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Game 6: installare SuperTuxKart in Ubuntu Linux

 

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Linux è un circolo vizioso di conoscenza

 

Detto così potrebbe sembrare una cosa negativa. In realtà non lo è.
Senza andare a immischiarsi nei meandi delle licenze e delle diatribe fra gpl2 vs gpl3 possiamo dire con estrema tranquillità che Linux è free software.
Possiamo infatti copiarlo, vederne il codice sorgente, ridistribuirlo, modificarlo e quant altro, a nostro piacimento.
Ma al di là del puro codice, parlando a un livello di ragionamento, assolutamente stimola l utente ad aumentare la sua conoscenza.
Ovviamente ci vuole un minimo di curiosità, una persona completamente apatica e senza voglia di fare niente che non sia clicca qui clicca lì, può tranquillamente continuare a usare winz e cliccare sui suoi antivirus e firewall senza problemi.
Non si deve avere necessariamente la curiosità e la brillante intelligenza di un hacker per entrare nel circolo vizioso che porta ad avere sempre più conoscenza che innesca Linux. Basta giusto un minimo.
E giusto un minimo ho io.
Ma quel minimo fa accadere, in modo più o meno veloce, qualcosa nel cervello.
E lo sto sperimentando di persona, da quando uso Linux.
Appena installato la prima volta non sapevo nemmeno cosa fosse un rpm, un deb (lo dico solo per parcondicio), o una shell.
Poi piano piano, se volevo usare l allora QiLinux, dovevo imparare come funzionasse, a livello user, cioè dovevo imparare ad usarlo come usavo winz precedentemente.
E si potrebbe dire: “Ok, mi fermo qui, tanto mi serve ciò che so per usarlo, e questo basta”.
Ovviamente chi usa una Gentoo o una Slackware sarà favorito sotto questo punto di vista, ma la sua curva di apprendimento sarà molto più lenta e complicata, ma se non consigliano queste distro a chi inizia, ci sarà pure un motivo.
A questo punto, vista l eterogeneità degli utenti e la grande quantità di programmi esistenti, sicuramente capiterà che ad un certo punto della nostra vita Linuxiana avremo bisogno di un programma che non è già bello e pronto in un pacchetto della nostra distro preferita. Sicuramente.
Un programma nuovo di zecca, una nuova versione di un programma esistente o quant altro.
A questo punto, visto che desideriamo ardentemente quel programma, nei ritagli di tempo, iniziamo a studiare come si fa a pacchettizzare quel programma. Per me è stato Yakuake.
E l ho pacchettizzato.
Poi dopo aver capito come funziona la pacchettizzazione, è normale che quando si trova un programma che si suppone essere utile, si decida di pacchettizzarlo.
E ovvio che si possono incontrare delle difficoltà, ma c è sempre quel minimo di curiosità che ci spinge ad andare avanti, per capire come mai qualcosa non funziona.
Il passo successivo si presenta quando si deve applicare un patch ad un programma pacchettizzato.
Anche in questo caso, di necessità si fa virtù e si cerca di capire come si applica una patch.
E ovvio che si deve conoscere il linguaggio di programmazione in cui è scritto il programma, almeno un minimo, o comunque tocca impararselo, ma applicare quella patch è di vitale importanza per noi, e nessun altro lo farà per noi, quindi lo facciamo.
Studiamo il codice e vediamo che programmare non è così difficile come lo si dipinge. All inizio magari ci sembra oscuro, ma a seconda del tempo che gli si dedica e del livello di curiosità che abbiamo, tutto diventa man mano più chiaro.
Beh, mi sembra palese che se notiamo che nella nostra distribuzione manca qualcosa, o c è qualcosa che può essere migliorato, semplicemente ci mettiamo a scrivere codice. Non necessariamente un programma intero, o cose complicate.
Una icona nella systray che ci semplifica notevolemente alcune operazioni che compiamo spesso. Poi pacchettizziamo ciò che abbiamo fatto e lo distribuiamo, chissà che qualcuno ha bisogno delle nostre stesse cose, ma non ci aveva ancora pensato, o non è ancora in grado di farlo…
Ovviamente poi a seconda del tempo, dell attitudine alla programmazione , ecc… il livello dei programmi / script creati potrà essere di livello molto differente. Ma non è la quantità che conta, è il fatto di farlo che da soddisfazione.
Il passo successivo è più complesso, sia dal punto di vista della enorme voglia di conoscenza che si deve avere, sia per la difficoltà intrinseca dell operazione.
Modificare il kernel.
E un terreno sul quale mi sono avventurato solo per l università e che almeno per ora non ha dato grandi esiti.
Cioè non ho mai modificato qualcosa nel kernel (che non fosse un proc file), ma ho studiato il codice scritto da altri.
Altri che non sono uno qualsiasi, sono fra i più bravi programmatori del mondo, tra cui Linus.

