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Autore: jollyr0ger Trackback
Tags: Center,Computer,GNU/Linux,Varietà informatico,abaco,abacocomputer,abacocomputers,concorso,media,mediacenter,open-source,station,vinci
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Autore: Antonio De Luci (imu) Trackback
Tags: Add new tag,Antonio De Luci,KDE,KDE4,O.S. Revolution,debian
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Apparso oggi sul Debian’s Planet a seguito di molte richieste via mail Ana Beatriz Guerrero Lopez risponde con un post chiaro e deciso sui piani per Kde 4.x in Debian :
P.S. Traduzione di imu (me possino!)
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Autore: Bl@ster Trackback
Tags: Arch,Desktop Environment,Gnome,Informatica,Kernel,debian
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Ebbene si, dopo un po’ di rodaggio su Debian, ho preso il coraggio a due mani e ho deciso di mettermi a risolvere tutto ciò che ad un primo esame, con Arch, non andava.
Ovviamente il computer di cui si parla è il mio laptop, che come ricorderete avevo toccato ma non troppo, preferendo crogiolarmi tra gli agi del “sistema operativo universale”.
Dunque, dopo aver inserito il CD e aver completato l’installazione, accorgendomi che qualcosa non andava, ho controllato i file di log senza rebootare e mi sono trovato un bel FAIL nell’installare il kernel; per qualche motivo mkinitcpio non andava, ma è bastato un
pacman -Sy kernel26 -r /mnt
e magicamente il kernel è stato installato; tutto a posto dunque, per quanto riguarda l’installazione.
Un plauso va ai developers di ArchLinux, infatti essendo Arch una distro bleeding-edge, il kernel era all’ultima versione disponibile: grazie a delle migliorie apportate ad alsa e ai driver della mia scheda audio, adesso Arch non necessita di alcun fix per quanto riguarda il suono. Si sente tutto perfettamente, e ho potuto gustare da subito alcuni pezzi dei Dream Theater senza dover fare nulla.
Ho proceduto facendo un upgrade diretto al ramo testing, e senza perdermi d’animo, ho applicato quello che sapevo sui malfunzionamenti di mouse e tastiera: Xorg con l’ultima release è infatti migrato dai vecchi xf86-input-keyboard/mouse al nuovo xf86-input-evdev.
Per dovere di cronaca, ricordo che quando si esegue xorgcfg per configurare X in maniera automatica, il demone HAL dev’essere in esecuzione, pena il mancato riconoscimento di mouse e tastiera.
Con testing abilitato, posso anche godermi Compiz grazie ai nuovi xf86-video-intel e al nuovo Xorg; è una goduria girare il cubo e giocare con le finestre anche sulla mia distro preferita.
Dopo un po’ di tempo passato a gestire la connessione wireless tramite iwconfig ho anche installato seguendo l’ottimo wiki NetworkManager, che a dispetto di tutti i racconti dell’orrore sentiti in passato, a me funziona perfettamente e fa il suo dovere in modo egregio.
Il risultato, dunque, di questi smanettamenti dell’ultim’ora, è questo:
Non mi sembra che ci sia altro da dire, se non: io sono drogato di Arch!
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Dopo la Germania, la Russia e tante altre nazioni, anche la Norvegia passa al software libero. L’Italia, politicamente, resiste. Eppure si cerca di risparmiare, in tutti i settori, come mai, dove si potrebbe risparmiare molto e senza alcun sacrificio non lo si fa? Certo il software libero non si compra e quindi….
Si riporta l’articolo pubblicato dal Corriere della sera.it
La Norvegia verso il software libero
Obiettivo: risparmiare e ridurre le dipendenze da applicativi MILANO
Crisi finanziaria o svolta etica, la Norvegia taglia i costi dell’infrastruttura informatica: si passerà al software libero. Niente più soldi per la licenza del pacchetto Office di Microsoft, gli applicativi per l’ufficio nelle amministrazioni pubbliche saranno sostituiti dalla piattaforma OpenOffice. Un bel risparmio. L’obiettivo è più ampio: ridurre in generale tutte le dipendenze da applicativi proprietari, questo passaggio quindi, potrebbe essere solo il primo passo verso una migrazione complessiva delle infrastrutture. Finalità ambiziosa visto lo stanziamento attuale: solo 225 mila euro.
OPENOFFICE – Il finanziamento messo a disposizione dal ministro per le Riforme, Heidi Grande Roeys, andrà al Norwegian Open Source Competence Center che aiuterà le pubbliche amministrazioni nel passaggio tecnico e formativo. OpenOffice è la più importante alternativa «aperta» all’applicazione per ufficio Microsoft Office, dominante su tutti i mercati. Nata nel 2000 sulle ceneri del progetto StarOffice, la suite per l’ufficio viene rilasciata con licenza aperta (Lgpl) da Sun Microsystems che ne è titolare. Open Office viene già utilizzata in alcune amministrazioni pubbliche europee come quella di Monaco di Baviera (e altri nove municipi tedeschi), e Vienna. In Italia è in uso presso circa 60 Comuni delle provincia di Bolzano e molte tra le tante province che, anche senza aiuti statali, puntano al risparmio e alla qualità. È possibile provare OpenOffice anche per un uso domestico, l’applicativo è scaricabile in lingua italiana, ovviamente in forma gratuita, presso il sito ufficiale del progetto.
ESEMPI – Più in generale il passaggio delle amministrazioni pubbliche al free software vede alcuni casi significativi in Francia dove la Gendarmerie e il Parlamento sono in fase di migrazione quasi completa, e in Spagna nella regione dell’Estremadura. Naturalmente c’è chi lamenta alcune difficoltà, in particolare nell’uso di OpenOffice. La compatibilità con i formati proprietari di Microsoft Office pare non essere ancora del tutto completa. Inoltre OpenOffice necessita di una certa potenza di calcolo per operare al meglio. Questo non si sposa con la causa di chi favorisce programmi il cui funzionamento è rapido anche su macchine riciclate o non di ultimissima generazione.
Fonte: pagina originale
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Autore: Shaytan Trackback
Tags: GNU/Linux-Linux e dintorni,General,OpenSolaris,Ubuntu,freebsd,linuxfeed,test
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