543505 – crash in Brasero svn trunk r1010 when adding a .ogg
file to a video project
- #509895 – CD is not ejected after burn
- #542767 – toc file leak when copying 1:1 audio cd with one drive
- #543016 – Crash in the disc copy target selection dialog
- #542836 – Bug in Split menu after removing rest of audio data
and trying to add it again
- #542835 – Using Split-Track two times on same audiofile refuses
Brasero from burning the data because of oversize
* debian/control.in:
- Suggest dvdauthor and vcdimager
* debian/patches/012_gnome-doc-utils.make.patch:
- Dropped, fixed upstream
* debian/patches/006-fix-libdvdcss.patch:
- Refresh for new release
* debian/patches/010_lpi.patch:
- Updated for new release
* debian/patches/99_autoconf.patch:
- Added to apply the changes

A quanto si legge, molti bug anche importanti sono stati fissati.
Come installarlo allora sulla nostra Ubuntu Hardy?
In molti suggeriscono il download del pacchetto .deb da GetDeb, io ho eseguito un procedimento differente: l’ho installato dai repository backports di Ubuntu.
Vediamo come fare…

Andiamo su Sistema > Amministrazione > Sorgenti software. Clicchiamo sulla tab “Aggiornamenti” e mettiamo la spunta sulla voce “Aggiornamenti non supportati (hardy-backports)”. Clicchiamo dunque su pulsante “Chiudi”, e automaticamente di verrà richiesto di ricaricare la lista pacchetti.
Ricarichiamola, attendiamo qualche secondo, fino a che non apparirà sul pannello l’icona classica degli aggiornamenti disponibili.
A quel punto è possibile aprire la finestra del gestore degli aggiornamenti e deselezionare tutti quelli proposti [clic destro > deseleziona tutto]. Mettiamo la spunta solo sul pacchetto brasero, e installiamo l’aggiornamento.
Al termine dell’installazione, chiudiamo il gestore degli aggiornamenti, riapriamo le Sorgenti software e rimuoviamo la spunta sugli aggiornamenti backports, ricaricando di nuovo la lista pacchetti.

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ott
27

Adobe Flash Player 10 su Ubuntu

 

È uscita da poche settimane la versione 10 di Adobe Flash, che pare risolvere parecchi dei fastidiosi built-in bugs che gli utenti GNU/Linux avevano potuto mestamente riscontrare sulla versione precedente.
Come fare per installarla sulla nostra Ubuntu box?
Ci sono due metodi, entrambi efficaci, che consentono di raggiungere il medesimo obiettivo.

Installazione con pacchetto .deb

Per installare Flash 10 con il pacchetto .deb ufficiale [preso dal sito FTP di Adobe] basta aprire una finestra di terminale e digitare i seguenti comandi [meglio se con tutti i browser chiusi]:

sudo apt-get remove flashplugin-nonfree
wget http://fpdownload.macromedia.com/get/flashplayer/current/install_flash_player_10_linux.deb
sudo dpkg -i install_flash_player_10_linux.deb

Installazione da tarball

L’installazione da tarball prevede qualche passaggio in più, ma permette di installare il plugin su un browser a scelta, da specificare in fase di installazione.
Secondo me questo metodo è utile se si utilizzano browser sperimentali, non inclusi nei repository o comunque che hanno i file di esecuzioni in percorsi non ordinari [tip /usr/share... ma ad esempio /tmp, /opt, ecc..].
Diamo da terminale i seguenti comandi:

cd Desktop
wget http://fpdownload.macromedia.com/get/flashplayer/current/install_flash_player_10_linux.tar.gz
tar -xvzf install_flash_player_10_linux.tar.gz
cd install_flash_player_10_linux
./flasplayer-installer

A questo punto è opportuno chiudere tutti i browser in esecuzione, ed eseguire l’installazione del plugin.
Quando richiesto, dovremo inserire il percorso di installazione del plugin.
Per Firefox ed Opera sono i seguenti:

/usr/lib/firefox
/usr/lib/opera

Per tutti gli altri browser… scopritelo da voi ;)

Terminata l’installazione, possiamo aprire il nostro browser web e testare la riuscita dell’aggiornamento.
Per Firefox o Epiphany, è possibile digitare nella barra degli indirizzi la stringa:

about:plugins

E controllare che effettivamente la versione del plugin sia la 10. Per tutti gli altri browser [ma anche per Firefox e Epiphany] è possibile recarsi sul sito Adobe e controllare da lì.

