mag
07

SecurityDate 2010

 

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Sicurezza? Parliamone….

Un post velocissimo per dire che questa mattina sono (siamo) impegnati nel SecurityDate 2010.

Link, dettagli e streaming live direttamente su www.camelug.it sezione streaming eventi.

Seguiteci!!!

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apr
30

Microsoft inietta codice in Joomla

 

Post originale su Linux e dintorni

Da Redmond la firma al contributor agreement di Joomla

Prime avvisaglie di questa intenzione si erano palesate qualche tempo fa ma ora che la questione è ufficiale ci dobbiamo preparare all’iniezione di codice Microsft in quella che attualmente è uno dei CMS più popolari in giro per la rete.

In questi giorni alla Microsoft hanno deciso di firmare il contributor agreement che permette ai suoi sottoscrittori di proporre codice per il noto progetto scritto in PHP.

Come in ogni azione Microsoft questa mossa può comportare sia dei rischi che dei vantaggi, se da un lato infatti possiamo auspicare un miglioramento del progetto grazie al contributo di una così importante ed imponente azienda, dall’altro possiamo lamentare l’inserimento di un colosso che opera nel campo del sorgente chiuso all’interno di un fiorente progetto a codice aperto.

La firma del regolamento sopra citato dovrebbe garantire una certa immunità dai rischi di una scarsa correttezza da parte del colosso dei sistemi operativi ma posso asserire, con un buon grado di sicurezza, che con tali colossi nessuno è al sicuro.

Delusione invece per il progetto Courier che Microsoft ha deciso di sospendere, personalmente non ritenevo malvagio il concept:

Clicca qui per vedere il video incorporato.

Peccato.

Ciao a tutti.

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apr
28

Ritorno con una lamentazione

 

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Sapete cosa è una lamentazione?? No?? Male, molto male.

Dicesi lamentazione un piccolo posto, più o meno lungo, atto a riportare le vicende e vicissitudini subite dall’individuo che sta scrivendo ad opera della propria esistenza e della volontà divina.

Se pensate che la cosa non abbia senso ricordate come questo sia uno dei libri che compongono il testo sacro cristiano e non solo…..maggiori riferimenti sulla wiki mondiale.

Ma andiamo in ordine.

Con esaltazione di tutti i partecipanti il caro ministro Brunetta ha presentato quella che è definita come la rivoluzione del nuovo millennio, da ora niente più code allo sportello postale o in altri uffici pubblici, da oggi lo stato vi dona la PEC.

Quella che tutti chiamano Posta Elettronica Certificata alle mie orecchie giunge come acronimo di “Pigliata Enorme Culo”.

Tra le cause che mi hanno fatto pensare all’acronimo cito solo le più importanti:

  1. trasparenza zero sui fornitori del servizio, chi prende i miei dati?
  2. trasparenza zero sugli appalti per il servizio, chi ha deciso che tizio darà una pec ad ogni cittadino?
  3. enorme confusione per la questione aziendale della cosa
  4. portale down fin dalla prima attivazione

Ora io non voglio essere cattivo ma recenti accadimenti e conoscenza personale del settore mi fanno pensare che il rapporto italico utente/informatica sia una storia travagliata piena di problemi culturali e di incomprensioni difficilmente colmabili.

Quel che mi da ancora più fastidio è un governo che esalta la PEC, che come idea non è male anche se un po datata, ma demonizza internet, piazza la tassa Bondi e più in generale è composto da persone che solo molto distanti dalle dinamiche della rete.

Difficile capire questo nostro paese ed altrettanto difficile capire come, in un paese dove l’analfabetismo informatico regna sovrano, un portale per l’attribuzione della PEC sia inservibile fina dalla data della sua apertura, non credo che sia una questione di accessi ma bensì una questione di corretto dimensionamento del servizio.

Speriamo che il tutto non si risolva come la questione dei tornelli elettronici con impiegati che entrano dal posto di controllo elettronico ed escono dal portone sul retro non controllato.

Ciao a tutti.

P.S.: sembra che sia tornato a scrivere…. :-)

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mar
26

L’era del browser insicuro

 

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Pwn2Own 2010 ed i browser cadono come mosche

Nella giornata di ieri ha preso il via la classica edizione annuale del CanSecWest che, per chi non ne fosse a conoscenza, si prospetta come una manifestazione pululante di esperti di sicurezza che ogni hanno mettono alla prova la sicurezza dei browser più noti.

Anche in questa edizione la partecipazione è stata folta è nutrita con esperti provenienti da tutto il mondo tra nomi emergenti ed i mostri sacri della manifestazione come ad esempio Charlie Miller.

Le indiscrezioni sulle vulnerabilità dei browser erano in realtà iniziate qualche tempo fa e vedeva protagonista i sistema MacOSX duramente criticati proprio da Miller che li definisce insicuri e pieni di potenziali falle da sfruttare.

Alla prova dei fatti Miller aveva ragione, già nella prima giornata il sistema di navigazione della mela morsicata è caduto sotto i colpi degli esperti che, grazie ad una pagina web appositamente costruita, sono riusciti a violare da remoto un computer Apple attraverso il proprio browser Safari.

Non se la sono passata meglio gli altri sistemi da navigazione, Firefox è stato messo in ginocchio da un esperto che si fa chiamare Nils il quale non ha reso pubblico il suo nome, unico dato che ci è dato conoscere è la sua posizione lavorativa ovvero ricercatore nell’azienda inglese MWR InfoSecurity.

