nov
20

Chrome OS? Ma quale open source!

 

chrome-bomb

Tendete l’orecchio, li sentite? Si, sono proprio loro. Fuori dal proprio cortile i media starnazzano a più non posso la novità del giorno: Google entra nel mondo dei sistemi operativi per soppiantare lo strapotere di Microsoft e salvare il mondo dal dominio del gigante monopolistico che ha dominato l’informatica in questi primi vent’anni.
Beh carino, appassionante come romanzetto… peccato che quasi tutti abbiano considerato superficialmente l’aspetto più pericoloso di questa vicenda: la visione di Google sul futuro dell’informatica.

Partiamo da una considerazione. Più che nel software libero, Google afferma di credere soprattutto nell’Open Source. Non è un segreto per nessuno: Google ospita e finanzia molti importanti progetti delle nostre comunità e rilascia il codice dei propri applicativi (da android a Google Chrome) con licenze approvate dalla OpenSource Initiative. Questa apparente apertura, tuttavia, si rivela uno specchietto per le allodole quando, analizzando il funzionamento di Chrome OS e dell’ecosistema che Google vuole creare, ci rendiamo conto dei reali obiettivi del gigante di Mountain View.

Riavvolgiamo velocemente il nastro e torniamo a ripassarci la lezioncina sul software libero. A cosa serve la libertà del software? Perchè mai un gruppo di persone dovrebbero mettersi insieme e sviluppare insieme un sistema operativo e degli applicativi liberi da farci girar sopra? Stallman lo ha spiegato chiaramente: l’obiettivo è restituire agli utenti la loro libertà. Libertà di scegliere, scambiare, modificare e condividere il software, libertà quindi di controllare il proprio calcolatore, senza dipendere da un unico monolista, senza dover soccombere allo strapotere di chi domina l’informatica.

Il progetto di Google, rema invece in tutt’altra direzione. La visione di Google indica un progressivo passaggio delle operazioni di computing dai sistemi locali alla Rete. In altre parole, Google vorrebbe che i nostri computer diventassero col tempo dei semplici terminali, dei client per accedere a dei servizi gestiti ed eseguiti in Rete. Niente più storage sulle nostre macchine, niente più programmi da installare, niente più aggiornamenti. Tutto avviene sulla Rete e i programmi che noi usiamo ci verrebbero forniti (gratuitamente o dietro pagamento) come servizi web. Rileggete attentamente quest’ultima frase: “ci verrebbero forniti come servizi web”. Riuscite a vedere l’inghippo? “Servizi”: il software diventa un servizio fornito, un output precucinato ed inviato ai nostri terminali. L’utente non avrà quindi più alcun controllo sul proprio software perchè di fatto non avrà programmi a disposizione ma solo servizi a cui è abbonato. E naturalmente Google vuole essere il primo rivenditore di servizi software al mondo (ecco perchè esistono Gmail, Maps, Gdocs, Gtalk ecc.).

Insomma, il mondo che Google vorrebbe creare è un mondo di dominazione, dove la gerarchia del potere vede al vertice il fornitore del servizio, in grado di offrire o negare la possibilità di usare un programma o un servizio e di stabilire le condizioni per l’accesso a quest’ultimo. Alla base sta invece l’utente. Succube, deprivato del diritto ai propri dati personali (niente storage = nessun dato in mano nostra) e impossibilitato a lavorare in assenza di una connessione a internet. Se questo è il futuro, secondo me è meglio che iniziamo a preoccuparci sul serio. Un conto è infatti tollerare un po’ di software proprietario, un’altro è gettarsi tra le mani del nemico accettando di diventare totalmente dipendenti. A che serve quindi creare un sistema operativo collaborativamente, se poi questo non serve più a darci il controllo sulla nostra vita informatica? E la privacy? Che ne sarà dei nostri dati? Tutto in rete? Cosa succederà se qualcuno riuscirà a rubarci una password? Perderemo per sempre tutto quanto? Di fronte ad una prospettiva come questa non capisco come la comunità Open Source possa mettersi a disposizione di google accettando di sviluppare un sistema operativo che mira a cancellare per sempre ogni libertà informatica. Non è un enorme controsenso? Io spero vivamente che il progetto di google fallisca miseramente. Un conto è offrire ed utilizzare ottimi servizi online come Gmail, Gcalendar o Maps, un’altro è sostenere che ogni servizio possa essere fornito in questa forma, e che si possa tranquillamente rinunciare alla proprietà dei nostri dati e al controllo dei nostri programmi.

Spero proprio che la comunità risponda alla proposta con sonore pernacchie.Post (forse) correlati:

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