NB: con questo non voglio dire che chi usa windows o mac non abbia questa curiosità o sia un incapace, in quanto conosco persone che conoscono windows molto meglio di come io conosco Linux senza dubbio, o chi fa il sistema operativo non sia un buon programmatore (oddio forse nel caso di windows.. mah)
Quello che voglio dire è che questi utlimi due sistemi operativi non stimolano a ricercare la conoscenza, anzi cercano di bloccare questo processo (soprattutto windows), e quindi per riuscire a conoscere approfonditamente un tale sistema operativo si deve avere un livello di conoscenza di gran lunga maggiore.

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WP-CodeBox

 

Era da un po’ che cercavo un plugin del genere per WordPress e ora che l’ho trovato ve lo segnalo con gioia :)

WP-Codebox realizzato da Eric Wang non è altro che un “code syntax highlighter”, realizzato in AJAX, per WordPress. L’ideale per inserire pezzi di codice (di svariati linguaggi supportati) nei post.

Ad esempio questo script bash:

[-]Download r_wallpaper
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#!/bin/bash
clear
echo "Wallpaper 1.0"
echo "Autore: Giulio Rossetti"
echo "Copyright: GPLv3 2008"
if [ "$1" = "" ];
   then
      echo ""
      echo "Attenzione: è necessario fornire in input il path delle immagini"
      echo "Esempio: ./R_Wallpaper source/ (a partire dalla home dell'utente)"
      echo ""
      exit
fi
 
WALLPAPER_DIR=$HOME/$
FILES_FOUND=`ls -1 "${WALLPAPER_DIR}" | wc -l`
 
while ( $TRUE );
do
   numero=$RANDOM
   RANDOM_NUMBER=$(( $numero % $FILES_FOUND +1 )
   RANDOM_FILE=`ls -1 "$WALLPAPER_DIR" | head -n $RANDOM_NUMBER | tail -1`
   gconftool-2 -s /desktop/gnome/background/picture_filename -t string   "${WALLPAPER_DIR}/${RANDOM_FILE}"
   gconftool-2 -s /desktop/gnome/background/picture_options -t string "stretched"
   sleep 600
done
exit
Segnala presso:
Aggiungi 'WP-CodeBox' a Del.icio.usAggiungi 'WP-CodeBox' a diggAggiungi 'WP-CodeBox' a FURLAggiungi 'WP-CodeBox' a blinklistAggiungi 'WP-CodeBox' a redditAggiungi 'WP-CodeBox' a Feed Me LinksAggiungi 'WP-CodeBox' a TechnoratiAggiungi 'WP-CodeBox' a Yahoo My WebAggiungi 'WP-CodeBox' a NewsvineAggiungi 'WP-CodeBox' a SocializerAggiungi 'WP-CodeBox' a Ma.gnoliaAggiungi 'WP-CodeBox' a Stumble UponAggiungi 'WP-CodeBox' a Google BookmarksAggiungi 'WP-CodeBox' a RawSugarAggiungi 'WP-CodeBox' a SquidooAggiungi 'WP-CodeBox' a SpurlAggiungi 'WP-CodeBox' a BlinkBitsAggiungi 'WP-CodeBox' a NetvouzAggiungi 'WP-CodeBox' a RojoAggiungi 'WP-CodeBox' a BlogmarksAggiungi 'WP-CodeBox' a Shadows
Aggiungi 'WP-CodeBox' a Co.mmentsAggiungi 'WP-CodeBox' a ScuttleAggiungi 'WP-CodeBox' a BloglinesAggiungi 'WP-CodeBox' a TailrankAggiungi 'WP-CodeBox' a SegnaloAggiungi 'WP-CodeBox' a OKnotizieAggiungi 'WP-CodeBox' a NetscapeAggiungi 'WP-CodeBox' a Bookmark.itAggiungi 'WP-CodeBox' a AskAggiungi 'WP-CodeBox' a SmarkingAggiungi 'WP-CodeBox' a LinkagogoAggiungi 'WP-CodeBox' a DeliriousAggiungi 'WP-CodeBox' a SocialdustAggiungi 'WP-CodeBox' a Live-MSNAggiungi 'WP-CodeBox' a SlashDotAggiungi 'WP-CodeBox' a SphinnAggiungi 'WP-CodeBox' a DiggitaAggiungi 'WP-CodeBox' a SeotribuAggiungi 'WP-CodeBox' a FaceBookAggiungi 'WP-CodeBox' a Upnews