Internet explorer 8 su piattaforma Windows 7 di fresco aggiornata ha capitolato sotto le mani di Peter Vreugdenhil olandese che in questo modo si è portato a casa il sostanzioso premio di 10.000 dollari.

Brutte notizie anche per il telefonino più desiderato/copiato/invidiato degli ultimi tempi, l’iPhone è stato violato ad opera di Ralf Philipp Weinmann dell’Università  del Lussemburgo  e Vincenzo Iozzo italiano che lavora per l’azienda tedesca Zynamics.

L’iPhone in questione era un 3GS originale, quindi senza Jailbreake, aggiornato all’ultimo firmware reso disponibile dall’azienda di Cupertino.

Pochi ancora i dettagli sugli attacchi e sul loro metodo di esecuzione, Miller ha dichiarato di avere sfruttato una pagina web appositamente costruita per lo scopo, i ragazzi che hanno messo a terra Explorer si sono affidati ad una tecnica più complessa che ha richiesto di scavalcare la tecnologia ASLR, evitare di incappare nella DEP ed infine visitare una pagina web contenente codice maligno.

Firefox allo stesso modo ha capitolato grazie al superamento delle tecnologie ASLR e DEP, debolmente implementate all’interno del browser di Mozilla, per poi cedere sotto i colpi del più classico dei corruption memory.

Infine ecco l’exploit più grave ovvero quello che riguarda l’iPhone, un progetto di due settimane ha permesso agli esperti di rubare il database completo degli sms ma, a detta degli stessi, l’attacco lascia spazio anche ad altri “furti” di dati molto più pericolosi.

Tutto il procedimento ha richiesto soltanto 10 minuti ed è bastato visitare una apposita pagina web appositamente creata.

Gli esperti hanno confermato che il più grande problema affrontato in questo caso è stato il superamento della firma digitale del codice.

Grande assente nella manifestazione è stato il browser Opera il quale sembra non essere stato neanche preso in considerazione.

Lo so cosa state pensando….Chrome??

Ebbene si Chrome era presente e l’ottimo lavoro di Google ha permesso al browser di resistere agli attacchi in questione almeno per il primo giorno della manifestazione.

Ancora una volta il colosso del web mette a segno un colpo vincente, un browser leggero, veloce ed a quanto sembra estremamente più sicuro del resto della compagnia.

Ecco quindi che si ripresenta il poco simpatico problema della sicurezza dei programmi per la navigazione web, solo un progetto tutto nuovo è riuscito a tener testa agli esperti del settore, forse, e dico forse, sarà il caso per le aziende che non sono riuscite a superare il test di mettere mano al codice fin qui elaborato tagliano a destra ed a manca svecchiando ove richiesto.

Ciao a tutti.

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mar
13

Conoscere Haiku

 

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Un incontro organizzato dal Camelug per conoscere Haiku, OS erede dell’ottimo BeOS

Lunedì prossimo, 13-03-2010, si terrà presso il Dipartimento di informatica dell’università di camerino un incontro con i ragazzi della comunità italiana di Haiku.

A partire dalle ore 15 i volenterosi informatici del gruppo italiano Haiku ci proporranno una serie di interventi mirati a far conoscere meglio questo progetto per un sistema operativo derivato da BeOS.

Sarà un seminario che si pone come obbiettivo quello di avvicinare tutti alle meraviglie che questo OS presenta sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista della sua usabilità per il lavoro quotidiano.

haiku_flier_2010_a4.jpeg

Se non riuscite  a raggiungere la sala del meeting non c’è problema, abbiamo pensato a voi allestendo uno streaming audio/video accessibile alla pagina http://www.ustream.tv/channel/haiku-15-03-10 o direttamente dalla sezione streaming del sito www.camelug.it.

Siete chiamati anche a partecipare grazie alla chat se avete voglia di porre domande ed interagire con noi.

Ciao a tutti.

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mar
08

Grafica & co. ma il kernel?

 

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Rinnoviamo la grafica ma non sarebbe più utile concentrarsi su altri aspetti?

La scorsa settimana il team di Ubuntu ha fatto sfoggio di una rinnovata veste grafica che molto presto sarà implementata ufficialmente sia sulle pagine di riferimento della Canonical che sull’interfaccia grafica del sistema operativo.

Personalmente ritengo che una “svecchiata” al tema grafico di questa nota distro sia ormai necessario, non ho mai apprezzato i colori delle vecchie release e non apprezzo in pieno la nuova veste grafica anche se riconosco l’impegno profuso nel migliorare l’aspetto esteriore del prodotto.

Osservando rapidamente le immagini non posso che notare la evidente somiglianza con lo stile dei mac, forse commetterò l’errore più grande della storia ma quel pc Asus mostrato nelle immagini sembra tutto fuorchè un sistema equipaggiato con una distro GNU/LInux.

Prendere spunto dai grandi in fatto di usabilità è sempre un bene ma non credete che si stia andando nel verso dell’adorazione per un prodotto che, se pur valido e graficamente notevole, non ha nulla di più rispetto ad una qualsiasi distro?

Proseguendo in queste considerazioni del tutto personali trovo invece di grande impatto sia la nuova versione del cd che l’interfaccia del presunto nuovo sito.