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ott
26

GIMP 2.6 su Ubuntu Hardy

 

È da qualche settimana uscita la versione 2.6 di GIMP, che introduce nuove pratiche e indispensabili funzionalità [come il lazo poligonale, ad esempio].
Come fare per sostituire la nuova versione a quella presente in Hardy?
Con un metodo semplice e con pochi clic.

Innanzitutto dobbiamo aggiungere i repository dove è presente la versione aggiornata del software. Quindi da terminale digitiamo:

echo deb http://ubuntu.org.ua/ getdeb/ | sudo tee -a /etc/apt/sources.list

Poi, senza necessità di rimuovere la versione precedente, diamo un comodo:

sudo apt-get update
sudo apt-get install gimp

Una volta terminata l’installazione, è caldamente raccomandato rimuovere il repository appena aggiunto e non effettuare eventuali aggiornamenti proposti, per evitare conflitti con pacchetti presenti nel repository ufficiale di Hardy.
Per farlo, diamo da terminale:

sudo gedit /etc/apt/sources.list

Ed eliminiamo l’ultima riga del documento:

deb http://ubuntu.org.ua/ getdeb/

Salviamo poi il file e chiudiamo Gedit.

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ott
25

Abandonware: ZSNES

 

Era da parecchio tempo che volevo rispolverare i vecchi giochi per il Nintendo. Su Windows ero solito giocarci qualche anno fa, grazie all’emulatore ZSNES, e ho scoperto che lo stesso identico emulatore è presente anche nei repository ufficiali di Ubuntu.
Dopo l’installazione è andato [quasi] tutto immediatamente liscio come l’olio.
Per installare l’emulatore è sufficiente dare da terminale:

sudo apt-get install zsnes

Installato il pacchetto poi, verrà creato automaticamente un comodo launcher sotto Applicazioni > Giochi.

L’unico problema che ho avuto riguardava l’audio.
Cercando tra le impostazioni dell’emulatore infatti, non sono riuscito a trovare nessuna impostazione che mi permettesse di ascoltare i suoni dei giochi emulati.
Ma, grazie al forum internazionale di Ubuntu, ho trovato la soluzione. È bastato modificare l’input di comando del lanciatore dello ZNES con questa stringa:

zsnes -ad sdl

Una volta avviato l’emulatore con le nuove istruzioni, tutto fila che è un piacere.

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ott
25

Abandonware: GXMame

 

Il MAME probabilmente è l’emulatore più diffuso in ambito old-gaming. Permette infatti di caricare parecchi giochi, alcuni anche molto ben dettagliati, come il formidabile Metal Slug o la serie King of Fighters.
Per installarlo è sufficiente il terminale:

sudo apt-get install xmame

Una volta installato il MAME è necessario un frontend grafico.
Anche su Gnome, molti utilizzano il frontend KXMame, che si porta appresso qualche spuria libreria KDE.
Personalmente però preferisco il GXMame, un frontend non più aggiornato dalla versione 0.106 di MAME, ma che con la mie rom funziona abbastanza bene.
Per installarlo è sufficiente scaricare il pacchetto .deb e installarlo:

wget http://deviantdark.altervista.org/uploads/gxmame_0.35beta2-1_i386.deb
sudo dpkg -i gxmame_0.35beta2-1_i386.deb

Una volta installato il frontend, verrà creato automaticamente un launcher sotto Applicazioni > Giochi.
Per aggiungere le rom dei giochi, vanno innanzitutto applicati i permessi di scrittura alla cartella dove andranno posizionate le rom:

sudo chmod o+w /usr/share/games/xmame/roms

Una volta che abbiamo applicato i permessi, possiamo copiare le nostre rom all’interno della cartella /usr/share/games/xmame/roms.
Personalmente ho provato a scaricare alcune rom dai vari siti che le mettono a disposizione, come romnation e romworld, ma molte di queste non funzionavano.
Ho ripiegato quindi sui torrent, scaricando in 24 ore una cosa come 17GB di rom.
Ancora devo testarle tutte per bene, ma quelle più importanti sembrano funzionare bene con GXMame [su tutti le varie serie di Metal Slug, fino alla 5, e i vari King of Fighters. L unica rom che per ora non mi ha funzionato è Kabuki Klash].