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Guida pratica all’OpenStreetMapping su Ubuntu

 

Questa guida non ha la pretesa di essere esauriente, e per forza di cose alcuni argomenti piuttosto lunghi o che richiedono semplicemente la sana lettura di qualche pagina tecnica verranno saltati a piè pari. Invece, troverete qui il riassunto della mia piccola esperienza di mapper, e tanti consigli su come affrontare il mapping. L’obiettivo è dare delle risposte alle domande che solitamente vengono fatte sul canale IRC, e farvi risparmiare tempo.

1) Perchè OSM?
Voglio evitare di ripetere quanto scritto nei precedenti post, quindi faccio un riassunto:
- per creare una cartografia libera del pianeta
- per ottenere una cartografia corretta e dettagliata del pianeta (senza villaggi fantasma e uova di pasqua)
- per liberare i geodati e sensibilizzare il pubblico al tema dei prodotti degli investimenti pubblici che dovrebbero essere proprietà comune (la cartografia finanziata con i soldi pubblici non è di pubblico dominio in quasi tutti gli stati europei)
- per fare sport, per rivalutare la bicicletta e il trasporto sostenibile, per valorizzare le piste ciclabili, i percorsi pedonali e la mobilità ecologica ed alternativa
Spero di non aver dimenticato niente, si accettano suggerimenti.

2) Cosa serve?
Un navigatore satellitare di qualsiasi genere: va bene un Garmin, TomTom, sia da auto che pedonale, così come è possibile utilizzare qualsiasi dispositivo in grado di registrare i dati del GPS che abbia un minimo di mobilità: un portatile, un cellulare con bluetooth, possono essere collegati senza fili all’antenna GPS (prezzo indicativo intorno ai 50€).
Personalmente, utilizzo un Nokia 6630 con antenna bluetooth Hamlet (chip GPS SirfStrar III).

3) Come acqistare?
Ognuno ha i suoi canali d’acquisto preferiti: Trony, MediaWorld, il negozio sotto casa, eBay. Se siete principianti ed avete un telefonino od un palmare con bluetooth e che permetta di installare almeno un programmino, vi consiglio di cominciare con i mezzi che avete, senza spendere un centinaio di euro in altri navigatori. In fin dei conti, ciò che ci interessa è solo registrare i dati dal GPS, tutto il resto è solo questione di comodità. La scelta delle antenne bluetooth è relativamente ampia, vi consiglio un’antenna con chip SirfStar III.

4) Il software
Solitamente, i programmi installati nei navigatori da auto non includono alcun programma per registrare le tracce GPS. In questa guida tratteremo soltanto la configurazione dei Nokia con Symbian v2 e v3. È comunque possibile installare applicazioni adeguate anche sul TomTom, e tutte le informazioni in merito possono essere trovate sul Wiki ufficiale di OSM (qui per la precisione) o chieste direttamente sul canale IRC italiano.

Per il mio Nokia 6630 (e quindi faccio riferimento anche a tutta la Serie60 e quasi tutta la Serie N), utilizzo due programmi: AFTrack e WhereAmI. Il primo è software proprietario (si acquista direttamente dal sito del produttore per circa 10€, ed è reperibile anche attraverso le solite vie “traverse” e non legali). WhereAmI è software libero sotto licenza GNU. In generale, fanno sostanzialmente le stesse cose, ma ritengo che AFTrack sia più versatile e semplice da usare, lo raccomando ai meno esperti, anche se sono uno strenuo difensore del software libero. Entrambi permettono di registrare le tracce GPS ma WhereAmI permette anche di visualizzare agevolmente le mappe scaricate da OSM, e quindi di testarne l’accuratezza (è teoricamente possibile farlo anche con AFTrack, ma è molto più complesso impostarlo, io non ci sono riuscito).
Nella mia esperienza quotidiana, è possibile usare AFTrack per registrare le tracce GPS, e WhereAmI come navigatore che utilizza le mappe di OSM, testando quelle da create personalmente.