Una grafica giovane che cerca di “svecchiare” un concetto ormai senza alcun senso ovvero quello di un GNU/Linux difficile da usare e destinato solo agli esperti del settore, smanettoni e geek fino all’osso.

Spesso rinnovare un brand significa avere una maggiore visibilità e scollarsi di dosso una vecchia reputazione in favore di una nuova immagine aziendale, l’obbiettivo di Ubuntu è quello di portare GNU/Linux nei desktop di milioni di utenti e per far questo è necessario spolverare via dalle distribuzioni quell’alone di difficoltà d’uso tipica di una stereotipata immagine che il nostro amato OS ha accumulato negli anni.

Se il prezzo da pagare per evangelizzare il mondo è quello di comparire come dei “fighetti” penso che questo sia un sacrificio tutto sommato sostenibile.

Ma non è tutt’oro quello che luccica e se da un lato avere una buona interfaccia grafica, moderna e funzionale può attirare utenti ricordiamoci come il fulcro dei sistemi GNU/LInux sia il kernel, scattante, veloce e funzionale.

Forse abbiamo qualche grosso problema in questa direzione…….qualche tempo fa Torvalds si lamento della propria creazione definendola come appesantita e pachidermica.

Non è che avesse tutti i torti visto che il problema è ormai stato appurato e scientificamente individuato dai ragazzi di Phoronix.

Ci si aspetterebbe un costante miglioramento di un progetto ed invece negli ultimi due anni la velocità dei kernel Linux si è notevolmente ridotta, non ricadiamo in allarmismi inutili ma invece valutiamo bene la situazione e cerchiamo il centro del problema.

Forse invece di investire in una grafica più moderna si potevano apportare dei miglioramenti al kernel del sistema…..ma forse non è tempo di provocazioni.

Link

Link

Ciao a tutti.

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mar
08

Nautilus + zeitgeist in un nuovo video

 

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Zeitgeist fa sfoggio di se in un nuovo video

Un nuovo video ha fatto la sua comparsa in rete qualche giorno fa e ci mostra le evoluzioni del progetto Zeitgeist.

Per chi non lo ricordasse Zeitgeist è il nome in codice di un fantastico progetto che mira a rendere più fruibile il proprio desktop, maggiori info e riferimenti qui.

Clicca qui per vedere il video incorporato.

Ciao a tutti.

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feb
11

Apri e dai fiato, la brutta abitudine del popolino italico

 

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Quando un evento perfetto viene sminuito dal manager di turno

Capita dunque che delle volte ci siano delle grandi inziative volte a portare il valore del software libero all’interno del quel circuito chiuso, e perchè no vecchio ed obsoleto, delle aziende.

Capita anche che il sottoscritto venga chiamato a relazionare su di un argomento inerente a questa tematica e, pur a proprie spese, l’individuo in questione affronta volentieri tratti di strada relativamente lunghi spinto dalla voglia di portare a conoscenza del mondo una cosa meravigliosa come il software libero.

Non sono un santo ed inutile negare che vedo queste opportunità come un mezzo di sponsorizzazione personale che potrebbe trasformarsi in occasioni per conoscere persone e realtà con in quale instaurare reali collaborazioni lavorative anche importanti.

Sembra un quadro idilliaco ma dietro l’angolo si cela sempre l’interesse, il losco ma soprattutto l’ignorante di turno che, pur di proteggere i propri interessi, fa figure degne del peggiore conoscitore degli argomenti trattati.

Tutto ha inizio nella giornata di Sabato 6 Febbraio quando una volenterosa professoressa di un locale ITI con specializzazione informatica organizza in modo magistrale un workshop dal titolo “Opzione Open Source // Strumenti e competenze per l’innovazione”, invitati/obbligati i ragazzi del comprensorio scolastico ma soprattuto le autorità che presiedono alle organizzazioni di categoria.

Ecco quindi schierati i vari sindaci ed autorità, il presidente della federazione degli industriali della regione, alcuni rappresentanti dei progetti Open che la regione Marche sta portando avanti ed altre figure professionali che cercao di portare il sorgente aperto all’interno alle realtà che potrebbero avvantaggiarsi, in termini economici ma non solo, del frutto della comunità di cui mi onoro di far parte.

Proprio perchè destinato alle azinede il workshop vede la partecipazione attenta ed interessata di alcune aziende software che operano a livello nazionale nonchè di rappresentanti di realtà diverse che cercano di migliorare la propria conoscenza dell’argomento.

Tutto si svolge nel migliore dei modi con talk esaustivi, interessanti e completi che stimolano l’attenzione del pubblico; arriva il momento della pausa e lo scambio di opinioni e di pareri è subito dietro l’angolo, in molti si dimostrano interessati alle postazioni allestite dove fanno bella mostra di se normalissime macchine equipaggiate con software libere per divenire dei veri e propri server aziendali in grado di sostenere la totalità delle richieste di una PMI.

Riparte la macchina dei talk e tutto procede in modo splendido fino a che…..arriva il momento delle domande.

Gli interventi vengono dalla parte delle aziende, dubbi, insicurezze e voglia di certezze, sono questi i punti focali su cui puntare.

Le aziende desiderano avere soluzioni a basso costo (neanche a dirlo) chiavi in mano e con assistenze garantite e competenti.