Per configurare i tasti di gioco, ho provato da interfaccia grafica nelle impostazioni di GXMame, ma il frontend è andato in crash, causando un freeze dell’intero Sistema.
Ho quindi ripiegato su un sistema molto più spartano. Ho semplicemente avviato un gioco, ho premuto il tasto TAB e ho configurato dal menu interno di MAME i tasti di controllo. In questo modo si può anche scegliere di personalizzare i comandi, avendo la possibilità di impostare un tasto associato a un solo gioco o a tutti quanti.
Inoltre è necessario impostare i percorsi per le rom e per l’eseguibile di XMame. Per farlo basta aprire GXMame e cliccare su Opzioni > Percorsi.
Nella tab principale dobbiamo aggiungere il percorso dell’eseguibile, che si trova in /usr/games/xmame.SDL.
Nella tab “Percorsi principali di XMame”, il percorso predefinito per le rom dovrebbe essere /usr/share/games/xmame/roms/. Nel caso non lo fosse, possiamo aggiungerlo manualmente.

Per finire, pare che attualmente il pacchetto che utilizza la versione più aggiornata di MAME sia sdlmame.
Purtroppo però questo non è compatibile con GXMame, ma ha il vantaggio di avere un frontend spartano per conto suo.
L’unico inconveniente è che non sono riuscito a leggere tutte le rom installate, ma solo una decina [l'elenco sembra interrompersi, e non sono riuscito a scorrerlo per selezionare le altre rom].
Ma, più che altro, sdlmame non riusciva a caricarmi le rom di Metal Slug, dandomi sempre un errore sui CHD mancanti.
Credevo dipendesse dal file neogeo.zip [necessario per emulare alcuni giochi], ma lo stesso file funziona egregiamente con GXMame.

Per avere informazioni più dettagliate sulle scorciatoie da tastiera e i comandi di xmame, consiglio di scaricare la seguente guida in PDF:

xmame guide

Una su tutte: il save state. Basta premere la combinazione LeftShift+F7 per salvare lo stato attuale di gioco, mentre con F7 si carica uno stato salvato il precedenza.

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ott
22

Abandonware

 

È stato come ritornare ad essere bambini.
I vecchi giochi sanno ancora trasmettere emozioni che i vari Call of Duty, Metal Gear Solid o PES non riescono più a dare, sebbene siano il massimo della tecnologia del gaming.
Come rispolverare sulla nostra Ubuntu-Box i vecchi giochi per Nintendo, DOS, o per sala giochi?
Ecco una rapida panoramica:

Era da parecchio tempo che volevo rispolverare i vecchi giochi per il Nintendo. Su Windows ero solito giocarci qualche anno fa, grazie all’emulatore ZSNES, e ho scoperto che lo stesso identico emulatore è presente anche nei repository ufficiali di Ubuntu.
Dopo l’installazione è andato [quasi] tutto immediatamente liscio come l’olio.
Per installare l’emulatore è sufficiente dare da terminale:

sudo apt-get install zsnes

Installato il pacchetto poi, verrà creato automaticamente un comodo launcher sotto Applicazioni > Giochi.

L’unico problema che ho avuto riguardava l’audio.
Cercando tra le impostazioni dell’emulatore infatti, non sono riuscito a trovare nessuna impostazione che mi permettesse di ascoltare i suoni dei giochi emulati.
Ma, grazie al forum internazionale di Ubuntu, ho trovato la soluzione. È bastato modificare l’input di comando del lanciatore dello ZNES con questa stringa:

zsnes -ad sdl

Una volta avviato l’emulatore con le nuove istruzioni, tutto fila che è un piacere.