5) Cominciamo
Una volta installato AFTrack (meglio installarlo sulla MMC e non nella memoria del Nokia), all’avvio chiederà di accendere il bluetooth per collegarsi all’antenna GPS, che viene riconsociuta nel giro di qualche secondo. Ho volutamente tralasciato il processo di prima accensione dell’antenna, che varia a seconda della marca e del modello (si presume quindi che l’antenna sia già accesa e funzionante). Ricordate che spesso le antenne impiegano qualche minuto per collegarsi ai satelliti, è bene aspettare che siano già collegate prima di aprire AFTrack.
Il programma è strutturato in “schede”, ognuna delle quali contiene informazioni sulle attività in corso del programma; la descrizione completa delle funzionalità è contenuta nel sito ufficiale.

  • Direzione: contiene la bussola con la direzione attuale;
  • Posizione: indica la posizione attuale e fornisce dati in tempo reale su posizione e velocità;
  • Andatura: velocità dello spostamento, il minimo, massimo, la media;
  • Mappa: è sicuramente la scheda più interessante, contiene la mappa delle tracciature delle coordinate GPS (tracks) da noi percorse in tempo reale. Ha funzione puramente informativa. Sulla Mappa, il pallino verde in basso a sinistra contiene il numero di satelliti agganciati, che è auspicabile sia almeno di 6.

6) Impostare software e hardware prima di partire
Entrate in macchina, salite sulla bicicletta, cominciate a camminare, salite sul treno, quel che vi pare. È tuttavia sempre importante posizionare l’antenna GPS nel punto più alto del proprio corpo (o del mezzo in cui ci si sta muovendo), per ricevere bene anche il segnale dei satelliti alle proprie spalle. Se siete in bici o a piedi, l’ideale sarebbe fissare l’antenna sul proprio casco (si, qualcuno lo fa). In auto, il ricevitore sul cruscotto va benissimo.
Dato che antenna e Nokia comunicano via bluetooth, potete metterli in tasche diverse,nella giacca, nel portaoggetti dell’auto, nello zaino o comunque non per forza l’uno vicino all’altro.
Prima di cominciare, è utile impostare un pò AFTrack. Il programma non fa altro che registrare, in base a schemi configurabili, le coordinate, l’altitudine e l’ora esatta in una sequenza, che formerà un percorso (track) poi esportabile in un file (IGN). Dobbiamo regolare la maniera in cui il programma registrerò i punti: potrebbe registrare un punto ogni X secondi, oppure variare la frequenza di registrazione dei punti in funzione del fatto che siamo a piedi, in bici o in auto. Tutto ciò è regolabile dal menù [MENU]. Per esperirenza personale, uso sempre la modalità più “intensiva”, ovvero 1 punto / secondo.
Fatto ciò, posizionate AFTrack sulla scheda che più vi interessa (di solito Posizione o Mappa), premete il tasto sinistro del Nokia, e dal menù “Percorso” selezionate “Inizia percorso”. Da questo momento in poi, il programma comincerà a registrare il vostro percorso, quindi… buon mapping!

Come prima mappatura, vi consiglio di fare avanti e indietro per un paio di centinaia di metri, giusto per ottenere un primo semplice tracciato.
Quando avete finito, selezionate il menù con il tasto sinistro “Percorso — Stop percorso”. NON CHIUDETE il programma.