Purtroppo per noi il mondo open è ancora visto come una manica di smanettoni che provano sperimentano ma non forniscono del grado di sicurezza necessario a garantire un servizio continuativo, devo dire che in parte non si sbagliano ma all’interno di questo panorama ci sono realtà che operano sul mercato e garantiscono tutto questo.

C’è da sconfiggere la diffidenza creata aimè dall’ignoranza delle persone su questi argomenti, ecco spuntare quindi domande che potrebbero più o meno suonare in questo modo “Ma se GNU/Linux non è così usato forse un motivo ci sarà, come mai?”, a mio avviso il miglior modo di rispondere a queste domande è portare reali casi di successo o magari porre l’attenzione su aziende che hanno costruito imperi economici proprio sulle fondamenta GNU/Linux…..i soldi fanno sempre presa.

Ma eccoci al momento cruciale quando un signore distinto si alza in piedi e prendendo il microfono inizia e sparare a zero sull’organizzazione del convegno e sulla tematica dello stessso chiudendo il suo inetrvento c on la frase più stupida che uomo abbia mai sentito da qui al Pleistocene, epoca nella quale occhio e croce l’uomo ebbe una sua evoluzione significativa, “Possiamo dunque affermare che GNU/Linux ha una valenza puramente didattica ma di fatto il suo codice è peggiore rispetto a quello dei prodotti commerciali“.

Commenti e reazioni in stile GNU infuriato si sono accese seguite da proposte di tavole rotonde durante le quali discutere, con i sorgenti in mano, di quale sia il codice scritto in modo migliore.

Potremmo pensare che il tizio in questione non sapesse di cosa stia parlando ed invece no, il tizio in questione è uno dei boss della Alley informatica che, ha dispetto del loro orrendo sito, fatturano milioni di euro tenendo sotto scatto migliaia di comuni e di pubbliche amministrazioni italiane fornendo i loro servizi e software tutti rigorosamente a codice blindato.

Uno stralcio di una mail che mi è arrivata qualche giorno seguente da uno dei relatori:

………..parla in quel modo perché di fatto “possiede” la gran parte delle istituzioni del nostro territorio. Il discorso del possedere è serio.
Dico possiede perché effettivamente controlla e compra contemporaneamente:

I software della Halley sono completamente proprietari, hanno scritto persino un database e l’editor di testo. Li hanno scritti con un loro linguaggio di programmazione interno, quindi di fatto hanno incatenato chi ha acquistato la loro accozzaglia. Le aziende sono talmente incatenate che devono pagare 1500 euro ogni volta che devono far ripartire una macchina che si è spenta, perché bisogna fare una “procedura” per far ripartire il database. Mi immagino anche la liceità di tale procedura.
Dico anche possiedono, in termini monetari, perché si è arricchito con questo discorso estremamente proprietario, ed immaginate in quale maniera limpida, ora abbia i suoi software installati in oltre 7000 comuni italiani. (continua…..)

Se pensate che sia finita qui vi sbagliate di grosso visto che la stessa azienda tiene sotto scacco un intero dipartimento universitario grazie ad i fondi erogati allo stesso.

Questo è lo schifo da fermare e da abbattere, ecco come funzonano le cose in Italia, il potente sempre più potente grazie ad i suoi contratti ed alle sua imposizioni.

Che dite, riusciamo noi come comunità libera e senza padroni a cambiare questa pericolosa tendenza almeno nel nostro settore?

Le più grandi rivoluzioni sono partite sempre dal basso e magari potremmo essere i fauturi di una di queste all’interno del panorama IT italiano.

Ciao a tutti.

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gen
29

E poi mi vengono a dire…..

 

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Questioni di lavoro e poche novità degne di nota fanno passare la voglia…..

Ok ragazzi lo so a cosa pensate…..ma questo non scrive più, che gli è successo?

Non vi preoccupate, se mai aveste pensato di farlo, vi posso rassicurare che il bastardo egocentrico che si aggira da tempo dietro le pagine di questo blog è in buona salute ma ultimamente si è messo in testa di buttarsi in una avventura che forse lo porterà lontano o forse, più verosimilmente, lo porterà alla disfatta totale.

Staremo a vedere  ma nel frattempo cosa succede nel panorama gelido delle terre abitate dai pinguini?

Sarà che sono stato un po con la testa in altre cose ma i radar della mia base non sono stati in grado di captare informazioni succulente come quelle che qualche tempo fa passavano nei meandri della rete.

Una cosa però mi è saltata all’occhio, il verbo open sembra arrivare anche dove mai avremmo pensato prima.

Esempio numero 1

Torno a casa dal lavoro e mentre mi preparavo ad addentare in modo vorace un’ottimo spaghetto alla carbonara quasi mi viene un infarto sentendo parlare, in un telegiornare nazionale, di Arduino ovvero la nota piattaforma hardware completamente Open made in Italy.

Mai stupore fu più grande in me, si parlava di Open, si parlava di hardware e tutto in un tg che va in onda in una delle fasce di orario da sempre più seguite.

Esempio numero 2

Mi arriva una mail, una proposta per andare a tenere un talk inerente il mondo del software open all’interno di quello che possiamo definire un workshop/convegno promosso da una scuola superiore con la collaborazione, e sotto la forte spinta, di alcuni imprenditori della zona che vogliono saperne di più per valutare un loro eventuale passaggio a tali diavolerie aperte.

Ecco quindi la dimostrazione pratica di quello che affermo da tempo, divulgare è importante ma è ancora più importante divulgare nei canali giusti e nelle teste giuste.