Questo emulatore ci permette di giocare ancora ai vecchissimi giochi per DOS. Per me, la serie degli indimenticabili pomeriggi è la seguente: alleycat, paratrooper e xonix. Non ho impiegato troppo tempo per ritrovarli sul web, è bastata una ricerchina su Google.
Per installare l’emulatore, niente di più semplice:

sudo apt-get install dosbox

Anche in questo caso verrà creato un launcher sotto il menu Applicazioni > Giochi.
Per l’avvio delle ROM invece in questo caso serve qualche passaggio in più.
Innanzitutto va montata la directory dei giochi come un’unità fissa [D: ad esempio].
Per farlo, supponiamo di avere le ROM in una cartella chiamata Games all’interno della nostra home. Basta quindi avviare DOSbox e digitare:

mount d /home/deviantdark/Games

Apparirà quindi il messaggio che ci avvisa che la directory locale /home/deviantdark/Games è montata come unità D.
A questo punto non ci resta che cambiare directory verso D: e lanciare il nostro gioco [nell esempio alleycat]:

cd D:
alleycat.exe

NOTA:
Il layout di tastiera sarà americano. Quindi per scrivere il simbolo / consiglio di utilizzare il tasto che sta sopra al tastierino numerico. In alternativa [per chi avesse un laptop senza tastiera numerica] è possibile premere il trattino [-], che nella tastiera inglese corrisponde appunto allo slash. I due punti invece corrispondono a shift+ò [come per digitare la ç].

Il MAME probabilmente è l’emulatore più diffuso in ambito old-gaming. Permette infatti di caricare parecchi giochi, alcuni anche molto ben dettagliati, come il formidabile Metal Slug o la serie Street Fighter.
Per installarlo, anche questo, è sufficiente il terminale:

sudo apt-get install sdlmame sdlmame-tools

Purtroppo per questo emulatore non ho trovato automaticamente il launcher sotto Applicazioni > Giochi, ma è semplice crearne uno con mame come comando.
La configurazione in questo caso varia da PC a PC.
Personalmente avevo parecchi problemi con l’accelerazione openGL, quindi ho dovuto ripiegare su X11.
Per apportare queste modifiche è necessario dare da terminale:

sudo gedit /etc/sdlmame/mame.ini

Troveremo molte variabili da poter configurare. Le uniche due che ho modificato sono il valore 1 alla voce Window [per non avviare il gioco in fullscreen] e appunto ho sostituito la voce opengl con X11.
Per scaricare le ROM dei giochi più diffusi, un buon link è questo.
Una volta scaricate le ROM, vanno posizionate all’interno della cartella /usr/local/share/games/sdlmame/roms.

Buon divertimento!

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ott
22

ZSNES

 

Era da parecchio tempo che volevo rispolverare i vecchi giochi per il Nintendo. Su Windows ero solito giocarci qualche anno fa, grazie all’emulatore ZSNES, e ho scoperto che lo stesso identico emulatore è presente anche nei repository ufficiali di Ubuntu.
Così oggi ho deciso di rompere gli indugi e ho provato l’installazione.
È andato [quasi] tutto immediatamente liscio come l’olio.
Per installare l’emulatore è sufficiente dare da terminale:

sudo apt-get install zsnes

Installato il pacchetto poi, verrà creato automaticamente un comodo launcher sotto Applicazioni > Giochi.

L’unico problema che ho avuto riguardava l’audio.
Cercando tra le impostazioni dell’emulatore infatti, non sono riuscito a trovare nessuna impostazione che mi permettesse di ascoltare i suoni dei giochi emulati.
Ma, grazie al forum internazionale di Ubuntu, ho trovato la soluzione. È bastato modificare l’input di comando del lanciatore dello ZNES con questa stringa:

zsnes -ad sdl

Una volta avviato l’emulatore con le nuove istruzioni, tutto fila che è un piacere.

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ott
10

Alltray – Applicazioni minimizzate sulla traybar

 

Può capitare a volte di avere più di un’applicazione in esecuzione, e l’elenco finestre sul nostro pannello rischia di diventare troppo affollata.
Si può ovviare a questo problema avviando applicazioni su un altro desktop [ah, il multidesktop!], magari divertendoci con cubi e muraglie.
Oppure ci si può affidare a una piccola applicazione che svolge egregiamente il suo lavoro.