7) Esportazione e conversione delle tracce
AFTrack permette di esportare il percorso in formato IGC, tramite il menù “Percorso — Esporta percorso (IGC)”. Il file viene salvato in C: o E: (a seconda di dove avete installato il programma) E:/Nokia/Others/AFTrack/nomefile.igc. Per navigare tra le cartelle del Nokia vi consiglio il programma FExplorer. Potete inviarlo via bluetooth al pc, oppure inserire la MMC in un lettore apposito integrato nel pc/portatile oppure da lettore esterno via USB.
Una volta copiato il/i file nel pc, occorre convertire il file IGC in GPX, formato universalmente compatibile, accettato da OpenStreetMap. Per farlo, possiamo usare l’arcifamoso programma GPSBabel. Su Ubuntu si trova già nei repository, dovrebbe essere così anche per altre distribuzioni. In generale, su GNU/Linux GPSBabel funziona solo da riga di comando, mentre per Windows c’è un programma in .exe dotato di una comodissima interfaccia grafica. Se come me non avete tempo e voglia di destreggiarvi con decine di opzioni da terminale, installate Wine su GNU/Linux e fate partire l’exe per Windows: il programma è standalone e non necessita di installazione.
Una volta avviato GPSBabel, l’interfaccia forse non è il massimo dell’intuitività, ma meglio del terminale (almeno per me). Dal primo menù a tendina selezionare come formato di input FAI/IGC. Nella prima riga, con il pulsante a destra si possono sfogliare le cartelle e caricare il proprio file IGC. Nella seconda riga, premere sempre il pulsante a destra per selezionare un percorso in cui salvare il file, dandogli un nome che termini con “.gpx”. Premere “Let’s Go” per avviare la conversione, che dovrebbe essere istantanea. Possiamo chiudere GPSBabel.
È possibile fare la stessa cosa da terminale, il comando è (ovviamente, posizionarsi nella cartella che contiene i file igc prima di dare il comando):

gpsbabel -i igc -f nomefile.igc -o gpx -F nomefile.gpx

Per tenerlo meglio a mente, la struttura delle opzioni comando dovrebbe essere questa (correggetemi se sbaglio):
-i: “input”, viene seguito dall’estensione del file da trasformare (nel nostro caso, igc);
-f: “file” identifica il nome del file di input;
-o: “output”, viene seguito dall’estensione del file di destinazione (per noi, gpx);
-F: “File” identifica il nome del file di output.

8) Elaborare e disegnare la mappa
Adesso siamo al bivio tra due filosofie di pensiero, e la soluzione sta sempre nel mezzo. Long story short: la base del sistema di OSM è un grande database di tracce GPX, che vengono poi messe tutte insieme e sulle quali, tramite un editor, si disegna la mappa. Quindi, possiamo dire che le tracce GPX delle strade da noi percorse fungono da “riferimento visivo” per disegnarci sopra la strada, piazza, chiesa, rotatoria, ecc. Sarà il layer da noi disegnato a costituire la mappa vera e propria, e verrà caricato anch’esso su OSM, ed andrà ad integrare le mappe già disegnate da altri (se nella nostra zona ci sono altri mapper). Quindi, semplificando, possiamo dire che tutto il lavoro su OSM è organizzato su due livelli paralleli:

  1. livello “inferiore”, dei GPX, funge da riferimento
  2. livello “superiore”, della mappa, è il risultato della nostra attività di disegno della mappa

I file GPX possono essere utilizzati in locale, sul proprio pc, per disegnare la mappa che poi verrà caricata su OSM, oppure possono essere prima caricati su OSM e poi utilizzati. La differenza tra le due situazioni è che nella prima solo noi avremo a disposizione il riferimento dei GPX, mentre nel secondo caso, essendo caricati su OSM, sono a disposizione di tutti, e si potrà dare l’opportunità anche ad altri di usarli come riferimento per disegnare le strade nella zona. Personalmente, vi consiglio sempre di caricare i GPX. Per farlo, è necessario registrarsi sulla mappa di OSM, come se si fosse su Wikipedia. Dal proprio profilo personale, è possibile caricare i file GPX, associando ad ogni file caricato una descrizione ed un tag, che permetterà agli utenti di rintracciarlo facilmente in caso di necessità. Ovviamente, è meglio se il tag è un toponimo, ovvero il nome della località mappata (per esempio, i miei tag contengono il nome di “terlizzi”, “molfetta”, “canosa”, ecc – vedi qui).

Purtroppo, le risorse di banda attualmente a disposizione del progetto sono inferiori a quelle che servirebbero, motivo per cui ci vuole più di qualche ora perchè una traccia venga caricata (vi consiglio di metterle a caricare la sera, e la mattina dovreste ricevere l’email di conferma dell’avvenuto upload).