Mentre il governo si muove con tecnologie vecchie e mezzi sempre più chiusi la popolazione sembra che inizi a capire quale potenzialità si nasconde nel “nostro” lavoro.

Sempre più spesso mi chiedo quindi quali competenze abbiamo alcuni soggetti che occupano poltrone importanti come quelle di un ministero dell’innovazione pubblica che di fatto sembra un apparato statale per la promozione all’inviluppo delle nuove tecnologie.

Parliamo di PEC, ovvero posta certificata che da gratuita e libera per ogni cittadino sembra che stia diventando, e fidatevi lo diverrà, appalto di un solo ente (leggi Poste Italiane) e per di più a pagamento.

Ma soluzioni completamente Open sono difficili da proporre?

Ma no in Italia no, in Italia ce ne usciamo con la storia dell’equo compenso che porta aziende e privati a pagare euro sonanti per l’acquisto di un hard disk o di una chiavetta o di un memoria sd per la propria macchina fotografica.

Alcuni dubbi su tale tassa abusiva:

  1. se io acquisto un supporto che dopo qualche tempo si rompe devo pagare la tassa due volte? Ovviamente si, ma se pensiamo che la tasse è un balzello posto a difesa del diritto di autore perchè devo pagare due volte per una stessa cosa.
  2. chi dice che io acquisti detta merce per contenere audio e video pirata, non posso acquistare un SD solo per contenere delle foto scattate personalmente da me con la mia personalissima fotocamera?
  3. se la legge sancisce il diritto alla copia privata a patto di essere in possesso dell’originale perchè dovrei sborsare altri soldini per avere il benestare della SIAE ad effettuare tale operazione lecita e consentita dalla legge?

Forse farei prima a fare come il nostro caro Luca Barbarechi, o chi per lui, che prima di ogni trasmissione pensa bene di farsi un giretto su Spinoza per fregare le battute di turno al fine di spacciarle come le proprie all’interno del suo show.

Ma per fortuna che a tutto questo c’è un rimedio……la class action….ma all’italiana che solo a leggerla fa ridere anche i polli visto quanto vincolata e poco seria.

Tranquilli su di noi, e sulle vostre connessioni, vigilano personaggi seri che, senza alcun rispetto per la legge, si sono permessi di tracciare e monitorare le connessioni di alcuni utenti Telecom rei di aver scaricato film e musica.

Buonsenso…..sembre che nel nostro stivale ne sia rimasto veramente poco.

Ciao a tutti.

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gen
18

Googlofono Nexus One, tra luci ed ombre

 

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Android in salsa Google ma sembra che ci siano problemi

Dopo mesi di attesa, se non anni, ecco che si palese ai nostri occhi il primo esemplare di telefonino progettato e commercializzato da Google con la collaborazione per la parte produttiva di HTC.

A detta di chi ha già avuto modo di provare con mano il dispositivo lo stesso è costruito in maniera eccellente, HTC ci abituati ad avere telefoni dai materiali solidi e dall’assemblaggio preciso.

Il sistema operativo è la massima espressione attualmente reperibile sul mercato di Android in noto OS per dispositivi mobili lanciato da Google ormai qualche tempo fa e portato avanti da un consorzio di produttori che sembrano essere poco contenti della mossa commerciale del colosso del web.

Certo è che i produttori di altre soluzioni hardware equipaggiate con Android non hanno tutti i torti, l’appeal e la forza del marchio della grande G unite alla capacità di fornire tutti quei servizi web ormai indispensabili per la vita del moderno geek possono effettivamente far decidere, per chi considerasse l’acquisto di un telefono con questo OS, di scegliere il modello proposto dal colosso delle ricerche.

Il paragone con il terminale Apple è stato pressochè immediato ma, fortunatamente per voi, non amo fare questo tipo di valutazioni, penso che ogni prodotto vada valutato a se e solo successivamente possa essere collocato in una fascia di mercato dove sono presenti eventuali competitori.

Certamente inutile in questi casi basarsi sull’hardware per giudicare un prodotto, molto spesso il determinante in questi casi è da ricercare nel sistema operativo che può far la fortuna e la sfortuna di un terminale come questi citati.

Inutile dire come questo dispositivo abbia una dotazione al top della gamma ma nonostante tutto i dati di vendita della prima settimana lasciano molto a desiderare.

Poco interesse in Android?

Il tel non va?

Personalmente non sono, e non mi sento, in grado di dare alcuna spiegazione per questo scarso interesse dimostrato verso il dispositivo ma posso ugualemnte porre alcune probabili cause di disinteresse da parte degli utenti:

  1. il paragone iPhone: ormai tutto e iPhone relativo e, se da una parte l’utenza più esperta non curo questo dettaglio, dall’altro l’enorme successo del telefono Apple può in qualche modo oscurare questo terminale con considerazioni da parte del medio utente in uno stile che più o meno potrebbe suonare così “si ma questo l’iPhone è da tanto che lo fa…”
  2. la novità Google: forse alcuni utenti si sentiranno intimoriti dal fatto che la stessa compagnia web si sia prodigata nel progettare e realizzare un dispositivo interamente gestito da Google per quel che riguarda la parte di commercializzazione e progettazione magari si possono avere dei problemi di gioventù come effettivamente si stanno registrando nella componete 3G, si pensa sia colpa del gestore telefonico ma nel dubbio…..
  3. la salsa Android: bella idea, nessuno lo nega, ottimi propositi ed ottima piattaforma ma effettivamente questo Android ha alcuni limiti che non vanno ricercati nel suo funzionamento ma proprio nella sua libertà. Ogni produttore può prendere Android e farne ciò che vuole in termini di interfaccia, funzionalità e software da aggiungere o personalizzare, se all’apparenza sembra un paradiso ricordo come personalizzazioni diverse non portito a funzionamenti simili potremmo avere quindi programmi sviluppati per Android che mal si adattano a forme personalizzate in modo estremo da parte di un produttore di questo OS. Di qui la considerazione che mi porta a pensare come il mercato software venga influenzato in modo pesante da quello che sarà eletto come il terminale Android per eccellenza, di riflesso sviluppatori ed utenti saranno stimolati alla programmazione ed all’acquisto di questo telefono che non per forza di cose deve corrispondere con il prodotto venduto da Google.
  4. la prima settimana: il fatto stesso che Google abbia deciso di rimborsare 100 dollari a chi ha appena acquistato il telefonino la fa pensare lunga sulla reale portata delle vendite dell’oggetto, forse è troppo presto per tirare delle somme ma altri modelli dopo una settimana di presenza sul mercato avevano fatto registrare il tutto esaurito…..e non sto parlando solo di Apple.
  5. il prezzo: forse a far preferire il terminale Google a quello di altri produttore potrebbe essere il prezzo? Proprio no, ci troviamo un ottimo prodotto hardware con un buon OS con un prezzo di poco inferiore ad identiche soluzioni di altri produttori, perchè dovrei prendere un Googlefonino??

La mossa di Google, in fin dei conti, potrebbe far approdare il prodotto in due direzioni, o il flop totale dell’apparecchio o quello che possiamo definire come un primo timido passo del gigante nel mondo della telefonia, a mio avviso siamo ben lontani da realizzare il sogno dell’azienda ovvero quello di vedere il proprio dispositivo in vetta alle classifiche di vendita.

Rileggendo velocemente il post mi sono accordo di aver scordato un punto importante tra quelli elencati: lo store Android.

Di base siamo di fronte ad un’ottima idea ma ecco il problema, controlli poco serrati e procedure di approvazione delle applicazioni troppo veloci e semplici hanno permesso la pubblicazione di un software in grado di effettuare la trasmissione di dati bancari verso server non autorizzati mascherandosi da software per la gestione dei propri dati.

Un biglietto di presentazione che molti avrebbero volentieri fatto a meno di leggere.

Ciao a tutti.

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gen
11

Il futuro nelle mani dei soliti……

 

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La Microsoft si getta a capofitto nel futuro

Vi ricordate questo:

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penso proprio che ognuno di noi appassionati e profesionisti del settore informatico ha subito un forte attacco di salivazione vedendo le capacità dell’interfaccia uomo macchina ipotizzate nel film.

Ora vi invito ad osservare questo:

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molti di voi già conosceranno il piccolo genio che, da un rivoluzionario controller per videogiochi prodotto dalla Nintendo, ha ideato sistemi più o meno complessi per interfacciare l’uomo alla macchina.

All’uscita di questi filmati molti, compreso me, hanno iniziato a sperimentare queste tecnologie grazie alle licenze open che il giovane informatico applicava ogni volta alle proprie creazioni.

Qualche tempo dopo Microsoft, fiutando la rivoluzione ha dato il via al progetto Natal, un ingente investimento di denaro che ha portato in poco tempo ad avere un primo esperimento in grado di tracciare i movimenti di un giocatore solamente attraverso una webcam ed un software dedicato.

Molti i dubbi e moltissimi gli scettici che, pur apprezzando l’idea, hanno fin da subito avanzato dei dubbi sulla fluidità di funzionamento della creazione.

Passano i giorni e le stagioni e troviamo una Microsoft, ancora più combattiva e determinata ad acquisire quella quota di clientela che hanno preferito la rivale Nintendo nel campo console a causa del controller Wiimote, che presenta al mondo i progressi del progetto Natal con questo filmato:

Clicca qui per vedere il video incorporato.

Sorprendente, in pochissimo tempo si è riusciti ad avere un primo esempio di quello che qualche anno fa tutti noi desideravamo avere dalle poltrome del cinema.

Ora se pensiamo che diversamente al sistema del film l’apparato Microsoft non richiede di indossare nessun dispositivo e se aggiungiamo l’inizio della produzione dei primi schermi LCD semi trasparenti presentati in questi giorni al CES 2010 da un noto produttore possiamo affermare che ormai i tempi sono maturi per una nuova tecnologia per interfacciare uomo e macchina.

Nota dolente di tutto questo sfoggio di buone idee……l’estrema chiusura dell’azienda che con successo sta lavorando a queste innovazioni.

Peccato.

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gen
09

ADSL europea…..Italia dall’Africa

 

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La situazione del nostro paese rispetto alla connettività telematica

Per prima cosa un grafico:

Adsl.jpg

un grafico molto semplice dall’intermpretazione immediata che ci dice che il continente più “veloce” è l’europa.