Applicazioni come Rhythmbox, Pidgin, Exaile, ecc. hanno nativamente la funzione di riduzione nella traybar, senza dover occupare spazio nell’elenco finestre.
Ma ci sono altre applicazioni che non hanno questa possibilità, e allora Alltray ci viene in aiuto.
Cosa fa esattamente?
Ecco un’immagine eloquente:

Come possiamo vedere, ho ridotto a icona nella traybar parecchie applicazioni, tutte contemporaneamente in esecuzione.
Per richiamarle in primo piano, ovviamente, è sufficiente cliccare sull’icona dell’applicazione.
Questa poi sparirà dalla traybar una volta chiusa.

Per installare Alltray è sufficiente usare APT, dato che è presente nei repository di Ubuntu:

sudo apt-get install alltray

Possiamo poi avviare l’applicazione da Applicazioni > Accessori, e cliccare sulla finestra del programma che vogliamo ridurre nella traybar.

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ott
09

Ubuntu e openDNS

 

È pratica comune tra i provider internet [Telecom in testa] di filtrare i contenuti web di alcuni siti.
Così ci si trova a non poter visualizzare pagine contenenti materiale pedo-pornografico [e ben venga], atti espliciti di violenza e contenuti volgari.
Tutto questo potrebbe sembrare più che opportuno, anzi, un atteggiamento verso il quale esser favorevoli.

Ma a volte capita che questi filtri agiscano anche su altre pagine, del tutto al di là delle tipologie sopra descritte.
O, meglio, a voi sembra che il sito della Microsoft contenga materiale potenzialmente pericoloso?
Sì?
Beh, allora diamo ragione a Telecom, meglio renderlo inaccessibile.

Però, oltre a problemi di visualizzazione del sito Microsoft, mi sono imbattuto in una visualizzazione non proprio perfetta, ad esempio, della pagina del mio profilo last.fm.
Solitamente accanto alle ultime tracce “scrobblate” dal mio player, si dovrebbe vedere un piccolo avatar con l’immagine dell’album del brano ascoltato.
Beh, questo non c’era. E ho scoperto in seguito che si trattava appunto di uno di quei filtri “sbagliati” del mio provider.

Come “aggirare” questi filtri?
Usando come server DNS degli indirizzi diversi da quelli del provider, ovvero gli openDNS.

Ecco la procedura per configurarli in Ubuntu [ma dovrebbe esser valida anche per altri OS]:
Innanzitutto andiamo in Sistema > Amministrazione > Rete.
Per modificare i DNS, ci verrà chiesta la password di root, quindi clicchiamo sul bottone “Sblocca”. Una volta digitata la password, e aver sbloccato la protezione, andiamo nella tab “DNS”.
Troveremo già il server del nostro provider.
Clicchiamo sul pulsante “Aggiungi” e inseriamo questi altri due server:

208.67.222.222
208.67.220.220

Poi spostiamo il server del nostro provider al terzo posto, sotto agli altri due appena inseriti.
Fatto questo, applichiamo le modifiche chiudendo la finestra della configurazione di rete.

Se dovessimo riscontrare un “reset” dei DNS a un successivo riavvio del Sistema, procediamo come segue.
Ripetiamo daccapo l’operazione di aggiunta dei server, poi apriamo il terminale e digitiamo:

sudo cp /etc/resolv.conf /etc/resolv.conf.auto
sudo gedit /etc/dhcp3/dhclient.conf

Nel documento che si aprirà, aggiungiamo queste righe alla fine:

prepend domain-name-servers 208.67.222.222,208.67.220.220;

Salviamo poi il documento e chiudiamo Gedit.
Poi l’ultimo comando da terminale:

sudo ifdown eth0 && sudo ifup eth0

Nota: in base alla vostra configurazione internet, potreste dover cambiare la voce eth0 con quella del vostro dispositivo internet.
Per scoprire come viene identificata, date da terminale:

ifconfig

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