Adesso, è tempo di imparare qualcosa sugli editor. Ovviamente, non mi sogno neanche lontanamente di insegnarvi ad usare i due editor esistenti per OSM (sono niubbo persino io, e per quello ci sono ottime guide in italiano sul wiki di OSM), ma piuttosto di rispondere ad alcuni interrogativi comuni che tutti prima o poi ci poniamo.
I due editor disponibili si chiamano Potlatch e JOSM. Potlatch è un editor online, accessibile solo via browser (bisogna quindi essere per forza conessi ad internet), ha il vantaggio di essere estremamente semplice e molto diretto; è l’ideale per i principianti ma anche per gli esperti che abbiano voglia di fare modifiche veloci e senza troppe pretese. Al contrario, JOSM è un programma in Java, da scaricare sul pc, eseguibile anche offline, contenente molte opzioni per gli esperti, ed espanso tramite vari plugin che aggiungono molte funzionalità.
La differenza secondo me più importante tra i due è legata (oltre a quelle citate prima) all’impostazione del lavoro. Infatti, se vogliamo lavorare su Potlatch, è INDISPENSABILE aver caricato i nostri GPX su OSM, e ciò può richiedere anche un giorno intero, a seconda del carico dei server. Ciò significa che se ho una voglia pazza di fare OSM, esco in bici la mattina alle 8, torno a casa alle 10, se uso Potlatch devo per forza prima caricare i GPX ed aspettare almeno 5 ore finchè il server le carichi; ciò rende impossibile per me lavorare sulla mappa quella mattina stessa, ma mi lega ai tempi d’attesa dei server di OSM.
Al contrario, con JOSM abbiamo un comodo bottone “Apri” per caricare nel programma i GPX e disegnare la mappa, che poi può sia essere caricata direttamente sui server, sia salvata in un file con estensione “.osm” sul proprio pc, per essere caricata in un secondo momento, magari perchè mentre la stiamo disegnando non siamo in linea.

9) Un insano aiuto per l’editing
Quando vi troverete a dover disegnare le strade su un file GPX, spesso la tentazione sarà quella di aprire Google Maps e guardare come sono posizionate le vie, perchè magari non vi ricordate esattamente lungo quali vie siete passati. Ricordate che il vero mapping prevede che, oltre a registrare i GPX, dobbiate anche segnarvi su un taccuino il nome delle vie che attraversate, perchè la posizione delle vie e i nomi forniti da Google Maps sono totalmente inaffidabili. Fatte queste precisazioni, potrebbe esservi utile questo link: http://www.gpsvisualizer.com/map è un sito che permette di caricare i propri GPX e “sovrapporli” ad una cartina di Google Maps, in modo da avere almeno idea delle strade percorse, se non le ricordiamo. Per caricare i file c’è la casella “Upload your GPS data file here”, che accetta molti file diversi (anche GPX e IGC) e può sovrapporne fino a 3 contemporaneamente. Appena selezionati i file, premere il pulsante “Draw the map” in fondo a destra.
RIPETO: non fidarsi troppo di GMaps e soprattutto, nella maniera più assoluta, non copiare i nomi delle strade da lì! Utilizzate questo servizio solo se siete disperati e cercate sempre di preferire il taccuino a Google Maps, che potrebbe inficiare ciò che vogliamo realizzare: una mappa libera, pulita, sicura.

10) Visualizzare i risultati
Adesso, tutti quanti vorremmo vedere la nostra mappa trasformarsi in un bel file SVG o PDF. Per gli utenti meno smaliziati, purtroppo, c’è da aspettare. Una volta che i dati sono stati caricati sui server di OSM, la mappa principale, quella disponibile all’indirizzo www.openstreetmap.org, viene aggiornata ogni martedì. Ciò significa che se abbiamo fatto delle modifiche il mercoledì mattina, dovremo aspettare la sera del martedì successivo per vedere (soddisfatti) cosa abbiamo combinato.
Per fortuna, esistono dei metodi per scavalcare l’attesa ed ottenere una visualizzazione più rapida: www.informationfreeway.org offre la visualizzazione dei dati di OSM entro un intervallo di un paio d’ore (comunque variabile a seconda della quantità di strade presenti nell’area in cui si sta operando). Per utilizzare informationfreeway, è necessario fare una “richiesta” di aggiornamento dell’area interessata. Per farlo, zoomare la mappa nell’area su cui abbiamo lavorato, fino a quando non compaiono dei quadrati tratteggiati in rosso. Posizionarsi sul quadrato che racchiude l’area che ci interessa, e premere il tasto “r”. Nel giro di qualche ora potremo ritornare in quel punto della mappa e vedere le modifiche che abbiamo apportato.