Il vecchio continente registra infatti le connessioni più veloci in download ed il numero maggiore di contratti di fornitura verso privati ed aziende, va da se che anche noi italiani, in quanto europei, dovremmo essere nei primi posti del ranking mondiale in quanto a connessioni a banda larga invece, come tutti sanno, ecco la triste verità:

adsl2.jpg

connessioni lente e scadenti che ci portano ad essere il fanalino di coda europeo, infilzati come in un sorpasso all’evoluzione da paesi emergenti dalla tradizione tecnologica quasi inesistente, con rispetto parlando, come la Romania e la Slovenia che solo in questi ultimi anni hanno conosciuto lo sviluppo economico e sociale del resto dell’europa.

Ora è necessaio capire il perchè della situazione e mi permetto nel mio piccolo di stilare un elenco delle cause che, a mio personalissimo parere, concorrono a creare questo scenario da paese evoluto del continente africano:

  1. Monopolio: attualmente nel nostro paese sono presenti diverse telco sia per le comunicazioni mobili che per quelle fisse ma è inutile negare come, pur trovandoci in un regime di liberi mercato, esse siano vincolate nelle loro mosse dal gestore della quasi totalità della rete fissa italiana ovvero Telecom Italia. Questa situazione è il risultato di decenni di monopolio dove invece di migliorare la rete, visto gli introiti da capogiro, si è pensato bene di far cassa lasciando l’infrastruttura a marcire, lavorando per occupare frequenze riservate a servizi implementabili in un futuro piuttosto che sostituire di netto una centralina telefonica di quartiere ormai sottodimensionata. Ed ora che il mercato è apperentemente libero dipendiamo tutti da una struttura cadente e non aggiornata che limita le possibilità di espansione delle capacità della stessa.
  2. Politica: non parlerò di destra o centro o sinistra dirò solo che in Italia l’età media dei vari politici è parecchio al di sopra di quella massima richiesta per capire che il processo di sviluppo di un paese sta passando inevitabilmente per la banda larga. Incentivi promessi mai arrivati ma soldi ugualmente spesi per nutrire le casse dei vari operatori, leggi inadeguate e demonizzazione da parte di molti manager del paese della risorsa internet. Paura, incomprensione o voglia di controllo potrebbero essere alcune delle motivazioni che spingono la nostra classe politica a limitare un potente strumento democratico come la rete.
  3. Cultura: che la nostra nazione abbia una popolazione vecchia è un dato di fatto ma quello che molti non valutano è che vecchio non per forza deve coincidere con ignorante. Purtroppo per noi il trentacinquenne italiano nell’80% dei casi ignora la rete, le sue potenzialità e non è in grado di utilizzare le funzioni base di un normale computer. Ora immaginate se i vostri genitori o nonni siano in grado di comprendere la rete e le sue dinamiche. Alcuni potrebbero sostenere che con una adeguata opera di divulgazione questo gap di conoscenze potrebbe essere fermato e magari in parte colmato…….sono pessimista ma in cuor mio penso che questo non può succedere, per comprendere alcune cose serve una forma mentis libera da pregiudizzi ed in grado di analizzare fatti estrapolando concetti……dite che sottovaluto la grande parte del paese se dico che non è in grado di fare una cosa del genere?
  4. Menefreghismo: forse il tasto più dolente, quello che più mi fa incacchiare ed incazzare……la connessione da 7 Mb va come una 640 Kb….l’importante è che funzioni. No l’importante è che io non vi paghi!! Su questa base le compagnie telefoniche si permettono di attivare contratti che non hanno ragione di esistere a causa di distanze dalla centrale incompatibili con le velocità dichiarate e quindi speculano fortemente sul fatto che il cliente si rassegna ed altre alternative non ci sono. E’ ora di finirla! Se loro pretendono i soldi a fine mese io pretendo che la mia connessione vada come deve andare per un mese. In questi casi ricorrere alle vie legali potrebbe non aiutare, le telco sono forti e noi siamo il singolo….guai fare una legge che limiti queste frodi, sarebbe brutto farsi nemici in seno alle dirigenze di queste aziende.

Eccoci quindi ai controsensi ed al teatrino delle frasi fatte all’italiana, un po comel’antipasto dove gira gira mangi sempre le stesse cose se il piatto è denominato all’italiana, ma la verità è una soltanto, non siamo più da tempo una delle grandi potenze democratiche del mondo ma siamo invece sulla strada che ci porterà ad essere una delle prima nazioni del continente africano.

I dati parlano chiaro siamo al capezzale di un organismo malato che sta respirando male e si avvicina sempre di più all’esalazione dell’ultimo respiro; quello che mi fa indignare è che la cura per la malattia che ci affligge è sul comodino ma nessuno allunga una mano per prenderla.

Ciao a tutti.

P.S.: l’Africa, la Romania e la Slovenia sono continenti e nazioni che da sempre hanno tutto il mio più totale e profondo rispetto.

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dic
29

Gsm e le chiamate a rischio

 

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Scardinata la protezione a guardia delle conversazioni telefoniche gsm, ed ora?

images.jpgNel settore IT e delle telecomunicazioni 21 anni sono una intera era geologica dove i sistemi informatici, ma non solo, cambiano veste, forma e sostanza.

Tutto cambia e tutto evolve molto rapidamente in questi contesti con il rischio che a distanza di pochissimi mesi, il più delle volte alcune settimane, interi apparati tecnologici più o meno complessi possono inosorabilmente cadere dalle zone più alte dell’innovazione tecnologica verso l’oblio del dimenticatoio digitale del quale solo alcuni individui hanno memoria.