Ora, è forse il caso di spendere due parole sulle differenti modalità di “rendering”, ovvero di generazione della mappa. La mappa di informationfreeway.org è generata da Osmarender, un insieme di regole che permettono di creare la mappa con un certo stile, che però non è quello “ufficiale” di openstreetmap.org, che invece è generato da Mapnik, un altro insieme di regole.
La differenza tra i due stili, per un occhio non esperto, è legata a pochi dettagli grafici della mappa.

Questa spiegazione è essenziale per capire che, dato che tutti i programmi utilizzati in OSM sono software libero, è possibile scaricare sul proprio pc sia Osmarender sia Mapnik, e creare direttamente sul proprio pc la propria mappa, senza aspettare openstreetmap.org o informationfreeway.org.

Da questo punto di vista, la differenza tra Osmarender e Mapnik è che il primo è molto più semplice da eseguire sul pc, mentre l’altro necessita di molte configurazioni. Per quella che è la mia esperienza, ho notato che su distribuzioni GNU/Linux è molto semplice utilizzare Osmarender.

11) Osmarender sul PC
Con pochi semplici passi, è possibile ottenere, partendo dai dati di OSM, una mappa in SVG perfettamente disegnata, grazie ad Osmarender. Ecco come procedere:

  1. Creare nel proprio PC (in questo esempio dò per scontato che la cartella venga creata nella Home) una cartella in cui salvare i file che andremo a scaricare; in questo esempio la chiameremo “osmarender”.
  2. Scaricare i seguenti file e spostarli nella cartella appena creata: osm-map-features-z17.xml osmarender.xsl
  3. Aprire JOSM, scaricare i dati relativi alla zona che ci interessa e salvarli in un file di nome “data.osm” (rispettate il nome, altrimenti non sarà possibile creare la mappa!). Anche questo file và inserito nella cartella “osmarender”.
  4. Installare i seguenti programmi (su Ubuntu si trovano tranquillamente nei repository): xmlstarlet, inkscape
  5. Nel terminale, digitare il seguente comando, impostandolo a seconda delle proprie esigenze (questo va benissimo se avete seguito le istruzioni sopra):

xmlstarlet tr ~/osmarender/osmarender.xsl ~/osmarender/osm-map-features-z17.xml > ~/osmarender/map.svg

Quando avrà terminato, nella cartella apparirà un file “map.svg”, che potrete aprire con Inkscape. Bello, vero? Potrebbe essere necessario zoomare molto prima di poter vedere il paese sul quale state lavorando, dipende dalle dimensioni dell’area che avete scaricato su JOSM. In questo modo, qualsiasi modifica vogliate fare ad un file .osm su JOSM, potrete vederlo in diretta generando il file svg sul pc, senza aspettare nè ore nè giorni. Se volete evitare l’eventuale problema dello zoom che avete appena incontrato, leggete il seguito.

12) Renderizzare aree specifiche con xmlstarlet
Da questo punto in poi, le impostazioni che andremo ad illustrare sono essenzialmente per esperti, o per chi non si accontenta di renderizzare tutto il file .osm. Mi spiego meglio: personalmente, mi sono imbattuto nella necessità di lavorare su un’area molto ampia: solitamente su JOSM scarico dati di due province intere (Bari e Barletta-Andria-Trani). Ciò significa che spesso il file svg generato è veramente enorme e, oltre ad essere lento nell’apertura, necessita di ampie zoomate per poter vedere un singolo paese che magari ci interessa.
È possibile impostare il file delle regole con cui viene creato l’svg (osm-map-features-z17.xml) in maniera tale che, anche partendo da un’ampia area di dati nel file data.osm, renderizzi in svg solo una certa area da noi selezionata. Per farlo, occorre procurarsi 4 valori: la coppia di minimo di Latitudine e Longitudine e la coppia di massimo di Latitudine e Longitudine.
Per chi non fosse pratico di cartografia ho creato uno script in Python che facilita molto l’operazione. Lo script (scaribile dalla mia pagina personale nel wiki di OSM) è eseguibile con il comando da terminale “python osmastart.py” (si dà per scontato che abbiate installati i pacchetti base di Python sul vostro pc). La mia piccola creazione permette di scrivere (all’interno dello script) le coordinate di al massimo 3 aree da renderizzare, che poi vengono visualizzate nel menù all’avvio dello script. Ho in lavorazione una versione dello script molto più completa ed accattivante, ma per il momento non ancora completa.