In questo scenario un sistema di codifica per comunicazioni mobili nato nel 1988 non avrebbe più senso di esistere se non in versioni aggiornata, purtroppo per noi però questo è quello che si potrebbe definire un fossile digitale ovvero un software/hardware o alto ancora in uso a distanza di parecchi anni.

Stiamo parlando del protocollo di codifica a guardia delle nostre conversazioni GSM, il nome del sistema è A5/1 privacy algorithm e recentemente è stato violato da un distinto ingegnere appartente al club CCC tedesco.

Con il più semplice degli attacchi, ovvero quello che si rifà al nome di bruteforce, l’hacker è riuscito a scardinare il 64 bit del codice posto a protezione delle connessioni GSM di tutto il mondo che, in modo approssimativo, si possono ricondurre al numero di 3,5 miliardi.

La notizia ha visto la luce durante il Chaos Communication Congress che si è tenuto a Berlino proprio durante questi giorni e il successivo rilascio di un file torrente sulla omonima rete p2p con la chiave recuperata dal gruppo di volenterosi capeggiati da l’ingegnere Karsten Nohl.

Come è comprensibile la GSM Association non ha gradito le operazioni svolte dichiarando esplicitamente come questa operazione abbia i classici connotati di una azione illegale.

Da notare come la stessa associazione abbia già da tempo pronta una versione rivista e potenziata del sistema di protezioni che, nella nuova veste, passa dai 64 ai 128 bit, purtroppo per noi solo adesso è stata espressa la volontà di dare il via al cambio generazionale, che ci siamo forti e potenti interessi economici dietro a questa decisione??

Ancora una volta quindi ci troviamo di fronte ad una delle condizioni che troppo spesso scandiscono i nostri giorni, l’interesse di pochi favorisce il rischio di molti, una condizione inaccettabile che andrebbe duramente condannata e repressa.

A quanti di voi si stanno chiedendo se le proprie conversazioni sono al sicuro posso portare parole rassicuranti, le informazioni divulgate sul web non sono sufficienti a permettere attacchi immediati ai danni di trasmissioni GMS sono infatti ncessarie molte ore di lavoro per analisi di dati che raggiungono quantità molto importanti.

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dic
21

Oracle amica del software open

 

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Dopo l’acquisizione di Sun l’impegno di Oracle per migliorare MySQL

Riuscite ad immaginare un web senza database??

Sarebbe praticamente impossibile, essi sono il cuore pulsanti di moltissime delle soluzioni che hanno reso, nel bene e nel male, internet così come lo vediamo oggi.

Uno dei database più famosi ed utilizzati in ambito sia privato che aziendale è sicuramente MySQL, u n progetto sviluppato e portato avanti con molta dedizione dalla Sun azienda che nell’ultimo periodo si è vista fagocitare dal colosso Oracle.

Moltissime le preoccupazioni scaturite successivamente a questa grande oeprazioni finanziaria, le sorti di MySQL potevano essere a rischio vista la natura fortemente commerciale di tutte le soluzioni Oracle, moltissimi, come il sottoscritto, hanno subito pensato che un gigante come Oracle avesse poco interesse nel portare avanti una soluzione come MySQL senza ricavarne qualche introito di qualsiasi genere.

La vita però si sa è fatta per stupire ed ecco che, a distanza di qualche tempo, arriva l’annuncio che le sorti di MySQL sono al sicuro, il prodotto sarà portato avanti e migliorato mantenendo l’attuale licenza GPL.

La decisione è giunta dopo una discussione con la commissione europea che evidentemente ha convinto nel profondo la direzione dell’oracolo il quale ha deciso di fare le cose per bene annunciando di avere in previsione una spesa consistente nel prossimi tre anni per garantire il rilascio di due versioni, una enterprise ed una community.

Si parla addirittura di un investimento che si attesta a più del doppio di quello preventivato dalla stessa Sun per lo stesso periodo.

Interessante quindi l’approccio di Oracle che da, semi sconosciuta in ambiente open, si appresta a divenire una delle grandi sostenitrici del movimento.

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18

Al Cern solo Open source

 

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Il CERN di Ginevra si serve dal mondo open

Il CERN di Ginevra è forse attualemnte considerato come il più grande laboratorio di ricerca scientifica del mondo, migliaia di terminali, attrezzature e software che collaborano, sperimentano e producono dati da analizzare con altrettante infrastrutture.

Un enorme capitale di conoscenza, ma non solo, che sembra scaturire in buona parte dal mondo open.

In una recente intervista al prof. Giovanni Organtini, professore di Fisica Sperimentale all’Università di Roma “Sapienza”, pubblicata qui è scaturito uno spaccato molto significativo dell’adozione del software open all’interno del progetto CERN.

L’elogio dei sistemi aperti è in apertura d’articolo, flessibilità, adattabilità alle esigenze del caso e quindi estrema personalizzazione sono i punti di forza che fanno optare questi grandi centri di ricerca per l’uso di sosftware aperto.

Come dichiarato dallo stesso accademico lo sforzo necessario per garantire questi risultati da parte di una azienda software è pressochè impossibile da effettuare visti anche i costi proibitivi che si verrebbero a creare.

Il finale dell’articolo affronta uno dei temi da sempre caldi delle università italiane ovvero quello dei “Baroni”.

Uno scritto interessante con il punto di vista di un accademico di indiscusso prestigio.

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