13) Interagire con la comunità: le statistiche
Nei progetti aperti e collettivi, è veramente molto importante interagire con la comunità, soprattutto in un argomento così delicato come le mappature. Gli esperti ragazzi del canale IRC italiano e di quello internazionale (in inglese) sapranno fare fronte alle domande più assurde che potranno venirvi in mente.
Ultimamente, OSM si è dotata di un “contenitore di statistiche” che permette di osservare chi sta lavorando nella zona vicina alla vostra, o proprio accando a casa vostra, che magari non conoscete neanche (a me è capitato! ciao Vincivis!). Il progetto delle statistiche si chiama OSMLab e mette a disposizione una serie di mappe (sia osservabili online sia su Google Earth) in cui sono segnate le posizioni di tutti i partecipanti ad OSM nel momento in cui hanno fatto una modifica alla mappa, e sono aggiornate quotidianamente.

Spero vivamente di non aver dimenticato niente. Sicuramente avrò commesso delle imprecisioni, chiedo scusa per questo in anticipo ai niubbi come me e agli esperti, ma l’intento della guida era la chiarezza.

Ovviamente, per qualsiasi domanda, commentate pure, cercherò di rispondere come posso…

Buon mapping!

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Rieccomi qua, lavori ‘in corsa’…

 

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Red Hat Open Source Day, il 10 Giugno a Roma

 

Anche in casa Red Hat non si è resistito alla tentazione di preparare una giornata dedicata al software libero ed è per questo che la famosa azienda ha annunciato per il 10 Giugno prossimo il suo primo Open Source Day.

Direttamente dal sito ufficiale ecco i cinque motivi per partecipare:

  • Per essere aggiornati sugli ultimi trend e sulle novità tecnologiche legate al mondo Open Source
  • Per entrare in contatto, attraverso incontri “one-to-one” con gli esperti Red Hat e JBoss
  • Per confrontarsi con le società che hanno già utilizzato, con successo, le soluzioni Red Hat e JBoss
  • Per… chè Forrester ha commentato in modo positivo la reputazione tecnica e l’esperienza di JBoss e Gartner ha inserito Red Hat tra i leader del suo Magic Quadrant
  • Per… chè è l’ora dell’Open Source

L’incontro si terrà presso l’Hotel Villa Pamphili di Roma ed avrà inizio alle ore 09.30. La partecipazione è gratuita ma è subordinata ad una previa registrazione da effettuare attraverso l’apposito modulo presente sul sito di Red Hat.

Via | Tuxjournal

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giu
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Rilasciata Foresight Linux 2.0.2

 

Header Foresight Linux

Come di consueto, ad una release di GNOME corrisponde inevitabilmente una release di Foresight Linux che, con l’aggiornamento annunciato in questi giorni, giunge alla versione 2.0.2.

Oltre all’update 2.22.2 del famoso desktop environment, Foresight Linux 2.0.2 arriva con il nuovo Kernel 2.6.25.4, con un migliorato NetworkManager e con le ultime versioni non definitive di Mono e Banshee, rispettivamente alla 2.0 Beta ed alla 1.0 anche questa in Beta.

Nonostante sia arrivato praticamente alla fine del suo processo di sviluppo, si è deciso ancora una volta di escludere Firefox 3 da questa distribuzione; il browser web resterà Firefox 2.0.0.14 e questo almeno in attesa del prossimo aggiornamento.

Via | Distrowatch

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giu
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Nautilus supporterà la navigazione a schede

 

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